Il nazionalismo smantella il Nord con le mani dei politici del Nord

di Luigi Basso – Senza troppi giri, tutte le idee politiche si nutrono di propaganda, ovvero della esaltazione di alcuni aspetti di una faccenda e del travisamento di altri, in vista del raggiungimento di uno scopo non dichiarato né dichiarabile.
Il vero scopo non è dichiarabile perché, altrimenti, sarebbe difficilmente raggiungibile.
La propaganda politica serve proprio a perseguire uno scopo parlando di altro, inventando molto e tacendo su parecchio.
Per noi abitanti delle Regioni del Nord, sicuramente, la peggiore propaganda politica è quella del Nazionalismo Italico che si fonda su una serie impressionante di balle da competizione (l’antica Roma dipinta come culla dell’italianita, il Risorgimento come esageratissimo afflato di virtù ottocentesche, il Rinascimento, in verità fenomeno fiorentino, esempio del genio italico, etc).
Certo, direte, tutti i Nazionalisti al mondo sostengono che la loro nazione è la più bella per 2000 motivi diversi, spesso ridicoli o falsi perché non dimostrabili.
Chi dice di aver inventato il diritto, chi il rugby, chi la polvere da sparo, chi la matematica o chi l’alfabeto e così via.
Si vede subito che si tratta di belinate per menti deboli: anche ammesso che si riesca a provare le generalità di chi ha inventato i numeri o la polvere da sparo, per esempio, ma se questo non mi dà, oggi, alcun vantaggio pratico, allora va detto che si tratta di fuffa per i gonzi che andranno fieri in giro a dire che è stato provato che qualche migliaio di anni prima Tizio, che passava da quelle parti e il cui patrimonio genetico peraltro è finito in mezzo mondo, dopo millenni, aveva iniziato a scrivere numeri o a dare fuoco a certe polveri.
Sai quante rate del mutuo ci pagano con queste belinate, oltretutto?
Ecco, appunto.
Andiamo allora alla radice.
In realtà ogni nazionalista, ad ogni latitudine e longitudine, vuole raggiungere un obiettivo economico presente, solo economico, niente altro che economico.
Questo vale per i nazionalisti autonomisti lombardi o liguri, come per il nazionalista italico.
I nazionalisti italici hanno lo scopo di vivere senza lavorare o produrre, trovando chi li mantenga e produca per loro.
Si tratta, né più né meno, di quei gruppi di pidocchi e parassiti che lo studioso Miglio aveva ben individuato nel suo microscopio in laboratorio.
Gli autonomisti sono mossi da obiettivi economici di difesa (tipo pagare meno tasse, riappropriarsi di competenze, e così via).
Alla luce di questa verità diventa chiarissima la traiettoria politica italica degli ultimi 40 anni.
I nazionalisti pidocchi italioti, dal 1980 al 2000, sono diventati fintamente europeisti solo perché speravano di aver trovato un ospite ancora più succoso delle Regioni padane da spolpare: la UE appunto.
E giù per 20 anni tutti a sbrodolare Viva l’Europa, viva gli Stati Uniti d’Europa, viva l’inno europeo e la bandiera, etc e guai a chi osava contraddire.
Oggi che gli italici sono stati presi a calci nel sedere dagli altri Paesi europei, che gli hanno detto chiaro e tondo che il loro sporco debito se lo ripagano loro, ecco che tutta la propaganda italica è scossa da un fremito antieuropeista e nazionalista (di come tutti media siano schierati col nazionalismo italico ne riparleremo presto).
È chiaro, però, che ora i parassiti si indirizzeranno con ancora più fame e rabbia contro il Nord.
E lo si vede da come hanno smantellato la Lega Nord in poco tempo e la hanno rivoltata contro il Nord stesso.
Un capolavoro, va detto.

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