Il plebiscito veneto visto con gli occhi di un campano emigrato

di ALESSANDRO NICOLI*

Uno pomeriggio come gli altri torno a casa per pranzo dando prima una controllatina alla cassetta delle lettere: sorpresa. Quella che dall’esterno sembrava pubblicità era invece un fulmine a ciel sereno! Avevo notato in giro, qualche giorno prima, qualche proclama di indipendenza della Lega Nord: ma oramai, dopo quindici anni che vivo in Veneto, ho imparato a non farci più caso. La minestra è sempre la stessa: il Carroccio, tutto fumo e niente arrosto!

Dentro la busta, dunque, c’era un modulo – come da immagine – con l’invito a partecipare a quattro referendum ben distinti: indipendenza del Veneto; fuoriuscita del Veneto dalla UE, fuoriuscita del Veneto dall’euro e fuoriuscita del Veneto dalla Nato.

Il punto di vista di un insorgente che vive in Veneto, ovviamente non può che essere favorevole all’indipendenza del Veneto: chi lotta per l’indipendenza del Sud e vive lontano dalla propria terra ha l’opportunità di contribuire ad aprire lo stesso dialogo anche al Sud, scuotendo ancor di più la politica italiana, che con Renzi è diventata ancor più centralista (Renzi ha detto che per lui le regioni dovrebbero essere abolite).

E comunque a parte l’indipendenza, come non essere favorevoli anche agli altri tre referendum? Penso che euro, eu e NATO, siano il risultato finale di un colonialismo “subliminale” che ha preso il sopravvento in Europa a partire dal 1860. E penso che l’unione europea con i suoi strumenti di controllo finanziario e militare, stia mettendo in serio pericolo i diritti dei cittadini attraverso strumenti come il “meccanismo europeo di stabilità” e “eurogendfor” forza militare sovranazionale, al di sopra delle leggi statali che ha sede proprio qui in Veneto (a Vicenza).

Fuori dalla NATO perché la strada della libertà dei popoli europei passa anche dalla scelta epocale di rinunciare ad imbracciare le armi cercando di divenire stati autosufficienti, che collaborano, senza dover andare più a derubare gli altri, gettando letteralmente nel cesso la regolamentazione europea (vedi arance di Sicilia lasciate a marcire mentre quelle spagnole riempiono i supermercati). Il referendum veneto, dunque, a noi piace come idea. Politicamente chi ha costruito questo evento è geniale. Ha aperto un dibattito che crea molto imbarazzo alla politica italiota (tanto è vero che i media nazionali non ne parlano quasi per niente, mentre la notizia fa il giro del mondo ma Renzi e company si son sentiti in dovere di rilasciare commenti in merito). Ed è un dibattito scomodo: ma che suona da monito per noi. Dovremmo parlarne anche a Sud.

Inutile dire che, nonostante la furbissima iniziativa, questo referendum non ha nessuna validità legale sul territorio italiano, anche se siamo certi che – in caso di vittoria schiacciante – sicuramente aprirà nuovi scenari sullo scacchiere geopolitico europeo. Inutile dire, inoltre, che quello che dice il presidente della regione Veneto, Luca Zaia, ossia l’idea di concedere un referendum per l’indipendenza ai veneti,  è una bufala: la costituzione italiana non permette secessioni, ma solo annessioni (tra l’altro in maniera molto complicata), quindi bisognerebbe prima cambiare l’articolo 117 della Carta.

Plauso in ogni caso a tutti coloro che hanno lavorato duramente e che hanno fatto loro un voto web, complimenti, ad “Indipendenza Veneta” e a Gianluca Busato (presidente). E complimenti a Raffaele Serafini, che qualche anno fa in un volantinaggio a Schio (VI) mi aprì gli occhi sulla loro attività, dandomi prova che il loro movimento oltre al revisionismo storico interno, ha ricercato anche quello del nostro territorio, screditando giustamente i falsi eroi di guerra che hanno contribuito alla distruzione del sud, esattamente come facciamo noi.

Per quanto riguarda i risultati c’è il sospetto di qualche voto “troll” di troppo: ma cio’ non toglie che comunque, già al momento, siamo di fronte ad un successo storico. E infine: il dialogo con amici di una vita nati e residenti qui è stato molto interessante. Alcuni simpaticamente mi hanno chiamato “diversamente Veneto”, altri mi hanno detto “Veneto x’è chi Veneto fa”, e altri mi hanno detto la cosa più bella “nel bene e nel male, sarei sempre quello di sempre”.

