Il movimento separatista si può fare, ma pronti ad andare in galera?

di SANDRO MIGOTTO

Negli ultimi tempi, pur leggendo questo giornale quasi quotidianamente, non scrivevo piu’ nulla: la linea editoriale mi sembrava titubante sul da farsi, ovvero comprendevo che le ultime speranze di vedere una Lega Nord battagliera si andavano pian piano affievolendo e nel contempo la miriade di iniziative di Movimenti indipendentisti impegnati in procedimenti legali e democratici presso le istituzioni italiane o sovranazionali si stanno rivelando per quel che sono ovverosia  inconcludenti.

In questi giorni assisto finalmente ad un interessante dibattito innescato dal Direttore dell’Indipendenza sul tema principale della lotta indipendentista. Sul come fare per arrivare all’indipendenza, molto semplicemente. Il Direttore individua in un Movimento separatista il motore che unisca le varie anime e gruppi indipendentisti in maniera confederata, allorche’ nessuno possa tacciare la Lombardia come centro egemone. Non entro nel merito, faccio parte del Popolo Veneto, confederarmi con altri Popoli per me non sarebbe un dramma solo se i Veneti potranno decidere liberamente a casa loro; preferirei di gran lunga solo un coordinamento su comuni iniziative. Inoltre, non vedo grandi movimenti indipendentisti oltre che in Lombardia, Veneto e Sud Tirol…

Quello che volutamente il Direttore non ha fatto e’ stato di indicare il come, lasciandoci la possibilita’ di proporre strade e percorsi piu’ o meno accettabili dalla stragrande maggioranza degli indipendentisti, i famosi paletti.

Giusto per sgombrare il campo dagli equivoci e malintesi, vi diro’ che NON CREDO VI SIA POSSIBILITA’ ALCUNA DI VIE LEGALI E DEMOCRATICHE per separarci dal resto dell’Italia. Lo dico per chi non abbia avuto la pieta’ di leggere altri miei scritti da sempre. Di conseguenza, non servono Partiti che si dichiarano Indipendentisti e si propongono per una qualsiasi tornata elettorale. Così servono solo a creare una nuova casta in sostituzione di altre… Non si puo’ combattere lo Stato con leggi dello Stato, ci batteranno sempre per esperienza, per l’utilizzo disinvolto delle medesime, con una Costituzione che viene calpestata ogni qualvolta lede gli interessi della Casta. Chiedere con il cappello in mano se il Veneto e la Lombardia – i treni, i foraggiatori dell’Italia – possano (sempre chiedendo  per piacere) godere dei frutti del loro lavoro liberamente a Roma e’ pura follia o peggio malafede. Auguroni vi direi, se non fosse che chi vota questi Partiti legittima il Sistema Italia, ovvero mi e’ nemico quanto uno che vota SEL, PD, PDL o altro. Inoltre, e non è secondario, mi viene ribrezzo a pensare che la nuova Repubblica Veneta debba avere una classe dirigente formata da politici che sono stati parte integrante della Casta, e quindi contro il mio Popolo (Ministri dell’Interno, Parlamentari, Consiglieri ed Assessori Regionali – gente che dovrebbe rispondere del proprio operato se mai arriveremo  all’indipendenza); non mi interessa minimamente un nuovo Stato che sia l’Italia in miniatura con tutte le sue nefandezze e le sue storture. Le altre iniziative dei Partiti Indipendentisti le considero invece poco piu’ che “testimonianze” che non porteranno a  nulla dato che invocano la presenza di “osservatori” dell’UE o dell’ONU.

D’altro canto abbiamo  bisogno del consenso di una bella fetta del Popolo Veneto. Ed e’ a questo che sono dirette le mie proposte. E’ possibile la separazione coivolgendo i Popoli che lo vorranno attraverso la Consultazione Popolare Unilaterale per l’indipendenza – lo propongo su questo giornale e nel territorio da sempre (articolo del 14 marzo c.a.); e’ fondamentale capire se l’idea separatista possa avere un seguito. Deve essere autogestito e senza richiedere il permesso a nessuno. Mi ha favorevolmente colpito l’iniziativa della Klotz nel Sud Tirol che vuole fare esattamente quello che chiedo da tempo.

Questo neonato Movimento non dovrebbe tesserare nessuno, proprio perche’ Movimento senza capi e gerarchie con sistema di autofinanziamento in COMITATI CITTADINI PER L’INDIPENDENZA. Questi avrebbero una duplice funzione: la prima di proporre la Consultazione Popolare, la seconda  di creare nuclei di autodifesa. I coordinamenti sarebbero garantiti da un comitato con mansioni puramente organizzative e gestirebbero eventi quali manifestazioni di piazza, occupazioni di sedi istituzionali. Nell’articolo del Direttore Marchi si evoca la mancata sommossa degli allevatori, la mancata sommossa di Modena. Queste sono le manifestazioni che dovremmo proporre, la difesa degli interessi Veneti. E’ necessario contarsi perche’ se  siamo in dieci siamo dei pirla, se siamo un centinaio siamo dei terroristi, ma se siamo in qualche migliaio, be’ le cose cambiano.

C’e’ bisogno di lavoro sul territorio, di recuperare rapporti con chi di questi episodi e’ stato protagonista, di chi si e’ stancato delle nostre chiacchere e vuole agire, lavorando sotto traccia e unendosi a battaglie giuste che altri vogliono fare, penso alla rinata LIFE, oppure coinvolgendo associazioni culturali che sono state ben distanti dai Partiti Indipendentisti, come Raixe Venete.

E soprattutto, commentando l’ultima frase dell’articolo del Direttore, “costi quel che costi”, se e’ genuina come so che lo e’, mettendo sul piatto la possibilita’ di combattere e di finire in galera.

