Il presidente Ciambetti col suo libro “Il rischio della libertà” il 9 luglio agli Incontri culturali del Cavalieri, col quotidiano lindipendenzanuova

copertina libro

“Il rischio della libertà”, un percorso di testimonianze sull’autodeterminazione e l’indipendenza in Europa, sarà presentato per la prima volta in Lombardia dagli stessi autori,  Roberto Ciambetti, ciambettipresidente del consiglio regionale del Veneto e da Davide Lovat, insegnante ed esperto in diritto. Entrambe infatti saranno nostri ospiti d’eccezione il 9 luglio prossimo alle ore 18, all’Hotel dei Cavalieri, in piazza Missori a Milano, nell’ambito degli “Incontri culturali del Cavalieri”, promossi dal nostro quotidiano lindipendenzanuova.com.Davide-Lovat

Con Ciambetti e Lovat ci sarà anche Matteo Grigoli, responsabile dell’associazione Raixe Venete per la provincia di Verona.

Come sempre a moderare Romano Bracalini, giornalista e storico e il nostro direttore Stefania Piazzo.

Il volume è stato realizzato anche grazie alla collaborazione Si ringrazia l’Ong ICEC (International Commission of European Citizens) per i preziosi contributi e le testimonianze provenienti da diverse realtà del continente europeo che hanno permesso di inquadrare in un panorama internazionale la questione affrontata nel presente testo, dimostrandone la stringente attualità. I due autori, nel testo, ringraziano anche le associazioni VENETI NEL MONDO e COMITATO 1866 per aver aiutato a calare la questione nella realtà attuale del Veneto.

Nei giorni scorsi, nell’immediato dopo referendum sulla Brexit, Ciambetti aveva pubblicamente reso nota l’iniziativa per il Venetix,  con una nuova proposta di legge per un referendum consultivo sull’indipendenza del Veneto. Ad annunciarlo erano stati i consiglieri di maggioranza Marino Finozzi, Roberto Ciambetti, Luciano Sandonà e Alessandro Montagnoli, firmatari della pdl.

Un referendum sull’indipendenza era stato già proposto nel 2014, quando la Corte costituzionale boccio’ la richiesta, approvando però il referendum sull’autonomia del Veneto. E proprio questa concessione, sostengono i consiglieri leghisti, lascerebbe uno spiraglio al quesito sull’indipendenza. Anche perché nel frattempo altri paesi hanno dato il via libera a consultazioni di questo tipo, spiega Finozzi, e l’Italia è alla vigilia di una svolta importante, con il referendum sulla riforma costituzionale “che e’ il male assoluto”, perché vuole accentrare tutto il potere a Roma, andando “in direzione contraria a quella dell’autonomia”.

Un’autonomia che “non è in contrasto con l’indipendenza”, ma anzi, “è il primo passo nel percorso verso l’indipendenza, che rimane l’obiettivo finale”. “In questi due anni il debito pubblico ha continuato ad aumentare” denuncia Finozzi, mentre “il Veneto non ha beneficiato di questi soldi”. Tanto è vero che la Regione “ha un residuo fiscale di 20 miliardi l’anno”, fa eco Montagnoli, evidenziando che cionostante “i servizi risentono dei tagli imposti da Roma”. Ma nel mirino degli indipendentisti non c’è solo Roma, anche l’Europa e’ infatti al centro delle critiche. “Il voto serve a far capire a Roma e a Bruxelles che l’aria deve cambiare” spiega Finozzi, che porta dati concreti a sostegno dello “Stato Veneto”.venetix

Secondo il consigliere leghista, infatti, guardando all’Unione europea “il Veneto è al 19esimo posto su 27 per Pil” e “10 paesi dell’Unione hanno meno popolazione del Veneto”. La Regione, insomma, avrebbe le carte in regola per giocare alla pari degli altri Stati membri anche se si dovesse separare dal resto d’Italia. Del resto, il Veneto e’ stato annesso all’Italia nel 1866, quindi “è possibile immaginarlo separato dal paese”, anche perché “il referendum del 1866 e’ stato una truffa”, in quanto si votava sotto il controllo militare e il voto non era segreto, sostiene Palmerino Locatelli, del comitato Veneto Indipendente. “Una Venexit sarebbe possibile se vivessimo in un paese con una democrazia degna di questo nome”, dichiara secco il presidente del Consiglio regionale Roberto Ciambetti. La proposta di legge, concludono i consiglieri, non si discosta molto dalla legge 16, ovvero la richiesta di una consultazione popolare sull’indipendenza bocciata dalla Corte costituzionale nel 2014. Ma ad essere cambiato, è il contesto. E quindi lo Stato potrebbe decidere di non impugnare la legge, oppure la Corte costituzionale potrebbe bocciare l’eventuale ricorso. E se la richiesta dovesse essere nuovamente bocciata, “la riproporremo nuovamente”, perché “abbiamo il diritto di esprimerci su questo punto”.

A margine, Ciambetti sulla Brexit affermava anche che “Il voto britannico è la bocciatura alla politica che non capisce i problemi dei cittadini e delle famiglie. Dalle urne esce bocciata l’idea di élite che pensavano di essere inattaccabili, certe delle loro convinzioni e della loro superiorità culturale oltre che etica”. “I cittadini si sono ripresi in mano la penna e iniziano a riscrivere la Storia – spiegava Ciambetti – ritirando la delega in bianco che i governi si erano presi senza ricevere alcun mandato popolare. La tesi per cui l’Europa oggi è attraversata da un qualunquismo gretto e da un populismo da quattro palanche è sbagliata e serve casomai a fornire una scusa a chi non tiene in alcun conto i bisogni dei cittadini: mi auguro che dopo questo voto ci sia qualcuno che a Bruxelles come a Londra, a Berlino come a Roma cerchi di capire dove e perché ha sbagliato in questi anni e accetti di invertire la rotta accettando le istanze di autonomia e autogoverno da cui ripartire verso il futuro. I popoli europei – conclude – iniziano, piaccia o no a i vari club Bildeberg, Goldman Sachs o lobbisti di ogni razza e genere, a ridisegnare la carta dell’Europa dei popoli: la Storia torna a muoversi e la Storia siamo noi”.

 

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