Diciamo che qui in Veneto, i meridionali a favore dell’indipendenza forse non sono tantissimi, ma con mia sorpresa ne ho trovati, e tra loro ho trovato anche qualche insospettabile, insieme ad altri che invece  mi hanno chiamato traditore della patria (e la cui paura è solo che a giugno possano non veder giocare la nazionale italiana!). Ho trovato i convinti italiani europeisti e ho trovato anche chi ha detto che è talmente evidente che siamo due popoli diversi che non c’è manco il bisogno di votare: noi gente del sud siamo e saremo sempre stranieri qua.

Gli attacchi diretti sono arrivati via web, da persone che non sono ne meridionali ne venete: non avevo dubbi che sarebbe successo questo. Mi è stato addirittura detto: “sei come gli ebrei che aiutavano i nazisti” da un imbecille di dottrina italiota! La volontà popolare è “destabilizzante e incostituzionale”. Vedi Crimea, vedremo Veneto. Ma invece l’insediamento di un presidente non votato dai cittadini è “democrazia”.

Sì, questa è l’Italia: questo è il paese dal quale vuole staccarsi il Veneto, questo è il paese di occupatori nel quale noi duosiciliani, ma non solo,  non ci riconosceremo mai.

*In collaborazione con http://www.insorgenza.it/

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18 Comments

  1. nik says:

    Bello questo articolo! Uniti contro il comune nemico. Per poter finalmente crescere nella propria cultura, diversità, bellezza…e ricchezza!

  2. Albert Nextein says:

    Non se ne parlerà tanto in italia, ma se ne parla e se ne scrive negli Usa.
    Ho letto , infatti, alcuni giorni fa sul sito di Lew Rockwell un articolo sulla materia.
    Sulla nuova repubblica di Venezia.
    Sul fermento dei veneti.

    Ovvio che il sito di Rockwell non sia frequentatissimo dalla gente comune.
    Ma ha un peso ed una qualità notevoli.
    E sono rimasto molto positivamente sorpreso di trovarvi questo articolo.

  3. nick says:

    AGGIUNGO:
    la distinzione fra lingua e dialetto è solo di natura politica.
    I dialetti sono lingue a tutti gli effetti.
    Il fiorentino parlato dalla classe media ci è stato imposto in un’ottica risorgimentale, e non è stato nemmeno digerito del tutto qui al nord, nonostante la tv e la meridionalizzazione globale.
    Quanti di noi usano il verbo al passato remoto?

    • Sandi Stark says:

      Non è proprio così, nel 1700 l’italiano era la prima lingua parlata nelle Corti europee e stava sovvertendo il francese. Alla corte del Re di Prussia prevaleva il francese, a quella di Maria Teresa prevaleva l’italiano, che la Regina conosceva perfettamente e parlava molto meglio del tedesco, anche se la sua lingua preferita era il viennese.

      Nessuno aveva dubbi che nella Penisola l’italiano fosse la lingua letteraria prevalente, tant’è che la stessa Maria Teresa insegnò questa lingua ai lombardi, suo figlio ai toscani ed i loro eredi ai veneti e friulani, mentre il resto della Penisola restava analfabeta come sappiamo, fino ai tempi del Maestro Manzi.

      Nell’esercito multinazionale asburgico, l’italiano era la seconda lingua più conosciuta dagli ufficiali e questa conoscenza durò per decenni dopo aver perso il Regno del Lombardo Veneto, con percentuale massima storica del 80%,

      Altro discorso è dire che nei primi del 1800 nella Penisola l’italiano era conosciuto e parlato dal 2% del popolo (pensi l’assurdo, se contiamo il Litorale ed il Tirolo, c’erano più persone in grado di leggerlo e scriverlo all’estero che nella Penisola) e che questa minoranza era rappresentata dai borghesi e nuovi letterati che contavano, perchè sarebbero stati gli unici a votare fino al 1909 e perchè furono coloro che assorbirono e diffusero gli ideali risorgimentali usati dai Savoia per conquistare gli Stati pre unitari e parti importanti di Stati esteri.

      E’ normale nel mondo che esista una lingua letteraria e le parlate locali, succede in tutti i Paesi. Il tedesco “Hochdeutsche” che viene insegnato, si era formato al seguito dell’evoluzione del Sacro Romano Impero, nel 1800 era la lingua burocratica e letteraria. Nessun problema, nei paesi germanofoni dove coesistono oltre 35 principali lingue locali, spesso intelleggibili da chi conosce solo il tedesco letterario o “lingua alta” come si dice in tutto il mondo e come dice il suo stesso nome.