 

 

 

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92 Comments

  1. AndreA says:

    A fronte degli ultimi sviluppi, sono rimasto sconcertato nel leggere la frase che chiude il primo periodo:”la miriade di iniziative di Movimenti indipendentisti impegnati in procedimenti legali e democratici presso le istituzioni italiane o sovranazionali si stanno rivelando per quel che sono ovverosia inconcludenti.”
    E’ vero che la stampa è opprtunamente istruita a non dare peso a quasiasi azione legale indipendentista, in particolarmodo se il percorso riveli poche insidie per chi lo intraprende ben preparato. Ma per chi pone un minimo di attenzione alla scena indipendentista veneta, non possono saltare all’occhio le tappe segnate da Indipendenza Veneta in un (01) anno esatto dalla sua nascita, vedi dichiarazione di Luca Zaia che ieri campeggiava su migliaia di profili e pagine dei social network.
    Una dichiarazione del genere non è assolutamente fine a se stessa ma fa riferimento a qualcosa di estremamente concreto!
    Certo che se si fa caso all’affermazione poche righe prima:”non scrivevo piu’ nulla: la linea editoriale mi sembrava titubante sul da farsi, ovvero comprendevo che le ultime speranze di vedere una Lega Nord battagliera si andavano pian piano affievolendo”
    traspare l’orgoglio distrutto di un leghista.
    Alcuni leghisti delusi hanno reagito abbandonando il mezzo obsoleto e provato da un lungo percorso, che tra l’altro non ha portato a nessuna meta, per dotarsi du un nuovo mezzo all’avanguardia e performante. Altri si stanno limitandoa criticare amareggiati tutto ciò che li circonda.

  2. EUGENIO says:

    Aprezzo l’articolo scritto sopra,ma il pericolo di andare in Galera ,oggi ,non lo vedo,a meno ke alcuni gruppi spontaneisti,facciano qualche azione dimostrativa ke non porta a niente..IL Problema Principale è Fare un Movimento,ho un Partito Indipendentista VENETO,NAZIONAL-POPOLARE,Ossia ke rapresenti gli interessi di TUTTO il popolo Veneto,non solo i grandi e medi Industriali Veneti (Questo se andava bene nel 1500,Oggi non è piu attuale siamo nella Mondializzazione)Quindi questo movimento deve fare uno Statuto con dei punti kiari…1) Veneto è ki è di Sangue Veneto ,ho ki abbia un genitore veneto,2)gli Industriali Veneti grandi medi ho piccoli devono licenziare i lavoratori stranieri ed assumere lavoratori VENETI,3)Uscire dalla Europa dell’Euro e dei Banchieri .4)fare una moneta Nazionale.Per quanto Riguarda gli Indipendentisti Lombardi,Si bisogna capirli ,ma non si puo’ prenderli molto sul Serio sono come gli Indiani d’america sono una minoranza ,nel loro Paese..

  3. Simone T. says:

    macchè in galera!! Mettiamo un intero popolo in galera, quando non ci sta il posto per quelli che la meritano?
    Anzi, vogliamo ed è ora di “uscire” da questa galera-Italia.
    é ora di riassaporare la libertà ed il piacer di vita che portiamo nel cuore sin dagli inizi della gloriosa Serenissima.
    Leggete la storia signori, oggi che a tutti è data la possibilità di istruirsi, per capire da dove vengono e il perchè certi valori che abbiamo, sono fondati

  4. luigi bandiera says:

    HANNO INGARBUGLIATO TALMENTE LE COSE CHE SIAMO RINCHIUSI IN UN LABIRINTO..!

    Chi e’ oggi il DEDALO..??

    E chi il MINOTAURO..?

    Ecco a cosa servono i DEDALI di professione: a costruire labirinti come l’italia, l’europa e cosi’ via..!

    Altrimenti, come farebbero a vivere sulle spalle degli altri..??

    Minotauri, rassegnatevi…

  5. Orini Giancarlo says:

    Preclaro Sig. Sandro Migotto, sicuramente il commento “Non è così Mi creda sulla parola, e nella conta, Lei ancora non c’ era”, è rivolto al sottoscritto. Da uno scrittore mi aspetterei qualcosa di meno ermetico. Mi scusi, “non è cosi”, cosa non è così ? , e “nella conta Lei ancora non c’ era”, quale conta ? Sicuramente nella sua conta non ci sono, non sono celebre, se invece si riferisce alla conta degli indipendentisti con radici leghiste, dovrei esserci. Se riesce a chiedere all’ Umberto di quell’imprenditore bresciano con i baffi, sentirà cosa Le dice in merito alla mia posizione indipendentista,, anche se dopo il 10 maggio ’97 , giorno in cui mi sono defilato dalla Lega sono considerato un eretico. ( 10 maggio ’97 giorno dopo l’ assalto al campanile di Venezia )

  6. “se siamo in dieci siamo dei pirla, se siamo un centinaio siamo dei terroristi, ma se siamo in qualche migliaio, be’ le cose cambiano.”

    per il momento siamo dei PIRLA.

  7. Orini Giancarlo says:

    Ho letto con piacere l’ articolo, mi ha fatto capire che sono sulla srada giusta. Nessun problema per andare in galera (casa circondariale per l’ Itaglia) d’ altra parte tanti patrioti hanno sofferto, hanno combattuto, sono arrivati a dare la vita per la libertà, sono bresciano, lasciatemi citare Tito Speri. Mi sento sulla strada giusta appunto, perchè dall’ anno scorso con un bel gruppo di amici, veri indipendentisti, abbiamo dato vita al movimento Brescia Patria, niente leader, niente segretari, niente tessere, niente sedi, solo la gran voglia di libertà.Fatti non parole, nessuna caccia alla poltrona, se l’ avessimo voluta nel ’92 ci saremmo arrivati su un tappeto di velluto. Tra le nostre manifestazioni: commemorazione della morte del Prof. G. Miglio, ricordo delle 10 giornate di Brescia, ricordo della presa del campanile di Venezia da parte dei Serenissimi. Peccato che, per mancanza di fondi abbiamo dovuto rimandare il convegno del 2 giugno tra indipendentisti del Veneto e della Lombardia orientale al quale avremmo avuto ospiti due indipendentisti Catalani, e più precisamente l’ Alcalde di Gallifa Jordi Fornas e il Presidente Alfons Lopez Tena.Noi di Brescia Patria ci siamo. Permettetemi un suggerimento, troviamo un nome cui tutti fare riferimento per arrivare all’ indipendenza, poi ognuno per la propria strada.

