Il Papa, non Francesco, che era contro l’ingresso della Turchia in un’Europa “in congedo da se stessa”

europa ratzinger di BENDETTA BAIOCCHI  – Pontida è l’abbazia benedettina, il monastero di Benedetto! È il luogo delle libertà contro l’Impero, è
simbolo dell’Europa del monachesimo, di quella via dei monaci indicata come profezia di bene e di salvezza da tutti i relativismi che ne hanno sterilizzato la centralità cristiana, il suo umanesimo. È la Pontida nell’Europa dell’«unità tra cristiani» e del dialogo con gli altri, non del sincretismo religioso, non del Dio unico. È l’antitesi dell’«Europa nella crisi delle culture», titolo dell’omelia di Ratzinger il primo aprile 2005 a Subiaco, terra del primo monastero di Benedetto da Norcia, patrono d’Europa. Più di così… quali altri indizi servono per ricordare che Benedetto abitava tra di noi? Lo sanno persino i leghisti un po’ più informati che sono conservate nel monastero le reliquie di Giacomo il Matamoros che sconfisse la penetrazione dell’Islam nell’Europa cristiana…

Ebbene, 11 anni dopo, siamo ancora a discutere di ingresso della Turchia in Europa. Allora ci tornano utili le parole di Ratzinger,
Benedetto XVI, nel suo discorso pastorale a Velletri, il 18 settembre 2005: «Storicamente e culturalmente la Turchia ha poche cose
in comune con l’Europa. Per questo motivo sarebbe meglio che la Turchia diventasse un ponte tra l’Europa e il mondo arabo, oppure formasse insieme con quel mondo il suo proprio continente culturale».

Parole nette, che non riusciamo più ad ascoltare da leader mondiali né da uomini di simile caratura morale.

Già, un altro orizzonte culturale legava la Pontida di Giacomo e Benedetto nell’Europa che guarda alla via dei monaci come strada del «mondo nuovo» (dal discorso a Subiaco): era la globalizzazione culturale condivisa non virtualmente che attraversava con i monasteri benedettini l’Europa dalla Provenza alla Borgogna, dall’Inghilterra alla Spagna, dalla Renania alla Svizzera sino a Pontida. Unità culturale, artistica, religiosa, economica, perché le abbazie crearono attorno a sè un sistema di approvvigionamento e distribuzione delle materie prime, di difesa dalle razzie, in sostanza sicurezza e accumulo, le due condizioni genitrici del primo moderno nucleo di capitalismo che anticipa le città artigiane e commerciali, le associazioni tra mercanti, dell’Universitas mercatorum…

È l’Europa, non la Turchia, la Pontida della via dei monaci di Benedetto e Giacomo che pone le condizioni per l’economia dei liberi comuni, dove esplodono arti e mestieri, le università. È la Pontida di Benedetto nella modernità della lotta contro qualsiasi occupazione e ingerenza nell’autogoverno, nell’intrusione di culture straniere che – da dominatrici – vorrebbero sostituirsi alla nostra civiltà.
Lo ricordava anche un liberale come Tocqueville che «i troni vengono dagli uomini ma i Comuni vengono da Dio». È la storia di
una sovranità umana che sale dal basso, di una spiritualità monastica nata originariamente in forma federativa tra abbazie, rifrancata
nel comune ufficio divino (l’Opus Dei), nella lectio divina, la lettura sapienzale dei testi biblici e solo più in seguito nell’Ora et labora formulato in ambiente bavarese. Come bavarese era ed è  Benedetto XVI.
Ma un altro profilo storico minaccia  il continente: «L’Europa – diceva il Benedetto papa, nella Lectio magistralis al Senato il 13 maggio 2004 – sembra diventata vuota dall’interno, paralizzata in un certo senso da una crisi del suo sistema circolatorio, una crisi che mette a rischio la sua vita, affidata per così dire ai trapianti, che poi però non possono eliminare la sua identità. A questo interiore venire meno
corrisponde il fatto che anche etnicamente l’Europa appare sulla via del congedo».

Non è forse così? Europa sulla via del congedo. Etnicamente, certo, congedata dall’unità politica, dall’idolatria bancaria e monetaria,
dalle radici omesse persino nella europea «futile carta dei diritti fondamentali», come la bollò l’Economist   anni fa. Aggiungendo: «Affidarsi a una politica di integrazione fine a se stessa senza curarsi del consenso dei cittadini è una scelta indifendibile».
L’Europa appare tuttavia sempre più indifesa. Perché un’altra Europa dei mercanti si fa avanti, quella che eclissa eticamente la ragione del profitto e declina le responsabilità sulla salvaguardia della propria identità. La storia si ripete, e i vinti si vendicano sui
distratti. Benedetta sia la memoria.

 

 

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