IL RISORGIMENTO E LA DIPLOMAZIA CULINARIA

di REDAZIONE

Cavour e il cibo come carta diplomatica.

«La vita di un uomo come Camillo di Cavour può essere il risultato di una serie di coincidenze che, unite insieme, produssero un genio di cui è difficile trovare l’eguale. Fra queste coincidenze contarono molto le doti naturali che lo resero adatto alle imprese più diverse. Ebbe molte esperienze: fu beniamino di graziose fanciulle e donne, affarista e giocatore d’azzardo, gentiluomo di campagna e maestro di agricoltura, esperto di economia e finanza, studioso di storia e di problemi sociali. Amò la tavola e la musica, si distinse nelle discipline matematiche, fu buon oratore e infine giornalista e scrittore efficace.

Ma forse tutte queste esperienze non sarebbero servite all’uomo di Stato, ch’egli fu sovratutto, se non fossero state raccolte da un cuore entusiasta e da un’intelligenza sovrana. Il cuore gli consentì di dedicarsi alle più svariate attività col trasporto di chi vi si consacra interamente: l’intelligenza, di comprendere le più diverse situazioni e sfruttarle col massimo vantaggio…». cfr. Italo de Feo, Cavour l’uomo e l’opera, Milano 1969.

La gastronomia piemontese ha un grosso debito nei confronti di Cavour. Oltre alle passioni per politica, donne e gioco, aveva anche quella per la buona tavola. C’è una lettera scritta dal padre di Camillo alla moglie, che ne fa questo ritratto: “Nostro figlio è un ben curioso tipo. Anzitutto ha così onorato la mensa: grossa scodella di zuppa, due belle cotolette, un piatto di lesso, un beccaccino, riso, patate, fagiolini, uva e caffé. Non c’è stato modo di fargli mangiar altro! Dopodiché mi ha recitato parecchi canti di Dante, le canzoni del Petrarca… e tutto questo passeggiando a grandi passi in vestaglia con le mani affondate nelle tasche”. Determinante fu il suo contributo a risicoltura e viticultura, della quale modificò i sistemi di produzione ed invecchiamento. Il Conte diceva che non era sufficiente fare ottimi prodotti, ma bisognava far loro anche pubblicità. Era uso ripetere: “Plures amicos mensa quam mens concipit” (Cattura più amici la mensa che la mente), ed era talmente convinto delle virtù diplomatiche di un buon pranzo e di una buona bottiglia che, quando un suo diplomatico partiva per una capitale straniera, si accertava che nel bagaglio ci fosse anche qualche bottiglia di Barolo. Cavour era un amante della buona tavola. La sera del 29 aprile 1859, respinto l’ultimatum austriaco che intimava al Piemonte di smobilitare, vergato l’orgoglioso proclama di guerra e date le ultime istruzioni al generale Govone, sembra che, soddisfatto, abbia detto: «Alea iacta est: oggi abbiamo fatto la Storia e adesso andiamo a mangiare».

Programma

CAMILLO CAVOUR tra politica e cucina

Il Risorgimento siede a tavola (1810-1861)

che si tiene sabato 21 aprile 2012

presso la Sala Conferenze dell’Archivio di Stato di Torino

in piazzetta Mollino a Torino, dalle ore 9,15 alle 12,30.

Ingresso libero.

RELAZIONI di:

Consolata Beraudo di Pralormo, Vittorio G. Cardinali, Marco Fasano,

Roberto Favero, Luca Martini, Nerio Nesi, Piero Ottone.

 

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