Il Nord si sente “discriminato”. Si risvegli e prenda in mano il suo futuro

di GIANLUCA MARCHI

“Le sorti del Paese sono nelle vostre mani”: con questa frase, rivolta alle parti sociali, il premier Monti ha voluto fare appello alle stesse prima di cominciare gli incontri con i rappresentanti degli imprenditori e dei lavoratori. Dio ci scampi e liberi: apprendere che le sorti di questo Paese arrivato alla frutta, sia economicamente che moralmente, è nelle mani delle cosiddette parti sociali, che poi vuol dire sostanzialmente Confindustria da una parte e Cgil, Cisl e Uil dall’altra, è disperante, perché sono le stesse forze che, in combutta con la politica, hanno condotto il Paese sull’orlo del baratro. In questo disastro vedo anche una responsabilità diretta di Confindustria, che ha sempre perseguito gli interessi di pochi e grandi, quelli che si sono abbeverati copiosamente alla fontana statale, fregandosene quasi totalmente dei piccoli che continuano con fatica crescente a tenere in piedi la baracca. E poi che dentro la rappresentanza degli imprenditori ci siano state e ci siano tutt’ora le grandi aziende di Stato con notevole condizionante non è mai stata una faccenda trasparente. E’ probabile che il nuovo presidente Giorgio Squinzi, per la sua storia e la sua personalità, possa rappresentare un punto di rottura rispetto al passato, ma non sarà facile nemmeno per lui troncare con certe cattive abitudini dei suoi consociati più potenti. Per quanto riguarda i sindacati non è nemmeno il caso di spendere troppe parole: sono fra i maggiori responsabili del consociativismo e della conservazione che hanno ammorbato lo Stivale.

A spanne in Italia ci sono circa 4 milioni e mezzo di imprese (ammesso e non concesso che il numero non sia in rapido decremento), e di questo gruppone circa 4 milioni hanno meno di dieci dipendenti: queste imprese, i loro imprenditori e le loro maestranze sono quelli che hanno consentito all’Italia di essere il secondo sistema manifatturiero d’Europa. Ma hanno dovuto fare tutto da soli, sconfiggere una burocrazia demenziale e spesso corrotta, saltare gli ostacoli di un sistema legislativo che anche quando annunciava di andare loro incontro in realtà gli complicava la vita, scontare il peso di infrasttrutture inefficienti. Per non parlare del fisco più pesante del mondo che non merita altro commento. Nonostante tutto ciò le fatidiche Pmi (almeno riconosciamogli la maiuscola) hanno retto alla grande fino a ieri e magari anche oggi, ma molte sono al limite della sopravvivenza e i loro imprenditori non vedono ormai altra strada che chiudere baracca e burattini e sopravvivere con quanto messo da parte oppure emigrare all’estero, anche perché sono sempre di più i Paesi stranieri, e non solo quelli confinanti o europei, disposti a offrire ponti d’oro agli imprenditori italiani affinché traslochino le loro produzioni. In giro per il globo c’è la caccia ai nostri imprenditori e invece qui gli rendiamo la vita impossibile: ci deve essere una dose incredibile di masochismo e di demenzialità che circola in quel che fu il Bel Paese. O più semplicemente è l’unico modo per continuare a far sopravvivere una estesissima fascia di parassiti.

Il governo tecnico avrebbe dovuto in qualche misura porre rimedio ad alcuni di questi problemi e invece ha finito per peggiorare le cose, salassando di tasse chi già era al limite della sopportazione. E al Nord la situazione è paradossalmente, ma neanche poi tanto, più drammatica che in altre parti del Paese perché qui c’è la massima concentrazione della Pmi oggi entrate in sofferenza e che non vorrebbero nulla dallo Stato se non essere messe nelle condizioni di lavorare con tranquillità e con pesi accettabili da sostenere, per poter così esprimere tuta la propria potenzialità e concorrenzialità. Un recente sondaggio realizzato dalla Swg di Trieste per conto della Lega di Roberto Maroni dice che il 60% della popolazione  ritiene che il Nord sia stato  “discriminato” rispetto alle altre parti del Paese e segnatamente al Sud: attenzione, non parliamo di elettorato leghista, dove questo sentimento raggiunge il 100%, ci riferiamo a un campione rappresentativo di tutti i cittadini settentrionali, di qualunque appartenenza politica essi siano. Fra di loro c’è sicuramente anche la stragrande maggioranza degli imprenditori del Nord.

