Il nord ai tempi del salvinismo: autonomia, cavallo di Troia vuoto

Schermata 2019-06-03 alle 15.44.19di RICCARDO POZZI –  Smentendo alcune previsioni che lo davano in calo nel nordest, Salvini e la nuova lega senza nord, hanno fatto il pieno di voti in un settentrione che lavora con sempre più fatica e ha mostrato di non credere alle alternative elettorali disponibili, preferendo la lega 2.0 o rifugiandosi nell’astensionismo.
L’autonomia regionale, come non smette di sottolineare l’ex direttore del “Sole24ore” Napoletano, anche nella blanda forma prevista dai referendum avrebbe un effetto devastante per l’assistenzialistico centralismo italiano. Per questo nessuno a Montecitorio la approverà mai e, vista la linea politica della lega di Salvini, nessuno nemmeno la proporrà mai.
Tuttavia, non ci è dato di sapere quanto inconsapevolmente e quanto con premeditazione, il teorico effetto della flat-tax generalizzata e su larga scala che Salvini continua a minacciare, sull’imponibile delle tre regioni trainanti di questo paese, ovvero Lombardia, Veneto ed Emilia, avrebbe un effetto paragonabile ai cospicui residui fiscali attivi delle stesse tre regioni e che oggi lo stato incamera e distribuisce secondo le proprie dinamiche perequative che ben conosciamo.

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Naturalmente è altamente probabile che la flat-tax al 15% (affiancata dalla opzione di proseguimento della quota 100) non regga nemmeno come ipotesi, ma è davvero interessante il percorso di quel denaro, quantificato dal prof. Ricolfi in circa 100 MLD l’anno, che la piroetta nazional-meridionalista di Matteo Salvini pareva aver dimenticato sull’altare della propria parabola personale e, almeno teoricamente, potrebbe tornare attuale.
Insomma, sarebbe come se la questione settentrionale, strategicamente defunta nei programmi politici, tornasse in vita sottoforma di un provvedimento fiscale, dalle proporzioni tali da mettere in crisi l’intera impalcatura nazionale, come scrive Roberto Napoletano che di conti se ne intende.
I casi sarebbero tre.
Il primo è surreale. Salvini in fondo sarebbe rimasto leghista nel cuore e, verificando che i numeri per federalismo o autonomia non sono mai andati oltre il 12% nazionale, avrebbe preferito camuffarsi da partito nazionale per poi far passare, in polpette, la carne che la nazione non ha voluto mangiare come bistecca.
Il secondo è irresistibile. Salvini proporrebbe, del tutto inconsapevolmente, una devastante flat-tax dalla fatale carica esplosiva per i conti pubblici, puntando sulla non verificata efficacia della “Curva di Laffer” nonché sugli effetti benefici di un drastico calo delle tasse in una nazione come l’Italia, così territorialmente disomogenea.
Il terzo è più realista. Il Matteo nazionale sa benissimo che mettere nelle mani del nord produttivo lo strumento di un’aliquota al 15% sarebbe così deflagrante da indurre le istituzioni centraliste a reagire molto prima della sua eventuale entrata in vigore. Perciò abbaierebbe sapendo di non spaventare nessuno e contemporaneamente, trattiene alcune parole nordiste come “autonomia “ e “diminuzione delle imposte” per continuare a suonare il flauto magico agli ex elettori della Lega Nord, che oggi si turano il naso come fecero i loro padri di fronte allo scudo crociato.
Se questo è il nuovo cavallo di Troia, ci sono buone possibilità che la sua pancia sia vuota, oppure che trovi posto qualcuno che non aprirà i cancelli del centralismo ma, al massimo, potrebbe uscire gridando: “Italia Uno”.

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