Il “segreto” dei Lupi Grigi e l’Europa

di ROMANO BRACALINI – Il segno di riconoscimento dei Lupi Grigi, nel vocabolario esoterico d’ogni “cosca” politica estremista (il saluto romano dei fascisti, il pugno chiuso dei comunisti), è la “testa di lupo” formata a braccio teso col pollice, il medio e l’anulare che si toccano e l’indice e il mignolo in forma di corna (le orecchie del lupo). In pochi anni la Turchia è profondamente cambiata, il richiamo dell’Islam solletica le corde del sentimento popolare. È la giovane generazione che sente più forte il richiamo alla tradizione del velo e della preghiera quando i padri se ne erano allontanati con la secolarizzazione e le mode occidentali
imposte da Mustafà Kemal Ataturk.

I movimenti nazionalisti d’estrema destra sono usciti dalla semiclandestinità; non temono più di esporsi né d’essere perseguiti per legge come capitava con i governi militari che vigilavano sul rispetto della Costituzione laica. Il turco è sempre stato fortemente nazionalista. Col ritorno dell’Islam è ripreso anche il sentimento d’orgoglio e di nostalgia che il kemalismo modernista aveva scoraggiato e represso. Non si cancella per decreto l’intima natura di un popolo.

“Turkut” significa letteralmente “i forti”. I turchi sono sempre stati un popolo conquistatore e guerriero e da popolazione nomade dell’Asia nordoccidentale si stabilirono nell’attuale Turchia dopo aver sottomesso i popoli circostanti, turcofoni e arabi, e fondato uno dei più potenti imperi durato sette secoli.
Il movimento nazionalista dei Lupi Grigi, rappresentato ufficialmente dall’Mhp (Partito di azione nazionalista), è l’interprete più intransigente della corrente nostalgica che postula il ritorno dell’Impero ottomano Da una costola del movimento è sorto il gruppo ultranazionalista islamico “Nizami Alem” (Ordine dell’Universo) che fornisce armi agli indipendentisti ceceni ed è legato alle organizzazioni fondamentaliste libanesi nella comune visione del risveglio islamico e della guerra santa all’Occidente.

Se prima erano tollerati, oggi son tornati a far politica e a predicare liberamente. In fondo il loro nazionalismo non era in contrasto con la politica dei governi tradizionalmente legati agli Usa e fortemente anticomunisti e antirussi.
Ad Ankara e Istanbul può capitare di imbattersi in vecchi edifici che espongono la bandiera turca nella curiosa versione di tre piccole mezzelune bianche in campo rosso, si dice nel significato del grande Impero ottomano allargato a tre continenti: Asia, Africa, Europa.
E tuttavia negli strati più moderni della società turca s’è imposta l’idea che per entrare in Europa bisogna far giustizia dei tabù che hanno finora impedito ad Ankara di riconoscere lo sterminio degli armeni
e di altre minoranze (curdi e greci) compiuto nel 1915-16 nel disfacimento dell’Impero ottomano.

Sono stati i lupi Grigi con bandiere e simboli a impedire lo svolgimento del primo convegno sul genocidio armeno organizzato fa da 200 intellettuali nella piccola università privata di Bilgi, un quartiere
popolare di Istanbul. Per i nazionalisti gli armeni non esistono, di conseguenza non può esserci stato alcun
genocidio, così come non esiste il problema curdo, perché il Kurdistan, nella regione sudorientale del Paese, non compare sulla carta geografica.
“Il turco non ha altro amico che il turco” è lo slogan orgoglioso e solitario dei Lupi Grigi. Sono i più tenaci avversari dell’Europa e rimpiangono piuttosto il glorioso passato che non disperano di far rivivere un giorno
non lontano. La premessa è stata la riappropriazione dell’identità musulmana, insieme alla matrice turca emendata da ogni contaminazione europea e occidentale.