    • Alessandro says:

      Il problema non è il numero di persone disposte a combattere: sono certo che non siamo pochi pirla in tutta la Padania. Il problema è il coordinamento o, almeno, l’opportunità di incontrarsi, di smettere di scrivere e di iniziare a realizzare momenti, manifestazioni, episodi di lotta indipendentista.

  8. Personalmente ritengo l’intera questione “indipendentista” come vuota demagogia di bassa lega, fonte di confusione faziosa e di derisione da parte del Buon Senso Comune.
    Sarebbe mia prassi astenermi dall’entrare in thread animati da sostenitori di questa demagogia. Mi vedo però costretto a farlo per interporre tutta la distanza possibile fra la “Strategia di Lavoro Per La Repubblica” di cui mi dichiaro responsabile e le implementazioni che può sembrare ne abbia tratto l’Autore.
    Può sembrare e può essere fatto sembrare.
    Voglio dunque ribadire che, se le condizioni descritte dello stato di fatto italico e della funzione deleteria dei partiti possono assomigliare a quelle da me esaustivamente compendiate sia in “Storia Morale di Venezia” che nella “Strategia”, completamente mi voglio dichiarare estraneo alle ipotesi operative che ne trae l’Autore di questo articolo.

    • gianluca says:

      Scusi, ma non mi pare che l’autore l’abbia mai chiamata in causa…

      • MIGOTTO SANDRO says:

        Non conosco il Sig. Sartori, non conosco i suoi scritti, la’rticolo e’ farina, magari cattiva del mio sacco e da sempre rispondo in prima persona di quanto dico o faccio. Se intendeva celiare, accetto lo scherzo, se intendeva farsi un po’ di pubblicita’ gratuita, esistono metodi o forme piu’0 simpatiche e redditizie…..
        Stia bene sior Sartori.

  9. oppio49 says:

    per Sandro Migotto
    sono Aldo Bettinelli e finalmente qualcuno si avvicina al problema; io ho organizzato la protesta del latte (si possono condividere o no le motivazioni) e questo è il mio telefono:
    3351463274. Sentiamoci

  10. Giacomo Consalez says:

    Con dei leaders seri, intelligenti, preparati, dignitosi, onesti, intransigenti, chiari ed equilibrati, Scozzesi e Catalani sono arrivati a un passo dall’indipendenza, senza armare un solo schioppo. Cominciamo facendo una SPIETATA AUTOCRITICA, se veramente crediamo in ciò che declamiamo. Se invece ci piace salire su una panchina a Hyde Park Corner per discettare di emblemi, dogi e vessilli allora andate avanti voi, che a me scappa da ridere.

    Lombardia indipendente. Veneto indipendente. Autodeterminazione per tutti i popoli.

    • Marco Mercanzin says:

      Sottoscrivo col sangue !!

    • indipendentista says:

      Giusto iniziamo un’autocritica. Ad esempio troppa severità col vecchio Bossi (che prima di finire in sedia a rotelle ha fatto cose di portata storica) e troppa tolleranza verso gli aspiranti caregari dei movimenti neoregionalisti, soprattutto in Veneto, e verso gli untuosissimi maroniti.

  11. caterina says:

    comunque è un titolo buono a seminare terrorismo…
    è chiaro che chi vuole veramente essere libero non ha paura della galera perchè sa di essere dalla parte del diritto…ma nessuno andrà in galera perchè faremo in modo che non possano avere appigli per metterci dentro…
    d’altra parte non c’è posto se saremo centinaia di migliaia, o forse milioni… la forza è nei numeri non nelle bombe.

    • migotto sandro says:

      L’unico terrorismo che conosco e’ quello di Stato, che fa ammazzare suicidi decine di imprenditori veneti.
      Lasci perdere le provocazioni che e’ meglio….

  12. Marco Mercanzin says:

    Mi pare che, parlando dello status quo giuridico o di ordninamenti vari, si stia guardando la questione dal buco della serratura.
    La mancanza di una possibilità giuridica di secedere, sia livello italiota che europeo, non c’entra nulla.

    Se un popolo decide di autodeterminarsi lo fa e basta.
    A prescindere dalle leggi che gli impongono.
    Il problema e’ solo del consenso che un tale progetto può raccogliere.
    Se per assurdo tutto gli abitanti di Veneto e Lombardia manifestassero democraticamente ed esplicitamente questo intento, cosa potrebbe mai fare l’Italia o l’Europa ?
    Togliamoci dalla testa lo status quo, in quanto se di indipendenza si vuol parlare, bisogna obbligatoriamente cambiare paradigma, archetipo ;
    Lo scenario a cui si va incontro , parlando della nostra libertà, riguarda risvolti macroeconomici e sociali dirompenti per l’intera Europa, ergo il considerare le leggi esistenti non ha senso, in quanto l’attuale potere farà di tutto per tenerci schiavi.
    Solo la condivisione di un obbiettivo comune da parte dei nostri popoli può superare questi ostacoli, ma ci deve essere una coscienza, che va creata da zero.
    Non ci sono scorciatoie.

  13. IL SERENISSIMO PRINCIPE FA SAPERE CHE..... says:

    Con l’idea dei partiti indipendentisti veneti ( percorso democratico, legale, sicuro, legittimo, non violento ecc….), non si va da nessuna parte.

    In primis, sono partiti italiani come tutti ( altrimenti non potrebbero fare politica in base all’art. 49 della costituzione), e i loro eletti, una volta votati, dovranno giurare TUTTI (nessuno escluso), sul pieno rispetto della COSTITUZIONE e della REPUBBLICA ITALIANA. Poi, possono pure dire, che con la costituzione fanno carta igienica (come la lega a suo tempo), ma alla fine saranno italiani e conniventi con il potere italico fino alla fine, di ogni loro mandato.

    Per il caso Veneto, non esiste un popolo veneto (sentenza del consiglio stato 2010), e la lingua ufficialmente non è neppure tutelata, come invece accade per il sardo e il friulano.

    Inoltre, ogni modifica strutturale del paese necessita di una modifica costituzionale, anche se una sola parte decide di staccarsi. Ci sono varie parti in causa, il Veneto non può dire: “Io divento indipendente, e gli altri….cavoli loro.”

    Per ipotesi, se tutte le rivendicazioni di ogni territorio, fossero secessioni in sfregio ai CONTRATTI COSTITUZIONALI, sarebbe anarchia totale. E se Padova, volesse staccarsi dal Veneto ? Ecc…ecc….

