Il patto Moro-Arafat: l’Italia evitò le bombe ma USA e Gran Bretagna erano furibondi. Lo svela uno 007 italiano 

arafatdi PIERO LAPORTA – Rieccolo, il tormentone “lodo Moro”, come ad ogni anniversario della morte dello statista. Che cos’è il Lodo Moro? Il giudice Carlo Mastelloni, intervistato da La Stampa, ha un’idea precisa: «Era un accordo non scritto, che si è andato affinando nel tempo. Qualcosa del genere lo siglarono anche i francesi. Il nostro, però, era più articolato: prevedeva, in cambio della non belligeranza dei palestinesi contro

 

l’Italia, sostegno politico nelle sedi internazionali e molti aiuti materiali. Mi risultano consegne di armi, nascoste dietro il sistema delle triangolazioni, e poi camion, ospedali, soldi, borse di studio per i loro studenti, i quali peraltro tutto facevano meno che studiare, libero transito per il nostro territorio di armi e di combattenti. L’accordo prevedeva anche la liberazione di terroristi palestinesi nel caso la polizia li avesse arrestati».
È vero? È falso? Ascoltiamo uno che conosce la materia di prima mano.
Il generale Armando Sportelli è stato un agente segreto operativo al massimo livello, non un passacarte, per intenderci. Ha concluso onorevolmente la carriera a metà degli anni ’80, da dirigente di vertice del SISMI. Quando l’Italia contava qualcosa nel Mediterraneo, egli tenne le fila dei rapporti con Olp, Mossad, servizi iraqeni, egiziani, libici nonché con i servizi statunitensi e inglesi nel Mediterraneo. Come tutti i bravi agenti, non ha la faccia da 007, piuttosto lo si direbbe un professore di storia in pensione, dall’ottima memoria e una quantità di ricordi da inanellare. Il celebre colonnello Stefano Giovannone fu alle dipendenze del generale Sportelli.

Generale, sui giornali ritorna il lodo Moro. Che cos’è? È esistito, sì o no?

Fu un accordo politico con l’Olp di Yasser Arafat. Il servizio fu sollecitato da Aldo Moro, ministro degli Esteri. Incaricai il colonnello Giovannone per i primi contatti, seguendone gli sviluppi, intervenendo direttamente quando si rese necessario. Giovannone fu alle mie dirette dipendenze finché non lasciò l’incarico di capo centro a Beirut, nell’autunno 1981.

Può spiegare una volta per tutte che cos’è il lodo Moro?

Certo, non è affatto un segreto. Il “Lodo Moro” fu un accordo politico fra Olp e Italia, che Aldo Moro volle fin dal 1971, affinché gli uomini di Arafat non facessero attentati in Italia. Noi offrimmo in cambio appoggio politico affinché l’Olp fosse riconosciuta dalla Comunità Economica Europea. Questa fu l’unica moneta di scambio. Non capisco questi “scoop”: la verità sul lodo Moro l’ho testimoniata più volte davanti alla magistratura; non c’è nulla di segreto.

Il giudice Mastelloni sostiene che l’Olp ebbe mano libera, grazie al lodo Moro, per una quantità di azioni illegali, dal trasporto di armi ed esplosivi agli attentati…

Non fu concesso nulla di tutto questo all’Olp. L’accordo, stipulato sulla parola da Giovannone con Yasser Arafat, lo ripeto con Yasser Arafat e non con altri, non previde alcuna immunità. La contropartita all’Olp arrivò col Vertice della Comunità Europea (CEE) di Venezia, il 12-13 giugno 1980, che riconobbe ai palestinesi il loro diritto all’autodeterminazione. La CEE – attraverso l’Italia – avviò il dialogo euro-arabo, strategico per gli approvvigionamenti energetici.


Generale, in cambio della sicurezza di non subire attentati, la “dichiarazione di Venezia” appare poca cosa.

Al contrario, fu importantissima per Arafat. Fino alla “Dichiarazione di Venezia”, Arafat era un bandito e l’Olp la sua accozzaglia. Dopo il 13 giugno 1980, furono legittimati a livello internazionale. Senza quel riconoscimento, oggi l’indipendenza della Palestina sarebbe una chimera.

Lei esclude la “man salva” per l’OLP, altri tuttavia potrebbe averla concessa a sua insaputa.

Nel merito, ebbi stretti rapporti con Arafat, verificando il negoziato passo dopo passo. La Dichiarazione di Venezia fu una contropartita gradita e del tutto soddisfacente per loro. Nel metodo, solo dei governanti stupidi avrebbero garantito immunità all’Olp in Italia. Noi non eravamo sprovveduti, tanto meno Aldo Moro. Non aveva senso né tecnicamente né politicamente concedere immunità perché avremmo legato le nostre sorti ai capricci altrui. D’altronde Arafat non ebbe mai alcun interesse a mettere in difficoltà l’Italia, paese amico. Basti ricordare che quando lasciò Beirut, nel 1982, volle la protezione del contingente italiano, comandato dal generale Franco Angioni.

Eppure Mastelloni non è il solo a sostenere che il lodo funzionò proprio così: voi palestinesi fate quel che vi pare contro gli ebrei, ma lasciate in pace gli interessi italiani.
Se carabinieri, polizia o servizi avessero favorito reati vi sarebbe stato un diluvio di processi. Allora spieghino come s’è realizzata tecnicamente tale immunità. Sa, dopo tutto occorre dare ordini al brigadiere e all’ispettore che sudano in strada e non sanno nulla di accordi internazionali. Il politico che si fosse assunto la responsabilità di concedere l’immunità ai palestinesi, doveva essere certo che carabinieri e polizia, informati dell’accordo, fossero coordinati tempestivamente, attuandolo e, si badi, violando la legge, mentre l’Olp scorrazzava. È ridicolo. Sarebbe stato un segreto di pulcinella. Veda le cronache: nel 2008, durante l’estate, furono lanciate le prime polpette avvelenate sul Lodo Moro, cioè trent’anni dopo la sua morte. Basta questo enorme ritardo a qualificarla come bufala. Occorre ripeterlo: un suicidio politico strategico, questo sarebbe stato.

Mastelloni ricorda che Mario Moretti trasportò armi palestinesi per le Brigate Rosse, così come Daniele Pifano trasportava missili. La fecero franca ambedue. Come lo spiega?

Non sono io a dovere delle spiegazioni su queste vicende. Mario Moretti, nel 1979 è il capo delle Brigate Rosse, prelevò armi ed esplosivi dall’FPLP, controllato da Abu Abbash che non rispondeva a Yasser Arafat. In quanto alla cattura di Saleh Abu Anzeh, assieme a Daniele Pifano e altri di Autonomia Operaia, avvenne mentre trasportavano missili SAM-7 Strela (missili contraerei, NdR). Quel trasporto fu per conto del FPLP.
E visto che ci siamo, le ricordo che la bufala del “lodo Moro tana salva tutti” è sparata per la prima volta sul Corriere della sera nel 2008 da Bassam Abu Sharif, del FPLP.
 

(segue su http://www.pierolaporta.it/lodo-moro-la-verita-dello-007-che-lo-negozio/

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