Il paradiso terrestre e la democrazia targata “Leopolda”

di CLAUDIO ROMITI

Il grande pensatore José Ortega y Gasset scrisse che tra idee E credenze c’è una differenza sostanziale: le idee, le quali presuppongono sempre un dubbio, si hanno; nelle credenze si sta. Queste ultime, in estrema sintesi, sarebbero idee talmente dotate di verità assoluta da essere state adottate dai gruppi sociali in cui esse vigono in maniera automatica, allo stesso modo in cui si è convinti che il sole continuerà a sorgere tutti i giorni.

Ebbene, venendo ai giorni nostri, possiamo affermare che l’idea di far coincidere lo sviluppo economico e il benessere materiale con lo sviluppo della democrazia costituisce una diffusissima credenza. Essa si trova alla base del presunto primato della politica, quest’ultima vista come lo strumento fondamentale per rendere l’intera società più ricca e più felice. Ovviamente chiunque finora abbia aspirato al governo del Paese ha sempre attinto a piene mani a questa indotta coincidenza tra la democrazia e lo sviluppo, promettendo in nome e per conto di un popolo sperduto e disorientato nuovi miracoli economici in cambio di consenso.  Lo  conferma appieno la quarta kermesse di Matteo Renzi alla Leopolda di Firenze, laddove si è cercato di dare l’impressione ai più che rimettendo in marcia la democrazia partecipata l’Italia potrà risolvere molto rapidamente i suoi gravissimi problemi sistemici. Tanto è vero che, allo scopo di sostenere il rottamatore nella sua marcia di rigenerazione nazionale, sono stati messi in piedi ben cento tavoli di lavoro, moderati da  politici di professione, con i quali chiunque ha avuto l’opportunità di portare il suo contributo nell’edificazione di un progetto perfetto per ogni cosa.

D’altro canto, se noi poveri liberali pensiamo che nulla possa sostituirsi alla tanto bistrattata mano invisibile, basata sull’altrettanto vituperata legge della domanda e dell’offerta, nel creare sviluppo e stimolare le migliori risorse umane,  i politicisti di ogni tempo pensano invece che per migliorare complessivamente il nostro habitat e la nostra qualità della vita occorra mettersi insieme e discutere sul modo migliore con il quale spendere i soldi degli altri. Perchè, andando a stringere, il succo della democrazia partecipata che qualunque politico di professione ha in mente è proprio questo: come spendere il maggior numero di quattrini col maggior numero di consensi.

Resta comunque il fatto che, all’indomani della Leopolda, i media italiani hanno dato grande risalto ai vari esponenti renziani in servizio permanente attivo, i quali hanno monotonamente ripetuto questo mantra: “Alla Leopolda abbiamo dimostrato che è possibile costruire un futuro migliore se ci si mette insieme armati di grandi speranze”. E se invece ci si rimbocca le maniche in una attività di mercato puntando sul senso di responsabilità individuale, dopo essersi battuti fino allo stremo per meno Stato e meno tasse? Troppo complicato, troppo difficile? Molto più agevole per i nostri venditori di fumo professionali raccontare l’eterna favola del paradiso terrestre raggiunto per mezzo di un atto deliberato della democrazia partecipata. L’importante non è fare, ma volere e volere in tanti.

Print Friendly, PDF & Email

Recent Posts

3 Comments

  1. Albert Nextein says:

    E’ il prossimo imbonitore.
    Anch’esso privo di cultura e sensibilità liberale.

  2. Maurizio says:

    Renzi mi ricorda moltissimo Carlos Menem…ricordate com’è finita in Argentina?? Ecco…

  3. eridanio says:

    dai è impossibile che nessuno abbia niente da dire, nemmeno per complimentarsi per il fotomontaggio gustosissimo.
    avanti il prossimo,
    da caro leader a leader che costerà caro; la inevitabile parabola di un altro proiettile della politica.

    Sparatevi in santa pace. Rip

    continuerò a non votare e non voterei nemmeno dio se venisse in terra. Il difetto è nel manico.

Leave a Comment