      Altra cosa è denunciare l’uso politico dell’italiano e di come esso si evolse nel corso del tempo con scopi più politici che letterari. Vedi ad esempio le epurazioni dei vocaboli dei primi del 1800, quando insigni linguisti che nemmeno sapevano cosa fossero gli ideali risorgimentali, cassavano le parole di etimo “straniero” dai dizionari vernacolari, perchè suonavano male ai loro orecchi neo classici e toscanocentrici. O anche l’operazione Manzoni, che originariamente usava molti più influssi lombardi nei suoi scritti, che italiani o toscani.

      Si può anche denunciare la campagna di denigrazine dei “dialetti”, che continua tuttora. Questo si che non esiste al mondo, nei paesi germanofoni non è mai circolata un’idea tanto pittoresca e se guarda le TV austriache e bavaresi, se ne può rendere conto.

      Si può dire che il Re Vittorio Emanuele parlava francese e che conversava in questa lingua nel 1875 con Franz Josef, che invece conosceva bene l’italiano. Si può dire che l’esercito piemontese usava gli interpetri nelle sue campagne di conquista, perchè i mililtari parlavano piemontese o francese.

      Ma che il toscano sia stato imposto come poteva essere imposta una qualsiasi altra parlata peninsulare, non è vero. Nonostante notevole letteratura goldoniana, non esistevano grammatiche e libri di scuola in veneziano, come non esistevano in nessun’altra lingua preunitaria.

      Agli italiani analfabeti post 1860 non si poteva insegnare altro che l’italiano, o il tedesco, o il francese o lo spagnolo o l’inglese.

      • Valerio Costenaro says:

        l’ unità d’ Italia è stata una iattura per tutti i Popoli preunitari e la “espressione geografica” che racchiudeva tanti popoli ma che civilmente, culturalmente, economicamente era la più avanzata d’ Europa….ne ha sofferto terribilmente perché da entità plurima frutto di naturale evoluzione ne è scaturito un aborto, un qualcosa di indefinito, di artificiale….che ha raramente prodotto quei geni e quelle eccellenze quando era “diviso” e portando da allora discredito al nome d’ Italia in tutto il mondo.
        Prima dell’ unità ogni Popolo d’ Italia dava il meglio di se stesso dopo l’ unità ha prevalso il peggio del peggio ovunque…..

  4. Annibale says:

    Resta il fatto che fra i meridionalisti non se ne trovi uno che sia uno che sia favorevole alla secessione, anzi in genere militano in formazioni della destra italiana più centralista. La stessa che fa campagna per Salvini.

  5. Luke says:

    Bravo Nicoli, complimenti. Veneto xe chi el Veneto fa

  6. pippogigi says:

    Ho letto con piacere. L’italia è solo una finzione, una struttura artificiale come la jugoslavia, la cecoslovacchia. La cosa peggiore è che il risultato è risultato molto inferiore alla somma delle parti, da Stati gloriosi, con una propria lingua, cultura, storia si è arrivati ad un entità disastrosa su tutti i fronti, non escluso quello economico. L’indipendenza dei vari Stati che sono stati conglobati nell’inutile e dannosa italia non potrà che essere vantaggiosa per tutti: in ogni caso non si potrà fare peggio di così, si può solo migliorare.
    Sul fatto che la Costituzione italiana non permetta la secessione avrei da ridire: se la Costituzione italiana scrivesse che la Nuova Zelanda fa parte dell’italia e non può secedere, i neozelandesi risponderebbero con pernacchie, come minimo.
    Bisogna valutare quale sia il titolo di possesso da parte della repubblica italiana su territori come il Veneto o la Liguria: la conquista militare? dei plebisciti burla?
    Per me il Veneto, la Lombardia, la Liguria, il Piemonte, ecc, non fanno parte e non ne hanno mai fatto parte, dell’italia, sono stati sovrani ed al limite il referendum dovrebbe essere fatto per chiedere a questi popoli se vogliono far parte dell’inesistente italia. Padroni a casa propria….

    • StMark90 says:

      Stati gloriosi con una propria lingua? Magari se avessi studiato di più ti accorgeresti che tutti gli stati preunitari dell’età moderna avevano come lingue ufficiali latino e italiano e che l’Italia fu una delle prime nazioni a formarsi dopo la caduta dell’Impero Romano ma non le fu permesso di farsi stato perché in una posizione geografica troppo strategica, che le avrebbe permesso di dominare i commerci mondiali, per questo fu divisa e soggiogata al dominio straniero. Solo la Repubblica di Venezia e la Repubblica di Firenze furono relativamente indipendenti dal dominio straniero, ma quando il mediterraneo perse importanza non contarono più nulla e scomparvero nel giro di qualche anno sotto dominio straniero.

