Il suicidio dell’Europa 5/ Se l’Indonesia la pensa come l’Ungheria

ungheria3di ALDO MOLTIFIORI

I media occidentali, che personalmente definisco il regno della frottola e della falsità, ignorano la inderogabile e ferrea regola dell’Islam: Qualora e laddove i musulmani aumentano di numero parimenti cresce l’endemica violenza anti-infedeli tipica delle Nazioni a maggioranza Musulmana.

Voglio qui riportare le parole pronunciate da Daniel Byantoro, un musulmano convertito al Cristianesimo, il quale così ci racconta sulla strategia del lento progredire in un Paese  una volta non musulmano e che oggi è diventato il più grande Paese Musulmano di questo pianeta:

“Per migliaia di anni il mio Paese (Indoinesia) è stato un Regno Indo- Buddhista. L’ultimo Re Indo fu talmente gentile e generoso da concedere l’esenzione dalle tasse sui beni terrieri ai missionari islamici per consentire loro di vivere e di predicare la loro Religione. Lentamente i proseliti islamici crebbero e quando si ritennero sufficientemente forti attaccarono il Regno e coloro che si rifiutarono di diventare musulmani dovettero fuggire se volevano salvare la loro vita. E’ così che il Regno Indo-Buddhista dell’Indonesia divenne il più grande Paese Musulmano del mondo. Se noi tutti, da questa vicenda storica, possiamo trarre una lezione, americani compresi, è  che la debolezza e la confusione sono gli alleati preferiti dalla violenza musulmana. Noi non siamo vittime dell’odio, non siamo dei bigotti; piuttosto noi amiamo la libertà, noi amiamo la democrazia e siamo gente che ama tutto il genere umano.  Ciò    che non vogliamo  è che la libertà e la democrazia  ci vengano proibite e ci vengano tolte dall’ignoranza dalla pretesa della “correttezza politica”, ma soprattutto dalla protervia della violenza” 

Vedete bene che Indoneasia e Ungheria sono dei Paesi fra di loro molto diversi, così come lo sono i loro Leader, rispettivamente il buddhista Wirathu ed il cristiano Urban, eppure entrambi hanno la stessa evidenza circa la letale minaccia che rappresenta l’Islam. Pertanto quando si tratta di valutare l’invasione rappresentata da milioni di credenti Islamici –sia che essa avvenga con la spada o in guisa di rifugiati – invece di sparare giudizi a sproposito tutti i politici europei, italiani e americani in primis, dovrebbero umilmente ascoltare ed imparare da queste esperienze. Altrimenti noi tutti ci troveremo nella disastrosa situazione di ripetere il terribile dolore di Bisanzio, della Grecia Ottomana, di Creta di Malta delle torri gemelle per finire con La Parigi dei Charle Hebdo.

 

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