IL NAZIONALISMO ITALIANO E’ FUORI DALLA STORIA

di GIORGIO GARBOLINO

L’Italia ha un pregio: anche quando si esalta nel suo nazionalismo non spaventa i vicini. Preoccupa i sudditi, ma si sono abituati: è talmente grande la distanza che separa il sentire della gente dai riti patriottici, che sfilate militari e inni hanno effetti controproducenti. La gente li accoglie, nella migliore delle ipotesi, con la condiscendenza che si riserva alle manifestazioni folcloristiche paesane. Ma è un errore sottovalutare il nazionalismo. Oltre che profondamente immorale, ha portato sempre e solo a terrificanti tragedie: guerre feroci e regimi dispotici.
Quando uno stato si dichiara “nazione”, la degenerazione autoritaria e bellicosa è inevitabile. Il nazionalismo (o il patriottismo, che è solo un suo sinonimo) è molto peggio che “l’ultimo rifugio di un farabutto”: è la giustificazione ideologica dello stato totalitario. Finita la sacralità del re, lo stato ha inventato la sacralità della “nazione”, con cui pretende di identificarsi. Non potrebbe giustificare in altro modo il suo potere sui cittadini-sudditi, fino a convincerli che le tasse sono belle (come è stato detto) o che “chi per la patria muor vissuto è assai”, come si canta ancora nei teatri lirici. La consapevolezza di questi aspetti è però scarsa: nessun cristiano si accorge di quanto blasfemo sia uno stato che celebra la “nazione” con simbologia e liturgia religiosa: eleva “altari” alla patria, parla di “sacri confini” e “sacri doveri”, esalta il “sacrificio” di “martiri” morti in suo nome. La nazione è un dio che pretende un lealismo totale: ha cancellato ogni altra appartenenza, territoriale (l’Italia una e indivisibile), religiosa (la res publica christiana medievale) o ideologica (l’originario universalismo di liberali, democratici o socialisti). Non è un caso che il termine “nazione” sia nato con la rivoluzione francese e la sua identificazione con lo stato sia nata in Italia teorizzata da Mazzini. In precedenza indicava qualunque gruppo sociale e qualunque forma di comunità politica.
Lo stato italiano, come altri, ha provato a giustificare la sua esistenza inventando un legame “naturale” di tipo razziale fra i sudditi, ma era una pretesa concettualmente insostenibile. Meglio presupporre un’identità collettiva astratta come la nazione, che unisce chi condivide lingua, costumi, religione, territorio, ecc., dimenticando che la lingua proclamata nazionale non è originaria ma frutto di una decisione politica, i costumi sono i più vari, la religione è universale, e il territorio di una presunta nazionalità italiana non coincide affatto con i confini dello stato. Fosse anche solo per la lingua, ne sono fuori i ticinesi e ne sono dentro i tirolesi del sud.
La definizione di Ernest Renan per cui la “nazione” è la “volontà di vivere insieme” in un “plebiscito di tutti i giorni”, è meno ideologica ma non fa che spostare il problema: come si esprime la consapevolezza di essere un popolo?