      • Veneto Oggi says:

        Caro STMARK meglio che studi un po’ di storia.
        L’italiano ed il latino erano solo due lingue scritte utilizzate abbastanza nei vari stati italiani.
        Nello Stato Veneto si scriveva molto anche in Venexian (vedasi documenti negli archivi di mezza Europa) e certamente si parlava solo in Veneto-Veneziano. Del resto nel suo Viaggio in Italia un famoso francese dei primi dell’800 ce ne da’ pieno conto.
        Quanto al paragone tra Repubblica Veneta e Repubblica di Firenze sono stupito.
        La Repubblica Veneta era uno stato del tutto indipendente che faceva costante opera di contrasto al predominio spagnolo nella penisola e che ha combatutto guerre importanti contro l’Impero Turco ma anche contro l’Impero d’Austria.
        Uno stato che era un piccolo impero.
        Tu hai ascoltato troppa dottrina di stato italiano e poco studio autonomo della verità storica.
        Che l’Itaia fosse una nazione dalla caduta dell’Impero Romano mi lascia poi ancora più stupito.
        E’ evidentissimo che così non è.
        E’ vero proprio il contrario.
        Queste sono le dottrine dello STATO dei Savoia che cercava di giustificarsi con la palla della mancata unità. Unità di cosa io mi chiedo? Da chi sono stati liberati i Napoletani ed i SIcialini nel 1860? Da se stessi?
        Suvvia siamo seri.
        Davvero meglio studiare un po’ di più.

      • pippogigi says:

        Mi ricordo un film di Woody Allen, “il dittatore del libero stato di bananas”. Un rivoluzionario di qualche isoletta caraibica appena preso il potere dichiarava lo svedese come lingua ufficiale.
        Pretendere, per esempio, che l’italiano sia lingua ufficiale in Piemonte è più o meno come imporre lo svedese a Cuba. Se uno è “cutu”, gli altri non sono obbligati ad esserlo, specie se hanno un cervello funzionante.
        Il Piemontese ed il Veneto sono riconosciuti come lingue dall’Unesco, ecco il perché delle proprie lingue.
        Le più antiche forme scritte di piemontese sono nei “Sermoni subalpini” del 1100. Quanto ci volle per avere qualche forma di italiano scritto, la discussione tra uso latino e volgare, ancora due secoli? un po’ tanti…
        Sulla gloria di questi Stati vorrei ricordare la partecipazione attiva di Venezia e Genova alle crociate, i lombardi alla prima crociata non è solo il titolo di un opera ma un fatto storico, i lombardi intesi come abitanti della Padania organizzarono una loro crociata che seguì quella principale.
        Alla battaglia di Lepanto la parte grossa fu fatta da Venezia e un ammiraglio genovese guidava la flotta spagnola, vi parteciparono pure tre navi Piemontesi, il Ducato di Savoia aveva una piccola flotta a Nizza.
        I balestrieri genovesi erano truppe mercenarie famose come gli svizzeri, parteciparono alla battaglia di Azincourt (guerra dei cent’anni) tra l’altro.
        Una storia con impero coloniale, battaglie navali, diplomazia, guerre, importanza presso la corti europee ed internazionali.
        Che l’italia sia stato uno dei primi stati a formarsi è una bugia belle buona. Se prendi un atlante storico troverai la Gallia Cisalpina e la Magna Grecia, niente italia, poi l’Impero Romano, niente italia, Regno degli Ostrogoti (con l’attuale Austria e mi pare parte dell’Ungheria) niente italia, poi il Regno Longobardo e i bizantini, niente italia, poi Repubblica di Venezia, Genova, Ducato di Savoia e Milano, niente italia.
        Bisogna arrivare al 1861, un po’ tardi, specie considerando che al termine della guerra dei cento anni, Francia ed Inghilterra erano praticamente già formate.
        Se fossi un professore di Storia ti avrei bocciato. Studia, ma non sui libracci propagandistici italiani, usa la testa…..

      • nick says:

        a stMark90

        Ma quando mai!
        In Piemonte ancora nell’Ottocento si parlava solo dialetto e francese (fra le classi colte).
        La distinzione fra lingua è dialetto è SOLO di natura politica!