Se la rassegnazione a un ruolo marginale e insignificante non ha già preso il sopravvento, è nella testa e nelle mani di questa enorme massa di persone che risiede la possibilità di darsi un futuro oltre l’Italia che abbiamo conosciuto. Facendo attenzione a non farsi incantare di nuovo dal pifferaio magico di turno.

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25 Comments

  1. luigi bandiera says:

    Tuttavia,

    ammettiamo di essere nel nostro sogno liberi e indipendenti.

    Fissiamo i poteri quali il legislativo, il giudiziario e l’amministrativo o di governo.

    Bastano tre o ne mettiamo degli altri..??

    Non so, quello dei media e della massa operaioa o dei peones..??

    Ammesso che vada avanti cosi’ la politica con i suoi politici, la cosiddetta giustizia con i suoi adepti e tutti gli altri, dite: secondo voi cambierebbe qualcosa se mettessimo gli stessi uomini dei cinque poteri del passato prossimo nei nuovi poteri appena installati..?

    Se fosse cosi’ per me non sarebbe cambiato nulla anche se poi si sono fatte le macro o micro regioni.

    Quindi..??

    O EXNOVO O NIET LIBERTA’ E INDIPENDENZA.

    Ma sicuramente mi sbaglio.

  2. luigi bandiera says:

    Certo carissimo direttore,

    qua si deve fare exnovo tutto e sara’ lunghissima oltre che durissima.

    Prima mettere le teste sulle spalle dei talibani che diventeranno padani e poi farle ragionare nel senso giusto.

    Bisogna anche trovare le menti per disegnare il progetto del futuro. Macro o micro regioni per intenderci.

    Queste menti dovranno essere libere da condizionamenti sempre piu’ vistosi da parte dei trikoglioniti e URKAioli.

    Basta seguire i salotti televisivi per capire che ce ne sono a iosa ma per il bunga bunga.

    Adesso si riuniscono anche i filosofi per risolvere la faccenda loro che dovevano gia’ essere in moto, tipo Cassandra, da moltissimo tempo.
    Ma chiudere la stalla ora che i buoi sono scappati e’ facile, o no..??

    Loro dikono di appoggiarsi alla kultura, adesso ke non c’e’ piu’ un kax di culturale. La passata ce l’hanno cancellata e l’attuale e’ FITTIZIA..! INVENTATA..!

    I filosofi, i pulpitanti di oggi in specie, non si sono mai fatti sentire… anzi, a predicare che cosa se non il loro silenzio..? Fin che la barca andava la lasciavano andare…

    Che crisi spirituale c’e’ mo in giro per il pianeta..?

    Per quanto riguarda litaglia o si DISFA TUTTO DEMOLENDOLA COMPLETAMENTE, dal basso all’alto, o si puo’ ritornare a votare, andare in piazza, sulle torri altissime che tutto sara’ INUTILE..!!

    IL MOSTRO SOPRAVVIVE BENISSIMO anche se moribondo come lo e’ oggi.

    BASTA ITALIA..!

    ITALIAaaaaaaaaa…!!!!!!!!!

    MOEGHEAaaaaaaa…!!!!!!!!!!!!!!!!!

    BASTAaaaaaaaaaaaaaaaaaaa…….!!!!!!!!!!