In realtà le comunità nazionali autentiche e riconoscibili esistono, anche in Italia: sono quelle che non sono frutto del potere politico ma da tempo immemorabile condividono spontaneamente in un territorio limitato lingua, cultura, esperienze anche quotidiane. Sono le piccole patrie (le “terre dei padri”) della nostra gente. Il resto, la nazionalità italiana o francese o tedesca sono creazioni ideologiche: ci inducono a identificarci non solo con lo stato ma con entità fittizie come “Italia” o “Francia” o “Germania”, che senza stato non esistono. E queste entità fittizie noi le arricchiamo di caratteri peculiari inesistenti: definiamo “paesaggio italiano” quella che è una varietà estrema di paesaggi, “arte italiana” gli aspetti lombardi o veneti o toscani dell’arte europea, ecc.
Quanto sia falsa la pretesa dello stato di rappresentare la nazione lo provano le diverse interpretazioni che ne dà secondo i suoi interessi: per l’Italia Trento e Trieste dovevano essere italiane perché vi si parlava italiano, il Tirolo del Sud doveva viceversa esserlo perché compreso nei “confini naturali”.
Lo stato nazionale è frutto della storia: nasce nell’800 quando gli stati tendono a rafforzarsi ed espandersi – ognuno a spese dei vicini – per competere nei mercati più ampi. Chiedono lealtà in nome della nazione, i re si dicono essere tali “per volontà della nazione”. Le comunità locali finiscono col trasferire il lealismo verso la loro piccola patria a una patria artificiale più ampia, che è diventata per loro il nuovo riferimento obbligato per molti aspetti economici, politici, amministrativi, giuridici. Ma non tutti gli stati diventano “nazionali”: i cittadini britannici sono leali verso la corona, ma la loro patria continua ad essere la Scozia o l’Inghilterra o il Galles. Là le primitive nazioni spontanee sono sopravvissute, non per caso, in uno stato senza leva obbligatoria, senza scuola di stato, senza centralizzazione amministrativa. Senza quegli strumenti cioè di cui si servono gli stati per inculcare il nazionalismo.
Oggi anche nell’Europa continentale, in un mercato di dimensioni europee se non mondiali, con un’economia integrata che impedisce gravi tensioni, nemmeno in una crisi come quella che viviamo gli stati hanno motivi per mantenere strutture statali rigide e irreggimentare i sudditi identificandosi in nazioni fittizie. E’ tra l’altro sintomatico che, a una domanda sul web (yahoo answers) su quale fosse la nazione preferita, pochi abbiano indicato uno stato: le risposte prevalenti riguardavano la Catalogna piuttosto che la Provenza, la Scozia, l’Andalusia, persino l’isola d’Elba (indicata come “la mia patria”).
L’Italia, in controtendenza col resto d’Europa e col comune sentire, accentua il suo centralismo e spinge all’eccesso il suo nazionalismo, con celebrazioni patriottiche, parate armate e indottrinamento con l’inno di Mameli. L’inno sarà obbligatorio a scuola per condizionare le nuove generazioni: sono più indifese, non hanno vissuto i drammi della politica di potenza degli stati europei, e sono sottratte allo strumento principe di condizionamento che era la leva obbligatoria. Significa che ormai i rappresentanti della “nazione” sanno di non poter contare su sentimenti spontanei di “amor patrio” se non da chi sull’amor patrio ci campa, e sono alla disperazione. Perché bisogna essere in ritardo di un paio di secoli, se si pensa di educare i giovani ad “esser pronti alla morte” per fare grande e forte l’Italia, inneggiando a stragi subite da tedeschi, francesi, austriaci, e provando a convincerli che le guerre “rivelano ai popoli le vie del Signore”.

