Il regresso del Nordismo. E il peso del Vaticano romano

nord e sud italia

di SERGIO BIANCHINI – Ormai mi sembra chiaro che il nordismo è in regresso. Non solo è in crisi la Lega il cui ruolo di punta per l’affermazione del peso politico del nord è esaurito da tempo. Il neonazionalismo destrorso di Salvini ha solo accentuato il male che derivava e deriva, secondo me, dalla mancanza di una analisi delle dinamiche interne al paese Italia e di una conseguente paradossale e assolutamente  erronea scelta della tattica politica.

Contro Roma il Nord ha cercato l’alleanza col Sud. Sia Berlusconi che la Lega, per ragioni diverse ma convergenti, hanno cercato di unire nordismo e sudismo illudendosi di schiantare il centralismo romano.

Ma il sudismo chiede più intervento dello Stato e più elargizioni dello stesso per la sopravvivenza di un territorio che deve ancora trovare una vocazione vera.

Anche quando minaccia sfracelli il Sud non può, per ora,  che pervenire a maggiori richieste di finanziamenti statali. Ma la situazione della finanza pubblica ormai lo impedisce.

E’ saltata quindi la tradizionale alleanza centro- sud per egemonizzare il paese e portare ad un costante aumento dello statalismo strumentale, delle tasse e della spesa pubblica.

Ciò ha determinato la paralisi ed il declino dell’economia nazionale e l’appassimento  conseguente  anche della pianta ipertrofica  del dirittismo a cui ancora si attaccano i grillini, portatori di infinite istanze ma la cui spinta principale proviene dal veteromeridionalismo.

La tendenza del centronord  di cui la Toscana, per le sue grandi tradizioni, è alla testa politicamente, consiste nel superare il veteromeridionalismo, cercando di  aumentare  l’efficienza dello stato e diminuire le elargizioni a pioggia. Ciò gli mette contro il veteromeridionalismo classico(sinistra PD) e quello moderno (grillini) e quella parte minoritaria del Nord che si poneva come punta avanzata del dirittismo.

Sarebbe tragico se il Nord, nei suoi riflessi condizionati centrifughi, non vedesse  l’opportunità che gli si apre e facesse scelte diametralmente opposte ai propri interessi.

Sparo una eresia…. E se  il Nord sostenesse Renzi per aiutarlo a dare stabilità di governo al paese intero realizzando una egemonia del Centro Nord (Toscana, Umbria , Marche, Liguria) e del Nord (Piemonte, Emilia, Lombardia , Veneto) che   uniti  rappresentano la quasi  totalità produttiva di tutto il paese?Questa è l’unica vera possibilità di uscire dalla spirale del degrado e da sviluppi traumatici della situazione politica.

Una forza che voglia rappresentare fortemente il Nord anche sul piano strategico deve definire cosa significhi radicarsi nella popolazione del Nord.

Questa popolazione non è quella che si incontra al mercato rionale!

Questa popolazione è viva, operosa e pensante nelle aziende del sistema produttivo e per quanto riguarda il territorio ha nelle parrocchie e negli oratori il principale punto di aggregazione.

So di dire cose che possono  sembrare incredibili ma dico parole che ho lungamente meditato e che sole spiegano ciò che è sotto gli occhi di tutti nei giorni di lavoro e nei giorni di festa e che sono in linea con la specifica storia del Nord Italia.

Una forza politica che vuole rappresentare il Nord deve quindi essere sempre in sintonia sia con le rappresentanze dell’economia sia con le autorità religiose cattoliche nei vari livelli, comunali e provinciali su cui  sono organizzati l’impianto produttivo, la gerarchia religiosa e le istituzioni politiche.

Il segretario politico a qualunque livello di una forza nordista deve avere in tasca i numeri di telefono dei suoi  principali interlocutori, di pari livello, sul terreno economico e religioso.

Il ruolo negativo che il mondialismo cattolico  ha attualmente per l’Italia e per il Nord deve essere contrastato ma dentro una logica territoriale, rappresentando amichevolmente ma instancabilmente la situazione sempre più tragica del territorio ai vari responsabili della gerarchia cattolica che non è  e non può essere insensibile ai suoi fedeli e sente sicuramente le sue responsabilità pastorali.

