Il Nord ha bisogno di liberismo o di un socialismo del Nord?

conoscenza rende liberi

di STEFANIA PIAZZO – Il liberismo che proclama l’efficienza e la concorrenza, non sta toccando l’apparato statale inefficiente. Sta toccando solo noi. So che i libertisti mi detesteranno per quanto scrivo. Ma non credo nelle bellezze del libero mercato né in chi professa con la pancia piena questa religione dell’economicamente corretto, che si sta esplicando solo nel pagare meno il lavoro ma col culo degli altri, che tradotto vuol dire: ti pago poco e con la fame che c’è sei costretto ad accettare qualsiasi condizione. Chi crede a Cappuccetto Rosso pensa anche che la meritocrazia entri negli stipendi. Non è così. Il libero mercato fa incontrare domanda e offerta, ma vince chi tiene bassa l’asticella in un sistema in crisi, in cui non c’è lavoro. Ti fai andar bene tutto. La media degli stipendi, anche di lavori di responsabilità, direttori amministrativi, direttori di negozio, si aggira intorno ai 1.200 euro. Con qualifiche non corrispondenti alle mansioni. Chi lavora nel commercio lo sa bene.

Il libero mercato è quello che ha benedetto la globalizzazione. Il consumatore potrà scegliere il meglio a meno. E non è vero. Il libero mercato della globalizzazione è quello che ha portato il made in Cina a soppiantare il made in Italy, le nostre botteghe, il lavoro correttamente retribuito. Per stare al passo, ci si adegua, l’asticella liberista rimedia al ribasso il modo per concorrere. Il liberismo sta colpendo solo noi, non lo Stato. Questo in Italia. Tanto che i nostri giovani non accettano lo strozzinaggio imprenditoriale che si adegua al mercato delle tasse di Stato. E scappano. Fanno bene. Un direttore amministrativo viene retribuito  1.400 euro, a Zurigo prende 10mila euro.

Ti dicono: servono nuove figure professionali. Ovvero: periti aerospaziali, fresatori di precisione, operai specializzati in sistemi balistici, informatici antihacker.

La corrente liberista che vorrebbe liberalizzare lo Stato dal suo interno, liberandoci dai parassiti pubblici, afferma questioni di principio sacrosante. Ma per riuscire a smobilitare lo Stato serve una rivoluzione. E’ un liberismo da collezione, da biblioteca, quello che fa appello ai proclami. Ma questa libera concorrenza che non tutela il diritto ad esistere, il valore della persona, e va alla ricerca di chi costa solo meno, è il liberismo che tocca sempre e solo noi, innescando una guerra al ribasso tra poveri e senza lavoro.

Il liberismo operativo, quello della globalizzazione di cui sopra, è lo stesso che ci ha portato alle frontiere aperte, all’immigrazione che muove risorse e nuove braccia a prezzi modici. Ci hanno voluto far credere che il libero mercato fosse la panacea di tutti i mali, ed è così che chiudono le piccole imprese, esplode l’edilizia straniera in Italia, i negozi etnici, l’ambulantato straniero, il facchinaggio straniero. La manodopera a basso costo nei servizi, nel terziario, ha invaso il mercato. Non si chiama liberismo, si chiama speculazione, sfruttamento.

Il sistema delle tutele sociali è franato, ai lavoratori del Nord non resta che subire gli effetti di una liberatoria illusione dal centralismo e dallo Stato nell’economia. Non è cambiato nulla, anzi. Le liberalizzazioni le hanno guadagnate i manager, non i dipendenti. Le pensioni non ci saranno più e ogni anno si sposta in là di un anno almeno l’attesa. Gli stipendi che un tempo bastavano per vivere, oggi bastano due settimane. La qualità del cibo è scaduta, quella di ogni cosa che acquistiamo è scesa e scende ancora di più perché si cerca di andare al risparmio, cinese. Non è vero che il liberismo ci rende liberi di scegliere il meglio. Dobbiamo accontentarci del peggio che resta.

