Il Senato di Renzi, una centralista “cagata pazzesca”

di STEFANO BRUNO GALLI 

È un bel centralista il neo-segretario del Pd Matteo Renzi. Lo ha dimostrato con la sua idea di trasformazione del Senato nella Camera delle Autonomie. Progetto che Fantozzi avrebbe definito – e noi con lui – una “cagata pazzesca”. E lo è per una folla di ragioni. Anzitutto perché demolisce lo Stato delle Autonomie, alla faccia del maledetto articolo 5 della Costituzione, quello che parla della Repubblica “una e indivisibile” e che, in Costituente, fu concepito in funzione deliberatamente antifederalista.

Con il suo progetto il sindaco di Firenze si dimostra un vero e proprio dilettante allo sbaraglio per quanto attiene alle riforme delle istituzioni attraverso il rimaneggiamento della Costituzione. Probabilmente la lettura di qualche buon libro di storia delle istituzioni e l’approfondimento dei principali meccanismi che presiedono al loro funzionamento gli farebbe bene.

Intendiamoci: giusta l’idea di porre fine al bicameralismo perfetto e di creare una Camera delle Autonomie in cui vengano rappresentate e tutelate le istanze, ma anche gli interessi, del sistema delle autonomie locali, cioè dei territori. Giusta anche l’idea di partire – nel percorso delle riforme necessarie, ineludibili e ormai non più rinviabili – dalla Camera delle Autonomie per mettere poi le mani nel Titolo V della Costituzione repubblicana, non già viceversa. Giusto infine pensare a una Camera delle Autonomie a costo zero, per ridurre i costi della politica che gravano sulla spesa pubblica.

Ma così proprio no, non ci siamo. Anzi, ci troviamo di fronte a un progetto che, davvero, non sta in piedi. È una barzelletta. Cominciamo dalla composizione della Camera delle Autonomie, secondo Renzi: 108 sindaci, espressione dei comuni capoluogo di provincia; 19 presidenti di regione ai quali devono essere sommati i due presidenti delle province autonome di Trento e Bolzano, per un totale di 21; infine 21 personalità espresse dalla società civile e nominati dal Presidente della Repubblica. Totale 150 deputati. Troppi? Domanda facile-facile: come fa il Bundesrat della Germania federale a funzionare con “soli” 69 deputati? Sono dei marziani?

108 sindaci espressione dei capoluoghi di provincia. Questo dimostra che, nella percezione di Renzi, fra il Comune – in fondo pure lui è un sindaco! – e lo Stato non vi sono, né vi devono essere, enti intermedi. Certo, è prevista la presenza dei 21 presidenti di Regione: ma sono controbilanciati, nei processi decisionali, dai 21 “amici” – perché di questo si tratta – del Presidente della Repubblica. Quindi non contano nulla. Visto che la rappresentanza regionale è circoscritta ai soli presidenti – senza considerare l’importantissimo ruolo dei Consigli, cioè delle assemblee regionali elettive – che ne sarà della Conferenza Stato-Regioni? Il progetto di Renzi, peraltro condiviso – a suo dire – dalla più larga maggioranza delle forze politiche, non entra affatto nel merito del regionalismo differenziato. E seppellisce la gloriosa storia del regionalismo, dal 1970 in poi.

108 sindaci dei comuni capoluogo di provincia. Sindaci di quale capoluogo però non è chiaro nei fatti, questo governo sta facendo una battaglia campale per la soppressione dell’istituto provinciale; disegno al quale è favorevole lo stesso Renzi. Tra pochi giorni approderà in Aula – dopo l’analisi in Commissione – il ddl Delrio, che svuota le province e istituisce le città metropolitante. E Renzi considera ancora l’istituto provinciale degno di esprimere il sindaco del capoluogo come deputato della Camera delle Autonomie? Non ci siamo. Anche perché la provincia, pur in presenza della nascita delle città metropolitane, rimarrà in vita, perdendo solo il suo rango costituzionale. Questo dice il ddl Delrio. E a essa aderiranno quei comuni che non aderiscono alla città metropolitana. Vi saranno così province a macchia di leopardo nell’ambito dello stesso territorio della città metropolitana. E quale sarà il loro capoluogo, visto che la città metropolitana è disegnata attorno al capoluogo della vecchia provincia che della città metropolitana fa parte? Non sta in piedi, non sta in piedi!