    Il passaggio parlamentare di modifica della costituzione è necessario anche per l’Indipendenza….anzi soprattutto.

    La Secessione è reato ….ECCOME !! Il reato contro l’unità dello stato è solo depenalizzato, non è stato tolto.

    La gente inoltre confonde, Secessione con Dissoluzione. La Secessione che IV e altri partiti vorrebbero è incostituzionale. Mentre nel caso di Dissoluzione dello stato italiano per fallimento dell’Europe e dell’Italia stessa (nel caso di Collapsed state o FAILED STATE), potrebbe essere l’unica via per le rivendicazione dei veneti. Perchè, il contratto costituzionale sarebbe sciolto e tutto verebbe messo in gioco. Inoltre per gli accordi internazionali opererebbe la tabula rasa.

    La Secessione di una sola parte del territorio, a meno che non sia violenta o comporti un atto di forza/ rottura con lo status quo ecc…non esiste in forma pacifica e legale, mettetevelo in testa ( se ne avete una che ragiona). Il 6 ottobre 2013 il VENETO, non voterà per nessun referendum consultivo, e i promotori con i loro avvocati (se conoscono le fonti del diritto), lo sano benissimo. E’ INCOSTITUZIONALE….E CONTRO LA COSTITUZIONE, (l’unica che conta nel panorama nazionale e internazionale) art.138 della costituzione. Anche se fosse fatto, avrebbe valore pari a zero per il mondo, le regioni (soprattutto quelle italiane), sono sprovviste di personalità giuridica internazionale ( non possono interloquire alla pari di stati….non essendo stati, ma solo enti, come nel caso italiano).

    PER TUTTI I VENDITORI FUMO, SOPRATTUTTO AVVOCATI PROPONGO QUANTO SEGUE:

    <>

    Articolo 10

    L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute. (tramite legge costituzionale)

    Rango delle norme internazionali introdotte nell’ordinamento interno. – Un problema postosi nella prassi e nella giurisprudenza riguarda il rango delle norme internazionali introdotte nell’ordinamento interno, in particolare la loro prevalenza o soccombenza rispetto a norme posteriori incompatibili. Per quelle consuetudinarie, si ritiene che l’incorporazione mediante l’art. 10, par. 1, Cost., le provveda di garanzia costituzionale. Per quelle pattizie il rango è invece, in linea generale, quello stesso del provvedimento di attuazione (legge costituzionale, legge ordinaria, decreto, etc.), salvo riconoscere ad esse una speciale “resistenza”, atta a farle prevalere su norme successive di pari rango (secondo un principio di specialità sui generis, accolto nell’art. 117, 1° comma, Cost., come riformato dalla l. cost. n. 3/2001).
    È infine da ricordare che all’attuazione e all’esecuzione degli accordi internazionali concorrono, nell’esercizio delle rispettive competenze, tutti gli organi dello Stato (per la competenza delle Regioni, vedi art. 117, 5° comma, Cost.).

    http://www.uninettuno.tv/Video.aspx?v=305

    • fabio ghidotti says:

      finalmente una voce realista. Non c’è alcuna copertura istituzionale alle velleità separatiste. L’unica carta da giocare su quel tavolo (se si decide di provarci) è la nuova stesura del Titolo V della Costituzione, che l’intervento qui sopra opportunamente ricorda.
      Quanto alle lingue sarda e friulana, non hanno alcuna tutela. Alla Sardegna hanno dovuto dare l’autonomia solo perchè l’avevano concessa ai separatisti della Sicilia in quanto “isola”… Ai Friulani non hanno concesso nulla in quanto tali: godono (si fa per dire…) di riflesso dell’autonomia concessa alla minoranza slovena di confine (infatti esistono scuole statali in lingua slovena, ma non in lingua friulana…).
      Mi risulta invece che il Sardo e il Friulano siano riconosciute come lingue dal Consiglio d’Europa. Ecco un’altra istituzione europea che i separatisti della domenica dovrebbero imparare a rispettare…

      • IL SERENISSIMO PRINCIPE FA SAPERE CHE..... says:

        SULLA LINGUA VENETA

        L’UNESCO parla solo di Regional Language (forse), infatti cito:

        La lingua veneta “potrebbe” essere ritenuta una lingua regionale o minoritaria ai sensi della Carta europea per le lingue regionali e minoritarie, che all’art. 1 afferma che per “lingue regionali o minoritarie si intendono le lingue … che non sono dialetti della lingua ufficiale dello Stato”.

        L’Europa parla di rispetto d’identità locali ecc…; ha il Comitato delle Regioni, un sacco di strutture inutili come l’EFA (by Comencini), alla fine in Italia è tutto lettera morta.

        Legge 15 Dicembre 1999, n. 482Art. 2.

        1. In attuazione dell’articolo 6 della Costituzione e in armonia con i princípi generali stabiliti dagli organismi europei e internazionali, la Repubblica tutela la lingua e la cultura delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo.

        E IL VENETO DOVE STA ? Certo, è riconosciuta come lingua dal Consiglio della Regione del Veneto ….valore in COSTITUZIONE ITALIANA PARI A ZERO !! COME IL FANTOMATICO REFERENDUM !!

        La Regione Veneto ha infine deciso con la legge regionale n. 8 del 13-4-2007 di definire il veneto e le parlate storiche delle terre venete senza ombra di dubbio come “lingua” e non dialetto, attivandosi nella sua salvaguardia e stanziando fondi per la sua tutela.

        IN POCHE PAROLE, LETTERA MORTA E NESSUNA TUTELA, LA STESSA COSA NON VINCOLANTE CHE SARA’ IL REFERENDUM CONSULTIVO INDIPENDENTISTA.

        • luigi bandiera says:

          PAR I FORESTI,

          PARLAR DE SERENISSIMA REPUBBLICA VENETA FORSE GHE FA VEGNER INAMENTE CHE EA LENGOEA VENETA ESISTE DA MIENI..!!

          VENETO XE SOEO NA REJON TALIBANA..!! E SE PACIOEA EL TALIBAN… i ne riciama senpre parke’ no eo pacioemo, sgrafemo… vero sior PENTO..?

