Il processo per presunto voto di scambio lombardo e quella foto contestata a Formigoni

di REDAZIONELombardia/*Formigoni: conobbi Zambetti nel 2005. Ma uno foto lo smentisce

Ha assicurato sotto giuramento di aver conosciuto l’ex assessore lombardo Domenico Zambetti “quando si era candidato alle elezioni regionali del 2005” vinte dalla centrodestra. Ma la sua versione dei fatti risulterebbe subito smentita da una fotografia che lo immortalerebbe insieme a Zambetti o ad un suo sosia sul palco di un un comizio della Democrazia Cristiana e che risale al 1989. Almeno all’apparenza, c’è qualcosa che non quadra nella testimonianza resa dall’ex presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, nel processo a carico l’ex assessore alla Casa della Regione Lombardia arrestato nel 2012 per presunto voto di scambio con le cosche della ‘ndrangheta attive in Lombardia.
Ne è convinto l’avvocato Giuseppe Cusumano, difensore di Zambetti, che ha mostrato l’immagine a giornalisti, fotografi e camaraman e ora, data l’apparente contraddizione dell’ex governatore lombardo, sta valutando l’opportunità di acquisirla a processo. A suo dire, infatti, non è credibile ipotizzare che Formigoni non abbia conosciuto l’ex assessore della sua giunta prima del 2005: “Zambetti – ha detto il legale fuori dall’aula – è un vecchio politico, un vecchio democristiano che fa politica da quando avevo i pantaloncini corti”.

Formigoni ha poi chiamato in causa l’ex Ministro Gianfranco Rotondi, assicurando che fu lui a fornire “rassicurazioni” sulla “correttezza” di Zambetti, nominato assessore nel 2005 per poi essere confermato nel 2010. “Decisi di confermare le deleghe a Domenico Zambetti anche grazie alle rassicurazioni ricevute dall’ex ministro Gianfranco Rotondi sulla correttezza del suo operato”. Insomma, secondo l’attuale senatore di Ncd, un ruolo decisivo nella conferma delle deleghe assessorili a Zambetti lo giocò proprio Rotondi, il quale “mi disse: ‘Tu conosci Zambetti da pochi anni, io da trent’anni, voglio rassicurarti sulla sua assoluta correttezza'”.

 

Intanto secondo i giudici,  l’ex direttore della Asl di Pavia Carlo Chiriaco, già condannato a 12 anni in appello nel maxi-procedimento ‘Infinito’ contro la ‘ndrangheta in Lombardia, avrebbe messo a disposizione nel 2010, tramite l’ex manager dell’ospedale San Paolo di Milano Pierluigi Sbardolini, un “pacchetto di voti di preferenza gestiti dall’associazione di stampo mafioso” a “favore del candidato Angelo Giammario”, ex consigliere regionale lombardo del Pdl ed ex sottosegretario alla presidenza della Giunta, quando era guidata da Roberto Formigoni.

E’ quanto emerge dall’avviso di conclusione delle indagini, notificato nei giorni scorsi dai pm Claudio Gittardi e Antonio D’Alessio, a Sbardolini, Chiriaco e Giuseppe Catarisano, ex dg del San Paolo, nell’ambito di un procedimento con al centro una presunta gara d’appalto truccata “per l’affidamento di servizi infermieristici presso la casa di reclusione di Opera” da parte dell’ospedale milanese. Il nome di Giammario compare nell’atto di conclusione dell’inchiesta, ma l’ex consigliere lombardo non è indagato.

 

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