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37 Comments

  1. luigi bandiera says:

    E visto che si ritorna al passato meglio cominciare a cantare come a quel tempo. A proposito di nazionalismo.

    Insomma va bene l’inno trikornuto ma anche questo ed altro.

    http://www.youtube.com/watch?v=GG2IdbE-aaA&feature=related

    • luigi bandiera says:

      Devo aver sbagliato dato che non si ritorna al passato ma si torna al futuro.

      Va ben, il senso mi sembra uguale o kompagno.

      I KOMUNISTI con la bandiera rossa la trionfera’ e tutto il proletariato dalla cuna alla fabbrika, e quell’altri (mi piace quell’altri) con la faccetta nera e i balila sono tutti kompagni ma non lo sanno.

      Ricordate i balila..??

      Oggi sono i nostri giovanissimi obbligati sia dai DX che dai SX e perche’ no dai CENTRINI, che fa rima con casini, a fare le stesse e identike kose che fecero i nostri nonni, padri e madri.

      Ormai gli schieramenti politici sono come avviene nel kalcio.
      Ci hanno portato a fare e il gregge dei neri, e il gregge dei rossi. Forse di altri greggetti… pecorelle smarite probabilmente.

      Siamo messi mooolto male, ma tutti se la fanno e se la godono tranquellamente. Pare non stia succedendo NIENTEeeeeee..!!!!!!!!!!

      E, meglio ripeterla, pazienza gli analfabeti, ma gli altri perche’ non vedono e non sentono..? ANZI. Proprio i super allorati (proff) ci stanno ROVINANDO..!!!

      RAGASSUOLI, O FORKONI O SOCKOMBERE…!!

      AMEN

  2. Sardo says:

    Ahah,la retorica nazionalista di Re Giorgio è stata ben introiettata come si vede..sino a ieri i sinistri progressisti di turno vedevano lo spettro del fascismo al solo sentire la parola “italiano”,oggi sono fieramente devoti alla “Patria” nel contrastare il nemico comune:i “padani”,i “terroni” ecc…che dire,è proprio vero che la Lega è servita da ultimo baluardo di Roma ladrona e predona,e da distruttrice delle istanze indipendentiste,altro che secessione!Eh oggi vediamo questo spirito nazionalista dominante,a destra come a sinistra,democratico,fascista,globalista e comunista allo stesso tempo(e pure monarchico e repubblicano)fondato sulle parolone del presidente della Repubblica e dell’eurocrate Monti..,ovvero sulla menzogna,come sulla menzogna (e sul sangue)è stato fondato questo Stato,e tutti i regimi che si sono susseguiti(da monarchici e liberaldemocratici al regime fascista e a quello antifascista,ma fascista nella sostanza ecc).

    • fabio ghidotti says:

      ripeterò fino alla nausea (ringrazio la redazione per la pazienza su questo punto) che una parte consistente della cosiddetta “sinistra” italiana è assolutamente falsa.
      E’ costituita dai “voltagabbana” dell’immediato dopoguerra e dai loro discendenti ideologici. Sono badogliani che hanno indossato la camicia (ideologica) rossa per sfuggire ai tribunali della Storia e per ingannare le generazioni successive. Preparando cosi’ quella restaurazione nezionalista in corso, di cui la proposta di indottrinamento mamelico illustrata nell’articolo di Garbolino è uno dei più recenti e più gravi sintomi.

  3. Diego Tagliabue says:

    FallitaGlia è fuori dalla storia e fuori di testa.

  4. Rodolfo Piva says:

    Articolo interessante e ricco di considerazioni assolutamente corrette e veritiere tipiche di chi ha dedicato il tempo a documentarsi ed a studiare la storia dei popoli a differenza di qualche contestatore dal linguaggio piuttosto volgare e la cui cultura storico politica è basata su quattro stereotipi mutuati dalla retorica e dalla demagogia patriottarda.
    Fa bene comunque la direzione a pubblicare repliche contestatorie sebbene prive di spessore perchè, in una vera democrazia, anche gli ignoranti aggressivi e tracotanti devono poter esternare i loro pensieri ed essere, ovviamente, pesati per ciò che sono.

    • fabio ghidotti says:

      fa bene la direzone ecc. anche perchè:
      1) tutti possono conoscere la nulllità delle tesi italiote;
      2) ci si allena a rispondere e si fanno circolare le risposte

  5. bostongeorge says:

    Senza tante pippe mentali trovo bello un SANO identificarsi in una patria, in una nazione condividendo con una comunità di individui viventi sullo stesso “lembo di terra” riferimenti sociali, culturali e tradizioni. Oggi l’insidia non è il nazionalismo viscerale e dogmatico, che anche a me non piace di certo e che sicuramente è stato negli anni addietro strumento “manipolatore delle menti”, ma tematiche ahimè più “terra terra”.