          KAX, ma kosa bixogna far pa farve vedar ea realta’..??

          PSM

          • luigi bandiera says:

            A tutti,

            l’italiano parla sempre di roma…

            MAI DELLA REPUBBLICA VENETHA, 1200 anni di storia vera e inimitabile su tanti punti.

            FACCIAMO IL VICEVERSA KAZZO..!!!!!!!!!!!

            BASTA ROMA E RITORNI VENETHIA..!

            PSM

        • Dan says:

          Ed in meno parole ancora, se i veneti vogliono sul serio l’indipendenza, alzano il culo e danno il giro allo stato italiano senza perdere tempo dietro la carta bollata.

          • luigi bandiera says:

            Dan,

            quando l’italia vedra’ di essere in serio perikolo si muovera’… come ha fatto kon i serenissimi patrioti venethi.

            PSM

    • San Marco says:

      Caro il mio principe,la costituzione italiana è stata di fatto abolita con il trattato di Lisbona,ovviamente passato in sordina.
      Tutte le tue masturbazioni cerebrali sulle leggi italiane lasciano il tempo che trovano.
      L’italia non ha più alcuna sovranità,te ne sei accorto o la tua mente offuscata di burocrate ottocentesco non te lo permette?.

      • fabio ghidotti says:

        il trattato di Lisbona non ha abolito un bel niente.
        Le “limitazioni alla sovranità” della stessa italia erano già previste dalla stessa Costituzione italiana all’articolo 11 (stavolta non c’è lapsus…)
        Sarò ancora più esplicito del solito. I paranoici che dicono che i nostri nemici sono fuori dal territorio italiano stanno diventando uno dei principali ostacoli per la propaganda separatista!
        Ma c…o! Se l’italia non avesse più alcuna sovranità, non avremmo raggiunto il nostro principale obiettivo?

        • lapalisse mesieur ! : D

        • IL SERENISSIMO PRINCIPE FA SAPERE CHE..... says:

          Art. 11.

          L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

          Per questo, ribadisco che le vie partitiche referendarie pro-indipendenza attraverso leggi regionali, raccolta firme o altro….sono INCOSTITUZIONALI E PRIVE DI VALORE.

          L’indipendenza referendaria è una SECESSIONE, e il caso del Quebec, enuncia chiaramente che non esiste nessun DIRITTO ALLA SECESSIONE, se ti consideri rappresentato democraticamente dalle strutture in cui fai approvare tale diritto di autodeterminazione del popolo, e/o tale preteso referendum popolare.

          E’ chiaro, i Veneti hanno senza esistere, rispettano la costituzione formando partiti italiani a vocazione indipendentista (art.49 della costituzione), e investono una regione costituzionalmente italiana (1972) e senza personalità giuridica internazionale (nessuna regione italiana ne provvista, men che meno quelle a statuto ordinario senza autonomia ne parlamento come il Veneto), del potere di rappresentanza e di autodeterminazione, quando sono italiani e non veneti ? MA E’ FOLLE !!!

          Se DISCRIMINAZIONE, DISOBBEDIENZA, DISCONOSCIMENTO ….NON CI SARA’ MAI AUTODETERMINAZIONE !!

          CHI E’ CONNIVENTE CON L’ITALIA E USA LE SUE STRUTTURE POLITICHE AMMINISTRATIVE …RESTA ITALIANO E MUORE DA ITALIANO.

          BASTA CON QUESTE CIALTRONATE PARTITICHE DEL CONSENSO STILE LEGA. FALLIMENTI ANNUNCIATI !!!

          Ricordo a tutti che i Catalani, hanno un parlamento Catalano e una Costituzione, non uno Statuto regionale, due cose ben diverse.

          P.S. La potestà legislativa concorrente consiste nel compito da parte dello Stato di dettare i principi fondamentali della materia (legge cornice), mentre spetta alle Regioni la disciplina di dettaglio, nel rispetto dei limiti statali. Qualora ciò non avvenga la violazione da parte della Regione è costituzionalmente illegittima perché la legge cornice rappresenta una norma interposta tra una disposizione costituzionale e una legge regionale. Casi particolari sono quelli in cui manchi o la disciplina di dettaglio o la legge cornice: nel primo caso è permesso l’intervento statale nel dettare la disciplina di dettaglio in attesa della competente legge regionale. Da ricordare che questi atti normativi statali sono “cedevoli” poiché perdono efficacia quando la regione adotta una sua disciplina di attuazione. Nel caso in cui manchi la legge cornice, la regione può emanarla rispettando quelli che sono i principi legislativi in via interpretativa delle leggi vigenti in quella determinata materia. Per quanto riguarda la potestà esclusiva dello Stato, diverse sono le materie che tagliano la competenza regionale. Tali materie sono definite trasversali e un esempio è rappresentato dalla lettera m) art. 117.2, determinazione dei livelli essenziali di prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale (es. LEA: LIVELLI ESSENZIALI DI ASSISTENZA).
          Prima della riforma le Regioni incontravano vari limiti nell’esercizio della potestà legislativa: limiti di legittimità e di merito. I primi potevano essere fatti valere dal Governo davanti alla Corte Costituzionale, i secondi di fronte alle Camere. Per quanto riguarda i limiti di legittimità essi erano divisi in limiti generali, validi per ogni tipo di legge locale e limiti specifici dei vari livelli di potestà. I limiti generali erano connessi in parte alla “natura” della legge regionale come fonte primaria (legge Costituzionale) e in parte alla “natura” derivata dell’ente Regione (limite degli obblighi internazionali).
          Nell’art. 117 comma 1 il Legislatore statale è parificato al Legislatore regionale nel rispetto non solo degli obblighi comunitari ma anche degli obblighi internazionali. Inoltre ai sensi dell’art. 117.9 alle Regioni è consentito stipulare “accordi con gli Stati e intese con enti territoriali interni di altro Stato”, riservando alla legge statale la disciplina dei “casi e delle forme” di tale esercizio.

      • IL SERENISSIMO PRINCIPE FA SAPERE CHE..... says:

        Bravo San Marco….finalmente sento una cosa giusta. E dai dimostrazione di conoscere il diritto.

