Il Pd conquista Maroni e il referendum lombardo va a ramengo. Si tratta con Roma, il popolo non vota

di STEFANIA PIAZZO

raccontami_una_favola

Raccontami una favola…. Quella del popolo lombardo che poteva votare, alla catalana. Semplicemente, ma non banalmente, è andata invece così. Che il Pd lombardo ha presentato nei giorni scorsi una proposta di iniziativa consiliare per l’autonomia, una proposta così bella e lusinghiera, piaciuta da morire a Roberto Maroni, che riconosce l’esistenza di un residuo fiscale spaventoso, così da andare a trattare con Roma senza scomodare i lombardi e quindi senza chiamarli a votare un referendum per contarsi e dire che vogliono più soldi a casa loro. Ci pensano i partiti, ci pensano il consiglio regionale, il Pd e il governatore.

Scadranno i tempi per convocare il referendum che era stato deciso dalla legge regionale del febbraio scorso. Il consiglio regionale sarà chiamato presto a votare la proposta Pd-Maroni. Senza prevedere un referendum, magari anche confermativo.

Il Pd ha vestito i panni della Lega che c’era una volta, ha affrontato i temi della questione settentrionale come non ha fatto mai e ha bagnato il naso ai vertici del Carroccio lombardo, ha trattato con Maroni per trattare con la capitale. Un grande capolavoro politico. Di chi sa fare politica. Risultato? U po’ di bandiere del Carroccio a protestare sotto il Pirellone. Salvini che voleva andare in Nigeria anziché in Catalogna. Ma non si lamentino i lumbard. La Nigeria è sempre più a Nord della Tanzania.

Si potrebbe fare ancora in tempo per collegare la proposta del Pd ad un referendum? C’è chi dice assolutamente sì. Però non è la Lega.

Settimana scorsa, alla presentazione del comitato referendario per sostenere l’autonomia differenziata e invitare Maroni a convocare al più presto la consultazione popolare, Roberto Bernardelli, presidente di Indipendenza Lombarda, aveva scherzosamente scommesso con Alex Storti, caparbio promotore dell’iniziativa, che Maroni non avrebbe convocato il referendum. Ha vinto Bernardelli. Ma hanno perso i lombardi. Capolavoro politico.

Non ci resta che rispolverare le cose già dette e già scritte. Era il febbraio del 2015 e sul nostro quotidiano, sperando di smuovere qualche coscienza, avevamo pubblicato questo articolo dal titolo: Flop storici. Quando dal 2007 la Lombardia aprì trattative con Roma per l’autonomia. Ma dal 2008 non governava anche Maroni?

Ecco il testo.Un ripasso per chi non dimentica. E per le lingue lunghe che di mestiere criticano. Gossip, da Lombardia 2000!

 

http://www.lindipendenzanuova.com/flop-storici-quando-dal-2007-la-lombardia-apri-le-trattative-con-roma-per-lautonomia-ma-dal-2008-non-governava-anche-maroni/

 

“E con la volontà del popolo lombardo noi andremo a Roma a trattare per l’autonomia della Lombardia”, disse il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, all’approvazione del referendum consultivo per chiedere autonomia. Ma non è la prima volta. Forse non tutti ricordano che la rincorsa per sganciarsi da Roma era stata presa anche qualche anno prima, e con effetti pari allo zero. Governava Formigoni, la Lega governava la Regione più ricca d’Italia. E come andò a finire tutto il processo, allora più condiviso di oggi (senza 5Stelle, col fischio…)?

Le fasi

Dapprima nella seduta del 27 luglio 2006 il Consiglio regionale approvò un ordine del giorno, avviando la proposta di negoziazione con lo Stato
per l’attuazione dell’ art. 116, comma terzo, dell’ art. 117 e dell’ art. 119 della Costituzione. Poi, con una prima delibera della Giunta del 15 settembre 2006 (la n. VIII/003159), approvò  il “documento di indirizzo per l’avvio del procedimento di individuazione di ulteriori forme e di condizioni particolari di autonomia per la Regione Lombardia ai sensi degli artt. 116, 117 e 119 della Costituzione”.

Poi, con delibera della Giunta Regionale del 7 novembre 2006 (n. VIII/003487), varò un documento di ricognizione dei possibili ambiti di attuazione dell’art. 116, III comma della Costituzione, da inviare al Consiglio, da parte del Presidente della Giunta, per l’approvazione ai fini del perfezionamento dell’intesa tra Stato e Regione. E andò a finire così.