    • Giacomo says:

      il problema coi nazionalisti insorge quando si tratta di capire dove inizia e dove finisce il “lembo di terra”. Lo sappiamo (sulla nostra pelle) che il problema è la disoccuazione, la miseria e le tasse, ma l’articolo parlava di nazionalismi…

    • sciadurel says:

      hai detto bene “lembo di terra” non di una specie di stato che va dalle Alpi alla sicilia con popoli, climi, lingue, culture, usi e tradizioni COMPLETAMENTE DIVERSE e che talvolta sono stati diametralmente opposti fino all’ultima globalizzazione itagliota imposta con tv di stato, decreti legge e scuola gentiliana

  6. Federico says:

    Che boiata di articolo. Il fatto che poi nella foto appaiano la bandiera sabauda e dell’RSI indica che l’autore non ha capito proprio una mazza di patriottismo (che mi spiace dirlo ma col nazionalismo non c’entra proprio una ceppa) . Si vaneggia di monarchi e sudditi in un quadro del tutto decontestualizzato e fuori tempo. Ci si stupisce che in un inno dell’800 si inneggi alla lotta per la “patria” e si parla di indottrinamento come se nelle scuole pubbliche lavorasse la peggio feccia neo-fascista, quindi insultando indirettamente insegnanti e professori di ogni genere.
    Poi per carità, ogni punto di vista è sacrosanto, e su alcune cose dell’articolo si potrebbe discutere, ma alcuni passaggi sono vere e proprie seghe mentali degne del leghista più becero.
    In conclusione, giusto per curiosità, la soluzione per la situazione attuale quale sarebbe secondo l’autore? Ognuno per sè e Dio per tutti?

    • Bresà öm liber says:

      Come idea non sarebbe poi così male..

    • giorgio garbolino says:

      Mi permetto anch’io qualche domanda al “cortese” Federico e spero non me ne voglia.
      1 – Qual’è la differenza fra patriottismo e nazionalismo? Che il patriottismo è buono e il nazionalismo è cattivo? La differenza non è lì ma fra il senso di appartenenza istintivo a una comunità che conosco e sento mia, o a una comunità artificiosa che ha per confine il confine di stato. Un comasco deve per forza sentirsi più legato a lontane regioni d’Italia, che conosce e frequenta poco, piuttosto che ai ticinesi, perché non condivide con loro la bandiera di Stato? O uno di Sterzing deve sentirsi più vicino a uno di Mazara del Vallo che a uno di Innsbruck, perché di un’altra “patria”?
      2 – E’ fuori tempo ricordare che il nazionalismo è nato nell’800 o è fuori tempo che venga riproposto nel 2000?
      3 – Cosa c’entrano gli insegnanti coi programmi ministeriali? La libertà d’insegnamento è garantita solo – dice la legge – “nel rispetto delle norme costituzionali e degli ordinamenti della scuola stabiliti dalle leggi dello Stato”.
      4 – la soluzione, “giusto per curiosità”, è che la politica deve riconoscere che non esiste il “carattere nazionale” e l’appartenenza non può essere imposta e non è esclusiva (il lealismo si rivolge istintivamente verso più comunità, che sono territoriali – il mio comune, la mia area di interessi, quella della mia cultura, ecc. – ma anche religiose o, al limite, professionali). Lo stato smetterebbe di essere un totem e le soluzioni “tecniche” per convivere si troverebbero facilmente nel federalismo e nella libertà.

    • fabio ghidotti says:

      non capisco la confusione mentale di Federico. Facciamo chiarezza.
      Se il cosiddetto parlamento italiano ha deciso di disporre l’insegnamento del testo di Mameli nelle scuole, è ovvio che ha un intento di indottrinamento. Se avesse intenzioni critiche, aggiungerebbe l’analisi di altri testi, e sopratutto procederebbe prima a un atto di giustizia: cambiare le parole di questo testo razzista, imperialista, guerrafondaio, anticostituzionale, blasfemo e fondato sul mito (falso storico) di una presunta italia risalente all’epoca romana.
      Io sono un insegnante. Non mi sento affatto insultato dall’ottimo articolo di Giorgio, che al contrario sta proprio chiedendo il rispetto della dignità degli insegnanti, che non devono essere degradati a veline del “minculpop”: Mi sento appunto insultato dai progetti di questa “camera dei fasci e delle corporazioni” (che nel frattempo si sono moltiplicate); di quest’aula “sorda e tricoloruta” che puzza sempre più della muffa e delle ragnatele di una storia cosi’ immobile che è diventata la negazione stessa della Storia.