        La mia mente mi permette tutto, e soprattutto di riaffermare, con ancora più convenzione il mio NO all’Unione Europea. Inoltre conferma, quanto scritto da me sopra, senza la DISSOLUZIONE DELL’EUROPA E DELL’ITALIA PER FALLIMENTO O ALTRO…NESSUN POPOLO O PRESUNTO TALE DIVENTA INDIPENDENTE.

        Il trattato di Lisbona se ne frega allegramente di rivendicazioni politiche di veneti, lombardi o padani …vari.

        La causa veneta perorata fino adesso in EU, ha portato a zero risultati e ….zero titoli.

        L’Italia è senza sovranità ? Me ne sono accorto, non temere….ma della polvere delle rivendicazioni dei Veneti, l’Europa se la scrolla di dosso ….tranquillamente senza colpo ferire.

        Non sono mai stato un burocrate, ma neppure un illuso affiliato ai partiti indipendentisti.

        Ohhh…San Marco, dai una speranza a questi poveri illusi di veneti ignoranti, che pensano di votare veramente per il referendum consultivo il 6 ottobre 2013. Non vedo l’ora !!!

        • San Marco says:

          Non ha portato risultati in EU perchè l’EU non ha titolo per esprimersi su tale argomento,ribadito anche dallo stesso Barroso.
          All’EU è stato chiesto solamente di monitorare il referendum,null’altro.
          Il trattato di Lisbona se ne frega delle singole costituzioni,prima vale cosa è scritto nel trattato e poi eventualmente a seguire i singoli stati.
          Comunque sono discorsi fini a se stessi,dando degli ignoranti ai Veneti ti sei qualificato da solo,magra consolazione che morendo il Veneto,e la Lombardia, morirà anche l’italia e con lei tutti i parassiti che la infestano.
          Chi può se nè già andato o si appresta a farlo,pure io ci sto pensando,facilitato dal fatto che ho avuto la fortuna e la preveggenza di sposare una straniera,non fidandomi più da molto tempo dell’italia e dei suoi politici da strapazzo,nemmeno casa ho comprato,per me sbaraccare non implica particolari problemi,anzi…
          Auguri a chi dovrà restare.

      • liugi says:

        Sarà anche vero però, nel caso in cui avesse ragione lui sapremmo già come agire.

    • luigi bandiera says:

      Sior principe…

      XE PROPRIO VERO…

      MA SOGNAR NO XE NE PEKA’ E NE REATO, par adeso..!

      Podopo faso kome serti ke co i vede el me nome i scanpa… no i lexe… e me stronx…ae. E so xe tanto mejo e pi grande no..? Tanto pa dir come ke a se evolve ea storia se se parte col ofendar a gratis…

      Mi co vedo quel nome che me ga dato del mona… a gratis… go un conato ke ghe volto e spae: mia mona mi come “jus soli”..!!

      No te vora’ mia che mi ghe daga anca merito a quel ke me ofende, a gratis..??

      Mejo tentar de ndar in Ferno… soeo par onesta’ inteetuae.

      Va ben prinsipe… cominsiemo a far sernita..!

      Se no qua no se va vanti..!

      PSM

  14. Marco Mercanzin says:

    Non serve andare in galera.
    Tutto dipende dal consenso che si riesce a generare.
    Atti eclatanti che portino alla galera non servono a nulla se non vengono pienamente capiti dai nostri popoli.
    Ergo, bisogna ripartire da una informazione/divulgazione porta a porta, metodo faticoso e relativamente lungo, ma che rappresenta l’unico modo per raggiungere un minimo obbiettivo:
    la creazione di una coscienza, cosa che la lega non ha mai fatto, persa in una continua gimcana di slogan e obbiettivi ridicoli.
    Fatto questo, tutte le ipotesi assumo un valore diverso, perché sostenute da un consenso generale.

    • MIGOTTO SANDRO says:

      Non ho alcuna propensione al martirio.
      Spero che nessuno debba andare in galera, ma bisogna mettere sul piatto la possibilita’ di reazione violenta da parte dello Stato. Su azioni eclatanti divergo, la miccia che inneschera’ questo percorso a mio avviso, puo’ accendersi in qualsiasi momento. Non so quale sia il limite di sopportazione…..
      Infine, certo che bisogna lavorare sul territorio, lo ho scritto, e c’e’ un sacco di gente che lo fa da tempo, ma sono convinto che oramai la voglia di ribellione e’ tanta… tanta gente aspetta solo un segnale.

      • Marco Mercanzin says:

        I momenti grilletto sono pericolosi, in quanto a scatenarli può essere anche l’oppressore, così da avere la scusa per reprimere.
        E le nostre genti non sono pronte a sostenere determinati sacrifici, in quanto prive di coscienza.
        Per questo ritengo che l’unica strada sia quella della informazione/divulgazione, atta a creare il supporto culturale e dialettico sufficiente per motivare una massa critica.
        Le rivoluzioni romantiche fanno parte di un passato ove non esisteva l’appiattimento mediatico odierno.
        Con un servizio a DOC di un telegiornale, ti fanno passare anche un Gandi per un pedofilo assassino.

        • MIGOTTO SANDRO says:

          quale e’ la massa critica necessaria a supportare una rivoluzione, perche’ piaccia o no, di questo stiamo parlando… Se vogliamo parlare di indipendenza dobbiamo avere il coraggio intellettuale di dire apertamente le cose come stanno; o si ritiene che in presenza di ampio consenso l’indipendenza sia possibile in forme pacifiche e legali e che Roma ci lasci andare per la nostra strada senza colpo ferire, oppure ci si prepara e si combatte con ogni forma possibile, con armi pacifiche che propone Fidenato ad esmpio o tu o Trentin..,. Tra l’altro, quello che tu mi proponi implica che lo Stato italiano ci abbia depredato di quel poco o tanto che ancora abbiamo; personalmente, ricominciare dalle macerie economiche mi disturba, preferirei una cosa molto ma molto veloce. Sperando che sia il piu’ possibile indolore. Non sara’ una passeggiata…

        • Flit says:

          Mercanzin, per la miseria !

          Sei irrecuperabile !!

          Doipo il Nobel per l’economia, ti spetta il Nobel per la letteratura |!!!