La sinistra un tempo faceva la sinistra, difendeva i diritti dei lavoratori. Oggi non esiste più la sinistra, e neanche più i lavoratori. Esistono cittadini precari. In Italia. All’estero un po’ meno e la sinistra fa anche la sinistra che si incazza davanti all’immigrazione che non fa più pareggiare i conti della giustizia sociale. In Germania, è il caso dell’esponente di sinistra, ma una sinistra molto a sinistra, del partito La sinistra, Die Linke, Sahra Wagenknecht che, intervistata da Der Spiegel online, parla con chiarezza di quote. “Non possiamo ogni anni prendere milioni di persone”. In Italia, vuoi perché i politici non leggono, figuriamoci poi la stampa estera, vuoi perché non è politicamente corretto andare contro il corso bergogliano dell’accoglienza, vuoi perché il pensiero boldriniano pervade le coscienze. Sahra Wagenknecht, ex Ddr e, come si direbbe qui, dell’ultrasinistra, è andata anche contro la linea del suo stesso partito, ma non ha perso il consenso del proprio elettorato. A volte le cose impopolari per il sistema non lo sono necessariamente per il popolo.

 

La destra? Una volta quella che si chiamava destra sociale, percorreva – ricordate? – tutta questa sequela di diritti, nel senso che a ciascun cittadino spettava di diritto, per diritto naturale, una cintura sanitaria di tutele pubbliche, non in nome del comunismo ma in nome e per conto di uno Stato che doveva garantire una rete a difesa di chi era italiano. Quello che ha tentato di fare la Lega Nord senza rompere gli argini dell’assistenzialismo fonte di iniqua ripartizione delle risorse, quello che sta cercando di fare Salvini oggi con Noi con Salvini e il motto Prima gli italiani. Solo che lo spirito che trasuda rischia di scivolare in un nostalgico neofascismo economico. Forse, oggi, il Nord, ha bisogno di altre garanzie, e di quella giustizia sociale che gli è stata finora negata. Servirebbe un “socialismo padano”, un ritorno ad una stagione dei diritti che non smania dietro ai sogni utopici del liberismo, ideologia dell’Ottocento che non si può strattonare all’infinito negli abiti della globalizzazione di oggi. Non si può neppure confiscare la casa, come fece il regime sovietico, per darla al soviet. Oggi la si dà ai prefetti che la girano ai richiedenti asilo.

Serve un orizzonte politico che ripristini le tutele che oggi lo Stato eroga solo a pochi, che metta al primo al secondo al terzo punto del programma i diritti acquisiti a prescindere alla Cina e dai mercati. Perché non sarà il liberismo a darci la libertà economica, la speranza di un lavoro,  il riscatto dall’assistenzialismo. Scuole, asili, case, ospedali. Serve solo una classe politica onesta, e questo è il problema.

A meno che andare tutti a Caracas, senza però il petrolio e la confusione latinoamericana con Bergoglio cappellano…

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12 Comments

  1. Vaudano says:

    Gentile Stefania,
    questo aspetto del socialismo padano lo dovete riprendere e approfondire.
    Nota: in Catalogna il secessionismo è di sinistra.

    • Stefania says:

      Io ho lanciato il sasso ma nessuno ha reagito. Oggi vige ancora il mito del liberismo come elemento per scardinare le ingiustizie sociali. Non è andata così, economia e storia purtroppo insegnano altro. Ma già averlo scritto non mi ha portato medaglie ma allontanamenti. Pazienza, povera sono, povera resto!

  2. Vaudano says:

    Bellissimo articolo.
    Finalmente una boccata d’aria fresca nella questione settentrionale.

