Il segreto del successo scozzese: meno tasse, poteri al popolo. Da veri labour…

di LORENZO MATTANAattivisti-scozzesi-1024x512

Il Regno Unito consegna di nuovo la vittoria ai conservatori di David Cameron, ma la vera sorpresa di queste incertissime elezioni britanniche è stata un’altra: l’incredibile boom dello Scottish National Party. Un risultato al di sopra di ogni aspettativa: basta pensare che i nazionalisti scozzesi contavano nel Parlamento britannico uscente soltanto 6 seggi, mentre adesso potranno contare su 56 seggi dei 59 disponibili in Scozia. Ma come si spiega questa esplosione?

Lo chiediamo a Paola Bonesu, 28 anni, consulente politica ed analista. Paola nel corso del 2014 si è trasferita in Scozia per seguire la campagna referendaria sull’indipendenza, raccontando questa esperienza nel blog scotlandhebrave.it.

Quale è stato il segreto dello Snp in queste elezioni? 

A favore dell’Snp in questo momento giocano fattori esterni ed interni al partito. In Scozia il partito conservatore è praticamente morto dai tempi di Margaret Thatcher. Negli ultimi anni, però, anche il partito Laburista non se la passa proprio bene, tanto da ricevere spesso l’accusa di essere diventato niente più che un partito conservatore vestito di rosso, per nulla attento ai bisogni degli scozzesi e asservito ai “poteri forti”. Dal punto di vista interno al partito, invece, l’Snp si è dotato in questi anni di un’organizzazione eccezionale. Ha investito nelle proprie campagne elettorali, ha ben governato in Scozia e ha guadagnato una credibilità nella difesa degli interessi scozzesi riconosciuta persino dagli avversari. In più, con Alex Salmond prima e con Nicola Sturgeon ora, ha dato prova di avere una leadership pronta e politicamente capace.scozia

Quale ruolo ha avuto la leader Nicola Sturgeon in questo successo?

E’ una figura sicuramente meno divisiva di quanto non fosse Alex Salmond, il suo predecessore Lo ha affiancato fin dal 2004, è cresciuta un po’ nella sua ombra, ma ha dimostrato di non avere meno talento di lui. Il referendum 2014 si era trasformato a un certo punto in un referendum in favore o contro Alex Salmond. Una strategia giusta dato che è un personaggio sicuramente controverso e ingombrante nel panorama dalle politica Uk. Non si è capito, però, che dietro di lui c’era un mondo che forse si è sentito anche un po’ liberato dalle sue dimissioni post-referendum. Nicola Sturgeon è molto preparata, è percepita più a sinistra di Salmond ed è anche lei molto abile con i media, tanto da essere uscita vincitrice dai dibattiti televisivi pre elettorali.

Quali sono stati e quanto hanno contato i temi e utilizzati in campagna elettorale?

I temi fondamentali dell’Snp sono stati in parte simili a quelli utilizzati durante la campagna referendaria. La necessità di far sentire la voce scozzese a Westminster: pensiamo a quanti pochi voti prendono i conservatori in Scozia e quanto invece le scelte per il futuro della Scozia siano in questo momento determinate dal partito di Cameron. La volontà di acquisire nuovi poteri, promessi al termine della campagna referendaria dall’asse conservatori e labour, ma sui quali al momento i partiti Uk nicchiano. La necessità di opporsi alle politiche di privatizzazione e austerità promosse da conservatori e laburisti. Inoltre, lavorando alla campagna referendaria ho potuto apprezzare da vicino la grande organizzazione territoriale dell’Snp. Ogni quartiere ha il suo comitato, i volontari vanno porta a porta a raccogliere dati che poi vengono analizzati in maniera precisa e riutilizzati per orientare al meglio la campagna. Si fa un lavoro faticosissimo sul territorio, ma in questo caso ha pagato.paola

I toni di Nicola Sturgeon sono stati abbastanza “soft”. Questo può avere contribuito ad avvicinare l’elettorato scozzese più moderato?