Carlo Cattaneo sosteneva che il comune è “l’intimo asilo della libertà”. Aveva ragione. Ma di tipologie di comuni oggi ve ne sono diverse e devono essere tenute tutte in considerazione per conferire adeguata rappresentanza alle istanze territoriali. I problemi del comune capoluogo sono distanti anni luce da quelli dei piccoli comuni – al di sotto dei 5mila abitanti – o dei comuni montani. E il sindaco della città capoluogo non basta, è del tutto insufficiente perchè non può rappresentare gli interessi e i problemi dei piccoli comuni e dei comuni montani.

In ordine alle funzioni, questa Camera delle Autonomie non vota il bilancio dello Stato, non partecipa alla formazione del Governo, ma concorre all’elezione del presidente della Repubblica e contribuisce all’elezione dei rappresentati negli organi europei. Nella sostanza si tratta di un ente perfettamente inutile, svuotato di ogni prerogativa, dove i sindaci interverranno nell’aula di Palazzo Madama per lamentarsi – inascoltati – dell’imu, del patto di stabilità, della tesoreria unica e via di questo passo. I problemi sono tanti, quelli che gravano sulle municipalità, ed è legittimo prevedere sedute molto ricche di argomenti. Ma il progetto presentato da Renzi, più che la Camera delle Autonomie, definisce una specie di Camera delle Lamentazioni municipali. Che non conterà un bel nulla. Perché non è organo di ripartizione della sovranità fra lo Stato centrale e le istituzioni territoriali. Complimenti!

Il capolavoro del centralismo – progettato da Renzi – è quello di istituire la Camera delle Autonomie per cancellare paradossalmente, una volta per tutte, quel sistema delle Autonomie locali che, al contrario, dovrebbe adeguatamente rappresentare. Come se Regioni e Province – non già lo Stato – fossero i principali responsabili del rigonfiamento a dismisura della spesa pubblica. È tutta colpa delle istituzioni periferiche. E quelle centrali?

Alle origini della Repubblica, il Partito comunista era contrario al sistema delle autonomie locali, nel nome dell’internazionalismo, malgrado una larga parte della sinistra non lo fosse. E fosse piuttosto animata da un autentico e genuino sentimento autonomista. A partire dal 1947 – da quando cioè Degasperi liquidò Togliatti ed escluse il Pci dal governo – il patrito e i suoi leader si convertirono tuttavia al sistema delle autonomie locali. per gestire una fetta del potere politico territoriale. Vennero così le esperienze del muncipalismo riformista e del regionalismo, nell’ambito del quale proprio il Pci svolse un ruolo di primaria importanza in alcune città e in alcune regioni. Tant’è vero che poi dalla stessa area giunsero interventi legislativi significativi come le leggi Bassanini o la revisione del Titolo V del 2001.

Adesso con Renzi il cerchio si chiude e si ritorna al 1947. Alle origini dei rigurgiti del più bieco centralismo che caratterizzano il sistema politico e istituzionale, da Monti in poi, c’è l’idea che la riconciliazione nazionale per uscire dalla Seconda repubblica non possa che passare dal rafforzamento dello Stato burocratico e accentratore, ingordo e predatore, ai danni delle autonomie locali. Intendiamoci, il sistema delle autonomie locali – comuni e province – e le regioni, per via degli scandali e delle inefficienze, ci hanno messo del loro per giustificare questa tendenza in atto. E tuttavia, ciò non deve indurre a mettere in discussione un progetto istituzionale, quello del regionalismo e della Repubblica delle autonomie, che conserva ancora una sua profonda ragion d’essere. Al di là degli scandali, questo disegno – che ha una consolidata tradizione alle spalle – in alcuni casi ha dato dei risultati molto positivi, incrementando la qualità della democrazia. Sarebbe quanto meno opportuno che Matteo Renzi se lo ricordasse.

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22 Comments

  1. klement says:

    Renzi avrebbe dovuto rottamare Del(i)rio e la tiritera di abolire le province non si sa per farne cosa. Se allo stato attuale i consigli provinciali devono essere costituiti dai Sindaci, i Presidenti delle province potrebbero in linea di principio rappresentare tutti i Comuni del proprio territorio. E meglio ancora se fossero eletti direttamente come fino a poco tempo fa.
    Le autonomie sono governi locali, non la società civile pari pari, che quindi andrà rappresentata dall’altra Camera.

  2. peter says:

    Quel che regna è Grande confusione.

