Il presidente Ciambetti: “Il 25 aprile, sotto la stessa bandiera per l’autonomia della nazione veneta”


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di STEFANIA PIAZZO – 25 aprile, una data che non è solo la festa della liberazione ma che rappresenta, a casa di un cittadino veneto, e non solo veneto, un evento identitario. E’ la festa di San Marco.

Roberto Ciambetti, presidente del consiglio regionale, incarna un ruolo istituzionale che rappresenta, nei fatti, la sintesi di tutti i veneti. Dirige il parlamento del popolo veneto, e quindi di tutte le anime che ne alimentano il quotidiano tra spinte identitarie, mediazioni e contraddizioni.

Presidente Ciambetti, ci spiega l’attualità del 25 aprile?

“Per noi è il santo patrono di Venezia ma, nei secoli, è diventato soprattutto il simbolo, il “marchio” di Venezia e del Veneto. Nella tradizione è la cosiddetta festa del boccolo, la rosa che si dona alle donne. E’ insomma festa della tradizione, religiosa, laica e fortemente identitaria perché è diventata nel tempo sempre più un momento di aggregazione popolare”.

Per fare una sintesi, che cosa rappresenta, al di là della tradizione popolare?

“E’   la nostra bandiera, il nostro gonfalone”.

Quindi, è dichiararsi innanzitutto veneti prima di essere altro?

“Senz’altro la festa ha una valenza identitaria con risvolti politici, di affermazione di una appartenenza ad una terra e ad una bandiera. Non c’è dubbio”.

Presidente, il 25 aprile, allo stato attuale, è un momento di unità o in questa occasione si rischia di vedere riflesse, ancora una volta, le spinte che portano i movimenti identitari a non trovare le ragioni per marciare insieme anziché frammentarsi?  Insomma, lei vede la volontà di concentrarsi sugli obiettivi anziché dividersi?

“Il fatto che l’obiettivo sia alto, ambizioso e possa avere anche una trasversalità nel popolo veneto, è un punto che dovrebbe far convergere verso una condivisione di battaglie, ad una unità di intenti. Purtroppo i personalismi superano l’obiettivo da raggiungere, ci sono ruggini di vecchia data che non vengono superate… Qualcuno, non dico tutti, in momenti come questi che sono di massima condivisione, rinfacciano al prossimo di non avere il sangue abbastanza marciano rispetto ad altri…”.

Non è un limite che crea anche diffidenza nei cittadini verso l’area dell’autonomismo, che in Europa marcia più spedito anche se con tanti distinguo?

“La gente, quando due o più persone, anche di schieramenti diversi – che potrebbero trovare un percorso comune – vede mettere in discussione la presenza di uno rispetto all’altro, di sicuro cambia strada o si disaffeziona al progetto che ha nel cuore. Non è alta politica, sono questioni personali che frenano il cammino. Vanno superate”.

 La Regione e il 25 aprile. Che ruolo gioca?

“Dal punto di vista materiale non abbiamo operatività istituzionale, nelle norme vigenti ci sono ricorrenze fissate appunto per legge che non contemplano San Marco. Quando facemmo la festa del popolo veneto il 25 marzo, ricordo che in aula ci fu un dibattito acceso sul 25 aprile. Rivedendo e riproponendo date e calendari potremmo però iniziare a ricordare questo giorno degnamente. Qualcuno pensa che la sovrapposizione di due festività, San Marco e festa della liberazione, comporti una diminutio da una parte o dall’altra, invece si tratta di valorizzare e rispettare entrambe. Ci sono ancora atteggiamenti che poco hanno a che fare con scelte operative pragmatiche, che puntano ad un mero recupero nostalgico di una data, ma non è questa la soluzione”.

Avete una maggioranza compatta, potete farcela o no, Ciambetti?

“I numeri ci possono essere ma vogliamo farlo in modo condiviso, non è un tentativo di dare più spazio ad un 25 aprile piuttosto che all’altro. Sono due date storicamente importanti per la libertà”.

Il 25 aprile alza l’insegna di un popolo che ha una forte spinta autonomista, indipendentista. Da qui a discutere di questione referendaria il passo è breve, è politica ma anche no, perché coinvolge un idem sentire del popolo veneto, una spinta insita nel suo animo verso la libertà. Al referendum sulla devolution, il Veneto disse sì. E oggi? Unisce o divide questo tema?