  3. Niki says:

    Sono proprio stufa delle polemiche NORD-SUD SUD -NORD.
    Con questa falsa democrazia ci abbiamo rimesso TUTTI (noi onesti, i disonesti ci hanno guadagnato) al SUD e al NORD.
    Non mi va nemmeno che si sputi sul nome Italia, non per patriottismo (figuriamoci, una “nazione” che ha come inno nazionale una melensaggine inneggiante ai massoni) ma perché è un bel marchio nel mondo, sarebbe stupido buttarlo insieme al resto.
    Ma credo che lo stato come ci è stato imposto dal risorgimento in poi sia una truffa, e la UE, una truffa al cubo.
    L’Italia va divisa in cantoni, come la Svizzera. Ogni cantone ha la sua bella autonomia e le sue responsabilità, ma sono tutti svizzeri. Loro hanno pure lingue diverse! SI esce dalla UE, dall’euro, ci si rimboccano le maniche (e quello, concedetemelo, gli italiani lo sanno fare), ci si ingegna e si riparte. I cantoni sono ottimi, i politici sono alla mercé dei cittadini, se occorre, si aspettano al bar sport (che ci vanno senza scorta perché in situazioni così piccole le scorte non esistono) e si legnano. E si tengono controllati in tutto quello che fanno.
    Al nord come al sud. Meno stato, tutto piccolo e controllo a tappeto (da parte dei cittadini). Certo, anche meno tasse e meno regole. La UE è la follia delle regole, ci sta ammazzando né più e ne meno come i nostri politici.
    Torneremmo competitivi, rinascerebbe il made in Italy, il turismo, si rilancerebbe il cibo italiano (un patrimonio pazzesco).
    Sarebbe bellissimo!

  4. Francesco says:

    ormai la partita è persa: emigrate gente, la bestia morirà per eccesso di parassiti e solo dopo si potrà costruire qualcosa su nuove basi. Basta mantenere sta merda in vita.

  5. Flavio Poli UPA says:

    Occorre tenere conto che tre di queste regioni sono a Statuto Speciale (valle ‘Aosta e Trentino Alto Adige da 1948, Friuli dal 1963), é quindi ipotizzabile che la maggior parte del 60% dell’indagine si riferisca alle restanti.
    Ricordo che all’inizio dell’avventura leghista x il carburante si guardava alla Valle d’Aosta (Gremmo vs Farassino), che per l’impiego pubblico si guardava al Trentino Alto Adige (non é un caso se i comuni frontalieri veneti chiedono di passare di giurisdizione) infine per le sovvenzioni alla montagna si invocava il Friuli.
    Non so quanto dell’elettorato leghista di queste regioni si senta discriminato. Ricordo che a Bergamo, giunta provinciale leghista anno 1995 presidente Cappelluzzo, (io ero capogruppo in comune dal 1990) venne elaborato un documento per la costituzione della Provincia Autonoma di Bergamo,(vecchi ricordi e motivazioni del MAB) che venne padanamente archiviato (dove era Maroni ?) e li iniziò la sua disgrazia all’interno del movimento, anche se, non solo per quello.
    Venendo al punto, é vero il futuro é nelle nostre mani, come nella mente e nello stomaco. Ho contato circa 10 documenti alla convention di Jesolo dei quali mi pare 4 dei veneti, altri di Lombardi, uno di crociati e uno d’oltre Po.
    Siamo molti, variegati, abbiamo gazebo, manifesti, volantini, il giornale, alcuni il sito web e altri una sede ben visibile, voglia di fare e poca disponibilità finanziaria quindi visibilità ed il futuro che offriamo é l’inganno leghista con il quale anche molti di noi hanno avuto a che fare e se ne sono andati senza nostalgia. Più o meno come quando uno smette di fumare.

    Siamo difficili da unire anche perché alcuni movimenti sono sorti per contrapposizione personale e non politica.

    Comunque, visto che il futuro é nelle nostre mani, le uso per scrivere.

    Ripropongo di sfidare Maroni in casa sua, al lingotto, metterlo con le spalle al muro, intendo dire prendere o lasciare (una proposta che per correttezza devo prima sottoporre al mio movimento) far si che ci metta la faccia e dimostri di comandare il suo esercito.
    Poi, magari anche tra noialtri si capisce bene chi antepone l’ideale, il fine al resto…
    E’ un’impresa questa che si basa sulla credibilità della persona.

    In fondo, la Lega Lombarda dell’anno 1000 é sorta unendo anche bergamaschi e bresciani, le bastonate sono riprese dopo…

    Noialtri soli

  6. Cantone Nordovest says:

    Prima proposta : fuori Calderoli dalla nuova Lega maroniana !!

    Purtroppo , ho il vizio della memoria … e non mi fido dei maquillage dell’ultima ora

    http://archiviostorico.corriere.it/2004/settembre/13/Asse_tra_Calderoli_Fitto_premier_co_9_040913028.shtml

    Leggete bene qs passo (l’articolo è del 2004 … speriamo che rimanga ancora un po’ disponibile in rete !)

