Il povero supercannolo siciliano, scadenza tre mesi

di GIULIO ARRIGHINI*

Direttamente dalla Giunta Regionale della Sicilia, arriva la proposta  dell’assessore al Lavoro per un piano straordinario di cantieri da 50 milioni di euro. La novità non sono i cantieri, eterni, ma che i destinatari saranno i Comuni che dovranno includere nella forza lavoro il 70 per cento dei giovani disoccupati, eterni, entro i 35 anni e il 30 per cento degli over 50.

E ci si chiederà: ma allora, una bella fetta di disoccupati, eterni, troverà impiego, finalmente?
Macchè: è stata stimata un’occupazione di 20mila unità per tre mesi.
Poi puffete, finito tutto. Tutti tornano disoccupati e solo il Signore sa che cantieri saranno stati aperti e chiusi in tre mesi di lavoro. Dal Pd ai grillini dell’isola c’è chi non  ha sottoscritto la sponsorizzazione del cannolo siciliano da 50 milioni. “Piuttosto non si potevano dare prestiti per aprire imprese?”.  Più chiara la Cassa edile di Palermo: “La Regione diventa la prima impresa edile assistenziale italiana”. Chiara pure la Cisl: “E’ un’offesa ancora più grave di quella subita quando il governatore non ha ricevuto né ascoltato, qualche giorno fa, le proposte delle sigle sindacali e datoriali degli edili, preferendo strombazzare il sistema ripetuto dai vari governi, dell’assistenzialismo preelettorale dei cantieri lavoro”.
E Crocetta, il governatore, come si difende? “Trovo profondamente provinciali le affermazioni di alcuni che in Sicilia considerano gli interventi a favore dei poveri quale occasione di spreco”. Poveri? Spreco? E insistono, dall’assessorato:
“Questa prima misura di intervento straordinario per la lotta contro la povertà in Sicilia, che sarà estesa con le variazioni di bilancio, darà un po’ di respiro alla crisi occupazionale, in attesa dell’imminente partenza delle zone franche urbane e di una serie di interventi produttivi previsti con lo sblocco della spesa europea”.
Insomma, la Sicilia come San Francesco, dalla parte dei poveri. E anche un po’ dalla parte degli appalti, che di santo hanno poco e di profano tutto.
Certo, ha ragione il governatore, di provinciale non c’è niente. E’ tutta pasta fatta in casa. E non si butta via niente.
Un giovane su due è disoccupato, e la Sicilia è più Magna Grecia della Grecia superando col 51,3% il tasso di disoccupati degli elleni.
E’ vero che c’è la crisi, ma la disoccupazione patologica è partorita dai partiti dei trimestrali. Un tempo, caro governatore, si chiamavano lavoratori socialmente utili. Erano l’avanguardia della disoccupazione semiprofessionistica. Un po’ come i ciclisti o i calciatori dilettanti. Militavano in seconda divisione, sapevano entrare in campo ma non ne facevano un lavoro serio. Tanto, ne avevano un altro.
Memorabile fu un servizio del Sole 24 Ore del gennaio 2005. Da letteratura sindacale. Il titolo: “A 17mila Lsu il posto non interessa”. E si leggeva: “Denuncia Forlani (Italia Lavoro, ndr): abbiamo ricevuto minacce per non comunicare i nomi di chi rifiuta l’assunzione”.
E l’articolo iniziava con questa citazione isolana: “Ma quando fannu u concorsu per diventare Lsu?”. Esatto, quando c’è il concorso per diventare disoccupati? Cosa emergeva dal servizio del quotidiano? L’ambizione di diventare precari stabili. Allora erano per lavori socialmente utili, oggi è trimestralmente per cantieri apri e chiudi. Parlava, il Sole, di  “un esercito che galleggiando tra assegno pubblico e secondo lavoro spesso in nero ha trasformato una misura momentanea in una condizione permanente”.
Poi, venivano fornite alcune testimonianze. Ne citiamo una. Parla l’amministratore delegato della Gesip, che fornisce servizi a Palermo. “Quando siamo arrivati e abbiamo dovuto spiegare che a fronte di una retribuzione bisognava anche fornire una prestazione, più banalmente cioè che per avere uno stipendio avrebbero dovuto lavorare, ci siamo trovati davanti ad un muro”.
Dal 1994 al 2004, negli anni d’oro degli Lsu, vennero spesi da Napoli e Palermo qualcosa come 1,6 miliardi di euro. “Abbiamo avuto pressioni di ogni tipo – raccontava Natale Forlani – Nelle sedi regionali di Italia Lavoro i nostri responsabili hanno più volte ricevuto minacce perché non comunicassero ai centri per l’impiego il nome di chi ha rifiutato un posto”.
Oggi, il governatore respinge con sdegno le accuse di chi giudica politicamente un insulto alla povertà aprire una sorta di collocamento trimestrale. Non vogliamo neppure pensare se in quelle graduatorie ci saranno solo siciliani o anche cittadini stranieri. Altrimenti è pronta l’accusa di razzismo. Non sia mai. Ma è evidente che la politica che paga a 90 giorni il clientes elettore, non fa che rinnovare la prassi di uno Stato in debito di civiltà. Sempre verso i poveri, s’intende.
*segretario Indipendenza Lombarda
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6 Comments

  1. druides says:

    Altro ennesimo regalo ai ‘poveri’ mafiosi pagato con i soldi dei padani.
    Purtroppo, però, i padani non si ribelleranno mai. Quindi, adesso che non si riesce più neanche a far paura con le minacce di secessione, dovremo aspettarci di tutto.

