“Il Nord è meglio della Germania”. Arrighini: Quella trattativa farsa del Pd con Roma

pddi GIULIO ARRIGHINI – E’ un po’ che il presidente Mattarella non passa per Milano. Anche Matteo Renzi, a dire il vero. Il primo, due autunni fa, aveva detto che Milano è un modello come motore di sviluppo. E Renzi, invece, aveva affermato, papale: “C’è un’Italia a Nord che va meglio della Germania: quella zona è la regione numero uno come capacità di crescita”. Lo spiegava in un tour a Bologna.

Come nulla fosse, il Pd chiedeva a Roma una trattativa, per dimostrare che si poteva fare a meno dell’autonomia. Ricordate il percorso interrotto del referendum due anni fa? Il  Pd lombardo ammetteva il residuo fiscale e chiedeva al proprio premier di avviare un processo di riforme per una equa tassazione. Nessun esito, ovviamente.

Mattarella scriveva, sul Sole 24 Ore il 25 ottobre del 2015:

“Il territorio milanese – e con esso l’intera Lombardia – non è stato solo il teatro di questo evento di portata globale. Ne è stato la locomotiva. Ha esercitato un ruolo propulsivo con la sua capacità di progettare, coinvolgere, di allargare, di unire. Una leadership vera che non si è affermata nell’isolamento ma nella coesione. Una coesione che matura tenendo insieme qualità antiche e innovazioni efficaci. Milano ha dato una lezione significativa all’esordio di Expo quando la città ha reagito alle devastazioni di gruppi di violenti che volevano annegare tutto nel loro nichilismo. La risposta civica dei milanesi è stata straordinaria: una prova di responsabilità, un segno di maturità e di unità, un desiderio di futuro migliore che ha suscitato ammirazione in tutto il Paese. In quarantotto ore i muri sono stati puliti, le ferite sanate e la bellezza ha vinto sulla violenza. Sono comportamenti che confermano valori civici e generano cultura”.

Poi però non accade nulla. Lo scrivemmo già allora, su questo quotidiano, parafrasando il capo dello Stato, “La speranza di Milano, capitale europea e motore dell’Italia”, che era il titolo al suo editoriale, noi lombardi pensiamo che la speranza, liberatoria, di Milano, da più di un secolo capitale europea, sia essere motore di se stessa, dopo aver dato il sangue all’Italia. Essere libera di autodeterminarsi in Europa, come la Catalogna che ha avviato un lungo processo di indipendenza da Madrid.

Oggi come adesso valgono le stesse parole già scritte. E cioè: Il solo problema, tuttavia, è e resta non tanto la popolazione che, davanti alla possibilità di somigliare più alla Svizzera che al Lazio, non avrebbe dubbi, quanto piuttosto la sua classe politica. I politici del Nord, che non hanno deciso ancora cosa fare da grandi: lombardi in trasferta a Roma, lombardi in trasferta al Pirellone, lombardi al servizio dei lombardi.

 

 

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2 Comments

  1. giancarlo says:

    Il bello sarà dopo la vittoria dei SI’ ai referendum.
    Questa volta se i referendum non saranno presi in considerazione da roma e Zaia e Maroni dovessero sbattere contro i NO DI ROMA…….LA VEDO MALE.
    E’ diventato insopportabile dover assistere alle solite manfrine italiote con i Si, poi no, poi si etc…
    La verità è che ci troviamo difronte ad una macchina ( roma) che stritola miliardi a bocca piena e non si riesce a fermarla o rallentarla.
    Se il Veneto e la Lombardia non si scolleranno fiscalmente dall’italia, l’autonomia sarà mutilata.
    Solamente con la libertà di agire sulla leva fiscale in tutte le direzioni le due regioni riusciranno ad uscire dalla crisi e far volare il PIL e le entrate fiscali. Caso contrario saranno condannate come l’italia ad una brutta fine.
    WSM

  2. caterina says:

    sono i politici oggi in carica il vero freno allo sviluppo dei territori che se liberi dalla loro zavorra avrebbero infinite capacità di organizzarsi ed esprimerebbero le loro potenzialità avendo più di tutti l’interesse a rapportarsi coi territori vicini e col mondo intiero… sono i politici la zavorra che frena….costa! oh, quanto ci costa!!!

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