Il Sud non ha più alibi, e neanche il Nord

di ROBERTO BERNARDELLInord stati generali (800x612)

Il premier Renzi ha affermato che è finita l’era dei piagnistei del Sud e che occorre saper fare politica. Chi può non essere d’accordo? Poi però fa tagli lineari sulla salute e salva i farabutti che hanno mangiato sulla sanità del Mezzogiorno, riversandone gli oneri sui cittadini delle regioni virtuose. Gli esempi poi si sprecano, non c’è ambito della pubblica amministrazione in cui non vi siano esempi di malamministrazione, sindaci di Comuni, del Sud, che non prendono ufficialmente le distanze dalla ‘ndrangheta.

Claudio Fava, vicepresidente della commissione parlamentare antimafia e deputato del gruppo misto, intervistato da Klaus Davi nel corso del programma KlausCondicio in onda su YouTube, ha infatti affermato: “L’unico modo per superare la dipendenza delle amministrazioni locali al controllo mafioso, è mostrare di stare dall’altra parte”. Ma c’era bisogno di ricordarlo? Evidentemente sì. Perché alla domanda: “Qual è il messaggio da lanciare al sindaco di Locri che, eletto con il 70% dei voti, non ha aderito a campagne anti-mafia sostenute da altri sindaci, da nord a sud?,  Fava risponde: “In regioni come la Calabria, la capacità di controllo mafioso del consenso elettorale è molto più radicata e forte che altrove. Basti pensare che in moltissimi comuni, come per esempio Taurianova, le amministrazioni sono state sciolte fino a tre volte. Ciò vuol dire che la capacità di controllare la funzione del consenso e di determinare gli assetti amministrativi ed elettorali è ancora molto forte”.

Nulla di nuovo sotto il sole. Ma la ‘ndrangheta controlla né più e né meno anche il Nord. E la sua politica, dagli appalti alla trasformazione del territorio.

L’ultima relazione annuale dell procuratore nazionale antimafia Franco Roberti sancisce che al Nord, e in particolare a Milano, la ‘ndrangheta ha conquistato una posizione di “predominio, a discapito di altre compagini associative, come quella di origine siciliana”. Cosa nostra mantiene il cervello a Palermo. L’ndrangheta si è specializzata in appalti pubblici, entrando nel privato laddove esiste una partnership pubblico-privato. Gioia Tauro è il porto di approdo della cocaina. Bologna è entrata a far parte dell’elenco delle “terre di mafia”. A Roma proliferano le mafie autoctone, come quella di Carminati.

Dunque, difficile giocare a “trova le differenze”. Non ce ne sono.

Passiamo alla politica. Ai partiti. E’ una vera e propria gara… “Trova le differenze”: alzi la mano chi non ha notizia di politici che Nord che non hanno parenti o amici collocati nelle istituzioni locali e regionali, o finiti sotto processo per miserevoli spese con i soldi del contribuente. O finiti persino in prigione per dazi…. La cronaca ne è piena. O la politica del Nord si è meridionalizzata o semplicemente si è adeguata all’andazzo della ragione sociale, cioè il senso di appartenenza alla nazione italica con tutte le sue povertà morali e le sue ingiustizie sociali, fatte da punizioni esemplari per i deboli e per condoni per i ricchi.

In tutto questo, abbiamo alla sinistra del Nord la Catalogna e la Scozia, che spingono l’acceleratore sui processi di devoluzione, loro sperano definitiva, fino all’autodeterminazione. In Italia, invece, siamo qui ancora a discutere se Renzi abbia offeso qualcuno nel recriminare al Sud i pianti grechi.

Dove si spera di arrivare? Che la politica regionale, almeno quella, batta un colpo, e ci dica per quale ragione al mondo vale ancora la pena di sentirsi lombardi, o veneti. E, forse un domani, magari, piemontesi.

Presidente Indipendenza Lombarda

 

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6 Comments

  1. Maloenton says:

    Visto che censurate peggio della Bulgaria ai tempi del patto di Varsavia ve lo dico in maniera piu’ “soft”…L’etnia dominante nella vostra Padania,i nuovi nati e i bambini nelle vostre scuole,sono,per la maggior parte, di etnia araba,cinese,pakistana,sudamericana,negra ecc. Luigi Bandiera probabilmente crede di vivere ancora ai tempi della “Piccola vedetta lombarda ” o delle mondine pavesi che cantavano “sciur padrun dali beli braghi binanchi”…quei tempi sono finiti per sempre come il Regno Delle Due Sicilie,i Borboni,i Celti,la Repubblica Cispadana e quella Cisaplina. La popolazione è multietnica e multirazziale…cosi’ hanno voluto e deciso,e l’indipendenza probabilmente un giorno ci sara’,ma la faranno gli islamici per creare un califfato islamico del Padanistan…il futuro,è concludo, è di chi fa i figli, non certo dei vari Luigi Bandiera che,nostalgici di un passato che non ritorna piu’, credono di vivere ai tempi del Manzoni !

