Il silenzio di Napolitano sull’unità d’Italia e il caso della Sicilia

di FABRIZIO DAL COL

Giorgio Napolitano da mesi ormai non invoca più l’Unità dello Stato italiano. Il silenzio “assordante” è calato quando in Europa sono stati approvati i provvedimenti che riguardavano il meccanismo anti spread e il fondo salva stati. Una ragione ci sarà pure se il capo dello Stato ha deciso di non citare più in ogni suo intervento la necessità di preservare a tutti i costi  l’ Unità d’Italia e di adottare la tattica del silenzio. La spiegazione più semplice vorrebbe che dopo l’ approvazione del fiscal compact, avvenuta  in Parlamento in poche ore (chissà il perché…), divenuta anche un vincolo non derogabile perché trascritto nella Carta costituzionale italiana e ratificata con la firma del trattato in sede europea, si è di fatto consumato il primo strappo sull’articolo costituzionale che cita l’indivisibilità della Repubblica italiana. Tutto ciò è accaduto ovviamente nel più totale silenzio e senza che qualcuno obbiettasse alcunché. Infatti, vista l’importanza dell’argomento, non si capisce perché non ne siano scaturiti dibattiti parlamentari, inchieste giornalistiche e tribune televisive necessari a chiarire le finalità dei provvedimenti approvati.

Tornando allo strappo sull’articolo costituzionale relativo all’indivisibilità della Repubblica Italiana, vi sarebbe da chiarire il perché non si sia provveduto a modificare detto articolo in quanto solo con la modifica dello stesso si sarebbe rispettata la Costituzione e il principio più importante sull’indivisibilità della Repubblica. In sostanza, nel bel mezzo di una crisi finanziaria che coinvolge tutti gli stati continentali, l’Europa ha pensato bene di occuparsi in via prioritaria delle approvazioni dei trattati riguardanti le cessioni di sovranità e del percorso che vede la sua trasformazione, ovvero ha conseguito quei trattati necessari ad acquisire le sovranità dei singoli Stati per costituire le fondamenta necessarie alla costruzione della futura Europa politica. Appare del tutto evidente, alla luce di questa ipotesi, come la Ue non abbia invece voluto prioritariamente tenere in considerazione la risoluzione della crisi finanziaria in quanto, la stessa, costringe gli Stati in difficoltà a costituire un’Europa politica pur di salvarsi.

L’impasse dovuta alla crisi finanziaria, della quale non si vede ancora soluzione, è divenuta uno strumento politico esercitato per realizzare l’Europa politica, ma nel frattempo sta generando anche una sofferenza nelle popolazioni, sofferenza che rischia di finire fuori controllo. Riprendendo il ragionamento delle sovranità fin qui cedute, appare evidente come l’Italia e la Spagna in particolare abbiano invece in corso al proprio interno ribellioni popolari nelle Regioni più produttive, ribellioni volte  principalmente ad ottenere una propria indipendenza. L’accelerazione sulla rivendicazione del diritto di autodeterminazione avvenuta in Catalogna, scaturisce proprio dalla rinuncia alla sovranità della Spagna che permette ora ai catalani di essere utilizzata allo stesso modo per ottenere la propria indipendenza.

Lo stesso ragionamento vale per l’Italia e questo potrebbe rispondere al quesito iniziale che riguarda la ragione per cui il capo dello Stato Italiano ha deciso di non menzionare più l’Unità italiana. Il caso che ha visto la Regione Siciliana ottenere la deroga sul patto di stabilità, potrebbe anche questo avere la sua chiave di lettura in quanto un ribollire di tensioni in Sicilia dovute allo sfacelo dei suoi costi oggi non più sostenibili, in questa fase politica, avrebbe potuto fungere da detonatore per il resto delle regioni italiane. La debolezza politica e l’inadeguatezza  dello Stato unitari, oggi troppo costoso per poter essere ancora mantenuto, sono una miscela esplosiva che rischia di deflagrare a causa della testardaggine politica di chi non intende rinunciare alla sua unità.  C’è qualcuno in grado di costringere oggi  il mondo politico a dare attuazione alla madre di tutte le riforme necessaria a modificare lo Stato unitario?

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10 Comments

  1. Culitto Salvatore says:

    “Il silenzio di Napolitano sull’unità d’Italia e il caso della Sicilia”

    è ben spiegato tale silenzio, non c’è niente da dire perchè non è successo niente ne di tragico ne di scandaloso…a parte i soliti piagnoni

  2. luigi bandiera says:

    Penso che tacendo non sbagli come han fatto i governanti tecnici da lui imposti.

    Vi ricordate le dichiarazioni da veri zucconi..?

    Beh, se vengono dalla zucconi e’ ovvio che diranno zucconate.

    Ah no kax, ho sbagliato, vengono dalla bocconi (amari) e quindi via con le bocconate.

    Mi sa che per noi hanno usato bocconi avvelenati ma per fortuna non siamo ancora morti.

    Kax al kubo.

  3. luigi bandiera says:

    Beh, i borboni godono quando diventano sovrani.

    Di che lamentarsi..??

  4. bafio says:

    il peggior presidente di una repubblica ormai latitante da 40 anni , una persona , un burocrate , un politico di infima caratura morale , senza meno un massone a cui gli interessi del popolo italiano sono deformati appunto da una logica prettamente massonica , mio opinione personale di cui mi prendo la piena responsabilità è che napolitano come persona è un essere disgustoso e come presidente della repubblica italiana il peggiore di tutti i tempi .

