Il Settebello del Partito dei Veneti, il nuovo che avanza

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di Benedetta Baiocchi – Si sono presentati in sette diverse province, hanno coperto tutto il territorio in un giorno. Sale piene, gremite, e l’attenzione della stampa. Il Partito dei Veneti è la novità politica delle prossime amministrative. Poche parole, bastano i titoli del Gazzettino e le immagini.

 

partito veneti

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Proprio nei giorni scorsi davamo evidenza ad un report della Cgia di Mestre sull’evasione fiscale. Questo, in sintesi.

“Il Veneto non è la regione con la più alta evasione fiscale. Sulla base dei dati ufficiali Istat, è infondata la tesi espressa dal professor Gianfranco Franz che, secondo quanto emerso nel quotidiano Il Gazzettino del 17 novembre 2019, ha indicato come il Veneto risulterebbe la regione italiana con la più alta evasione fiscale”.

Infatti, nero su bianco (Tabella 1), dall’analisi dei dati di fonte Istat (Relazione sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva – anno 2019 – allegato alla Nota di Aggiornamento del Documento di Economia e Finanza 2019) “il Veneto si colloca nel fondo della classifica dell’economia sommersa (diciassettesimo posto) con un’incidenza sul valore aggiunto pari a meno del dodici per cento (11,9%); i dati fanno riferimento all’anno 2016, ultimo disponibile”.

“Inoltre il Veneto è la regione in cui una delle 3 componenti dell’economia sommersa, il lavoro irregolare, è la più bassa d’Italia: appena il 3,8% del valore aggiunto” aggiunge l’associazione.

Dobbiamo ricordare chi vince la classifica? Anche no. Basta però non dimenticare che il residuo fiscale di chi paga le tasse, non torna più a casa. Non è solo questione di schei. E’ un fatto di giustizia sociale. Anche lo Stato, quando ruba, commette un reato.

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2 Comments

  1. FIL DE FER says:

    Desidero rimarcare il fatto che i quasi assenti commenti al presente articolo si giustificano, se possiamo dire così , dal fatto che moltissimi veneti si guardano bene da esternare e quindi scrivere il proprio pensiero.
    Questo dimostra solamente una cosa. Sentono di vivere non nel proprio paese ma in un paese occupante la cui democrazia e politica sono allo sfascio.
    Lo posso scrivere perché a più riprese l’ho potuto sentire con le mie orecchie nonostante abbia loro assicurato che il reato di opinione non c’è più, grazie alla Turchia e poi all’U.E. che ha obbligato l’Italia a cancellare la legge fascista che da sempre era in vigore, alla faccia dei partiti democratici e liberali.
    Ma, assicuro questo giornale che è letto e stra-letto !!!!
    WSM

  2. giancarlo RODEGHER says:

