Il sedere di Merkel e Lagarde salvato sacrificando la Grecia

di SIMONE BOIOCCHIgrecia-disordini

Il futuro di Eurolandia? Legato a doppio filo alla poltrona di Christine Lagarde, l’exministro dell’Economia, dell’Industria e dell’Impiego della Francia che è succeduta aDominique Strauss-Kahn alla guida del Fondo Monetario Internazionale. Ma che cos’hanno a che vedere la poltrona di direttore del Fondo con il salvataggio di Atene? Molto, anzi, troppo. E il filo che lega strettamente Washington ad Atene passa nemmeno troppo sorprendentemente per Berlino. Così nell’intreccio che cerca di tenere in piedi il delicato equilibrio della moneta unica entra di diritto anche il futuro politico di Angela Merkel.

Insomma, più che una crisi economica, quella che si apre sul tavolo della diplomazia internazionale è una corsa alla rielezione di due delle donne più potenti del mondo. Che poi questo accada a spese del popolo greco beh, questa è un’altra storia. O forse la storia è la stessa, ma in fin dei conti tutto dipende dal punto di vista di chi guarda e difficilmente Christine e Angela si troveranno fianco a fianco con le massaie e le disoccupate greche.

Per capire quello che sta accadendo è però necessario fare un breve passo indietro nel tempo e fermarsi all’inizio della pausa estiva quando  Angela Mekel, cercando di convincere e di rassicurare i parlamentari tedeschi in merito alla necessità di votare il piano di aiuti alla Grecia, indicava come sicura la partecipazione al bailout (salvataggio) da parte del Fondo Monetario Internazionale. Quello che però non diceva (ma che sapeva comunque bene) è che l’unica possibilità per vedere la partecipazione del Fondo nel nuovo piano di salvataggio è che si verifichino due condizioni: la riforma delle pensioni e il perdono del debito. E se sul primo fronte, qualcosa si sta muovendo, sul perdono del debito è evidente che non si troverà l’accordo.

La Cancelliera e la Germania, così come in buona parte tutti i Paesi Ue, sono propensi a estendere le scadenze sul debito greco e a ridurre i tassi di interesse mentre i membri non Ue del fondo vogliono cominciare a rientrare subito e per farlo sono disposti  a perdonare parte del debito concesso.

Particolare di non poco conto: senza l’appoggio dei membri non Ue, Christine Lagarde può dire addio alla guida del Board del Fondo Monetario Internazionale. Eventualità che, sicuramente, la parigina trapiantata negli States non prende nemmeno in considerazione andando però a scontrarsi con i desiderata di un’altra “potente”.

Se l’Fmi ha ancora un po’ di tempo per decidere se partecipare o meno al piano, i parlamentari tedeschi hanno i minuti contati. E le lancette corrono sulla testa della Cancelliera che ha poche ore di tempo per evitare di perdere  pezzi che difficilmente recupererà. A rendere tutto più complicato è la dichiarazione di Michael Fuchs, uno dei più importanti alleati di Merkel, che ha chiarito come il suo voto eventuale a favore del bailout alla Grecia dipende al 100% dalla partecipazione dell’Fmi all’accordo.

E mentre Angela e Christine giocano le loro carte, la Germania teme una forte spaccatura all’interno del partito della cancelliera, la CDU (dei cristiano democratici) che, insieme ai bavaresi della CSU, chiede che l’Fmi partecipi, per tutelare la sua reputazione di partito di rigore.

In caso contrario c’è da scommettere che per salvare la propria posizione anche Angela Merkel sceglierà la linea dura, quella che con ogni probabilità salverà lei e Christine e che di fatto metterà Atene fuori dall’Euro. Quello che ha bloccato il voto popolare con il referendum greco potrebbe insomma essere sbloccato dall’intreccio di palazzo. Tutto come al solito.  Purtroppo.

 

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3 Comments

  1. Lancillotto69MI says:

    Qualcuno può spiegare come mai se la Grecia ha aderito al sistema monetario EUROPEO con a capo la BCE debba avere a che fare con il Fondo Monetario INTERNAZIONALE? Chi stampa gli Euro da prestare, la BCE o il FMI?

  2. Padano says:

    Mi pare che un certo Signor B. avesse detto qualcosa a proposito del sedere della Merkel…

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