Il peggio dell’Italia visto da Oneto

 

di GILBERTO ONETO

Che libertà e democrazia siano nello stivale merce rara e distribuita col contagocce e a intermittenza è una triste realtà che ha – nella sua veste patriottica e unitaria – 153 anni. La vicenda è però sempre stata edulcorata da un velo di ipocrisia che consentiva di esibire apparenze decenti. Anche questo velo è caduto: si è cominciato fottendosene dei risultati dei referendum popolari, si è passati ai listoni compilati dalle segreterie dei partiti, poi alle soglie di sbarramento, e ai governi creati con manovre extraparlamentari giustificate da qualche emergenza più o meno fasulla.

Oggi si è arrivati alla sublimazione dell’italocrazia: al governo viene “distaccato” un giovanotto di tante parole e di poche idee, che nessuno ha eletto, in sostituzione di un altro – altrettanto inetto – ma che poteva almeno vantare un briciolo di investimento formale. L’operazione è spudorata  e non ha neppure la misera consolazione della schiettezza: i veri padroni del vapore non si sono presentati su un palco – come facevano i generali cileni o il Comitato supremo dell’Urss – a dire “Così è perché così ci piace” ma si nascondono dietro a marionette e a statue di cera.

Il nuovo governo nasce da licenziamenti, colpi di palazzo, articoli a orologeria di giornalisti americani, interventi della Bce, fruscii di grembiulini, scambi di pizzini fra mammasantissime e vecchi rituali da Botteghe Oscure.

Dietro le quinte si muovono poteri forti, finanza internazionale, interessi inconfessabili, logge massoniche, organizzazioni criminali incistate nel corpo dello Stato e vecchi rancori comunisti. In prima fila zampettano un Presidente che ha attraversato con compassata autorevolezza tutta l’italianità (è stato fascista, comunista, carrista, intercettato, trasvolatore low cost, risorgimentalista: gli manca solo di avere presentato Sanremo), un Cavaliere imprenditore, politico, dongiovanni, inquisito, gorgheggiatore, cinofilo e gelliano, un paio di Presidenti delle Camere dall’aspetto trucido e un po’ iettatorio, e – infine – un attor giovine tirato fuori di peso da una foruncolosa nidiata di “marturel de l’uratori”, un saccente e logorroico catto-comunista un po’ Cateno,  Benigni e La Pira.  Con questo cast (arricchito da una banda di comparse di proporzionata qualità) va in scena lo spettacolo della “Nuova Italia” (che somiglia drammaticamente a quella vecchia), che gira la penisola su un treno chiamato “Italicum” (che somiglia a “Italicus”) su cui possono salire solo i clientes dei due partiti maggiori, che si dicono diversi e alternativi ma che in realtà sono uguali e consociativi. Se non altro, si è finalmente fatta chiarezza: lo Stato italiano si rivela per quello che è davvero, una patriottica consociazione di massoni, mafiosi e comunisti che si avvale di un esercito di burocrati e di mantenuti.

L’obiettivo condiviso è di umiliare la gente per bene, rapinare il frutto del lavoro dei cittadini mediante l’estorsione fiscale, distruggere ogni libertà politica con una legge elettorale sciagurata, annientare ogni identità con l’immigrazione, terrorizzare la gente con la criminalità grande e minuta, ridurre in povertà la Padania e distruggere ogni autonomia. Non è un caso che i punti su cui hanno subito trovato un granitico accordo sono l’abolizione  delle Province, la colpevolizzazione delle Regioni, l’attacco a quelle a Statuto speciale, la cancellazione dei costi standard  e la revisione del Titolo V, il solo scampolo di autonomia conquistato in vent’anni.

Consola solo che non andranno lontano. Si schianteranno trascinandoci tutti in un baratro da cui le nostre  comunità potranno uscire solo facendo il contrario di tutto quello che è stato loro fatto subire. Facendo il contrario dell’Italia.

(da lindipendenzanuova.com del 23 febbraio 2014)

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2 Comments

  1. RENZO says:

    Il caro amico Gilberto è sempre al nostro fianco per indicarci la via… Immortale!
    WSM

  2. giancarlo says:

    Oro colato come sempre i testi di Oneto.
    Ormai lo potremmo anche definire un profeta in patria…..inascoltato da chi avrebbe dovuto ascoltarlo.
    Non vi sono visioni degne di questo nome ed i politici navigano nel buio pesto della loro arroganza ed ignoranza.
    Sono, come sempre, i più buoni , bravi, migliori e lungimiranti che se ne vanno prima degli altri.
    Ci sarà un perché e ci sarà pure un finale che i mediocri o peggiori non si aspettano.
    WSM

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