  7. sciadurel says:

    il nazionalismo itagliota è il più ridicolo del mondo… pizza, mafia e mandolino

  8. nemo says:

    una posizione a mio avviso più equilibrata è rendersi conto che siamo cittadini di una Repubblica che, nonostante gli errori del passato fatti da Savoia ed altri è un luogo autenticamente democratico ed in cui c’è un altissimo grado di libertà per coloro che hanno la fortuna di viverci. E’ un patrimonio che solo una volta perso apprezzeremmo, mi/vi auguro mai. Certo non più il “volgo disperso che avanza e ristà” di cui scriveva Manzoni… Su la testa, cittadini della Repubblica, cerchiamo con tutte le nostre forze di migliorare, non di distruggere la barca sulla quale navighiamo…

    • oppio 49 says:

      è propio vero, “nemo profeta in patria” e NEMO deve aver capito poco. magari affondasse questo stato, nota “stato” perchè questa non è certamente la mia patria. su la testa di sicuro, ogni tanto bisogna tirarla su altrimenti passi la vita a lavorare per uno stato che ti mangia crudo. io non so nuotare ma se la barca affonda sarei solo che contento. muoia sansone con tutti i filistei

    • Giacomo says:

      certo. Mo vedi che arriviamo.

    • Martesan says:

      nemo , commento sarcastico vero?

      Si , deve essere sarcastico per forza… non credo possa esistere una persona sana di mente che giudica lo stato italiano come un “luogo altamente democratico”.

    • fabio ghidotti says:

      in italia non esiste democrazia: solo una certa libertà di espressione, che l’italia ha dovuto concedere perchè ha perso la guerra, ma a cui continua a porre limiti metafisici e che è pronta a rimangiarsi perchè si sente sempre meno controllata…
      Comunque non siamo sulla stessa barca. Siamo incatenati a una galera, e in caso di naufragio andremo a fondo…

  9. Marco69 says:

    Che schifo il nazionalismo! Molto meglio essere una regione dell’ Europa, anzi una colonia della Germania…

  10. Marco69 says:

    Che schifo il nazionalismo! Molto meglio essere una regione dell’Europa, anzi una colonia della Germania..

  11. Entità sempre vigile says:

    Nazionalismo italiano? ormai questo paese è in monarchia assoluta: protesti e ti ingabbiano con manganello democratico (prende tutti vecchi e giovani uomini e donne), libertà di pensiero zero perchè se finisci in vista cercano d chiuderti la bocca (io la chiuderò solo nella bara la bocca), non hai più diritti, solo il dovere di lavorare con meno di 2 euro netti orari (altrimenti chiamano romeni e indiani), consumare, respirare per produrre ricchezza al potere monarchico, stare in silenzio e subire le 120 giornate di sodoma..solo che si sono aggiornate..non sono più 120, ma continueranno fino a nuovo ordine.

    Ma quando lo proclamano il programma monarchico di potere? inutile nascondersi, tanto vale rendere pubblica la ferocia e cattiveria delle azioni sul popolo..

    Lo so..lo so..poi il popolo si ribella e scoppia una merda..meglio il popolo davanti…e dietro tutti quanti vero? e grazie a garibaldi che ha fottuto il Regno delle due Sicilie convertendolo al vostro potere che siete così intelligenti, silenziosi e influenti…grazie alla vostra grande famiglia..i Bilderberg……razza di schiavetti sadomaso che non siete altri..