  3. Ric says:

    DALLI ALL’UNTORE DEL LIBERISMO .
    Semantica , tutti gli ismi sono per definizione distrofie , come patologie infiammatorie in medicina ” iti” ( bronchiti, stomatiti , coliti , etc.) ,
    semantica per disperato e sacrosanto diritto di gridare al cielo voglia di libertá , utilizzando stereotipi ideologici postdatati , seppur per dare l’idea di massima su ciò che si vorrebbe far intendere , si rischia risultato antitetico alla buona intenzione .
    È questo il caso , ottima e centrata la riflessione , analisi perfetta del reale ma fuorviante e traballante il capro espiatorio del (liberismo) come concausale in “dote”a mal riposta concezione di una idea quando diviene ideologia , di libertá quando diviene liberismo .
    Libertá , percezione fulgida , come la primavera , l’innamoramento , l’intuizione ed il lampo geniale , la visione , la purezza , la felicitá . Ma le idealitá , imputridiscono nell’umanoide schiavizzato dalla tirannide dei bisogni che da oggettivamente primari e basilari si trasformano in astrazione del “diritto “ ( tipo l’atteggiamento del migrante quando vanta pretese )
    Per definire scientificitá abbiamo giocoforza bisogno di prove e concretezze dimostrabili e diffuse ; invece nelle “devianze” utilizziamo suggestioni e pleonasmi .
    Dovremmo essere gratificati attraverso immaginario culturale dal sillogismo politichese ?
    Non penso esista tale intenzionalitá , e dunque ?
    È comprensibile , per chi ha tanto lavorato e dato , possa avere cedimenti per delusione e stanchezza , lasciarsi andare al nostalgico torpore di quando , le ideologie erano nutrite dal fuoco delle gioventù e protette da valori territoriali condivisi e aleggiavano prospettive di fiducia e speranza di ricrescita e sviluppo , di ricostruzione post bellica , perciò “non facevano così tanti danni “ …..
    Ma oggi no , cedere al social trendly , suona da ammaina bandiera ; Per favore non dobbiamo sbagliare mucchio . L’ideologismo , con la sua carica percettiva , bonomia, promessa di elargizioni , apriorismi allettanti quanto illusori ; “codesta è merce che nessun sistema sociale regala “ se non in subordine a lotta vera e potere contrattuale reale. “È folle chi non inizia da se stesso” , dunque , un popolo per avere identitá deve capire cos’è per proteggerla , capire soprattutto chi è . VALORI , non regalie .
    Possiamo trovare forse conforto in Autopoietiche caste , Stati , leggi (più o meno divine ) , governi , banche , eserciti , burocrazie , proliferanti cancro della ragione ?
    Socialismo ?
    Come avrá fatto mai ad imperare il nazionalsocialismo (nazismo) , il socialismo reale dell’Unione Sovietica , la social democrazia della DDR Germania dell’est ( comunismo) l’attuale islamismo ?
    Le formule oppiacee di transizione storica, tacitanti il lasso di tempo per percepirne l’inganno d’effetto “palliativo “ ma , bastanti al trapasso di tesi antitesi alternanti tra carneficine vestite di nuovo , rivoluzioni et restaurazioni , sono dure a morire fuori e dentro di noi , forme mentis divenute strutturali organicismi .
    Allora andiamo al sodo ! :
    Viviamo un contest criminogeno e , per definizione , ogni nostra disgrazia e disagio rappresentano per lo stesso un FATTURATO , ricchezza ; siamo in una logica inversamente proporzionale . Tutto nello Stato Italia è finzione di servizio . L’obbiettivo vero è il controllo sulle risorse .
    Come sia possibile che operi per il bene del cittadino quando il male rappresenta per esso fonte inesauribile di guadano e ricchezza ? Come può esserci pace sociale se chi opera nella giustizia vive e prospera sulle disgrazie del popolo ?
    Il nemico è lo stato italiano , convitato di pietra con i “servizi segreti” (di chi , per chi ? ) , porcherie di “cose loro” , Ci odia , espropria , processa Bossi , Berlusconi che promette la rivoluzione liberale , i serenissimi di San Marco , che blocca i conti della Lega, parassita pretenzioso più del re , più del tiranno , come Dio , categorizza figure morali , come l’evasore fiscale per tenere attivo l’odio di classe , l’invidia sociale , il sospetto , il capro espiatorio , la guerra tra “poveri” , il divide et impera , i picciotti finanzini in azienda alle cinque di mattina con le mani in alto ai nostri imprenditori trattati come assassini . Il nostro nemico è lo stile mafioso delle leggi italiane , intimidazione, esproprio , tassazione , discredito , burocrazie parassitarie in casa nostra ! Espropriati di sapere , di coscienza logica , indottrinamento di lassismo , assassinio delle meritocrazie , soprusi di giustizia , diseducazione scolastica , uno spadroneggio linguistico tra Rai scuola sui malcapitati figli , sanitá di INCOMPETENZE !
    Ciò che stiamo vivendo nell’ attuale decadenza è molto ma molto più grave di tutti gli ismi del novecento , è mafia italica di stato canaglia , CAUSA ASSOLUTA , identitá , patria, razza , cercasi .
    Latita la forza di combattere , il coraggio di buttare tutto in aria disconoscendo legittimitá a tutte le forme impositive .
    È sempre il famoso “buco” nero dell’altrui culo , il mistero che muove le “ingiustizie “ , determinando lo status delle alienazioni ; per un flash finale , sintomatico dall’ex ministro degli interni, il non avente quid Alfano , che ci offre lo spunto : “prima di ogni decisione importante penso ai miei figli “ . Bravo , complimenti !
    È arrivato il tempo di pensare anche noi ai nostri , di figli !

