Il piano del candidato Romney per gli Usa: più petrolio e nucleare

di REDAZIONE

In ventuno pagine Mitt Romney, candidato alla casa Bianca, svela il suo piano energetico per rendere l’America autosufficiente in termini energetici. Ripresa delle perforazioni offshore, completamento del gasdotto Keystone, che dal Canada attraverserà gli Stati Uniti fino al Golfo del Messico trasportando petrolio per 2.500 chilometri e una revisione delle norme ambientali in senso più favorevole alle imprese energetiche con limiti meno stringenti. Questi sono alcuni dei punti principali del piano che prevede anche che gli stati controllino la produzione di energia al loro interno, con meno vincoli federali, e l’accelerazione nel processo di autorizzazione di nuovi reattori nucleari.

Sul tema della green economy invece Mitt Romney, in caso di vittoria, punta a ristabilire la parità tra fonti tradizionali e fonti green. Queste ultime nel corso della presidenza Obama avevano goduto di benefici fiscali giudicati sproporzionati rispetto ai reali benefici che hanno apportato. L’obiettivo del piano energetico, secondo il documento del candidato repubblicano, è quello di rendere l’America indipendente anche attraverso accordi internazionali con il Messico e il Canada. Investimenti che – secondo Romney – dovrebbero portare alla creazione di milioni di posti di lavoro e a maggiori introiti per le casse statali, utili per ulteriori investimenti. L’energia rappresenta un tassello importante per la campagna di Mitt Romney, che punta a fare breccia nell’elettorato anche sfruttando gli aumenti del costo dei carburanti che pesano sempre più sul consumatore medio americano. Il piano è stato annunciato martedì da Romney durante un tour elettorale di raccolta fondi a Houston, in cui erano presenti anche l’Amministratore delegato di ExxonMobil, Rex Tillerson, oltre ad altri big dell’industria energetica americana. L’episodio non ha mancato di suscitare polemiche e attacchi da parte dei democratici che vedono il piano di Romney come un ennesimo favore ai big dell’industria piuttosto che un intervento a favore della classe media americana o uno stimolo per rimettere in moto l’economia.

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One Comment

  1. alberto says:

    Mah, sembra un piano di emergenza… Dovrebbero puntare diritti sulla fusione nucleare, in 10 anni la potranno usare se investiranno massicciamente.

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