  12. Brixiano says:

    Grande articolo, complimenti. E’ la perfetta sintesi del perchè non ho mai sentito di appartenere a questo stato, anzi mi vergogno profondamente di esserci nato. La mia nazione è la Lombardia.

  13. Giacomo says:

    Ottimo articolo.

    Malauguratamente il germe del nazionalismo permea anche parte del mondo indipendentista, ed è la sua più profonda debolezza. È pensiero debole in sé e al contempo offre comodi appigli al potere centralista per attaccarci e mantenerci in uno stato di completa marginalità nel sentimento della pubblica opinione padano-alpina.

    La cura è una e si chiama AUTODETERMINAZIONE DEI POPOLI. Chiunque invochi mappe medievali e gonfaloni per imporre la propria visione di una “patria” futura tradisce il senso stesso dell’essere indipendentisti e rappresenta un rimasuglio di sconfitte cocenti subite nel recente passato. Molti esempi sono lì a testimoniarlo in tutta Europa.

    Che siano i popoli dal basso a darsi i propri confini. Che sia la cooperazione spontanea, mutua e rispettosa tra persone e comunità a generare il senso di appartenenza ad una “nazione” più ampia del ristretto insieme di persone con cui quotidianamente conviviamo.

    • Sandi Stark says:

      Bravo Giacomo, parte del mondo indipendentista è perfettamente nazionalista come mamma Italia gli ha insegnato.

      Vediamo dei “venetisti” che disegnano cartine geografiche dove annettono le provincie vicine, altre regioni e terre oltre mare. A seconda del caso utilizzano il pretesto dell’influenza linguistica o dei passati confini della Serenissima, esattamente come l’Italia faceva con gli antichi confini dell’Impero Romano.

      Abbiamo visto i leghisti mobilitati da un “fiume sacro” che era la copia conforme del mito del Piave, solo spostato un po’ ad ovest.

      E le ampolle di Bossi identiche a quelle di d’Annunzio, le camicie che non sono più rosse o nere ma verdi, i capitani di ventura trasformati in condottieri patrioti, eccetera eccetera.

      Ci dev’essere qualche tarlo mentale nel DNA degli italiani, da trattare come mentecatti i loro simili e seguaci, quando si tentano delle carriere politiche.

      Se un cittadino della Lombardia (come di qualsiasi altro territorio) vuole esser indipendente, un tanto deve bastare. Senza inventarsi falsi storici, “nazioni” più o meno di fantasia, senza strumentalizzare la Storia alla ricerca di radici più o meno improbabili.

      Un cittadino maturo e consapevole non ha bisogno di queste cagate per pretendere l’indipendenza, la pretende e basta.

      Sempre ammesso che lo scopo di tanti movimenti sia l’Indipendenza. Io non ne sono convinto, visto che nessuno l’ha mai perseguita in modo serio e coerente. Se invece lo scopo di certi movimenti è di vendere specchietti agli indigeni per fregargli il voto e viverne a sbafo, allora la retorica neo-nazionalista va benissimo, anzi è uno dei rimedi più collaudati per prendere consenso e voti.

  14. Giorgio Fumagalli says:

    molto, molto bello, in poche righe molti concetti coerenti ed essenziali.
    Giorgio Fumagalli, da Milano.

  15. valter bay says:

    la Patria è la “terra dei padri”
    il Patriottismo è la difesa della “terra dei padri”
    la nostra casa ed il nostro orto sono la prima cellula della Patria…la più elementare forma di patriottismo è la difesa della propria casa e della propria famiglia…
    la sommatoria di tante case, orti e famiglie vicine fra loro diventa una Patria più grande
    all’interno di una Patria si forma una cultura comune con usi e costumi comuni…in tal modo la Patria diventa anche Nazione….

    più Patrie unite insieme da accordi (federalismo) producono uno Stato

    Dunque lo Stato viene generato dal basso per la riunione consapevole di varie comunità che decidono di accomunarsi nell’espletamento di vari servizi alla comunità (pubblici servizi e pubblico impiego)

    Pertanto masssimo rispetto al patriottismo (che onora i nostri avi), alla Nazione, allo Stato….

