Il risveglio autonomista del Nord ha sbocchi con i vecchi partiti?

mappa ripresadi SERGIO BIANCHINI – Devo dire che la sintesi Renziana mi piace. Ha detto che i referendum significano  che si debbano diminuire le tasse ed avere uno stato efficiente. Infatti il nordismo, sia mite che rabbioso con tutte le sue convulsioni irrisolte, nacque, anche in me, da queste due cose fondamentali che non mi avevano mai toccato fino all’inizio degli anni “80.

La visione dell’inefficienza cronica dello stato e degli sprechi del denaro pubblico con una tolleranza indecente della magistratura verso tutto ciò che gradualmente demoliva i livelli tradizionali di efficienza della scuola, di sicurezza della società, di tranquillità e progresso esistenziale.
Questo scatenò nel nord, ed anche in me esterrefatto da ciò che vedevo nella scuola, il rigetto.
Un rigetto che trovò nel sogno secessionista uno sbocco consolatorio e apparentemente risolutore. Abbandonato a parole il secessionismo si è apparentemente ripiegato sul federalismo.
Ma un federalismo vero richiede non la distruzione dello stato centrale e nemmeno un compromesso con uno stato sbracato. Richiede una intesa leale e attiva  dei territori con uno stato centrale più piccolo ma efficìentissimo.
E qui sta la consueta schizofrenia nordica che oscilla, sempre e ancora, tra impeti secessionisti(padroni a casa nostra) e mancanza di interlocutori adeguati e di obiettivi concreti, proporzionati, ottenibili in passaggi visibili e temporizzabili.
I referendum dimostrano che il desiderio del nord di avere risultati concreti è forte. Ma i gruppi dirigenti delle due regioni sono ancora incapaci di dare a questo desiderio sbocchi politici e inquadramenti teorici adeguati.
Un centro più piccolo ma molto autorevole ed efficiente è indispensabile per un federalismo tecnicamente ben definito e funzionante.
Perchè non chiedere a Renzi obiettivi concreti in entrambi i sensi, sia delle competenze locali che della composizione del centro?  Ad esempio procedure di assunzione del personale statale anche centrale che garantiscano la compresenza di provenienze territoriali eque, dove le tre italie siano tutte ben rappresentate.referendum lombardia
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One Comment

  1. Riccardo Pozzi says:

    Provo a risponderle. Le istanze del nord produttivo ed efficiente non trovano sbocchi in politica perché oltre alla produttività, alla efficienza e ci metto ancora una buona civicness (come direbbe Putnam), il nord è irrimediabilmente pavido e senza coraggio. Perciò le associazioni di categoria sono al guinzaglio della politica e confindustria non si sogna nemmeno di appoggiare una qualunque responsabilizzazione territoriale. La mia risposta è dunque semplice: Non esiste sbocco perché c’è troppa paura. Con questi partiti o con i prossimi.

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