“Il 28 aprile dello scorso anno ero in Corte costituzionale a seguirmi la seduta. Il seguito che ne ha dato il presidente Zaia  è proprio il frutto di quella seduta, della sentenza pubblicata a luglio 2015, con un lavoro fatto da costituzionalisti che hanno poi utilizzato la prima breccia che si era aperta su questo tema per arrivare al quesito referendario su cui andremo a esprimerci tutti. Rispetto a precedenti iniziative (nel 1998 e nel 2002) dove un quesito venne cassato dalla Corte, questa volta si è aperto uno spiraglio. Come Regione, dal punto di vista istituzionale, vogliamo sfruttare gli spiragli aperti per consolidare la nostra posizione, proprio come ha ribadito il governatore anche al vostro quotidiano di recente (http://www.lindipendenzanuova.com/zaia-a-lindipendenza-referendum-via-scozzese-per-il-veneto/). Questo non vuol dire raggiungere un traguardo, ma fare un passo alla volta, il più possibile certo, anche sotto il profilo della tecnica legislativa costituzionale.  Dobbiamo aggredire sempre più spazi di autonomia e riuscire a dare i veneti il grado di autonomia che i veneti si sentono di potere rivendicare e utilizzare. Il percorso, dal punto di vista costituzionale, è incontrovertibile”.

Di recente il prof. Stefano Bruno Galli, dalle pagine del nostro quotidiano ha lanciato una proposta : per i rispettivi referendum sull’autonomia, election day per Veneto e Lombardia. Che ne pensa, presidente Ciambetti?

“Condivido. Sul tavolo della trattativa potrebbe avere un peso maggiore. Luca Zaia è in linea con questa possibilità, si creerebbe una opportunità unica ed espressione, io aggiungo, di due regioni che in Europa sono punto di riferimento per la loro storia, per la loro intraprendenza, per il loro peso nei processi di riforma e di sviluppo, omogenee ad un percorso di gestione della cosa pubblica ben consolidato in altre nazioni europee ((http://www.lindipendenzanuova.com/il-prof-galli-le-ragioni-dellautonomia-lombarda-e-veneta-stiano-insieme-per-il-fronte-del-residuo-fiscale). Se entrambe le regioni vanno a referendum chiedendo ai propri cittadini cosa desiderino nel loro futuro prossimo, beh, il risultato avrebbe una eco che nessun parlamento potrebbe ignorare. E’ quasi superfluo spiegare dal punto di vista istituzionale, dal punto di vista politico, il risultato utile di una massa critica lombardo-veneta!”.

C’è chi dice o “l’indipendenza o niente”. E vede il federalismo come un ripiegamento, una sconfitta, un surrogato politico. Riuscire a conquistare uno spazio di autonomia decisivo e “fare ciò che si vuole a casa propria”, è un traguardo notevole o un “accontentarsi”?

“Ho ritrovato una foto di un cavalcavia veneto di metà anni Ottanta.  La scritta: “autonomia dea  nation veneta”. Ecco, parto da qui: i termini autonomia e indipendenza non sono in contraddizione tra loro, possono benissimo avvicinarsi, una autonomia “estrema” può legarsi benissimo al concetto di indipendenza. Io non li vedo in maniera antitetica, sono passaggi che gradualmente possono portare a ciò che desideriamo e sogniamo per i nostri territori. Quella scritta riassume ciò che possiamo ottenere e cercherei di lavorare per unire più possibile le sensibilità che si mettono in gioco per il progetto anche su un altro fondamentale principio: quello dell’autodeterminazione. E’ già un punto fermo per  la legislazione internazionale, peraltro riconosciuta dall’Italia, e può essere usato per avvicinare l’autonomia/indipendenza, perché raggiunta una tappa intermedia se ne rilanci subito un’altra,   con maggiore spinta. E’ quello che è accaduto in Scozia con la devolution, è quello che è successo in Catalogna sulle norme portate a casa in materie come scuola e cultura… Si è creato un humus e si è andati oltre. Qualsiasi grado in più di autonomia che ci viene riconosciuto, serve a rilanciare su battaglie future”.

Presidente, dopo il 25 aprile, quale sarà il prossimo appuntamento con la cultura indipendentista?

“Con il giornalista e scrittore Davide Lovat abbiamo realizzato un libro a quattro mani di prossima uscita, che divulgheremo  anche attraverso la sensibilità dell’Icec di Luca Polo. Abbiamo messo insieme più voci, per trovare e offrire al mondo indipendentista veneto, venetista, esempi positivi, passaggi graduali già testati in Europa per spiegare che quando c’è unità di intenti, un percorso condiviso e non ostacolato, i risultati arrivano. Il Veneto un giorno sarà indipendente, nonostante gli indipendentisti. Nonostante certi indipendentisti che vorrebbero tutto e subito ma che non cercano i numeri, il consenso, per costruirla, questa indipendenza. L’indipendenza è uno strumento per raggiungere la libertà. Una volta raggiunta, si potranno fare mille distinguo e distinguerci, ma prima è impossibile”.