Di sicuro il tema dell’indipendenza è stato un attimo messo da parte dopo il risultato referendario, a mio avviso giustamente. Si è perso, ma occorreva andare avanti. Oltre l’80% degli scozzesi, quindi anche gran parte di chi ha votato “No” al referendum, è a favore di una devolution di poteri verso la Scozia. Su questo c’è quindi un consenso praticamente unanime e l’Snp è il partito più credibile in questo momento per rappresentarlo, spiega Bonesu (a lato nella foto). Dal punto di vista sociale, invece, i toni dell’Snp non sono affatto “soft”. Sono sicuramente più a sinistra dei laburisti, anche perché hanno il vantaggio di poter “fare i socialisti” senza mai essersi trovati a gestire la borsa dei soldi. Ad esempio, non hanno mai dovuto aumentare le tasse né possono farlo in Scozia senza devolution dei poteri fiscali.

Durante il referendum la Scozia sembrava spaccata in due, oggi ha votato in blocco per lo Snp. Come è possibile?

Immediatamente dopo il risultato referendario il numero di tessere degli iscritti all’Snp è cresciuto a dismisura. L’Snp ha fagocitato tutti gli altri piccoli movimentii pro-indipendenza. A molti è sembrata l’unica strada percorribile dopo la delusione referendaria: conferire all’Snp un consenso quasi plebiscitario perché si facesse portavoce della richiesta scozzese di avere nuovi poteri. Anche chi ha votato “No” riconosce al partito questa credibilità e soprattutto non ne riconosce più alcuna al partito laburista.

Quanto ha inciso il boom dello Snp sulla disfatta del partito laburista?

Sicuramente ha pesato: tanti ex elettori laburisti ora vedono nell’Snp il vero Labour. Nonostante un cambiamento nella leadership dei laburisti scozzesi e il tentativo di Ed Miliband di spostarsi più a sinistra, la loro proposta è apparsa davvero poco credibile e proprio a causa di questa debolezza l’Snp ha potuto andare a pescare voti a piene mani nel bacino storicamente labour. L’unico labourista che ancora godeva di grande credibilità in Scozia, l’ex primo ministro Gordon Brown, se l’è giocata mettendo la propria faccia per la promessa di maggiori poteri, disattesa dai suoi colleghi di partito nel giro di pochissime settimane.

Come pensi si muoveranno i parlamentari dello Snp a Westminster?

Hanno il vantaggio di poter continuare a fare opposizione e di non dover scendere a compromessi. Sicuramente il tema su cui spingere sarà la devolution: si vorrà trasmettere il messaggio che certe politiche che non possono essere portate avanti da Westminster, possono essere applicate in Scozia solo attraversoun processo di devolution. Non credo che i tempi siano giusti per spingere per un nuovo referendum: si è votato appena qualche mese fa e non ha senso rischiare una nuova sconfitta che metterebbe davvero la pietra tombale sul tema. In più, l’anno prossimo si vota per il rinnovo del Parlamento scozzese.
Intervista pubblicata su http://www.theteller.it/ e gentilmente riproposta dall’amica e nostra collaboratice Paola Bonesu per lindipendenzanuova.com

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2 Comments

  1. renato says:

    In questa edizione de l’Indipendenza ci sono almeno due modelli stranieri che vengono proposti all’attenzione dei lettori: quello tedesco per l’occupazione e quello scozzese per l’autonomia. Se la cosa si limita al disquisire, va bene. Ma non tralasciamo l’empirismo, la pratica, la vita di tutti i giorni che è quella che interessa la maggioranza di noi. Quei due popoli, al di là delle Alpi, possono raggiungere degli obiettivi che a noi sono preclusi dalla faziosità che ci distingue. Più il modello è buono e maggiore sarà l’opposizione da parte di chi ha un certo potere contrattuale, ottenuto non per merito ma per naturale inclinazione al compromesso, qualunque esso sia, purché non proposto da altri.

  2. Dan says:

    Io non so se in Scozia si sta davvero così bene, così come non lo posso dire di qualunque altro posto al di fuori dell’italia, sicuro è che per fare meglio di noi basta veramente poco, cosa che ci inchioda alle nostre responsabilità perchè stiamo tanto a sognare i grandi cambiamenti ma nei fatti non abbiamo il coraggio di mettere in pratica neanche quelli piccoli.

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