  3. Giuseppe d'Aritmaticea says:

    L’articolo è chiaro e sufficientemente approfondito. Per questo ringrazio il ch.mo Prof. Galli. Manca l’efficacia dirompente, però, di una parte del tutto “alternativa”, in modi, tempi e direzione popolanamente positivi, di costruzione di un armonico sistema indipendente/autonomo/federalista, ciò che non può esser ridotto a un semplice e ormai apparentemente beffardo accenno alla cosiddetta macroregione.

  4. luigi bandiera says:

    Non tutti hanno capito che nulla si crea e nulla si distrugge.

    Si puo’ solo TRASFORMARE.

    Lo stato italia detto furbescamente patria nostra, e’ stato fatto assemblando un sistema che e’ composto da vari popoli. I kornuti ke ebbero questa brillantina idea (appunto ungendo in qua e in la’) volevano che dal mescolamento di detti popoli ne risultasse un magnifiko popolo da sbandierare ai quattro venti per vanto.
    Invece, il risultato non non fu positivo, anzi, molto negativo tanto che mescola e rimescola l’è risultato un bel pasticcio al trikojons.
    Pero’ i vari figli dei padri kornutissimi che ebbero l’idea geniale di fare sto progetto insistono a propagandare che tutto e’ positivo: la costituzione più bella del mondo; il presidente più pagato del mondo o quasi; l’assistenzialismo è a livello tale che si mangia il guadagno che pochi ancora producono.
    Insomma, tagliando il disk, ora il “nuovo” governo cercherà di fare una bella torta unita per far si che tutti mangino a gratis dato che le aziende produttive o scappano o chiudono.

    Cosi’ trasformerà i popoli, un tempo messi bene perché liberi nel loro libero territorio, in un unico popolo: di morti di fame.

    Se non ce n’è non ce n’è e quindi cosa mai potrà trasformare?

    Il suo è e sarà solo un girare il mestolo come si fa quando si cuoce la polenta.

    Allora?

    Una volta cotta la polenta sarà come la solita polenta dei governi precedente i quali fecero lo stesso atto: mescolare per non far bruciare la parte vicina al fuoco: i peones.

    Pero’, si nota, sembrano tutti euforici perché finalmente c’è un “nuovo” mescolatore… eppoi è il piu’ giovane DE A COADA.
    Quindi vigoroso nel mescolamento della sempre stantia polenta trikojonita.

    SOCCOMBEREMO

  5. Veritas says:

    Ringrazio il Prof, Srefano Bruno alli per averci spiegato così chiara e dettagliamente, in maniera comprensibile anche per quelli di noi che non se ne intendono di politica, i progetti di Renzi che fanno davvero pensare ad un incremento del centralismo:
    Magari, invece, pensasse a togliere i prefetti!

  6. Marco Green says:

    Ma come commenta il quasi totale disinteresse di Salvini per riforme e legge elettorale?
    Ormai della Lega non rimane più niente: dopo il clamoroso bluff della macroregione, col prestigioso pensionamento del Bobo sullo scranno lombardo, siamo giunti allo sterile attivismo di Salvini, che sembra muoversi senza coerenza e punti di riferimento, a parte la fissazione (e, a mio parere, controproducente) cazzata (sempre a mio parere) del no euro…

    Tra l’altro, nel ’96 si diceva di voler la secessione per la storia dell’Europa a due velocità, con la Padania che vi sarebbe dovuta entrare, e l’ “Italia” che se ne sarebbe dovuta restare fuori (aumentando teoricamente la competitività con la svalutazione della moneta); ora invece si vorrebbe uscire dal sistema della UE illudendosi e illudendo che, con la palla al piede di quello stato inefficiente e l’intramontabile assistenzialismo alle regioni meridionali che tanto (e giustamente) si criticano, si possa superare questa crisi.

    Federalismo, e richiesta di autonomia? Ormai siamo a 0.
    Renzi e Berlusconi hanno fatto un patto per rafforzare il centralismo e distruggere le autonomie locali e NESSUNO della Lega si degna di opporsi in modo significativo pubblicamente.
    NESSUNO.

    Quindi: federalismo e autonomia completamente dimenticate,
    Silenzio totale da parte dei vertici rispetto al prossimo rafforzamento del centralismo romano.
    Certo: Salvini continua a ripetere che dice che c’è la crisi e ci sono cose più importanti a cui pensare…
    OK, mentre lui pensa alla campagna elettorale pretendendo di ignorare quello che accade nelle istituzioni, isolandosi, svalutandosi e portandosi sulle spalle tutto il peso di riportare in alto un partito morente…si faccia almeno affiancare da collaboratori preparati e motivati: si tornino ad affrontare temi importanti, quei temi e interessi per difendere i quali la Lega era nata e aveva ancora senso di esistere.