    • Stefania says:

      Caro lettore commentatore, non pubblicare le frasi perseguibili per legge non è censura. Tutto è ammesso tranne che i toni offensivi. Se non piacciono le regole, basta farsi un blog personale e sfogare lì le proprie aspirazioni. Un giornale non è terra di nessuno.

    • luigi bandiera says:

      caro Maloenton,
      una prima regola e’ saper leggere.
      Per cui il suo riferimento a me forse per riferirsi ad altri e’ fuoro posto.
      OGGI, voglio vivere al PRESENTE, non intendo mantenere un fra kax di gente.
      Ho scritto: legga con gli occhi e non col quore. (col q e non c).
      La mia posizione e’ chiara e forte se non erro ed e’ da molti anni sempre la stessa: voglio essere libero e indipendente in uno stato che mi riconosca quale cittadino sovrano. Non come l’italia che non mi vede nemmeno o si ma per le tasse.
      Sicuramente ho fatto poco, anzi, pochissimo, ma se molti avessero fatto quel che ho fatto io a quest’ora 17:56 del 18-08-2015 saremmo gia’ a posto.
      Certo, oggi faccio meno: ho un piede nella tomba, e a conoscenti dico che sono nel braccio della morte… cosi’ per riderci su.
      Devo correre ancora io..?
      Magari potessi correre… e per giocare con i miei nipotini.
      Tuttavia credo che lei ami talmente l’italia da accettare che sia INVASA.
      Complimenti.
      Mi stia bene e viva molto almeno per vedere l’invasione completata, e ma forse non e’ un buon augurio perche’ sara’ a brevissimo..!
      at salüt

  2. luigi bandiera says:

    Cari taliani e orgogliosi pure di esserlo,

    a me non interessa piu’ di tanto quello che fecero i piemontesi (lazzaroni) o i duo siculi (benemeriti). A me interessa oggi, il presente.
    E OGGI voglio vivere senza dover mantenere tantissimi altri.
    Voglio vivere e lavorare per me stesso e per dare un contributo minimo alla comunita’ che io stesso desidero scegliermi con la speranza che sia di alto livello civico e morale.
    Invece, pare che non abbia scampo, devo star sotto a uno stato e status da terzo mondo. Forse quarto.
    Devo mantenere un frakax di gente che oltre a sputarmi addosso non mi vede, non mi considera. Anzi. Mi considera uno che fa solo del male al prossimo.
    Basta..!
    ITALIA, BASTA..!
    IERI, com’era, andava bene a tutti… OGGI, con uno stato e status komunista, non va bene piu’ per nessuno..!! Siamo uniti solo nelle DISGRAZIE..!
    .
    DIVORZIAMO. Come fecero i cechi e i slovacchi;
    come fecero gli ex yugoslavi (ma pacificamente perche’ le bombe fanno solo danni e spezzano i cuori).
    .
    Se i duo siculi sono originalmente etnei di cui la loro superiore intelligenza nei nostri confronti, perche’ amano cosi’ tanto l’italia, un parto anomalo, una e indivisibile, che li tiene uniti a dei rozzi, ignoranti ed analfabeti..?
    E’ intellighenzia o furbizia malavitosa a suggerirne tale posizione politica ed intellettuale..?
    O, invece, non sono come lo sbandierano quotidianamente attraverso i loro sagaci portavoce..?
    Io, serenissimo veneto, di questa italia ne avrei le palle piene..! Stanno per scoppiare…
    Voi, patrioti del Regno delle Due Sicilie, che posizione prendete..?
    O duo siculi o italiani di cui la schifezza attuale e in futuro sara’ ancora peggio, visti gli andazzi e i fronti di invasione in atto.
    Altrimenti, basta voltarsi indietro per fregare il prossimo..!
    Al tempo di Sodoma e Gomorra non bisognava voltarsi indietro per non impietrire. Servira’ anche a noi oggi che siamo tra due fuochi e cioe’ tra il vecchio e il nuovo..? Tra chi vuole far invadere l’italia e chi no..?
    Io sarei (condizionale d’obbligo in italia, sempre) per il NUOVO. Si. Nel senso di essere LIBERI E INDIPENDENTI..! E che ognuno comandi a casa propria..!
    Come reciterebbero i diritti fondamentali dell’uomo.
    .
    Basta con la carta piu’ bella del mondo che agevola gli invasori e opprime i cittadini naturali che la fecero crescere e progredire..!
    .
    BASTA..!!
    Chi vivra’ vedra’…