    <>

    Cioè – fatemi capire – Calderoli disse che la Riforma costituzionale in chiave (pseudo) federalista varata dall’Ulivo a fine passata legislatura (2001 – ben UNDICI ANNI FA !) era … troppo avanzata ?

    E il Governo deve omettere un atto dovuto , cioè dare attuazione a una norma costituzionale ?

    Ancora – qualche riga del link :

    <>

    Ma la Riforma dell’articolo 116 Costituzione era STATA FATTA . E allora , bastardi , era vostro preciso DOVERE GIURIDICO fare i decreti di attuazione !!!

    facebook > Cantone Nordovest

  7. Caro Lucumone, la tua analisi è molto buona. E le domande che poni sono davvero retoriche: son convinto che quasi tutti i lettori di queste pagine risponderebbero allo stesso modo.
    È giunto ormai il tempo di tirare le fila e buttar giù un programma. Contattami per mail o sul mio blog o su faccialibro…. ho deciso di avviare una istanza di http://liquidfeedback.org/ per organizzarci. È il software che il partito pirata tedesco ha creato per organizzarsi.
    A breve invierò a L’Indipendenza il link

  8. migotto sandro marco says:

    Il Veneto, Caro Direttore, non si sente dicriminato.
    E’ discriminato.
    E non ha mai avuto paura a lavorare una marea di ore al giorno e non ne avra’ mai.
    Ma non che non sfidino l’ira dei buoni. La misura e’ colma…

  9. Il Lucumone says:

    Il 60% dei settentrionali si sente discriminato!

    Basandomi sulle mie esperienze avrei giurato su una percentuale maggiore, comunque basta…

    Il problema sta però nel fatto che altro è diagnosticare una malattia, altro è scegliere il medico, altro è formulare la prognosi ed altro ancora è scegliere la cura !

    La questione meridionale è sempre stata affrontata solo dalla classe dominante: il popolo non poteva neppure accennarne e doveva limitarsi al lamento ed al disprezzo.

    Agli inizi degli anni ’90 Bossi e la Lega hanno ottenuto incredibile successo con la proposta federalista di Miglio, destinata ad aprire varchi in tutte le organizzazioni.

    Nel ’92 ci accusavano di voler sfasciare l’Italia, nel ’94 quasi tutti i partiti avevano assimilato l’idea ed avevano riportato alla luce i loro vecchi pensatori che avevano previsto…proposto…senza comunque arrivare al livello brelìn di Maroni-Formigoni !

    Veniamo ad oggi. La Lega ha perso l’immagine del guerriero senza macchia e senza paura: i duri e puri sono ridicolizzati da Roma ladrona !
    Non è pensabile che gli scopini 2.0 possano ottenere altri risultati se non il recupero di parte (quanta?) dell’elettorato.
    I suoi dirigenti, per una ragione o per l’altra, non hanno chances di ampliare il consenso tra chi fino ad ora li ha trascurati: nel ’92 incuriosivano ed attraevano l’inclita ed il volgo mentre oggi…fan più piangere o più ridere ?

    Come impiegare saggiamente l’enorme potenziale, la straordinaria energia detenuta dalla maggioranza del popolo settentrionale sulla strada per la libertà ?

    Riproponendo la Lega (fallimento sicuro !) o sostenendo la pluralità dei movimenti, nobili ma esageratamente piccoli ?

    Considerando che i discriminati (60% della popolazione) votano praticamente tutti i partiti, destra-centro-sinistra, non sarebbe opportuno evitare d’ora innanzi di massacrarci l’un l’altro con accuse di fascismo, comunismo, clericalismo, capitalismo, nazionalismo, anarchia.. ecc. ecc. che servono solo ad ingrassare i ladroni da Predoi a Lampedusa ?

    Non sarebbe il caso di smetterla con lo storpiare nomi ed ideologie per il puro divertimento (?) personale ?

    Si vuol mirare ad obiettivi concreti o si è scelta la masturbazione mentale tout court ?

    Ricordate, piaccia o non piaccia, la vincente trasversalità della battaglia per il divorzio e l’aborto ?

