Il “tavolino” della Macroregione rischia una gamba. Ma Cota vuol resistere

di GIORGIO CALABRESI

Il tavolo (o tavolino) della Macroregione (ma qualcuno ne parla ancora?) rischia nei prossimi mesi di traballare e forse di perdere una delle sue gambe, La Regione Piemonte, infatti, è in pieno caos per lo scandalo dei rimborsi. Il Pd tenta la spallata e, dopo l’annuncio delle dimissioni dal Consiglio regionale, invoca il ritorno in politica di Sergio Chiamparino. Un appello, sottoscritto da 170 amministratori, chiede all’ex primo cittadino di rompere gli indugi e candidarsi alla presidenza. Il diretto interessato si dice «lusingato», ma promette di «valutare al momento opportuno».

Dal Giappone, dove è impegnato in una missione internazionale con una nutrita delegazione di imprese, il governatore Roberto Cota lo gela: «Io vado avanti», dice a margine della prima della Tosca eseguita a Tokyo dal Teatro Regio di Torino, mentre Anonymus viola il suo sito web personale. Raggiunto nel Paese del Sollevante, Cota è perentorio: «Le dimissioni, quando uno vuole, le dà subito – sottolinea – e non fra tre mesi».

E invece il Pd ha annunciato l’abbandono immediato degli incarichi istituzionali – lunedì è prevista la riunione dei capigruppo che dovrà affrontare il caso«. Ed entro il 28 febbraio l’addio all’Assemblea legislativa, in modo da chiudere bilancio, programmazione fondi europei e nuova legge elettorale. »Quella delle dimissioni è una scelta sbagliata per chi occupa ruoli istituzionali«, insiste Cota, indagato per i cosiddetti rimborsi facili insieme ad altri 43 consiglieri regionali – tra cui anche l’ex presidente del centrosinistra Mercedes Bresso, che continua a sostenere l’illegittimità del voto a causa delle firme false per cui è stato condannato in Cassazione il consigliere dei Pensionati per Cota, ora sospeso, Michele Giovine. Il 9 gennaio il Tar del Piemonte deciderà sul caso, dopo avere sospeso il giudizio in attesa della Cassazione.

Intanto, Cota chiederà di essere ascoltato di nuovo dai magistrati, convinto di dimostrare la sua innocenza nonostante i duri giudizi del suo legale sull’operato della Procura. »Sono onesto e vado avanti«, ribadisce. Il centrosinistra, con la richiesta a Chiamparino diffusa dal senatore Stefano Esposito, prova a organizzarsi. Un iter, tra dimissioni »a orologeria« e ricerca di un candidato in caso di scioglimento del Consiglio – per il quale peraltro non bastano le dimissioni delle opposizioni – che non trova tutti d’accordo. I Radicali chiedono che la scelta del nuovo candidato della coalizione »sia condivisa«, mentre i due consiglieri dell’Idv vengono espulsi dal partito per avere espresso le loro perplessità al metodo dei Democratici.

Nel Carroccio, il partito di cui Cota è segretario della Lega Nord Piemont, si registra la dichiarazione di Salvini, candidato alla segreteria: »Apprezzo Cota, ma non metto mani sul fuoco per nessuno«, dice in contrasto con quanto sostenuto sino ad ora dal segretario federale Roberto Maroni. »Ha chiarito tutto – ha detto nei giorni scorsi – è giusto che vada avanti«.

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