Il nazionalismo verde, a mal… parata

di FRANCESCO FORMENTI

In una recente intervista, lo storico Alain de Benoist, ha analizzato il voto europeo. Ha detto, papale papale, che la risposta corretta alla dittatura europea non è il populismo. Specialmente quello che ricostruisce e ridà fiato agli stati nazionali. In altre parole, proprio dalle colonne dell’Insorgente.com, De Benoist scrive che il ”sovranismo” non porta lontano. Non si risponde gridando “Per la Francia contro l’Europa”, semmai si deve dire “Per l’Europa, contro Bruxelles”.

E’ una bocciatura solenne alla cavalcata del neonazionalismo, che ha saputo comunque raccogliere un consenso trasversale, visto il successo elettorale. Marine Le Pen paradossalmente fa politica di destra, di sinistra, senza essere troppo di qui né troppo di là. La votano gli operai, i professori, i giovani, gli impiegati.

Semplicemente, cavalca l’onda del malessere, rivedicando il ruolo dello Stato nazionale, non dei popoli che abitano nello Stato con diverse declinazioni culturali, linguistiche, storiche. Una contraddizione, questa, che al prossimo giro politico, creerà non pochi problemi. Se ora il suo partito è sottorappresentato, la prossima volta, se il bis si ripeterà, stravolgerà la geografia politica del parlamento francese, ma verso dove? La Francia contro l’Europa o per l’Europa come la intendiamo noi contro Bruxelles? Quella della Le Pen è la Francia degli Stati. E già non ci siamo. Non solo.

Essere euroscettici oggi è facile. E’ altrettanto facile dire che l’euro ci ha rovinati. E’ ovvio dire che governano i burocrati. Il 43% dei lavoratori ha votato per il Fronte Nazionale, ciò ricorda in qualche maniera il boom elettorale di un quinquennio fa della Lega nelle zone tradizionalmente rosse. Addio Pd, addio Cgil. Poi? Il populismo e la trappola delle alleanze con i partiti romani, per governare, ha decretato la fine, l’eclissi di una speranza.

Il nemico allora non era ancora fino in fondo Bruxelles ma Roma. Poi si andò a nozze con Roma. Oggi la vittoria del no euro a cosa porterà senza un’anima fatta da identità, cultura identitaria, sovranità dei popoli e non di Parigi? Il populismo è diventato un contenitore vincente perché orienta la propria bandiera verso un grido d’aiuto: economico, perché la dittatura fiscale europea e nazionale portano alla progressiva schiavitù; sociale, perché l’immigrazione è il grimaldello che ha scardinato tutti gli equilibri, di sicurezza, di bilancio, di previdenza, di residenza, di sopravvivenza. E i flussi non trovano un fermo gridando in cabina elettorale “stop immigrazione!”.

Di fatto, il successo del populismo francese e italiano (e quindi della Lega, partito italiano per eccellenza, soprattutto dopo la discesa al sud),  sono la  risposta della piazza che traduce in fine della speranza, in fine della lotta la ricerca di una alternativa allo Stato romano. Per ricadere sempre lì. Nello stesso Stato. E’ un voto di rassegnazione.

Dice De Benoist: “Il populismo non è una ideologia ma uno stile. Basta vedere quanto diverse siano le posizione del FN e della Lega sul regionalismo e l’economia”. Forse lo erano. Ilvo Diamanti, a pochi giorni dal voto, ha ribaltato dalle colonne di Repubblica questa lettura, specificando che non esiste più una Lega del Nord così come l’abbiamo conosciuta, padana, territorialmente legata alle sue origini. Ce n’è una nazionalista, persino “lepenista”, che nulla ha a che fare con le istanze originarie. La Lega è dentro il sistema. Non abbiamo sentito una voce levarsi dal coro sul 2 giugno e sulla parata di fatto militare che celebra lo Stato. Come in Cina, come faceva la Russia. Si celebra la Repubblica, lo Stato nazionale, dopo che uno Stato ha perso la guerra. E lo si fa con le baionette e i carri armati. Una cosa mai vista nell’Europa di Bruxelles che proprio il Carroccio abiura. Chi di lama ferisce, forse un giorno di lama perisce.

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12 Comments

  1. Alcalde. says:

    Siamo tutti d’accordo che il populismo alla fine non costruisce niente.
    Ma vi ricordate cosa accadde in una anonima birreria di Monaco?
    Alcalde

  2. fabio ghidotti says:

    “…come faceva la Russia…”?
    Come FA la Russia!!! Nessuno si è accorto dell’annessione della Crimea, e dei russi senza mostrine che scatenano la guerriglia nel Donbass?
    La Russia è sempre stata imperialista, non c’è differenza tra i Romanoff, Stalin e Putin. Quella bandiera russa in piazza a Treviso la sera dei festeggiamenti per il “referendum on line” è il simbolo della falsità degli italiani travestiti da padani, che sono i veri distruttori della Lega in questi vent’anni.
    La Russia non è Europa. L’Europa sta cercando la propria identità dopo secoli di guerra civile, e può darsi che le ci vogliano altri secoli per trovarla.
    Scagliarsi oggi contro alcuni aspetti della sua esistenza, come l’Euro, fa solo il gioco dei rigurgiti degli Stati “nazionali” che l’hanno insanguinata per secoli. Forse che la loro sovranità non era “toga, spada e moneta”? La moneta gliel’abbiamo tolta, e voi anti-Euro volete restituirgliela? Siete i migliori alleati degli “stati nazionali”. Per favore, non fingete di piangere lacrime di coccodrillo…

    • AndreaD says:

      D’accordo: gli stati nazionali sono il male assoluto. E l’Europa unita cosa sarebbe? Un mega-stato nazionale, e l’Euro è una moneta imperialista. Non vedo nessuna differenza col passato. L’unica cosa in cui credo sono i popoli indipendenti e sovrani.

