Il solito paese di santi e navigatori

cavour vecchiadi GILBERTO ONETO – Mussolini sosteneva che la Regia marina non avesse bisogno di portaerei perché la penisola è una gigantesca pista protesa nel
Mediterraneo. La dottrina militare dei superpatrioti è evidentemente cambiata giacchè si apprende dai giornali che l’Italia ha oggi deciso di dotarsi di una vera nave portaerei con cui solcare le onde del Mare Nostrum. C’era già in realtà una sorta di surrogato, sintomaticamente chiamato Garibaldi, ma questa è una “vera” portaerei con addetti che si sbracciano come arbitri di basket, con un via vai di top guns da films americani, con gagliardi colleghi di Cocciolone con il foulard come Snoopy quando fa il barone rosso. E non può che essere una portaerei “vera” visto che costa 1.300 milioni di euro: con poco più di 23 euro a testa potremo tutti immaginarci di dare la caccia all’ammiraglio Togo.

Per le 26.700 tonnellate di acciaio e patriottismo (neanche 50 euro al chilo: un affare!) c’era già pronto un nome supercollaudato: Andrea Doria, gradito ai tifosi di calcio, ai consumatori di biscotti e all’erede al trono. Ma non a Ciampi, che ha preferito e imposto (lui lo può fare perché l’articolo 87 della Costituzione ne fa il capo delle Forze Armate) l’assai più patriottico Conte di Cavour. L’idea di varare e battezzare una nave anche più grossa dell’arca
di Noè ha risvegliato nel Presidente mai sopiti fervori marinareschi che gli derivano dal suo essere livornese, proprio come Costanzo Ciano, altro patriota in dimestichezza con onde, siluri e gagliardetti tricolori.

Livorno è stata per secoli la base di partenza delle vittoriose scorrerie dei Cavalieri di Santo Stefano, è stata “il” porto granducale e la sede dell’unico bagno
per schiavi moreschi della costa europea del Mediterraneo. Proprio nel porto di Livorno c’è una bella statua a Ferdinando 1°, detta dei 4 Mori, incatenati per via delle vittorie navali del Granduca contro i pirati barbareschi (oggi si direbbe maghrebini), che però non è un orpello politicamente corretto e, in attesa di slargare i prigioni (c’è anche la giustificazione filologica: sono stati aggiunti al monumento 31 anni dopo la sua inaugurazione, a opera di un
altro scultore) il Presidente non ha ritenuto opportuno rievocare un grande ammiraglio che almeno due difetti li aveva: era il nobile esponente di una grande Repubblica poco propensa a sentirsi italiana, e ha conseguito le sue vittorie più gloriose proprio combattendo contro gli assalitori islamici.

 

Meglio non tirarlo in ballo per una nave in cui – come in tutti i più turgidi patrioti italiani – sotto un petto di acciaio batte un cuore tenero e solidale: tutti i cronisti si sono infatti affrettati a ricordare come la portaerei sia stata concepita e attrezzata anche (e soprattutto, avendo a che fare con un popolo di navigatori ma anche di santi) per svolgere attività umanitarie, per ospitare sfollati e profughi, per raccogliere in mare e rifocillare con premura fino a 1.210 persone. Basta perciò – abbiamo capito – con le carrette del mare che ciondolano paurosamente sui flutti: finalmente ci sarà un mezzo forte e generoso che accoglierà chiunque voglia deliziarci della sua visita. Basta con i poco eleganti thermos e con le coperte che fanno tanto superstiti del Titanic, ma confortevoli cuccette, televisori in cabina e pranzi con il Comandante, proprio come in crociera. Il presidente, che da piccolo guardava con occhi sognanti le possenti navi uscire dal porto e le seguiva con lo sguardo fino all’orizzonte dei radiosi destini della Patria, e che si è fatto fotografare su un elicottero della
marina in uniforme da pilota, in occasione del varo tralascerà solo per pochi istanti la famigliare frequentazione del mantra mamelico per intonare solenne: «Andar pel vasto mar ridendo in faccia alla morte e al destino, Colpir e seppellir ogni nemico che si incontra sul cammino». Sarebbe piaciuto a D’Annunzio che sfrecciava, cranio al vento, su rombanti Mas.

 

Solo il nome scelto induce a qualche perplessità. Cavour – lo sanno perfino i leghisti – è uno dei padri della Patria, è uno dei più fulgidi Eroi del Risorgimento, e aveva una vera passione per le navi da guerra, oltre che per i treni. Ricordarlo rientra con sfavillante coerenza nell’infaticabile opera di rinvigorimento del sentimento nazionale che Ciampi ha intrapreso con missionaria energia. Si ha però la giustificata impressione che la titolazione
porti un po’ sfiga. C’è già stata una corazzata Cavour: varata a La Spezia (patria di Formentini, un altro esperto navigatore) nel 1911, ha rischiato di saltare in aria nel 1917 (salvata all’ultimissimo momento dal noto furto di documenti al consolato austriaco di Zurigo), è stata rimodernata nel 1937, la notte dell’11 novembre del 1940 è stata silurata e affondata nel porto di Taranto; riportata a galla, è stata trasferita a Trieste per essere rimessa in sesto ma è stata catturata dai Tedeschi nel fatidico settembre del 1943 e definitivamente messa fuori uso da un bombardamento alleato nel febbraio del 1945.
Questa converrebbe chiamarla Persano.

(da lindipendenza del maggio 2013)

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