    Vale la pena di continuare sulla vecchia strada oppure è più utile individuarne una nuova ?

  10. Cri says:

    In quella cartina… le regioni si chiamano ancora ufficilamente Trentino-Alto Adige e Friuli- Venezia Giulia…
    Magari che Alto Adige e Venezia Giulia fossero fuori….

    • gianluca says:

      Ma è solo una cartina per indicare il Nord Italia, non fermatevi alla paglia, riflettete sulla trave del problema

      • Unione Cisalpina says:

        la delimitazione geografika della kartina indikante il Territorio Cisalpino è kuasi perfetta … mi piace ke passi e ci si koncentri su kuesta konformazione territoriale di Padania…

        nome degli stati (regioni) e loro “rimeskolamento” nominale e ed amministrativo, kome pure la riaggruppazione distrettuale al loro interno (sostitutivi delle attuali province) saranno materia di successiva revisione e definizione plebiscitaria…

      • PSA 1,9 says:

        Stanno ancora a giocare con i nomi e con la cartina !

        Moriremo terroni !

        • gianluca says:

          bravo

        • Unione Cisalpina says:

          difatti ci deridono giustamente xkè dikono “kos’è mai kuesta Padania inventata… ke ankora non sanno dove sia …” 😀

          un Territorio ke mi sembra un pallone gonfiabile e sgonfiabile a sekonda dell’invenzione di kikkessia… poi ti ritrovi anke kuello ke ti disegna una Padania ke arriva a napoli… 😀 .
          .. xò hai ragione, non sapere nemmeno ki si possa definire cisalpino e padano è UMILIANTE e DEPRIMENTE x OGNI INDIPENDENTISTA… kapisko xò ke x ki non lo è, konta poko… franza o spagna pur ke se magna… kaos e pressapokismo a konvenienza…

          • Vulka says:

            Qualcuno andò anche in Trentino a decantare la Padania…in Trentino? LOL!

            Poi, non contenti si spostarono con tanto di capitali occultati anche in Tanzania, dove alla gente decantarono la grande Padania… ma parlavano con le mosche perché i locali erano impegnati a trovare cibo per i propri cari…

            Mi è spiaciuto per i leghisti, perché è brutto vedersi tradito

          • LadyCaga says:

            Ma impara a scrivere!!!
            Italia del nord=europa del sud…………

    • Salice triestino says:

      Magari… sì!
      Comunque ti ricordo che “Alto Adige” e “Venezia Giulia” non si devono usare, sono nomi posticci, e imposti, di territori che hanno già i loro nome secolare, e rispettivamente Tirolo e Trieste.
      Che poi ufficialmente siano presenti nel nome della Regione, ok, ma questo riguarda Regioni politico-amministrative, che potrebbero anche chiamarsi “Banana” e “Fragola”, ma le regioni storico-geografiche non hanno bisogno di nomi ufficiali, perchè sono incarnati nel territorio.

      • Filippo83 says:

        Dubito che i bisiachi/isontini, e forse anche gli slavi veneti, vogliano morire furlani o triestini 😉 La vostra regione è un melting pot, ed ogni “etnia” merita il massimo rispetto: credo che nessun nome sia davvero adatto a descrivere tutta la vostra diversità. Che poi, vostra: da veneto, la sento anche un po’ mia, e non solo per avere cugini o amici nelle vostre province.

        • Salice triestino says:

          Giustissimo, e quindi? I nomi delle regioni storiche non ripettano mica le “etnie” che in esse vivono!
          Piaccia o no, è un fatto storico secolare, i bisiacchi vivono in Friuli, mentre gli “Isontini” non esistono proprio, se li è inventati la Rai, che col suo TGR lava il cervello alla gente.
          Una cosa è la regionalità, un’altra la nazionalità, o “etnia”, se si preferisce chiamarla così.
          Pensiamo al Tirolo, ad esempio, ci sono tirolesi tedeschi e tirolesi italiani (i trentini), oppure alla Stiria, ci sono stiriani sloveni e stiriani tedeschi. In analogia, stessa cosa per il Friuli e per Trieste, ma anche ad esempio per l’Istria e molte altre in Europa.

      • fabio ghidotti says:

        condivido

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