Il Pd che si stacca da Renzi contro Fornero e pareggio di bilancio

di GIOVANNI D’ACQUINOfornero 11

Prima la sinistra aveva un problema di uomini, di leadership. Bersani, pur avendo vinto, non aveva i numeri per fare il governo né il carisma per attrarre consenso attorno ad un programma. Il Paese restò in stallo per mesi. Poi arrivò Letta, il presidente più imbalsamato della storia. Infine, arrivò Renzi, e il resto si sa.

Ora il Pd ci ripensa e il decisionismo radicale del premier su tutto, non solo sul Jobs act, ha fatto da detonatore alla prima crepa dei 30 deputati che non hanno sostenuto la riforma del lavoro ma che, anche, non hanno digerito la riforma Fornero. E questo si fa più interessante. E che neppure hanno a cuore il pareggio di bilancio che taglia le gambe a tutti. E questo è non secondariamente importante. Insomma, esiste una sinistra che qualcosa da dire ce l’ha ma che non l’ha mai detto a voce alta. Perché non l’ha mai fatto prima?

Gianni Cuperlo, dissidente tra i dissidenti, su facebook risponde a Renzi:  quanto ai dissidenti “non è ‘gente’, Matteo. Sono parlamentari del partito che tu presiedi. Ciascuno di loro ha una biografia, risponde alla sua comunità politica e di territorio. Sul pareggio di bilancio e sulla legge Fornero abbiamo detto e scritto non poche cose”.

Si guardino attorno, allora.

 

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