    Questo continuo denigrare i Veneti è cosa vecchia e continua.
    La paura di coloro che temono un Veneto ancora più forte è perché sono degli incapaci e quindi denigrano coloro che amministrano bene e cercano di tenerli frenati onde evitare ulteriori divari tra il Veneto e molte altre regioni da loro governate.
    IL PARTITO DEI VENETI senza tanti giri di parole sarà la SUED TIROL VOLKSPARTEI VENETA.
    Quindi i Veneti dovranno convincersi e noi lo faremo che ormai i partiti nazionali sono per noi degli emeriti sconosciuti alle prossime elezioni regionali.
    I loro fallimenti non si contano e noi Veneti ne abbiamo le tasche piene di loro perché dopo oltre 150 anni è impensabile che continuino a depredarci dei nostri sacrifici e dei nostri soldi.
    Va bene la solidarietà ma ormai da anni è diventato un vero ladrocinio e una vera persecuzione fiscale a danno dei Veneti.
    Riporto un testo che dovrebbe far riflettere. Non cito la fonte per opportunità di privacy.
    “Se Prodi avesse detto: “Dobbiamo permettere il furto delle industrie dell’IRI”, tutti sarebbero giustamente insorti, poiché ciò che è pubblico, appartiene ad ognuno di noi. Ma hanno usato una parola diversa come “privatizzazione”. In molti casi persino: “Liberalizzazione” e, l’imbecille medio, proprio perché imbecille, non ha capito un tubo. Anzi, ha battuto le mani, così come le ha battute, felice, all’arrivo dell’euro, mettendosi persino in fila davanti al bancomat in quella triste mezzanotte tra il 31 dicembre del 2002 e il primo gennaio del 2003, per accaparrarsi le prime fette di debito pubblico chiamato “euro”, cadendo così in mano ai peggiori strozzini. E lui, l’idiota, l’imbecille medio, ha continuato a battere le mani, strillando: “Più Europa”!
    Di contro, i figli di questi individui medi, sono quelli che oggi corrono dietro a Greta, senza capire un tubo esattamente come lei, oppure … fanno le “sardine” … in brodo.
    ————
    Gli storici del futuro probabilmente guarderanno all’Italia come un caso perfetto di un Paese che è riuscito a passare da una condizione di nazione prospera e leader industriale in soli vent’anni in una condizione di desertificazione economica, di incapacità di gestione demografica, di rampate terzo-mondializzazione, di caduta verticale della produzione culturale e di un completo caos politico istituzionale. Lo scenario di un serio crollo delle finanze dello Stato italiano sta crescendo, con i ricavi dalla tassazione diretta diminuiti del 7% in luglio, un rapporto deficit/Pil maggiore del 3% e un debito pubblico ben al di sopra del 135%. Peggiorerà.
    Il governo sa perfettamente che la situazione è insostenibile, ma per il momento è in grado soltanto di ricorrere ad un aumento estremamente frammentato delle tasse, che deprimono ulteriormente i consumi, e a vacui proclami circa la necessità di spostare il carico fiscale dal lavoro e dalle imprese alle rendite finanziarie. Le probabilità che questo accada sono essenzialmente trascurabili. Per tutta l’estate, i leader politici italiani e la stampa mainstream hanno martellato la popolazione con messaggi di una ripresa imminente. In effetti, non è impossibile per un’economia che ha perso circa l’10 % del suo PIL avere uno o più trimestri in territorio positivo. Chiamare un (forse) +0,3% +0,6% di aumento annuo “ripresa” è una distorsione semantica, considerando il disastro economico degli ultimi cinque anni. Più corretto sarebbe parlare di una transizione da una grave recessione a una sorta di stagnazione.
    Il 15% del settore manifatturiero in Italia, prima della crisi il più grande in Europa dopo la Germania, è stato distrutto e circa 35.000 aziende sono scomparse. Questo dato da solo dimostra l’immensa quantità di danni irreparabili che il Paese subisce. Questa situazione ha le sue radici nella cultura politica enormemente degradata dell’élite del Paese, che, negli ultimi decenni, ha negoziato e firmato numerosi accordi e trattati internazionali, senza mai considerare il reale interesse economico del Paese e senza alcuna pianificazione significativa del futuro della nazione. L’Italia non avrebbe potuto affrontare l’ultima ondata di globalizzazione in condizioni peggiori.
    La leadership del Paese non ha mai riconosciuto che l’apertura indiscriminata di prodotti industriali a basso costo dell’Asia avrebbe distrutto industrie una volta leader in Italia negli stessi settori. Ha firmato i trattati sull’Euro promettendo ai partner europei riforme mai attuate, ma impegnandosi in politiche di austerità. Ha firmato il regolamento di Dublino sui confini dell’UE sapendo perfettamente che l’Italia non è neanche lontanamente in grado (come dimostra il continuo afflusso di immigrati clandestini a Lampedusa e gli inevitabili incidenti mortali) di pattugliare e proteggere i suoi confini. Di conseguenza , l’Italia si è rinchiusa in una rete di strutture giuridiche che rendono la scomparsa completa della nazione certa.
