La memoria divisa degli italiani 1/ Il sentire italico di pari passo con la Chiesa (italiana)

cividalechiesapietrobiagiodi SERGIO BIANCHINI – Forse non è la memoria divisa, ma la storia divisa.

E  l’intreccio tra comune sentire italico e Chiesa cattolica è gigantesco.

In tutte le altre nazioni lo scontro tra universalismo cattolico e nascita dello stato nazionale è avvenuto con una dinamica locale. Ma in italia la cosa non poteva risolversi per linee interne perché la Chiesa aveva, ed ha, qui il suo centro universale. Un centro fortissimo, abilissimo, amatissimo, e non centralista capace davvero di unire global e local.

Così l’Italia è nata per linee esterne, sotto la spinta degli eventi internazionali e contro la Chiesa cioè contro il sentire della gran massa degli italiani.

Per cui contro lo stato nazionale sono nel profondo sia i cattolici sia gli atei non ricchi. Il socialismo raccolse gli atei non ricchi e quindi non statalisti (dato che lo stato era liberale e massone) e generò poi il fascismo ed il comunismo.

La nazione in Europa ha vinto ma in un bagno di sangue. Dopo la vittoria del nazionalsocialismo (1933), Stalin, Togliatti e Dimitrov idearono il nazional comunismo che ha avuto grandissimi successi, anche  con la via nazionale al socialismo che ha concesso al PCI di presentarsi per decenni come il portatore della giustizia sociale ed anche dell’identità nazionale basata, per Togliatti, sul riconoscimento delle tre culture fondamentali, liberale, socialista e cattolica.

Tutto dentro infinite contraddizioni aspre e spasticamente risolte. Da anni dico al mio ex insegnante di religione che in Italia il conflitto non è tra fede e ragione ma tra fede e nazione.  La particolarità della relazione Stato Chiesa in Italia non è ancora compresa.

Siamo la nazione che ha al suo centro il nocciolo vivente dell’universalismo e che assorbe in quest’opera risorse e persone in enormi quantità. D’altra parte chi ha nobili ideali oggi fatica a pensare una vita dedicata allo Stato, verso il quale i sentimenti sono generalmente  di repulsione a causa della corruzione e dell’inettitudine, e  quindi spesso va ad operare nei circuiti nazionali ed internazionali (moltissimi) della Chiesa.

E così, visto che le persone dotate di totale dedizione alla comunità sono in numero limitato in ogni paese (5%?) ed in gran parte  assorbite dalla Chiesa, in alto e in basso, lo Stato italiano pesca da anni solo gli scarti e la corruzione a tutti i livelli dilaga.

Ma nessuno può immaginare uno scontro totale tra Stato e Chiesa in Italia. Si piegò la monarchia Sabauda, poi Mussolini, poi Togliatti. E fecero bene e la nazione ne ebbe grandi vantaggi.

Oggi cosa fare? Personalmente ho proposto prima scherzando ma poi sempre meno, il trasferimento della capitale a Firenze o Bologna o a metà tra le due.

Forse sarebbe salutare sia per lo stato italiano che per la Chiesa ITALIANA che si caratterizzerebbe in modo specifico rispetto all’universalismo della Curia romana il cui ruolo sembra in sintonia con l’evoluzione global ma non è ciò di cui i cittadini hanno bisogno nella loro dinamica nazionale.

 

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