    • Veritas says:

      E’ incomprensibile infatti che Salvini non si faccia affiancare da collaboratori preparati e motivati, sono molti i leghisti che di ciò si lamentano e si preoccupanp. Comunque anche certi deputati e senatori della Lega dovrebbero darsi di piu’ da fare.

      • Giovanni di Hildesheim says:

        Proseguo e completo l’ultima frase: … o, meglio ancora, farsi del tutto da parte, come sarebbe il caso, ormai clamoroso, del Calderolo-Gancia.

  7. luigi bandiera says:

    VARDE’ COME A XE EA FESTA DE I SERENISIMI VENETI.

    KOSSA NO I NE GA ROBA’ STI BASTARDI LADRI..!

    http://lnx.raixevenete.com/portfolio/festa-dei-veneti-2013-parte-2/

    PSM

  8. Luigi Bandiera says:

    Chi vuole il gallo del momento?
    Il poplo per caso o chi comanda davvero?
    Prima hanno seminato un principio: basta vecchi in politica.
    Poi, hanno fatto di tutto per far cadere la scelta sul gallo che cantava meglio e dalla mattina alla sera.
    Il canto non è che piacesse, ma tsnto il popolo dei peones non capivano
    vecchi, Si immagini se capiscono i giovani. Così col voto o senza hanno messo llì il baldo giovane che. più di cantare non ss far altro.
    Direte, aspettiamo di vederlo all’opera poi magari dare il parerre.

    Dai suoi canti, mattutini e serali non ho capito se la mia pensione tornerà ad avere il potere d’acquisto che aveva nel 1998.
    Se rimpiazzera’ la vecchia scala mobile.
    Così dico tanto per dirne alcune.

    CARO RENZI, O DISFI L’ ITALIA O MORIREMO SEBBEN GIOVANI BALDI.

    ERAN TRECENTO GIOVANI… PENSA CHE KAX CI INSEGNAVANO DA BAMBINI E PIÙ GIOVANI DI COSÌ. ..

    Pensa che il tuo partuito, mai partito o andato via, pensa che in italia si sia tutti KOMPAGNI.
    Quindi tutti a pensarla allo stesso modo.
    Basta fermarsi sugli accenti del parlare per capirla: NON SIAMO TUTTI ITALIANI, SE VOGLIAMO FATTITALIANI.

    AT SALUT

  9. Forse chi scrive non si rende conto del tradimento del principio autonomistico perpetrato dalla nostra Repubblica, Le Regioni sono purtroppo organismi dirigistici di secondo livello che hanno infeudato tutte le libertà cittadine, Il loro fallimento ed il fallimento delle autonomie locali è conclamato dai cronici dissesti del territorio senza che nessuno sia chiamato a risponderne, Le regioni hanno usurpato i poteri centrali per fagocitare parassitariamente ogni potenzialità dei loro territori. Sono le principali responsabili del deficit pubblico, del caos normativo, dell’inefficienza della amministrazione, della corruzione sistemica. I Presidenti Leghisti delle Regioni del Nord, che si dimostrano inidonei a costruire un ente di governo unitario della geografia padana e galleggiano sullo spezzatino territoriale andrebbero a mio giudizio presi a calci nel sedere..