Presidente, vuol dire che la Regione Veneto cerca dialogo in Europa e fa politica estera?

“Significa che vanno lanciati dei ponti, anche all’estero, in Europa. Essere isolati non porta da nessuna parte. Abbiamo iniziato una corrispondenza con il nuovo ministro degli Esteri catalano e presto andremo a sostenere il loro processo di autodeterminazione. Così come lo stesso ministro degli Esteri sosterrà il nostro cammino.  E’ strategico  infatti avere una classe politica che comprende come la politica estera sia determinante per essere riconosciuti, per creare scambi di aiuto reciproco”.

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2 Comments

  1. caterina says:

    che bellezza questa Liberazione… o guerra civile?
    conta finale dei morti nella mia città: 145 partigiani rossi contro 360 civili e loro nemici ideali o personali … e siamo qui che un giorno sì e l’altro pure si festeggia e si sfila sotto enormi tricolori che sventolano beffardi !

  2. giancarlo says:

    Il 25 aprile 1945 è il giorno in cui, il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI) – il cui comando aveva sede a Milano ed era presieduto da Luigi Longo, Emilio Sereni, Sandro Pertini e Leo Valiani (presenti tra gli altri il presidente designato Rodolfo Morandi, Giustino Arpesani e Achille Marazza) – proclamò l’insurrezione in tutti i territori ancora occupati dai nazifascisti, indicando a tutte le forze partigiane attive nel Nord Italia facenti parte del Corpo Volontari della Libertà di attaccare i presidi fascisti e tedeschi imponendo la resa, giorni prima dell’arrivo delle truppe alleate; parallelamente il CLNAI emanò in prima persona dei decreti legislativi[3],
    Ecco quale giorno si festeggia in italia il 25 Aprile 1945.
    Dunque non i trattò assolutamente dell’ultimo giorno di guerra e della effettiva liberazione di tutto il territorio italiano dai tedeschi….quindi si festeggia la data in cui i partigiani uscirono allo scoperto definitivamente.
    Una festa falsata dai fatti e guarda caso concomitante con quella di SAN MARCO per i VENETI.
    Ma non voglio continuare su questo argomento, ma su quanto asseriscono i nostri ” illustri” politici Veneto-italioti i quali, in mala fede…..dimenticano in quali condizioni economiche, sociali e tributarie si trovi l’italia.
    Se qualcuno lo vuol capire asserisco che in ogni modo si dovesse rimanere in italia, il VENETO subirà la stessa sorte degli italiani. Cioè la stagnazione economica ancora per molti anni se non addirittura il suo DEFAULT. La Germania dalle ultime notizie che ho avuto direttamente da amici e parenti in quel di Monaco e Stoccarda mi dicono che ormai è chiaro che la Germania sta lavorando per preparare il DEFAUT italiano. Anche le ultime esternazioni di importanti esponenti politici dicono che prima DRAGHI se ne andrà e meglio sarà. E’ in atto una quarta guerra intra-europea a livello economico finanziario che se facciamo finta di non vederla ci metterà all’angolo e saremo solo dei brandelli economici si nessun rilievo.
    I Veneti faranno bene a capire che non esiste altra soluzione che l’indipendenza ed aggiungo anche che il tempo è tiranno. Il tempo a disposizione è veramente poco e se non faremo presto, prestissimo pagheremo anche noi lo scotto di trovarci dentro questo contenitore italico che sta per scoppiare.
    Siamo in un cul de sac senza uscita per chi ancora non lo sapesse.
    Non esiste autonomia, non esiste più alcun federalismo che ci possa svincolare economicamente da un paese, l’italia, ormai andato alla deriva e da regione tra le più forti del Nord ci stiamo riducendo piano, piano al livellamento del paese che ci porterà solo disgrazie e sofferenze.
    Per favore non chiamatemi pessimista. Sono purtroppo per voi il più realista possibile e pur vagliando infinite varianti e possibilità, sono arrivato a capire che solo l’indipendenza ci potrà salvaguardare dal DEFAULT ITALIANO che è solo questione di tempo.
    Persino l’Europa, specie la Germania ne è consapevole e non credo che si farà sfuggire l’occasione di far fuori il suo più temibile avversario. Anzi il VENETO farà bene ad allearsi in fretta con la Germania, uno dei suoi più forti fornitori/clienti che abbiamo.
    WSM

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