    L’Italia ha attualmente il livello di tassazione sulle imprese più alto dell’UE e uno dei più alti al mondo. Questo insieme a un mix fatale di terribile gestione finanziaria, infrastrutture inadeguate, corruzione onnipresente, burocrazia inefficiente, il sistema di giustizia più lento e inaffidabile d’Europa, sta spingendo tutti gli imprenditori fuori dal Paese. Non solo verso destinazioni che offrono lavoratori a basso costo, come in Oriente o in Asia meridionale: un grande flusso di aziende italiane si riversa nella vicina Svizzera e in Austria dove, nonostante i costi relativamente elevati di lavoro, le aziende troveranno un vero e proprio Stato a collaborare con loro, anziché a sabotarli. All’ultimo evento organizzato dalla città svizzera di Chiasso per illustrare le opportunità di investimento nel Canton Ticino hanno partecipato ben 250 imprenditori italiani.
    La scomparsa dell’Italia in quanto nazione industriale si riflette anche nel livello senza precedenti di fuga di cervelli con decine di migliaia di giovani ricercatori, scienziati, tecnici che emigrano in Germania, Francia, Gran Bretagna, Scandinavia, così come in Nord America e Asia orientale. Coloro che producono valore, insieme alla maggior parte delle persone istruite è in partenza, pensa di andar via, o vorrebbe emigrare. L’Italia è diventato un luogo di saccheggio demografico per gli altri Paesi più organizzati che hanno l’opportunità di attrarre facilmente lavoratori altamente, addestrati a spese dello Stato italiano, offrendo loro prospettive economiche ragionevoli che non potranno mai avere in Italia.
    L’Italia è entrata in un periodo di anomalia costituzionale. Perché i politici di partito hanno portato il Paese ad un quasi – collasso nel 2011, un evento che avrebbe avuto gravi conseguenze a livello globale. Il Paese è stato essenzialmente governato da tecnocrati provenienti dall’ufficio del Presidente Repubblica, i burocrati di diversi ministeri chiave e la Banca d’Italia. Il loro compito è quello di garantire la stabilità in Italia nei confronti dell’UE e dei mercati finanziari a qualsiasi costo. Questo è stato finora raggiunto emarginando sia i partiti politici sia il Parlamento a livelli senza precedenti, e con un interventismo onnipresente e costituzionalmente discutibile del Presidente della Repubblica, che ha esteso i suoi poteri ben oltre i confini dell’ordine repubblicano. L’interventismo del Presidente è particolarmente evidente nella creazione del governo Monti e del governo Letta, che sono entrambi espressione diretta del Quirinale.
    L’illusione ormai diffusa, che molti italiani coltivano, è credere che il Presidente, la Banca d’Italia e la burocrazia sappiano come salvare il Paese. Saranno amaramente delusi. L’attuale leadership non ha la capacità, e forse neppure l’intenzione, di salvare il Paese dalla rovina. Sarebbe facile sostenere che Monti ha aggravato la già grave recessione. Letta ha proseguito esattamente lo stesso percorso: tutto deve essere sacrificato in nome della stabilità. I tecnocrati condividono le stesse origini culturali dei partiti politici e, in simbiosi con loro, sono riusciti ad elevarsi alle loro posizioni attuali: è quindi inutile pensare che otterranno risultati migliori, dal momento che non sono neppure in grado di avere una visione a lungo termine per il Paese. Sono in realtà i garanti della scomparsa dell’Italia.
    In conclusione, la rapidità del declino è davvero mozzafiato. Continuando su questa strada, in meno di una generazione non rimarrà nulla dell’Italia nazione industriale moderna. Entro 8-10 anni , o giù di lì, intere regioni, come la Sardegna o Liguria, saranno così demograficamente compromesse che non potranno mai più recuperare.
    I fondatori dello Stato italiano 154 anni fa avevano combattuto, addirittura fino alla morte, per portare l’Italia a quella posizione centrale di potenza culturale ed economica all’interno del mondo occidentale, che il Paese aveva occupato solo nel tardo Medio Evo e nel Rinascimento. Quel progetto ora è fallito, insieme con l’idea di avere una qualche ambizione politica significativa e il messianico (inutile) intento universalista di salvare il mondo, anche a spese della propria comunità. A meno di un miracolo, possono volerci secoli per ricostruire l’Italia.
    Il M5S e la LEGA sembravano all’inizio i naturali oppositori, o meglio, innovatori interni all’europa e alla stessa Italia delle politiche di austerità e di stabilità a tutti i costi. Purtroppo sappiamo tutti come è andata a finire e peggio sarà anche con il governo Conte-2.
    Mi auguro di essere smentito assolutamente, ma i dati ed i conti non tornano più e tra qualche anno ne vedremo i nefasti effetti. ”
    Fine testo.
    WSM

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