Il prof. Ricolfi e l’ultima analisi Nord-Sud su Panorama. Senza cercare soluzione!

ricolfidi GIANLUIGI LOMBARDI CERRI – Su PANORAMA di due settimane fa è comparso un articolo a firma Luca Ricolfi sulla situazione finanziaria del Nord Italia e del Sud Italia. Ho una grandissima stima del prof. Ricolfi sia dal punto di vista umano che dal punto di vista tecnico, però, alla fine dell’articolo, sono rimasto con il cuore sospeso.

I dati citati hanno evidenziato che il Nord si salva ed il Sud si danna, pur dopo 150 anni di forzata convivenza. E il prof. Ricolfi dopo tanto valida dissertazione, si ferma davanti alla spontanea, automatica domanda: e allora che si fa?

Spiacente, ma sia pure a ben più basso livello proseguo io. Sarà magari anche vero che il Nord ha depredato il Sud, ma è pur vero che se dopo ben 150 anni il Sud   deve continuare a bere il latte del Nord, c’è qualcosa nel manico che non funziona.

Il Nord, prima del SUD è stato invaso dai piemontesi grazie all’appoggio DETERMINANTE di Stati esteri, ma ora il Nord non sta qui a lamentarsi dei piemontesi perché con il lavoro e l’ingegno Lombardia e Veneto si sono scrollate di dosso i guai, specie quelli dell’ultima guerra dove i piemontesi c’entrano come i famosi cavoli a merenda.

Il Sud vanta, a suo credito l’acquisto delle merci nordiche. Bene! Nessuno li obbliga a comperare al Nord, vadano pure a casa del diavolo a comperare, ma con i LORO soldi. D’altra parte dopo tante accuse nordiche se al Sud avessero un minimo di dignità avrebbero già chiesto loro la separazione così come ha fatto la Slovacchia nei confronti della Cekia. Domanda che, prontamente accolta, ha fatto la fortuna delle due nazioni.

No, il Sud piuttosto che tirarsi su le maniche, seguita a piangere ed a lamentarsi.

Ma torniamo al buon prof. Ricolfi. Il quale tace sull’unica soluzione possibile: segare l’Italia presso a poco seguendo la demarcazione creata dal risultato elettorale.

Tace perché, dato il suo alto livello culturale, sa bene che se si prosegue con questo forzoso connubio il risultato a breve è un fallimento generale del Nord e del Sud. Perfino il settore della Sanità al Sud è scassatissimo sia tecnicamente che economicamente, per cui una massa crescente di meridionali viene al Nord intasando oltre misura le liste di attesa. E questo con tutta la cultura anche medica che vantano di possedere.

E non è finita! Alla fine del discorso assistenziale le ASL del Sud NON PAGANO. Quindi  alla fine al SUD curiamo i cittadini e, al solito, paghiamo noi. E allora? Allora la soluzione non è impossibile.  Bisogna solo smetterla con un patriottismo d’accatto dando alla Regioni libertà assoluta di autogestione.

E quindi come linee generali di azione?

1.- Lasciare a Roma al massimo  un centinaio di parlamentari a votare Leggi quadro di indirizzo generale, valide per tutta Italia

2.- Lasciare a Roma il Ministero degli Esteri e quello della Difesa.

3.- Trasferire alle Regioni ogni altro potere Legislativo e di regolamentazione, valido localmente anche in contrasto con le Leggi di Roma.

4.-Riconoscere alle Regioni del Sud un compenso fiscale per un numero limitato di anni e su dettagliati progetti onde agevolarne il suo decollo economico.

 

Indubbiamente alla base di tutto questo bisogna che i politici eletti la smettano di fare i tecnici essendo stati, ed essendo tuttora assolutamente negati per l’organizzazione. Tuttavia i tecnici non devono essere ministeriali, perché, costituiti prevalentemente da meridionali ( e quindi di parte) nonchè di provata incapacità ed inesperienza, farebbero ulteriori guai, ma affidandosi, problema per problema, a Società di consulenza pubbliche o private, ma dotate di curriculum operativo di indubbio valore.

Non è con l’abolizione della Legge Fornero  (che non si può abolire per mancanza di soldi). Non è con il reddito di cittadinanza (per il quale occorrerebbe ulteriormente aumentare le tasse di qualcuno o di qualcosa). Non è con l’abolizione retroattiva di delle pensioni dei parlamentari e delle pensioni d’oro, nonché delle baby pensioni. Che si può sanare anche in piccola parte il debito pubblico senza contraddire (come al solito) le garanzie che questo Stato si è impegnato a dare e a mantenere. Ma con una seria riorganizzazione di questo Stato in ampia condizione fallimentare.

 

 

 

 

gian luigi lombardi-cerri

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