      • fabio ghidotti says:

        uno stato nazionale ha una capitale precisa e un preciso gruppo di potere, che si considera espressione di un’unica “nazione”.
        L’EUROPA NOOOO!!!!!!
        Chi non è capace di fare questa distinzione, chi non ha capito cosa hanno pensato settant’anni fa i superstiti della seconda guerra mondiale, lavora per continuare così (nel nostro caso, lavoro per l’Italia!).
        Noto che non hai risposto sulla Russia…
        Comunque la mia era una risposta a Formenti, perchè conosco la sua storia. Se non mi risponde lui, non insisto. Ho smesso da Natale di urlare contro i poveri padani stupidi che ormai sono la quinta colonna dell’italia. Ho altro da fare…

        • Franco says:

          Anche l’europa avrà una sua precisa capitale e un suo preciso gruppo di potere(anzi,ce l’ha già), quindi è la stessa identica cosa. Gli stati sono delle invenzioni e lo dimostra proprio l’europa.

        • AndreaD says:

          Ghidotti, vorresti dirmi che il 21 marzo in piazza a Treviso c’erano “italiani travestiti da padani”? Con che faccia tosta hai il coraggio di dire questo? Cosa sarebbero i “padani”? Eri presente? Io si. Se il solo pensare alla Russia ti va venire l’orticaria questo non ti giustifica a dire cose senza senso e senza logica. Goditi l’Europa unita, anche io ho altro da fare….

      • Franco says:

        Esatto, un super stato dove i ministri vengono chiamati “commissari” come nella vecchia URSS.

  3. Albert Nextein says:

    La mia analisi del voto.

    Un branco di ignoranti, opportunisti, vigliacchi , plagiati ideologicamente hanno votato.

    Sono solo ed unicamente scontenti perché hanno meno soldi in tasca e le cose non vanno più bene.

    Non hanno i mezzi culturali e conoscitivi per valutare e individuare chi li abbia rovinati e ridotti alla disoccupazione con risparmi erosi e tasse elevate.
    E votano in base a sentimenti di pancia.

    Questo è il voto europeo.
    Un ‘ unione europea dove brillano per la loro assenza partiti liberali degni del loro nome.

  4. Sergio Andreani says:

    Non si è sentita la voce della Lega Nord levarsi contro la parata del 2 Giugno per il fatto che era coperta da quella più potente di tanti movimenti indipendentisti , soprattutto del Veneto…..

    Il Veneto che poi è corso a votare in massa per il Partito Democratico.

    Dove sono finiti i milioni di elettori che fecero la seccessione on-line, qualche mese fa ?

    Sono andati tutti a cagare ?

  5. Tuder says:

    La colpa maggiore non è della Lega, ma di tutta quella massa di partit egoisti tipo Union Valdotaine, sardisti e SVP che non ha mai promosso una confederazione a livello italiano alternativa alla Lega. Addirittura alle europee potevano utilizzare lo stratagemma usato dai Verdi per non raccogliere le firme, presentandosi come Ale, e invece si accontentano di gestire il loro territorio. E’ quindi naturale che un elettore identitario voti la Lega, in assenze di alternative.

  6. giancarlo pagliarini says:

    Bravo Francesco! Ciao. Paglia

    • Bellato Enzo says:

      Al di la delle grandi analisi e dei paroloni possiamo ricondurre il tutto a cose molto semplici:
      Noi non vogliamo un’europa che si prenda la briga di decidere la curvatura delle banane.
      Noi non vogliamo abbandonare le nostre tradizioni e veder invasi i nostri paesi da chi non rispetta le nostre regole e ci impone le sue.
      Noi non vogliamo mangiare o vestirci come vogliono le puttane di multinazionali.
      SE NON HANNO ANCORA CAPITO che l’europa è stata fatta per loro mi viene la pelle d’oca.
      È in atto un impoverimento sistematico dei paesi ricchi a favore dei paesi poveri allo scopo di permettergli l’acquisto di beni che oggi le multinazionali in quei paesi non riescono a vendere.
      Io voglio la mia identità, il mio cibo, il mio modo di vestire la mia cultura e la mia religione.
      NON PERMETTO a nessuno di togliermi con arroganza il crocefisso dalle scuole (del quale mi importa poco ma per il fatto che me lo proibisci mi incazzo) e non permetto che mi venga imposta una cultura che non è la mia. CARI ECONOMISTI IMBECILLI e con le braghe tirate giù
      non avete mai capito niente, nessuna vostra previsione si è mai avverata. Se siete in tre a parlare ugn’uno ha una visione e una ricetta diversa. SIETE BRACCIA RUBATE alle stalle. VERGOGNATEVI.

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