  3. TERENZIO VARRONE says:

    A PADANO:
    Debito pubblico italiano: un’eredità che arriva dai Savoia. Il Sud Italia era esempio di virtuosità e rigore in Obbligazioni e Titoli di Stato
    Il Piemonte è stato il «padre» del debito pubblico italiano. Al Sud, invece, i Borboni avevano i conti in ordine e una struttura economica nettamente più avanzata
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    Il “padre” dell’enorme debito pubblico italiano può essere considerato il regno dei Savoia, che alla vigilia delle guerre di indipendenza aveva i conti pubblici in dissesto e spesso comunicati in modo poco trasparente. Al Sud, invece, il Regno delle Due Sicilie era un esempio di virtuosità e di rigore di bilancio, come sottolineato anche dal famoso economista napoletano Giacomo Savarese, spettatore delle vicende legate al debito pubblico dei due principali regni italiani pre-unificazione. Di certo gli oltre 2.100 miliardi di euro di debiti (non le vecchie lire o i ducati ottocenteschi) della Repubblica Italiana di oggi non sono stati ereditati dai Savoia, ovvero dal Regno di Sardegna. Tuttavia, la gestione dei conti pubblici ha per più di un secolo e mezzo mantenuto quell’impronta, accollandosi così un’eredità decisamente scomoda.
    Al Nord il Piemonte aveva le finanze fuori controllo, tanto che il debito pubblico aumentò del 565% nel decennio precedente all’unità d’Italia. I Savoia hanno quindi lanciato la politica della finanza allegra e la cultura del debito facile, oggi appannaggio della maggior parte delle potenze economiche occidentali. Per il Regno di Sardegna le guerre di indipendenza e successivamente l’unità d’Italia sono state senza dubbio il modo più semplice per sistemare i conti pubblici. D’altronde il Piemonte aveva una bilancia commerciale costantemente in rosso e ingombranti oneri legati al finanziamento delle proprie guerre (già dalla spedizione di Crimea, fortemente voluta da Cavour per poi spostare il focus delle potenze europee sulla “questione italiana”).
    Nel 1848 il debito piemontese era di 168 milioni di lire, ma nel 1859 era balzato a 1,12 miliardi di lire per un incremento monstre del 565%. Questa montagna di debiti era pari quasi al 74% del pil. I Savoia pagavano interessi annui sul debito pari a 68 milioni di lire, circa tre volte in più di quello che pagava il Regno delle Due Sicilie. Al Sud i Borboni potevano contare su un’economia decisamente più grande e diversificata: il pil del regno napoletano era pari a 2,62 miliardi di lire, mentre quello dei piemontesi 1,61 miliardi di lire. Dal 1847 al 1859 il debito del regno napoletano era aumentato solo del 29,6% a 411,5 milioni di lire da 317 milioni.
    Il rapporto debito/pil del Regno delle Due Sicilie era pari al 16,57%, un valore che oggi farebbe impallidire anche la Germania di Angela Merkel. Il Regno di Sardegna le tentò tutte pur di oscurare i dati sui conti pubblici. Arrivò addirittura a non redigere più il bilancio statale, oltre che applicare ben 23 nuove tasse e vendere beni demaniali. Secondo uno studio dell’economista lucano Francesco Nitti, i Savoia possedevano un patrimonio pari a 27 milioni di lire di oro mentre il Regno delle Due Sicilie 443 milioni di lire di oro. Le sorti finanziarie della casa regnante piemontese era finite nelle mani dei Rothschild, i banchieri più influenti dell’800 che furono anche determinanti per la sconfitta di Napoleone a Waterloo.
    Ai Savoia, dunque, l’unica cosa da fare per evitare la bancarotta era quella di unirsi con chi aveva i conti in ordine. D’altronde lo stesso Vittorio Sacchi, economista piemontese, affermò che le finanze napoletane erano in perfetto ordine quando fu chiamato a redigere il bilancio pubblico dopo l’unificazione del 1861. Dalla Restaurazione del 1815 il regno borbonico aveva solo 5 tasse e le rendite pubbliche salivano da 16 milioni a 30 milioni di ducati grazie alla ricchezza generata dall’economia. Dal 1847 al 1859 al Sud non viene introdotto nemmeno una nuova tassa. Senza contare che il bilancio pubblico era decisamente trasparente e che non era stata effettuata alcuna vendita di beni demaniali. Dopo l’Unità il debito del Regno di Sardegna era diventato il debito del Regno d’Italia. In un libricino datato 1862, l’economista Savarese sottolineava che si trattava di «eredità luttuosa».

  4. Padano says:

    Bisogna che si cominci seriamente a discutere di come dividere il debito pubblico italiano tra Padania e Italia.

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