    Il problema (come in Italia) è come furono generati la Patria, la Nazione, lo Stato…

    questo è il VERO “busillis”

    In Italia lo Stato NON fu generato dal basso per “adesione”…fu costruito dall’alto a tavolino e poi imposto come valore assoluto….

    ciò deriva dal feudalesimo dove un Imperatore assegnava un territorio ad un Nobile che considerava sia il territorio, sia gli abitanti, sia gli animali, sia gli alberi ed i pascoli come proprietà personale…

    anche questa nostra Repubblica Italiana nasce da accordi di pace, da referendum, da elezioni taroccate….

    Carletto Farini falsò i plebisciti (1859 ecc…) Mussolini prese il potere esibendo carte compromettenti per il Re ed i Savoja (la marcia su Roma fu una recita!!!).
    De Gasperi e la Costituente falsarono il dopo Fascismo simulando un popolo repubblicano con elezioni e referendum falsificati….

    Insomma l’Attuale Italia è nata dall’inganno fin da secoli addietro…unitamente ai molti stati europei…

    si può fare giustizia creando una Europa Federale su modello svizzero in cui si federino e confederino NON gli attuali Stati ma le singole etnie presenti in Europa (che sono circa 350)

    a questo punto le Piccole Patrie si aggregano e dànno vita ad una Patria più grande che accorpa in sè le molte Nazioni (lingua e cultura) presenti in Europa diventando Stato Europeo costituito di molte Nazioni e di moltissime piccole Patrie….cioè diventa qualcosa che ha tutte le possibilità di diventare a sua volta una Grande Patria…

    Il modello di riferimento è quindi la Svizzera che è per l’appunto Stato, Nazione, Patria….

    Le impostazioni nihiliste bakuniane hanno dimostrato di non essere praticabili se non solo velleitariamente….

    Perdere tempo a vaticinare di “nè Dio, nè Stato” serve solo a deviare l’attenzione dalle soluzioni pratiche a tutto vantaggio delle Mafie che ci stanno colonizzando..
    saluti

  16. luigi bandiera says:

    Complimenti, disk kondiviso al milion par milion.

    E tanto per dire di come la gira in questo stato amministrativo komunista, ieri su LA7 -IMPERO-.

    Parlavano di storia dei Borgia specie di Lucrezia e appunto dei vari giri di potere del tempo e ecc. Periodo (1400-1500) e inevitabilmente parlavano degli italiani e d’italia.

    In partenza ascoltavo e seguivo con un certo interesse, poi, sentendo parlari d’italiani non ho piu’ seguito nulla.

    E, cosi’ sono i libri.

    Che gli serviranno a sti pulpitanti le bugie..?

    Poi basta pensare alla storia di Lenin… per capire che ormai siamo tutti omologati alla sua religione.

    Ma la democrazia non fu imposta dai vari illuminati..?

    Lenin voleva che comandassero i lavoratori quali contadini e operai… il detto PROLETARIATO.

    Poi, invece, si vidde chi in pratica komandava davvero.

    Kompagno, ti lavora che mi magno..!

    E a proposito di Lenin, lui disse: il nome del partito non cambiera’ mai, ma il partito si.

    Si e’ sbagliato, e’ proprio viceversa quello che e’ successo , almeno, qua in italia stato.

    E ma quante da dire su come si impose la democrazia in europa.

    Mi meraviglio dell’intellighenzia che o non ci vede o non ci sente per non intervenire mai su certi temi. Se si e’ solo a sostegno della nuova religione komunista o democratica che dir si voglia.
    Dissero perfino che Gesu’ Cristo era un socialista.

    Con i giochi di parole se la cavano molto bene…

    Purtroppo i PEONES li suguono come le ochette appena nate… che basta che uno si muova e loro dietro.

    Ossequi

  17. AlbertfromPadua says:

    clap clap.

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