A livello romano la doppia natura di Roma è una contraddizione di ostacolo sia per l’Italia che per il cattolicesimo.

A Roma c’è sia la capitale dello stato italiano che soffre di carenza identitaria  nazionale e di incertezza di visione in politica estera, sia la massima autorità dell’universalismo cattolico che, contrariamente a frettolose deduzioni , è destinato ad una forte crescita. L’universalismo cattolico sembra il più adatto a fornire la base psicologica e culturale per la formazione di una autorità sovranazionale mondiale, diversa da quelle oggi in crisi: ONU e USA.

Ma la presenza a Roma del Papa condiziona troppo sia lo stato italiano che la stessa Cei che non riesce ad avere una linea autonoma  aderente alle condizioni specifiche dell’Italia, come succede invece in altri paesi cattolici.

La separazione delle due sedi sarebbe molto vantaggiosa sia per il papato, che ormai da 50 anni non è italiano, che per la repubblica.

Tale separazione potrebbe avvenire in vari modi ad esempio facendo diventare itinerante la sede della curia papale , sia spostando la capitale dello stato italiano.

Mi rendo conto che sembra di parlare di fantascienza ma in fondo mi piace uscire dal pantano concettuale ed emotivo in cui da decenni siamo immersi.

 

 

 

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5 Commenti

  1. lombardi-cerri says:

    L’errore gravissimo è quello di aver voluto e volere incorporare uno Stato religioso, con uno Stato laico.

    • Padano says:

      Purtroppo che altro si poteva fare? Lasciarono in vita il minuscolo Stato del Vaticano, proprio per evitare la sovrapposizione tra sede papale e Stato italiano: per evitare che papi e porporati diventassero sudditi del Regno.
      L’alternativa era di lasciare alla Chiesa il potere temporale: il dominio territoriale dal Tirreno all’Adriatico, in modo tale da far sì che lo Stato sabaudo fosse “altro” rispetto allo Stato Pontificio.

      In altre parole, unificare solo il Nord. Come voleva Cavour, del resto.

  2. chrisarr says:

    Quanto al cattolicesimo incompatibile col nordismo, la penso diversamente. Sulle nostre bandiere, il Drapò piemontese, la Croce di San Giorgio della Lombardia e di Genova, il Leone di San Marco sono tutti rimandi al cattolicesimo, e in senso lato al cristianesimo. Una bandiera è un simbolo che deve avere un significato completo e profondo. E la Fede ha sempre avuto un ruolo centrale per le nostre popolazioni. Piuttosto il problema attuale è che vige l’assioma che la religione per essere “vera” e credibile debba essere mondialista, portandola così spesso a privilegiare il ruolo assistenziale da “onlus” anziché la missione centrale che è la propagazione dell’Evangelo e della Fede. In realtà storicamente il giusto universalismo della Chiesa si è sempre basato su un radicamento locale, con la sua unità fondamentale nella Diocesi. Nei tempi antichi, basta ammirare la capacità che ha avuto la Chiesa nel declinarsi nel cristianesimo celtico irlandese, quello mozarabico della penisola iberica dominata dai musulmani, quello romano, quello greco ecc. Questo radicamento locale, nella diocesi, è l’unico livello capace di adattare, incarnare l’insegnamento universale nella dimensione e nelle specificità culturali ed etniche di un luogo. Un po’ quello che capita nell’Ortodossia, e che ufficialmente non è MAI stato confutato o negato dal cattolicesimo.

  3. chrisarr says:

    Per il Piemonte è stato proprio quello l’inizio della fine. Imporsi sul resto della penisola perché laico e anticlericale. Le conseguenze sono ben sotto gli occhi a tutti i livelli, non ultimo la cancellazione della nostra Storia, lingua e sostituzione con una identità artificiale nata dal risorgimento.

  4. Padano says:

    Purtroppo il cattolicesimo è per forza di cose incompatibile con il Nordismo: il Piemonte riuscì a imporsi sul resto della penisola perché era laico e anticlericale.

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