          Non si scrive a DOC: non è un vino, è latino !
          Ad hoc….increcoeà !!!

    • Fabrizio says:

      Esatto. Per questa e altre ragioni auspico che il separatismo non abbia confini, e che lo stesso, diventi invece uno strumento coalizzante popolare europeo. L’Europa politica non esiste, e chi si ostina a volerla costituire, non ha capito che i popoli che la abitano non possono permettersi i suoi costi. Solo un agente esterno può modificare un assetto interno e l’Italia, che non ha mai vinto una guerra, non avrebbe altre scelte se non quella di essere costretta ad adeguarsi

    • Bravo Mercanzin,

      Prima la consapevolezza dei singoli e del popolo!

      TUTTO IL RESTO E’ FUNFA E PARLARSI ADDOSSO!

  15. secessionista realista says:

    Finalmente un articolo che va al punto della situazione. Il punto è che fino ad ora le tematiche “indipendentiste” sono state sfruttate da personaggi tipo Porchezio o dai caregari insubri per ritagliarsi una porzione dello zoccolo duro di militonti da pelare in termini di preferenze, abbonamenti ai giornalini, manovalanza per organizzare convegni, ecc
    Insomma il solito teatrino pseudoindipendentista che Bellerio mette sù nei momenti di crisi per dare il contentino alla base.
    Qualcuno che si sia dimostrato pronto a giocarsi un capello per l’indipendenza della Padania o di una sua regione non si è ancora visto. Solo ciacole.

  16. x kualsiasi iniziativa indipendentista (partendo sempre dal lokale, dai komuni ed in visione ed approccio konfederale dei suoi movimenti), sia essa perseguita dal punto di vista rivoluzionario o legalista, rakkomando konsiderare, le konsiderazioni riportate oggi da Enzo Trentin…

    Rudimentalmente esemplificando dovremmo guardare all’esperienza scozzese.
    Lì un limitato numero di persone
    (lo Scottish National Party) ha chiesto (attraverso la national conversation) ad oltre 400 associazioni di ogni genere (imprenditoriali, sportive, d’arma di solidarietà etc): «Noi vogliamo l’indipendenza. Voi che ne pensate?».

    la checklist ci permetterà di studiare il contenuto e la presentazione delle nostre argomentazioni. Dopo la lettura di questa checklist facciamo un nuovo autocontrollo per valutare i nostri progressi.

    1. Pertinenza – Nella sostanza, il nostro ragionamento fornisce al pubblico tutto ciò che egli deve sapere (né più, né meno, e niente che egli già sappia?). I particolari inutili sono evitati?

    2. Dimostrazione – Nella sostanza, il nostro ragionamento contiene argomentazioni valide?

    3. Adattabilità – Nella sostanza, il pubblico comprende i nostri argomenti? Adattiamo la nostra esposizione di idee al grado di conoscenza e alla mentalità del nostro interlocutore?

    4. Conoscenze – Nella sostanza, il nostro ragionamento si basa su di una valida conoscenza dei bisogni della popolazione?

    5. Punti di vista – Tra gli scopi, ci poniamo nella condizione del nostro interlocutore nell’esporre i vantaggi della nostra offerta indipendentista. Argomenti in favore del suo consenso, e non del nostro vantaggio?

    6. Limitazioni – Nella sostanza, il nostro ragionamento si limita ad un minimo di argomenti validi?

    7. Espressione – Nella forma, i nostri argomenti sono espressi in forma interrogativa ed in modo da essere approvati?

    8. Esposizione – Nella sostanza, il nostro ragionamento si svolge in modo chiaro e logico in tutti i suoi punti?

    9. Verosimiglianza – Nella sostanza, i nostri argomenti sono veridici? Sembrano verosimili al nostro pubblico?

    10. Atmosfera – Nella sostanza, i nostri argomenti e il modo in cui li presentiamo evitano di creare un ambiente difficile (resistenza, obiezioni aspre, alterchi)?

    11. Contatti – Nella forma, le nostre argomentazioni stabiliscono un contatto con il nostro pubblico (conversazione, domande e risposte)? Ci assicuriamo che l’interlocutore segua il nostro ragionamento e lo condivida? Gli diamo la possibilità di esprimersi? Sa coglierne l’occasione?

    12. Persuasione – Nella forma, la nostra esposizione è persuasiva? Riflette la nostra convinzione personale? Riesce ad accattivare l’interlocutore?

    13. Sobrietà – Nella sostanza, evitiamo i superlativi e le frasi fatte? I nostri argomenti sono concreti ed articolati?

    14. Scelta – Nella sostanza, l’argomento «qualità» è impiegato convenientemente e al momento voluto?

    15. Contestazione – Nella sostanza, controbattiamo le obiezioni in modo convincente e senza nuocere alle nostre argomentazioni?

    16. Attenzione – Abbiamo come scopo l’attirate immediatamente l’attenzione del nostro pubblico?

    17. Interesse – Abbiamo come scopo il risvegliate l’interesse personale del pubblico?

    18. Desiderio d’adesione – Come scopo, sapiamo far sorgere il desiderio all’indipendenza del territorio al quale facciamo riferimento?

    19. Persuasione – Come scopo, riusciamo a convincete il nostro interlocutore che non solo la nostra offerta politico-istituzionale lo interessa ma anche risponde ai suoi bisogni?

    20. Conclusione – Come scopo, la nostra argomentazione conduce naturalmente alla conclusione? Abbiamo una tecnica per concludere?

  17. giannarcixo says:

    Le premesse sono fuorvianti e innescano un ragionamento che non può trovarmi d’accordo. L’unica iniziativa in campo che fa strada all’Indipendenza Veneta è la nostra proposta di referendum (che non è abortita, anzi). Bando alle chiacchere, oggi i nostri detrattori possono solo dire :vedrete non arriverete da nessuna parte, punto. Ma questo è tutto da vedere, di fatto c’è la regione che sta lavorando per il referendum, di fatto ci sono sindaci che hanno e che stanno approvando in consiglio comunale l’appoggio alla nostra proposta referendaria 342. Un mattone dopo l’altro la casa sale, dispiace che per costruirla ci tocca combattere proprio contro chi poi andrà ad abitarci, ma tant’è, questi sono i Veneti. Tocca tenerne conto, come dobbiamo tener conto dei lombardi invidiosi che fanno di tutto perchè il Veneto non li lasci soli a godersi la repubblica delle banane: non lasciateci, restiamo insieme, uniti siamo più forti. Fatevene una ragione: il popolo Veneto ha il diritto di aderire alle norme internazionali sull’autoderminazione dei popoli ed il popolo Veneto non è disposto a perdere questo treno.

