Il Sud vive alle spalle di chi produce. Falso!

di GILBERTO ONETO

“Calunnia, calunnia, che qualcosa resta” è un vecchio odioso principio che ha però un evidente fondo di verità. Da qualche anno stiamo assistendo a uno scoppiettante e sfacciato fuoco di sbarramento da parte di studiosi, storici, giornalisti e polemisti meridionali contro le pretese di autonomia e di libertà delle comunità padane. La vicenda ha preso inizio – in maniera del tutto legittima e condivisibile – dalla rivisitazione storica delle vicende risorgimentali e dalla narrazione dei torti subiti da parte della storia (e degli storici di regime) dalle popolazioni meridionali. Dal revisionismo delle vicende si è piano piano scivolato su quello dei fatti economici e su interpretazioni piuttosto creative  basate sugli studi dei primi del 900 di Francesco Saverio Nitti, che sosteneva che il Sud era stato danneggiato dall’unità.

Dalla presa di coscienza della rapina economica iniziale (peraltro comune a tutte le parti della penisola) si è passati all’affermazione della rapina continua per tutto il corso dei 150 anni di unità e anche dall’invenzione molto fantasiosa di un Sud ricco e prospero ridotto in miseria per favorire il Settentrione. Da qui si è formata tutta una corrente di pensiero risarcimentalista basata sul mantra “ci avete voluto e ora ci mantenete” che rappresenta il risvolto meno onorevole dell’operazione e il dogma su cui si è organizzata per molti decenni l’azione del ceto politico meridionale. Davanti alle più recenti prese di posizione autonomiste e indipendentiste padane, il meridionalismo peggiore si è inventato schemi mentali difensivi sempre più gonfiati e improbabili: più è documentata la dilapidazione delle risorse settentrionali (anche a vantaggio del Meridione), più da Sud si inventano teoremi risarcitori e rivendicazioni basate su calcoli piuttosto acrobatici e istanze improbabili. Si sono sentite sparate sui livelli di sviluppo industriale preunitario, secondo le quali il Regno delle Due Sicilie aveva più operai degli Stati tedeschi e forse anche dell’America. Si è detto che l’Italia unita sia vissuta sulle riserve auree napoletane. Si sono fatti calcoli acrobatici sul valore rappresentato  dall’apporto degli immigrati meridionali alla crescita economica della Padania: siamo al delirio. Più di recente si è sviluppata una pubblicistica atta a dimostrare con artifici e fumisterie che è il Meridione che sostiene l’economia nazionale e che tutti i calcoli settentrionalisti (residuo fiscale, evasione, Pil eccetera) sono dei trucchi contabili impregnati di razzismo.

L’Oscar dell’improntitudine è in questo settore un libro di Gianfranco Viesti che sostiene l’insostenibile già nel titolo: Il Sud vive sulle spalle dell’Italia che produce: falso! Il pamphlet si basa su una serie di affermazioni bollate di faziosità nordista (ma peraltro molto sensate) e sulla risposta molto politicamente corretta che l’autore riesce a costruire con acrobatismi verbali, ideologici e contabili. Uno straordinario virtuosismo da tre tavolette. L’operazione è così sfacciata che, alla fine della lettura, viene davvero il dubbio che il testo sia stato redatto dal più subdolo dei leghisti, giocando sulle inevitabili reazioni alle esagerazioni e alle panzane più pacchiane. Il dubbio non viene fugato neppure dal fatto che sia stato edito da Laterza, che non pubblicherebbe mai un testo leghista, ma che raramente ha dato alle stampe delle balossate di tanto spessore.

AUTORE: Gianfranco Viesti; TITOLO: “Il Sud vive sulle spalle dell’Italia che produce” Falso!; EDITORE: Bari: Laterza, 2013; PAGINE: 95 pagine; PREZZO:  9,00 Euro

(da lindipendenzanuova.com del marzo 2013)

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