  4. Riccardo Pozzi says:

    Dio la benedica. Lei ha messo il dito nell’esatto centro del problema Nord. La sua classe dirigente, da sempre a stretto contatto con le elite industriali, ha utilizzato la globalizzazione, mascherandola da libero mercato, per azzerare la classe media geograficamente collocata nel nord del paese.
    Politicamente incontrollabile, sindacalmente non allineata, fuori dalle prime file di confindustria, era il vero nemico sia della destra sia della sinistra, abbandonata dalla Lega che guarda solo alla propria sopravvivenza partitica e soffocata dal peso del fisco (l’aliquota del 38% di irpef per i redditi oltre i 28 lordi è la prova di un comunismo fiscale di fatto).
    A Polentonia le braghe bianche comandano sempre e comunque, alleate con la politica che, come una cagna, promette loro nuovi giacimenti di disperazione.
    Pensatona logica, intelligente e sensata.
    Dio la benedica.

  5. AVG Average Venetian Guy says:

    ps. in Austria, a Klagenfurt per essere precisi (un tiro di schioppo dai confini italiani), una cassiera di supermercato lavora 35 ore a settimana e porta a casa 1800 euro… le andrebbe bene, o anche lì gli imprenditori sono liberisti col c–o degli altri?

  6. AVG Average Venetian Guy says:

    non le passa nemmeno per la testa che la gara a ribasso è causata proprio dal fatto che sotto questo stato sovietico sarebbe altrimenti impossibile fare impresa?

  7. sergio bianchini says:

    ok saluti

  8. sergio bianchini says:

    Salve Stefania, questa pensatona è solo sua o frutto di qualche dibattito?. Oggi la parola socialismo ha perso qualunque significato dopo la fine dell’URSS e la svolta economica cinese. Se intende parlare di stato sociale allora bisogna definire quale politica assistenziale farebbe una ipotetica macroregione nord per i suoi cittadini. Questo sarebbe davvero un dibattito serio legato alla tematica del federalismo italiano e delle macroregioni.

    • Stefania says:

      La pensatona è una riflessione che esprime il malessere della nostra gente. Ogni volta che si parla di macroregione o di federalismo non si dice come si arriverà ad una giustizia sociale. Più soldi a casa nostra? Pensioni con i nostri contributi? Lavoro correttamente retribuito? Oggi siamo preda di una continua pirateria sociale e retributiva che nessuno ferma. La parola socialismo è una chiara forzartura del discorso ma il termine liberismo è drammaticamente coerente con gli esiti. Più povertà per tutti. Pongo un quesito. E’ vero che il Nord cresce più di altre parti del paese. Ma di quanto sono cresciuti gli stipendi dei lavoratori del Nord? A questo non rispondono né gli imprenditori che aumentano il fatturato né la politica. Del Nord. Parole, parole, parole…

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