        • Roberto says:

          poi soprattutto i piemontesi prima della prima guerra mondiale non si sono MAI considerati italiani, ma anzi, facevano parte di un paese che comprendeva la Savoia e un pezzo di Provenza, in cui non c’era alcuna frontiera..

      • nick says:

        A StMark90

        Se TU avessi studiato sapresti benissimo che le tue affermazioni sono campate in aria.
        Ti ricordo che in Piemonte ancora nell’Ottocento si parlava solo dialetto, e dialetto e francese da parte delle classi colte.

      • StMark90 el ga scrito:
        19 Marzo 2014 at 3:07 pm #

        Stati gloriosi con una propria lingua? Magari se avessi studiato di più ti accorgeresti che tutti gli stati preunitari dell’età moderna avevano come lingue ufficiali latino e italiano e che l’Italia fu una delle prime nazioni a formarsi dopo la caduta dell’Impero Romano ma non le fu permesso di farsi stato perché in una posizione geografica troppo strategica, che le avrebbe permesso di dominare i commerci mondiali, per questo fu divisa e soggiogata al dominio straniero. Solo la Repubblica di Venezia e la Repubblica di Firenze furono relativamente indipendenti dal dominio straniero, ma quando il mediterraneo perse importanza non contarono più nulla e scomparvero nel giro di qualche anno sotto dominio straniero.

        ===========================================

        1) Stati gloriosi con una propria lingua? Magari se avessi studiato di più ti accorgeresti che tutti gli stati preunitari dell’età moderna avevano come lingue ufficiali latino e italiano …

        Al termene de l’enpero roman se gà formà łi stati regno-xermani, łe xenti de l’ara tałega łe parlava ła so łengoa natural o volgar e łe clàsi exemoni łe favełava anca el latin, el xerman, el grego.
        Łi stati a exemonia xermana łi xe durasti 900 ani (3 secołi de pì de l’enpero roman), l’area lagounare veneta ła ga vesto naltra storia co l’enpero bixantin;
        verso el 1100 xe scuminsià łi ani de formasion dei comouni, senpre soto l’enfloensa xermana (a parte par Venesia ke ła jera soto l’enfloensa bixantina).

        2) l’Italia fu una delle prime nazioni a formarsi dopo la caduta dell’Impero Romano ma non le fu permesso di farsi stato perché in una posizione geografica troppo strategica, che le avrebbe permesso di dominare i commerci mondiali, per questo fu divisa e soggiogata al dominio straniero.

        Coante ensemense, anca el dominio roman el jera on domegno o jogo foresto, anca coeło bixantin, anca coelo xerman dei goti, dei longobardi, dei franki, dei sasoni, anca coeło spagnolo-borbonego, anca coeło françoxo, anca coeło aostriago, anca coeło venesian, anca coelo savoiardo, anca coeło teronego de ancò … coando ke se xe domenà el domegno lè senpre foresto, l’onego domegno ke no lè foresto lè coeło de ki ke xe paron a caxa sua.

        3) Te mensiono ke la fine de l’enpero roman ła xe stà na leberasion na grasia par tute łe xenti tałego ouropee e de sta grasia a ghemo da rengrasiar łe xenti xermani ke łe jera manco barbare dei romani.

        Mexoevo – ani o secołi veneto-xermani (suxo 900 ani) e naseda o sorxensa dei comouni
        http://www.filarveneto.eu/forum/viewforum.php?f=136

        Mexoevo – ani veneto-venesiani en lagouna – 1.000 e pì ani – de cu 650 come comoun e repiovega (Bixansio e Repiovega Serenisima)
        http://www.filarveneto.eu/forum/viewforum.php?f=137

        Periodo o ani o secołi veneto-venesiani – 400 ani (Stato-Repiovega Veneta de Tera e de Mar)
        http://www.filarveneto.eu/forum/viewforum.php?f=138

  7. Annibale says:

    cito: “E comunque a parte l’indipendenza, come non essere favorevoli anche agli altri tre referendum?”

    Ecco, questa un po’ è la logica di quelli tipo “Patriae” di Salvini. Ti dicono: sì bene la lotta agli immigrati e tutto, ma la secessione, quella no.

  8. Dan says:

    >> questo referendum non ha nessuna validità legale sul territorio italiano

    Ma quello è territorio veneto dove la volontà dei veneti è legge.

    • pierino says:

      tanto piu che l annessione era una truffa, ed è pure stata cancellata due anni fa.
      si riscrivo, l italia ha eliminato l annessione

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