Il salvataggio preventivo dei migranti. Così si fa prima a farli sbarcare

TRIPOLIdi SERGIO BIANCHINI -Molti salvataggi sono effettuati dai navigli di “Medici senza Frontiere”. Uno di questi mezzi è apparso in TV ed è gigantesco quasi  come le navi crociera.
Ovviamente non salvano portando alla riva più vicina ma a palermo e dintorni.
Tra i “fuggitivi” poi non c’è neanche un libico cioè nessuno di quelli che hanno davvero la guerra in corso.
Un esponente  dell’organizzazione medici senza frontiere, MsF, ha detto in TV che fanno così per soccorrere i barconi prima che affondino. Tutto alla luce del sole, nessun zona d’ombra. Sembra una prova di realismo e di sensibilità. Ma allora perché aspettare che si imbarchino, basta mandare le navi nei porti o addirittura aerei nei paesi “poveri” dell’Africa occidentale, Nigeria, Senegal,  Mali, e prenderli lì.

E’ lecito o no chiedersi se dal punto di vista giuridico quello di MsF sia favoreggiamento dell’immigrazione clandestina? Supportato dallo stato che non osa fare in prima persona il prelievo aperto?  Un conto è salvare naufraghi, un conto diverso prelevare. E’ proprio la linea che la nostra ipocrisia statale non osava superare?

Ma è evidente che un prelievo aperto e onesto dovrebbe quantificare il totale annuo. L’ingresso aperto di MsF nel salvataggio preventivo, dalle rive libiche, con mezzi imponenti, significa che la cupola mondialista non è soddisfatta dalla lentezza con cui procede l’Africanizzazione e dalla finzione emergenziale a cui il governo si sottopone?

Il governo assume una immagine umanitario-emergenziale perché teme l’opinione pubblica, cioè il proprio popolo.
Ma il prezzo della finzione è che il prelievo rimane comunque limitato, anche se per gli italiani è già oltre la soglia del sopportabile sia economicamente che socialmente.
Purtroppo l’Italia è così abituata alla menzogna che quasi tutti ne fanno uso e la ritengono perfino lecita.

Io non voglio partecipare al gioco ipocrita. Sono disponibile alla solidarietà aperta, chiara, come ad esempio lavorare un tempo settimanale supplementare per mandare risorse nei paesi poveri, oppure mandare i pensionati disponibili, io per primo, a fare lavori gratuiti, ma non in tutto il mondo, in un’area compatibile con la nostra dimensione nazionale, in accordo goi governi locali, senza forzature o ammiccamenti di alcun genere.

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