Il Pd dell’Unione sovietica europea. Per tutti un grande gulag senza referendum

di ROBERTO BERNARDELLIgulag

“Non possiamo rassegnarci all’Europa degli ultimatum”, “l’Europa si salva davvero solo se ritrova il senso di comunità. Voglio dire che in un club non si mira ad escludere uno dei membri, né ad imporre le regole del più forte o del più avvantaggiato”. Lo afferma Sandro Gozi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega agli Affari europei, in un colloquio con il Corriere della Sera.

E quale sarebbe la sorprendente proposta? Leggiamo:   “Non possiamo pensare di assistere a un meccanismo che consente a una nazione o a un singolo organismo di decidere del destino di altri 300 milioni di cittadini europei. Mi riferisco al referendum indetto in Grecia, così come, in passato, all’intervento del Bundestag o a quello della Corte costituzionale tedesca”. Motivo per cui Gozi  suggerisce l’introduzione di uno strumento come il referendum europeo, idea cara allo stesso premier Renzi: “Le prossime grandi decisioni in materia monetaria, economica o di sviluppo dovranno essere sottoposte nello stesso giorno a tutti i cittadini degli stati membri”.

In altre parole: sui trattati non ci hanno fatto dire “beh”. Sull’euro men che meno. Per non parlare del pareggio di bilancio in Costituzione. Però, democraticamente col pelo sullo stomaco, il Pd magnanimo dice che adesso sulle questioni della finanza dovranno esprimersi 300 milioni di cittadini. O tutti o nessuno. Nessuno stato ha il diritto di alzare la testa e dire NO. Occorre chiedere il permesso degli altri. L’Europa insomma è e resta una prigione, un grande gulag, in cui il principio dell’autodeterminazione è stato rimosso.

Presidente Indipendenza Lombarda

 

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