  2. Sergio Scavone says:

    CITO:

    Comuni che dovranno includere nella forza lavoro il 70 per cento dei giovani disoccupati, eterni, entro i 35 anni e il 30 per cento degli over 50.

    Io sono disoccupato da quasi 2 anni, sono un tecnico in telecomunicazioni, ho 42 anni quindi non rientro nella fascia d’ età.
    Quello che mi chiedo è come mai si parla sempre di disoccupazione giovanile, ma non si parla mai della disoccupazione che va dai 35 in su!?!
    Tutto quello che si fa’ è agevolare l’inserimento al lavoro dei giovani. Ma quelli meno giovani, cosa dovrebbero fare, suicidarsi? Magari se ce lo dicessero ci potremo organizzare e fare un bel suicidio di massa in una fosse comune! Almeno in questo modo, vista la crisi, si taglierebbero le spese!
    Sono davvero schifato per quanto accade in Sicilia, sono schifato del fatto che la popolazione siciliana rimane inerte davanti a tutto lo schifo che quotidianamente vede. In Turchia sta succedendo un finimondo, persino le nonnine fanno le proteste, ed i siciliani che di vedono derubati, umiliati, insultati, privati di ogni cosa, avvelenati, rimangono a casa …
    Il 51,3% di disoccupazione in Sicilia, anche questi valori fanno riferimento ai giovani dai 16 ai 24 anni? Allora c’è da chiedersi: Qual’è la vera disoccupazione in Sicilia?
    E soprattutto, tutte queste persone, dove sono? Cosa stanno facendo? Perchè non si fa’ qualcosa???
    L’unica speranza per la Sicilia ed i siciliani, risiede nella richiesta di autodeterminazione del ns popolo. In Sicilia, se fosse staccata dall’ Italia, il lavoro non mancherebbe!
    L’unica mia speranza è che il popolo siciliano si risvegli da questo sonno che dura ormai da 152 anni, altrimenti non ci resta che fare quanto altri hanno già fatto, ovvero un bel suicidio di massa!

  3. luigi bandiera says:

    La realta’ e’ purtroppo da perdenti con questa FINTA UNITA’..!.

    E mi ripeto:

    1) al nord dicono lo stato siamo noi e si tirano su’ le maniche.

    2) in altre parti (per non dire sempre sud) dicono lo stato ci deve aiutare..!

    Maghi non se ne vede e quindi..?

    Soccomberemo..!

    Amen

  4. ingenuo39 says:

    Premetto che non so cosa sia ” Indipendenza Lombarda”.
    Se è un partito politico, o una associazione politica o un gruppo di amici che tentano di fare politica o qualcosa del genere. Un segretario di una associazione, credo debba, se le cose descritte nell’articolo sono veritiere, e avendo a disposizione nomi e cognomi, avvisare la magistratura o quantomeno interessare qualche vero giornalista e aprire una seria inchiesta, altrimenti sono solo chiacchiere su cose che tutti gli Italiani sanno. Scusate la mia ingenuità

  5. Mauro Cella says:

    In questo periodo mi viene davvero da chiedermi se chi in Italia (e non solo) si trova in posizione di potere faccia uso di droghe pesanti

    La filosofia oramai è quella dell’aiutino a breve. Credito facilitato alle aziende (e lì voglio vedere i dettagli per farmi quattro risate), sgravi a chi assume (ma, attenzione, solo in una certa fascia d’età), cantieri a tempo per fare… cosa?

    Quando finiscono i quattrini l’aiutino finisce e tanti saluti. Nel frattempo un’economia già debole (e nel caso della Sicilia molto debole) diventa ulteriormente dipendente dalla borsa pubblica. E si riprende a tirare la falda della giacca del potente di turno per un altro aiutino, meglio se in nome del “lavoro”.

    Già il “lavoro”… in Italia a livello politico ed accademico c’è molta confusione su cosa sia. Tanti, troppi, credono ancora alla vecchia barzelletta sull’Unione Sovietica, in cui una squadra di operai scavava una buca ed un’altra la riempiva.
    A casa mia “lavoro” significa creare valore aggiunto, non dare stipendi in base alle considerazioni socio-politiche del momento e vestire l’intera operazione nella solita stracca e migraniosa retorica.

    Nei corsi di management (almeno in quelli seri) viene insegnato che per trovare la vera causa di un problema bisogna chiedersi “perché” cinque volte.
    Il classico esempio dei testi è questo.
    Un operaio inizia il turno e trova sul pavimento una macchia d’olio.
    Perché?
    Una macchina perde.
    Perché?
    Una guarnizione è scoppiata.
    Perché?
    La parte era scadente anziché di qualità.
    Perché?
    Ci hanno fatto un ottimo prezzo.
    Perché?
    Il responsabile acquisti viene valutato in base a risparmi economici in breve termine.

    La soluzione definitiva non è quindi di cambiare la guarnizione (cosa che andrebbe fatta comunque), ma di rivedere i criteri con cui il responsabile acquisti viene valutato perché non sia penalizzato per aver acquistato guarnizioni più costose ma di superiore qualità.

    Applicate questo sistema per trovare il motivo per cui in Italia non c’è lavoro.

    Buon divertimento.

  6. luigi bandiera says:

    MA PROPRIO A MIAaa… CON DUDDI QUELLI CHE CI STANNO DI DIETRO..???

    Ah ah ah… tse se vien da scherzarci su’. Siamo abituati alle KOMIKE..!

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