Il nostro destino: una schiavitù

coranodi OMAR KH  – Ci sono due semplici domande a cui rispondere. Prima: quanti attentati, quanti episodi di vera e propria guerriglia urbana sarebbero attuabili in Europa se il grosso delle forze jihadiste non fosse impegnato dalle forze della Coalizione occidentale in Iraq, in Afghanistan, nei Territori Tribali del Pakistan e altrove?

Seconda: chi sono gli alleati politici del terrore islamico in Europa, i quali, come fecero i pacifisti con Hitler, ritengono che concedere al fondamentalismo di espandersi e comandare dovunque sia l’unica soluzione per evitare continue esplosioni di violenza? Alla prima domanda possiamo rispondere che le guerre i drenano considerevolmente le forze  dei gruppi jihadisti, costringendo mujaheddin veterani, e anche provenienti dal resto d’Europa –  a recarsi in Medio Oriente per dare manforte alle strutture combattenti minate dalle perdite in combattimento e dalle operazioni kamikaze quotidiane. Il numero dei caduti e dei feriti tra le fila dei mujaheddin
è presumibilmente il triplo di quello dei caduti e dei feriti occidentali, e molti feriti che non possono essere curati vengono avviati ad operazioni suicide. Ma, se tutto ciò non avvenisse quotidianamente, la galassia terroristica potrebbe contare in Europa su un numero di combattenti vicino ai 30mila uomini, e un nugolo di fiancheggiatori e basisti vicino alle 130mila unità.

Riuscirebbero allora eserciti e polizie europei e Nato ad affrontare continui combattimenti su suolo europeo, senza che i Governi dovessero ricorrere a leggi marziali,sospensioni dei diritti civili, Stati di polizia? No, ed è per questo che anarchici, black-blok e vetero-comunisti come il famigerato Sciacallo e le Br vedono con grande simpatia, se non ancora con operazioni di fiancheggiamento, la guerriglia islamica.

Centri sociali, amministratori pubblici che li appoggiano, intellettuali ancora infatuati dal mito partigiano del Ché Guevara, costituiscono poi un’area di omertà politica e di appoggio indiscriminato ai gruppi e alle operazioni jihadiste. Questi centri e questi intellettuali influenzano poi un gran numero di giornalisti, attori, cantanti, e uomini politici, presentando i terroristi come vittime della politica occidentale, e non come aggressori determinati alla distruzione del tessuto sociale e culturale europeo. E, mentre anche uomini critici e illuminati, rifiutano la definizione di “crociati” e perfino organizzazioni di sedicenti nuovi templari vogliono il “dialogo multi-religioso”, in tutto il mondo islamico si diffonde il grido di guerra contro “crociati” ed “ebrei”, considerati razze da estirpare.

 

Ancora una volta i guru della cultura occidentale compiono un errore madornale vagliando con termini e idee occidentali l’operato dei jihadisti dell’Islam: essi pensano ai combattenti iracheni come a dei “resistenti partigiani”, ai kamikaze di Al Qaeda, del Gia, di Hamas, degli Hezbollàh come a dei martiri contro l’oppressione sionista e statunitense – e quindi, anche se non hanno il coraggio di dirlo – ritengono i governi di Usa, Gran Bretagna e Italia come gli epigoni di Hitler , degli “occupanti” da scacciare dai territori arabi.

Sono invece i jihadisti a voler occupare l’Europa e l’Africa, con le guerre in Darfur, Costa d’Avorio, Somalia, a voler estirpare ogni religione o cultura che non islamiche, a voler far cadere tutti i popoli sotto il califfato degli sceicchi che già controllano il mondo con il petrolio e gli enormi capitali da questo derivanti. Sono ciechi di fronte all’incessante espansione delle moschee in Kosovo e Metochia, nel Sangiaccato (e dov’è?), in Bosnia, Albania, Macedonia e in tutta l’Europa occidentale. Il globalismo che vogliono implica la riduzione
del cristianesimo a una blanda morale sociale, la distruzione delle strutture ecclesiastiche, l’infiltrazione di milioni di islamici, l’abbattimento di leggi fondamentali che hanno contraddistinto la civiltà dell’Europa, a partire da quelle di tutela della famiglia monogamica composta da uomo e donna.

In Stati come il Sudan, l’Arabia Saudita, e tanti altri esistono ancora gravi forme schiavitù, come ha provato la Cox, Pari d’Inghilterra, ma chi la sta ascoltare? È stata considerata soltanto filantropa. E allora non bastano servizi segreti, polizie, eserciti, quando la capitolazione è morale, i traditori sono politici e intellettuali pompati dai media: abbiamo il coraggio di dirlo apertamente che quest’Europa è un’Europa morta e la sua gioventù va incontro a un destino di schiavitù.

 

Print Friendly

Related Posts

Leave a Comment