Finalmente il negoziato

‟Regione e Governo si sono trovati il 30 ottobre 2007 a Roma per dare ufficialmente il via al negoziato per il trasferimento alla Regione di competenze sulla base del terzo comma dell’articolo 116 della Costituzione, per l’applicazione del cosiddetto “federalismo differenziato”, racconta il sito della Regione Lombardia. Eravano nell’era del breve governo Prodi, da lì a poco la Lombardia avrebbe avuto come interlocutori proprio i ministri del Nord, dopo che Berlusconi riprendeva saldamente in mano Palazzo Chigi.

E del negoziato che ne fu? La Lombardia aveva ancora lo stesso governatore, Formigoni, gli stessi assessori e consiglieri, le delibere erano ancora pienamente efficaci. Che accadde col governo di Berlusconi e, anche, di Maroni allora ministro dell’Interno? Da ottobre 2007 a maggio 2008, quando ci fu il  passaggio di mano, passarono pochi mesi, ma che ne fu dell’autonomia lombarda in quattro anni circa di legislatura di centrodestra, con un fior fiore di ministri leghisti?

Erano almeno  dodici gli ambiti su cui la Regione aveva avviato il confronto con il Governo nazionale per chiedere maggiore autonomia:

– ambiente,
– beni culturali,
– giustizia di pace,
– organizzazione sanitaria,
– comunicazione,
– protezione civile,
– previdenza complementare integrativa,
– infrastrutture,
– ricerca scientifica e tecnologica,
– università,
– cooperazione transfrontaliera e
– sistema bancario regionale (casse di risparmio e aziende di credito a carattere regionale).

Intanto si iniziava ad aprire una porta e ad entrare in casa propria. L’intesa tra Governo e Regione Lombardia, con la quale si era dato avvio al negoziato per verificare “le condizioni di trasferibilità delle suddette competenze dallo Stato al governo regionale”, venne firmata il 30 ottobre 2007.

E poi? Come ebbe seguito con i federalisti e gli indipendentisti che oggi rivendicano con il referendum consultivo lombardo come strumento di persuasione e di trattativa con il governo Renzi?

Si può credere a tutto, ma non si può resettare il cervello dimenticando il passato. Elettori coscienti sì, gonzi no.

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6 Commenti

  1. Marco says:

    L’indipendentismo nel 2016 sarà più forte che mai specialmente in Veneto e Lombardia!
    Come nascondere polvere sotto il tappeto, non è che se mass-media offuscano l’indipendentismo questo scompaia, perchè è vero il contrario.
    L’indipendentismo Veneto e Lombardo sconquasseranno la struttura geopolitica italiana.
    Scommettiamo? Preoaratevi!

  2. GPaolo says:

    Piaccia o no, cari amici loro sono i rappresentanti di una parte del popolo che é a loro immagine e somiglianza, tutto il resto sono solo chiacchere!

  3. Chi ci conosce da tempo come te , sa che lo ripetiamo da sempre, la Lega Nord ha sempre fatto solo proclami mai seguiti da azioni concrete per la gente.
    In particolare la nomenklatura ristretta ( Maroni,Calderoli, Bossi, Salvini )
    Quello che a noi sembra sempre incredibile, è che la gente continui a credere sempre a tutte queste fandonie
    orgSGC

  4. Marco says:

    Come volevasi dimostrare. Da vecchio leghista dissi tempo fa che Salvini avrebbe distrutto qualsiasi riferimento all’Indipendenza nella Lega Nord. che avrebbe creato un partito italiano. Sta accadendo. Via anche Radio Padania. Poi creerà la Lega Italia o dei popoli e via. Si è assicurato di non lavorare per altri 20 anni. E se penso a quanto tempo e soldi che ho dato loro…mi viene una rabbia. Ho buttato via tutto, anche il video della prima Pontida mentre stringo la mano a Bossi che sale la scaletta.

  5. Non ne posso più di questi farlocchi della Lega Nord..sono veramente Patetici!!!

  6. renato says:

    Capolavoro politico. Esatto. I cattocomunisti (Clero e PC) sono sopravvissuti al ’68, e ci hanno pure fatto la cresta; mentre i dilettanti si azzuffano. Vediamo un po’ come va a finire, anche in Veneto.

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