Il Sussidiario: Renzi e Berlusconi devono scegliere tra Catalogna, Germania e Trump

euro_smantellato_lapresse_thumb660x453rassegna stampa

di LAO XI- Nelle stesse ore in cui la Catalogna cercava di dichiarare l’indipendenza e Madrid la reprimeva duramente, il sindaco di Roma, la giovane Virginia Raggi, praticamente dichiarava l’indipendenza della sua città dalla Repubblica italiana.

Stando alle notizie di stampa, certamente imprecise perché viste da Pechino, la Raggi infatti ha rifiutato per giorni di parlare con il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda che peraltro voleva proporle un piano per aiutare la capitale. Dalla Cina la cosa sembra incomprensibile e mostra più di mille dichiarazioni la disintegrazione dell’Italia.

In Cina un sindaco che si rifiuti di parlare col ministro verrebbe messo in galera il giorno dopo. Ma anche il ministro che prende sottogamba la cosa e non ne fa scandalo è altrettanto grave. Come se lo stato centrale dichiarasse la propria impotenza e inutilità rispetto ai governi locali. Se il ministro voleva ricucire per cercare un dialogo non avrebbe dovuto parlare del caso Raggi; se voleva scontrarsi per mostrare la frattura avrebbe dovuto farlo in maniera frontale. Invece ha dimostrato l’impotenza e lo stato di crisi avanzata del sistema.

Si tratta di una crisi istituzionale che la superficialità peggiora e segna una deriva di fronte alla quale i risultati delle prossime elezioni elettorali non contano. Chiunque vinca dovrà affrontare governi locali che, sulla scorta della Raggi, possono ignorare il governo, e ministri centrali che, sulla scorta di Calenda, si limitano a confessare la propria impotenza.

Di fronte a questo cancrenoso sfaldamento italiano allora è forse meglio lo scontro del primo ministro spagnolo Mariano Rajoy con le autorità di Barcellona, entrambi bloccati nel testa a testa sulla proclamazione di indipendenza catalana.

D’altro canto, hanno ragione i tanti osservatori internazionali che in questi giorni mettono a confronto la rozzezza di Madrid con la Catalogna rispetto alla destrezza di Londra con la Scozia. Londra ha affrontato e vinto la crisi del referendum per l’indipendenza indetto dalla Scozia nel 2014. Londra lo ha vinto convincendo con argomenti e senza manganelli la maggioranza degli scozzesi dell’opportunità di rimanere nel Regno Unito. Lo stesso avrebbe potuto fare Madrid, ma così non è stato e la crisi si è esasperata.

Comunque, è proprio Londra ad avere dato inizio a questa pericolosa deriva indipendentistica con il referendum sul Brexit nel 2016. Vediamo perché. Il patto non scritto del referendum scozzese era: la Scozia rimane nel Regno Unito e il Regno Unito rimane nella Ue. Solo che dopo il voto scozzese l’allora premier britannico Cameron pensò di aumentare i suoi margini di manovra con la Ue andando a un referendum sul Brexit dove sperava che i voti per rimanere vincessero di misura. Così avrebbe potuto dire a Bruxelles: vedete? sono l’unico argine contro gli inglesi irruenti. Invece gli inglesi del Brexit hanno vinto in maniera netta, rovesciando la situazione. Qui non è finita, perché Theresa May, succeduta a Cameron, ha cercato una conferma della nuova deriva antieuropea con un voto politico che invece ha praticamente perso.

Quindi la situazione in UK è avvitata, con il paese spaccato a metà tra chi è contro la Ue e chi è a favore, e per questo minaccia, come gli scozzesi o i nordirlandesi, di uscire dal Regno Unito se questo uscisse dall’Europa.

Questo avvitamento britannico è ormai da anni ispirazione per tutti quelli che vogliono spaccare la Ue o il proprio paese. Inoltre toglie all’Unione Europea una forza come la Gran Bretagna, importante per la sua riforma.

Infatti il problema che mettono in luce le vicende catalane o romane è che la Ue è nel suo momento più difficile. Da una parte non c’è una vera Ue funzionante, dall’altra gli stati nazionali hanno smesso di essere attori veri, avendo devoluto molte competenze a Bruxelles. In pratica i catalani vogliono uscire dalla Spagna ma forse restare nella Ue e magari non tenersi l’euro!

Luigi Di Maio, roccioso sostenitore della Raggi, dice tutto e il contrario di tutto sull’euro, ma poi afferma di volere certamente restare nell’Ue. Quasi come i catalani, i leghisti veneti vogliono uscire dall’Italia ma restare in un mercato libero con la Germania, magari svalutando la futura moneta per fare meglio concorrenza ai tedeschi.

Hanno ragione perché ciascuno di questi vede un mondo confuso e confondente e cerca di ricavarsi la sua piccola nicchia di sopravvivenza. Hanno torto perché in mezzo a una bufera politica internazionale di queste dimensioni non ci sono vie di fuga. L’unica è pensare in grande, con strategie di lungo termine che portino gli europei in un mondo dove loro sono solo una piccola parte.

segue su http://www.ilsussidiario.net/News/Politica/2017/10/9/DALLA-CINA-Lao-Xi-Renzi-e-Berlusconi-devono-scegliere-tra-Catalogna-Germania-e-Trump/786394/

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