  5. Roberto Porcù says:

    Si, si, ma più tempo passa e più me ne sbatto i coglioni dell’Italia e del suo Re.
    I regni non devono obbligatoriamente tramandarsi per successione dinastica, i famosi sette re di Roma non erano neppure parenti e la loro elezione veniva o dai mercanti o dagli agricoltori del tempo e solo alcuni imperatori passarono l’impero ad un discendente.
    L’Italia no è una Repubblica e tanto meno una Democrazia (referendum sul finanziamento ai partiti disatteso).
    Una Pulcinellandia alla quale dare il rispetto che merita.
    Delenda Cartago.

  6. Fabrizio says:

    Perchè ? facile, non ha niente da perdere

  7. Mauro Cella says:

    Carissimo signor Dal Col. Personalmente ritengo che l’attuale silenzio di Napolitano sia dovuto ad altri motivi che alla cessione di sovranità nazionale alla UE.

    La scuola politica di cui fa parte il Presidente della Repubblica è caratterizzata dalla cieca fiducia nei confronti dell’autorità statale e delle burocrazie “tecniche” in contrapposizione alla pura volontà popolare ed alla libertà economica. Negli ultimi anni questa scuola “trasversale” (poiché include politici, economisti, tecnici etc delle più varie estrazioni nazionali ed ideologiche) ha visto le proprie certezze scosse fin dalla base. In particolar modo la loro incapacità di risolvere l’attuale stagnazione economica pesa come un macigno. “Ordinare” all’economia di riprendersi tramite la manipolazione delle politiche monetarie, creditizie etc non funziona più. L’apprendista stregone continua ad agitare la sua bacchetta magica ma anziché produrre l’incantesimo desiderato questa sprizza solo qualche scintilla.
    Le loro certezze assolute sono state erose alla base e nonostante la fiducia di facciata mostrata, non sanno più che fare.
    Napolitano ha, di fatto, gettato la spugna già qualche tempo fa, quando è stato chiaro che il Governo Monti, in cui aveva investito buona parte del suo capitale politico, non avrebbe avuto i miracolosi effetti assicurati alla popolazione e ai partner internazionali.
    La sua retorica si è fatta meno roboante, la sua presenza meno invasiva ed è poi arrivato l’annuncio della scelta di non ripresentarsi per un secondo mandato.
    Napolitano è potente, ma oramai è di fatto solo un uomo che conta i giorni che gli mancano per arrivare alla (ricca) pensione. Non capisce i motivi del fallimento della propria ideologia e questo ha fatto non poco per zittirlo.

    Altro motivo del silenzio è la dimostrazione che la Lega (e con essa il secessionismo-autonomismo politico) è non solo un’ombra di sè stessa ma un docile partito in mano ad una persona “fidata” come Maroni, che ha dato piena dimostrazione della “fiducia” che si può riporre in lui non solo scegliendo il Lingotto (simbolo dell’Italia dei “poteri forti”) per gli Stati Generali ma anche con la sua “moderazione”. Con Bossi non è solo sparita la “famiglia” ma anche la retorica roboante che ha mobilitato centinaia di migliaia di persone sul Po, una massa difficilmente controllabile e che spaventò lo stesso Senatur.
    Il paese è più diviso che mai ma non esiste più una minaccia “politica” all’Unità. Continuare a fare i sermoni alla Scalfàro sarebbe solo controproducente.

    Infine c’è l’apprensione per quanto sta succedendo in Spagna. Nonostante i sorrisi e gli slogan la situazione nella penisola iberica è a dir poco drammatica e tutti sanno che l’Italia non solo è la prossima in linea ma è una “grana” molto più grande.
    E’ indubbio che al Quirinale si guardi con apprensione alla situazione iberica.
    Una “benedizione” UE alla secessione catalana significherebbe che lo stesso organo che negli ultimi decenni è assorto a feticcio ha sanzionato un processo che gli Scalfàro, i Ciampi ed i Napolitano hanno denigrato per due decenni.Che fare? Scagliarsi contro la UE che “rompe” la Sacra Unità degli Stati nazionali o continuare a ritenerla la fonte di ogni bene?

    Sono di sicuro tempi interessanti quelli in cui viviamo.

    • Fabrizio says:

      Condivido molto di questo articolo. Tuttavia, cadute le ideologie, sono caduti anche tutti i riferimenti relativi alle questioni sociali che un tempo la sinistra sapeva ben interpretare. L’Europa politica non potà nascere se non saranno prima mutuati i debiti dei singoli Stati e ricondurli nel nuovo Stato Europeo non è una facile impresa. Da qui, nasce la necessità di modificare gli assetti degli Stati unitari e per l’Italia significherebbe porre fine al suo. Napolitano lo ha capito tradivamente e il susseguirsi degli eventi lo stanno a dimostrare.

      • Culitto Salvatore says:

        non concordo su questo “passo”:
        [Napolitano lo ha capito tradivamente]
        napolitano non ha mai capito niente perchè dovrebbe iniziare a farlo ora?

    • Aquele Abraço says:

      La sinistra italiana da quando ho memoria sostiene l’indipendentismo basco e catalano e non solo perché soffocato duramente dal franchismo.
      Al contrario, taccia di razzismo ed egoismo la Lega e l’indipendentismo nordico, sostenendo il centralismo romano per bocca del suo esponente principale, il presidente napoletano.
      Ovviamente io sono per l’indipendentismo, nel senso che ogni popolo dovrebbe avere la possibilità di scegliere tra indipendenza o confederazione ed eventuale secessione con chi e quando vuole.
      Quanto sta succedendo in Catalogna e nei Paesi Baschi, obbliga la sinistra italiana e Napolitano (se ne parla in merito) a togliere questo velo di ambiguità non usando più due pesi e due misure e dire una volta per tutte che ciò vale per alcuni, in un senso o nell’altro, vale anche per gli altri.
      Meglio tacere.

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