  10. Colono Padano says:

    Che Renzi sia un centralista dalla testa ai piedi – come ogni italione che si rispetti – e che le sue idee, senato compreso, siano vaccate all’italiana, é un argomento poco originale.
    E’ un pó come dire : ué, sapete che c’é, l’unita di Fallitalia é fondata sul portafogli dei padani, lombardi e veneti in primis.
    Sarebbe secondo me interessante, invece, se Galli raccontasse quanto sono anti-centralisti ed autonomisti – non azzardo il vocabolo indipendentisti, dato che persino il mio (ex) Movimento é gestito da personaggi che si crogiolano nel centralismo italiota e si ammantano del lugubre tricolore, il tutto sovvenzionato da noi onesti coloni padani – dicevo, sarebbe interessante che Galli descrivesse quanto sono autonomisti gli alleati che Maroni si é scelto per sedersi sulla poltroncina di regione Lombardia. Si parla di formazioni entusiasmanti per ogni indipendentista (leghista e non) del calibro di Fratelli d’italia, Forza italia etc…e mi fermo perché giá le confezioni sono quasi piu deprimenti e ripugnantio del prodotto politico che commercializzano.
    Per quanto mi riguarda, una Lega che continua a sopravvivere di espedienti italici per remunerare i propri capi, capetti ed amici, senza nessuno slancio né coraggio rivoluzionario anti-italiano, come prescriverebbe l’articolo 1 e come é inciso a fuoco nel nostro cuore, non ha nessun senso.
    Non ho rinnovato la tessera e non mi presteró piú, né economicamente né elettoralmente, a sostenere dei politici che si definiscono leghisti ed in concreto si accucciano sempre ai piedi del padrone italiano e che si fottnao i sogni di libertá.
    Sbaglio? Non credo proprio.
    E non mi si venga piu a menare la manfrina del consenso insufficiente perché primo la Lega governa tre delle regioni *(su quattro forse) che mantengo il parassitume italico, secondo perché neppure quando il consenso era molto piú sostanzioso i nostri rappresentanti hanno voluto rischiare di promuovere e creare i presupposti per la secessione della Padania, chiamatela poi come diavolo volete.

    Quello che dico mi fa male, molto male, perché io mi ritengo e sono un vero leghista ed un suddito, un colono degli italiani, tradito da quelli che riteneva essere fratelli patrioti padani.

    Allora, Galli, come sono le centraliste “cagate pazzesce” degli alleati di Maroni?
    Lasci stare, va, non mi risponda per cortesia.

    Sprofondi l’italia.
    Padania Libera.

    • egenna says:

      Lei è Leghista come io sono il Papa,bello,piacerebbe anche a me, avere tutto e subito,perché non va lei a governare una regione e a trattare con roma (si accettano soluzioni immediate e risolutive che risolvano il tutto in 24 ore,se non si hanno,astenersi).
      Cordiali saluti

  11. Giacomo says:

    Ma chi ha scritto l’articolo non è il “maitre à penser” della Lega di oggi nonchè il gran consigliere di Maroni ? Quello che in Catalogna è stato preso a pesci in faccia perchè xenofobo e estremista? Quello che ha detto che la Lombardia non ha una sua lingua dimostrando un’incredibile ignoranza? Quello che assieme ai suoi colleghi Cota e Zaia non ha ottenuto nulla per le nostre comunità? Quello che non ha progetti autonomisti e indipendentisti? Quello che parlava di 75% di tasse prima delle elezioni ma che una volta eletto non ne ha più parlato? Quello il cui pupillo Tosi non vuole l’indipendenza del Veneto e vuole “ricostruire l’italia” benchè in teroia sia segretario regionale di un movimento indipendentista? Quello che ha scelto come segretario il “movimentista” Salvini, oggi alleato delle peggiori estreme destre auropee nazionaliste e centraliste? Quello che è contro l’Europa, vero volano per i padani per staccarsi dal centro-sud?

  12. Gianfrancesco says:

    anche per me nel progetto di renzi la camera delle autonomie non avrà di fatto alcun potere, mi ricorda un po’ la camera dei lord inglesi… solo che conta ancora meno.

  13. egenna says:

    Io non l’ho vissuta,ma mi hanno detto che Mussolini era un dittatore,ma questi che hanno fatto tre governi senza elezioni, cosa sono,i nuovi fascisti!??

    • Veritas says:

      Vanno assolutamente tolte le 21 persone nominate dal presidcente: è pericoloso! Non si sa mai… sempre molto meglio, se quelle ci devono essere, che siano nominae in modo collegiale.

  14. fabrizioc says:

    Se non fosse che é l’indipendenza che vogliamo…

  15. Luke says:

    Dettagli. Quisquilie. In realtà l’idea di Renzi è buona, va solo perfezionata. Il Senato delle Autonomie si occuperebbe di tutto ciò che riguarda i rapporti con lo Stato. È una Conferenza Stato-Regioni-Comuni istituzionalizzata e permanente. D’accordo sulla “cagata” delle 21 personalità del Presidente. Ma sono ancora dettagli, modificabili. L’idea di fondo resta ottima.
    Ma poi a me cheme ne frega? La Lombardia sarà prima o poi INDIPENDENTE!!! In Italia facciano ciò che vogliono. Io ci andrò in vacanza. Dicono che in Italia ci sia il sole e si mangi un’ottima pizza…

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