Il rigore ferreo della Merkel attaccato da Parigi, Roma e Madrid

di GIORGIO CALABRESI

La Ue sta avviandosi verso una resa dei conti. Il dibattito ‘austerita’ contro crescita’ e’ diventato ”ideologico”, lamentava ieri il ministro finlandese degli affari europei, e non a caso gli schieramenti in Europa a favore dell’uno o dell’altro concetto rappresentano due modi molto diversi di vedere lo sviluppo dei Paesi e dell’Eurozona. La battaglia ideologica, finora vinta dal fronte dell’austerita’, sta pero’ arrivando ad un punto di svolta grazie soprattutto alle istituzioni europee, Commissione in testa, che hanno cambiato bandiera modificando gli equilibri a favore della crescita.

Solo qualche mese fa il presidente Van Rompuy diceva che austerita’ e crescita sono ”sfumature di grigio”, ovvero possono coesistere e non occorre che l’una prevalga sull’altra. Ma questo punto di vista non ha fatto altro che dare l’alibi a chi guida davvero la Ue, cioe’ alla Germania, di non cedere nemmeno per un attimo alla richiesta di maggiore attenzione alla crescita che le veniva da piu’ parti in Europa. Accanto all’inflessibile Berlino (forte della sua tripla A), che ha fatto del rigore dei conti la sua filosofia, ci sono la Finlandia (altra tripla A), l’Austria (ha perso da poco la terza A) e c’era anche l’Olanda (tripla A), almeno fino a qualche tempo fa, ovvero prima che tutti i suoi indicatori economici peggiorassero tanto da far pensare che l’austerity non aiuti davvero. Qualche commentatore olandese ha gia’ cominciato a criticare il governo di Mark Rutte per essersi troppo appiattito sulle scelte di rigore di Berlino, senza valutare le conseguenze per l’economia olandese, in recessione dal 2011 e con la disoccupazione in sensibile aumento.

Comincia dunque a cedere anche il fronte dei rigoristi, dopo che il Fmi e la Commissione Ue hanno ‘scaricato’ l’austerita’ preoccupati dalla recessione persistente. E cosi’ il fronte della crescita, cioe’ Italia, Francia e Spagna in testa, stanno guadagnando nuovi alleati ‘di peso’, capaci di cambiare i destini della zona euro: Bruxelles, ad esempio, puo’ da sola e da subito dare dei segnali importanti, come concedere piu’ tempo alla Francia per centrare gli obiettivi di deficit e chiudere la procedura per deficit eccessivo dell’Italia. Decisioni che darebbero ai due Paesi una maggiore flessibilita’ sui conti pubblici e quindi la possibilita’ di investire per la crescita.

Ma la battaglia ‘finale’ contro il rigore ferreo sara’ al vertice europeo di giugno, dove Roma, Parigi e Madrid intendono arrivare con un piano che convinca la Merkel, una volta per tutte, a cedere dalla sua disciplina. E sperano che non finisca come per la Champions League!

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7 Comments

  1. Barbara says:

    scusate avete presente i vincoli del trattato di maachstricht?
    E’ un trattato firmato nel 1992, tanto tempo fa, con somma gioia degli euro amanti e sostenitori.
    Ora è colpa della merkel?

    O si gioca al solito scaricabarile, la Merkel (all’epoca della firma di Maachstricht manco c’era) o Germania quindi avrebbe minacciato 17 nazioni intimando di sottoscrivere quei vincoli e nessuno ha mai detto una parola per venti anni salvo arrivare al 2013 e dire ha è colpa della Germania?
    Tipico della vigliaccheria italica.

    E i mercati tutti angloamericani con le loro agenzie tutte angloamericane che SPINGONO affinché si rientri sui debiti NON C’ENTRA NULLA?
    Sante divinità?

    • Filippo83 says:

      Esatto! E ricordiamo che ci sono anche stati come la Slovacchia, poveri ma onesti, con poco debito/tasse/spesa pubblica, nel fronte dei “rigoristi”: come il Nord Italia è stufo di pagare il Sud, così anche in Europa si vuole evitare la riproposizione di un simile schema.

  2. giovanepadano says:

    la Germania, come sempre, è il baluardo dell’Europa, quella vera del lavoro e dello stato di diritto, il resto è solo mafia, socialismo e massoneria

    • riccardo says:

      Ni: la Germania è anche patria di Banche che stanno lucrando a gogo, che hanno i conti più disastrati di quelli di quelle italiane e che però hanno i conti taroccati.
      E’ anche la Nazione che ha maggiormente tratto giovamento dall’ Euro dato che il passaggio dal Marco all’ Euro è stato , per la Germania, una forte svalutazione del marco stesso per le nazioni periferiche come una rivalutazione della loro moneta, con tutte le conseguenze del caso.

      • Filippo83 says:

        Ma se ci si è sempre lamentati che il cambio Euro/Lira era troppo elevato, e viceversa quello Euro/Marco troppo basso… Oh sicuro: così gli stipendi tedeschi guadagnavano potere d’acquisto rispetto a quelli italiani. Ma l’economia reale? Chi avrebbe comprato delle FIAT che costavano quanto una BMW, o dei titoli di debito pubblico di uno stato sopravvalutato e spendaccione? L’Italia paga (finalmente) decenni di sperperi: soprattutto, ahinoi, quelli di chi s’è dimenticato che già nel 1992 avevamo l’acqua alla gola.

    • Barbara says:

      finalmente qualcuno lo dice. Ed è per questo che è in viso ed attaccata

    • Filippo83 says:

      Speriamo che i veneti rimangano agganciati all’Europa, e non sprofondino con l’Italia nel Mediterraneo e verso l’Africa!

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