Il crollo dell’Unione Sovietica ha liberato le repubbliche turcofone e islamiche dell’Asia Centrale che, come secoli addietro, potrebbero subire il fascino e l’attrazione di un resuscitato grande impero turco egemone nell’Asia centro-occidentale. È il sogno dei Lupi Grigi, eredi del Movimento nazionalista e xenofobo dei Giovani Turchi, che all’inizio del secolo scorso diede inizio a una violenta campagna per l’eliminazione di ogni influenza straniera dai territori dell’Impero.

Da quel momento gli interessi italiani in Libia, allora sotto la dominazione ottomana, non parvero più sicuri. Roma chiese garanzie che la Sublime Porta non poté dare. L’Italia dichiarò la guerra che portò al possesso italiano della Libia nel 1911-12.
Una rumorosa contestazione con lancio di uova e tentativi di aggressione impedì anni fa il normale svolgimento del Natale ortodosso che la comunità greca di Istanbul (1.500 elementi) celebra ogni anno.
I Lupi Grigi si sono assunti la responsabilità dell’azione, accusando i greci di coltivare la nostalgia di Costantinopoli e minacciandoli di ritorsioni: «Siamo pronti a rifare quello che i nostri antenati hanno fatto 500 anni fa». Le denunce di istigazione alla violenza sono cadute nel vuote. I Lupi Grigi, chiamati Ulkuculer (idealisti), godono in Turchia di simpatie crescenti e si moltiplicano nel Paese i centri di reclutamento mo occidentale.

Privi finora di obiettivi forti e riconoscibili, hanno finalmente trovato il nemico da combattere, dopo la condanna dell’ateismo comunista e le persecuzioni contro il popolo curdo. I Lupi Grigi, come movimento nazionalista e xenofobo, hanno mostrato di avere le stesse idee confuse di certi regimi arabi che
trovano comodo addossare all’Occidente le cause dei loro mali, ivi comprese le satrapie tiranniche che sono sempre state una loro esclusiva specialità.

Il Mhp, braccio politico dei Lupi Grigi, diffuse nelle maggiori città del Paese un volantino che diceva: «Sia maledetto il fascismo! Pugno di ferro contro i nemici dei musulmani», con una foto di Hitler, affiancata da quella di Bush con una svastica al braccio.
È probabile che anche i Lupaganesipi Grigi (già responsabili con Ali Agca dell’attentato al Papa) abbiano cancellato Israele dalla carta georafica come hanno fatto i palestinesi, amici dei terroristi e della sinistra italiana. Ma giova ricordare agli immemori che nell’ultima guerra mondiale gli arabi erano alleati dei nazifascisti e che il Gran Muftì di Gerusalemme, Amin El Husseini (uno zio di Arafat), nel 1941 invocò «il diritto degli arabi a risolvere la questione degli ebrei nei territori arabi nella stessa maniera nella quale la questione ebraica veniva risolta nei territori dell’Asse», e nel 1944 da radio Berlino, invitando gli arabi a massacrare gli ebrei ovunque si trovassero, fece l’elogio della “soluzione finale”.

La purezza della razza invocata dai Lupi Grigi fa il paio con la xenofobia e l’orgoglio islamico delle origini. I nemici sono quelli che la tradizione maomettana ha sempre indicato come i più prossimi e pericolosi: l’Europa cristiana, l’America liberale, gli ebrei sionisti “usurpatori”. I medesimi avversari, si noti, del comunismo internazionale prima delle lacrimate esequie.

Stupisce che il rottamato comunismo all’italiana sia schierato con i “guerriglieri” di Allah, come lo era ieri con i carri armati del Cremlino? I Lupi Grigi turchi, perseguendo un sogno già tramontato, danno una mano al terrorismo barbaro e primitivo dell’Islam risorto nella forma peggiore; un Islam rabbioso e consapevole della propria arretratezza e inferiorità e che, tuttavia, si illude di risvegliare un mondo in letargo con i metodi di Gengis Khan o del Tamerlano. Gira gira, la storia ti dà le medesime risposte che non fanno una piega.

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