  18. Luke says:

    Consultazione Popolare Unilaterale per l’indipendenza
    E cosa sarebbe? Un referendum? In cosa è diverso da quello promosso da Ind. Veneta? O lei pensa che fare delle votazioni fai-da-te ai gazebo venga presa sul serio?
    Io darei fiducia al percorso di IV e di Color44

    Se poi di fronte alla volontà popolare, gli italiani dovessero fare resistenza o peggio ignorarla, allora sì, sollevazione popolare, ma con qualcosa in mano di concreto!

  19. Sandrino Speri says:

    Sandro, ritengo valida e fattibile anche in Veneto la proposta di Eva per un referendum autogestito da COMITATI DI CITTADINI e associazioni non partitiche,create all’uopo solo in vista di questo fine.Un famoso filosofo del novecento L. Wittgenstein diceva:”Tutto ciò che si fa è possibile,MA NON SEMPRE TUTTO CIO’ CHE E’ POSSIBILE SI FA”.
    Veneti fate il possibile!

  20. daniele quaglia says:

    Finire in galera? Non sarebbe un problema se la famiglia di chi ci va, avesse delle minime garanzie economiche. Pensiamo alla mafia: picciotti fedeli fino alla morte ma le loro famiglie sono sempre assistite.
    Se siamo in grado di garantire queste esigenze minime non sarà difficile trovare gruppi di persone disposte al sacrificio della loro libertà.
    Se i Veneti imparassero davvero la disobbedienza civile avrebbero nelle loro mani un’arma micidiale considerando il momento politico ed economico: una rivolta fiscale concertata tra i dipendenti che avrebbero il compito di ritirare le deleghe di sostituto d’imposta agli imprenditori e gli imprenditori stessi.
    Bloccare quel flusso di denaro che sotto forma di tasse mantiene in vita i nostri aguzzini.
    Lasciamo perdere, giustamente, partiti e partitini che non possono far altro che condividere il potere con chi già ce l’ha, diamo forza a nostre istituzioni di Autogoverno, ripetiamo le libere elezioni del Popo£o Veneto come quelle svoltesi il 25 gennaio 2009 nel rispetto delle norme internazionali, eleggiamo i nostri rappresentanti al Parlamento Veneto e rinnoviamo il Governo Veneto.
    Queste nostre Istituzioni avranno il compito di confrontarsi e di scontrarsi, sulla base del diritto internazionale, con quelle provvisorie ed illegittime italiane.
    E’ già da qualche tempo che cerco di sensibilizzare gli schieramenti politici che hanno a cuore l’indipendenza del Popo£o Veneto su questa via, in contrapposizione a quella della sterile politica istituzionale.
    Questa è la vera rivoluzione: basta tasse ai nostri aguzzini, basta sottostare ad istituzioni coloniali e grazie al diritto di Autodeterminazione costituiamo, tutti assieme e non una piccola minoranza, le nostre democratiche Istituzioni, il nostro Governo in una Repubblica Federale Veneta.
    Agli italiani non resterà che prendere atto della situazione e fare le valige.
    Daniele Quaglia LIFE Treviso-APV

    • luigi bandiera says:

      Daniele, in pratika bisogna fare come i MAFIOSI..??

      Beh, mi rispondo, se chiodo scaccia chiodo e lo stato e’ mafioso, in qualche modo si deve combatterlo col sistema mafioso.

      E’ lo stato che sceglie l’arma del duello o siamo noi..?

      Solitamente non siamo noi.

      PSM

      • Alberto Pento says:

        Daniele el parla ben!
        A difarensa de la Mafia se ga da farlo en faça tuti, a la luxe del sol, stando tenti a no farse fregar da li taliani e da li so xgheri, anca de coeli travestesti da endependentesti.
        Mi a so stasto en galera e la xe bruta e a ris-ciar me vien la mosa (me vien da cagarme doso), però par amor e contando so l’aio fraderno a le fameje, se servise a calcosa el ris-cio el varia la pena.
        A go temansia ke li caregari, li fanfaroni, li viliaki, li kapò e li traitori li sipia ancora màsa … e ke anca a ris-ciàr la galera no serva a gnente.
        Però tentar de crear, a la luxe del sol, na fratria col corajo de li mafioxi, no saria mal e sensa copar kikesipia a parte la lexetema defexa.

        • luigi bandiera says:

          PENTO e tutti,

          mi de indipandentisti veri ne vedaria minimo e maximo ea meta’ dei dikiarai e o tanto pasionai.

          Ghin vedo si, tanti a tirar indipandentemente, kanpa kavaeo, ma par ea talia.

          Kua’ poki pensa ke semo leti e kontroeai dai SS.

          E ke ori dal dìto e fato i pol inventarse un PARTITO (cioe’ rimasto) INDIPANDENTISTA.

          Toxati veri indipandentisti (i dentisti no centra, o si), ste tenti. Ko gnente i ve frega.

          L’esenpio xe de 16 ani fa in piasa San Marko dea nostra kapitae.

          PREGHEMO.

  21. pippogigi says:

    Può darsi che qualcuno abbia voglia di andare in galera, come i serenissimi, ma a che pro?
    Diventerebbe un martire per vedere le sue idee realizzarsi solo in vecchiaia. Io preferisco avere tutto e subito, sono più di vent’anni che attendo l’indipendenza.
    Certamente non si può pensare di ottenere l’indipendenza trattando con Roma, non ce la darà mai, Roma campa alle nostre spalle, sarebbe un suicidio per lei.
    Penso che la soluzione, più semplice e meno drastica, si di costituire un governo in esilio.
    Basta un appartamento, una casella postale in Svizzera, fuori portata delle italiche mani.
    Da qualche parte ho letto che è possibile far stampare passaporti e votare tramite email e sms.
    Questo è il primo passo, chi vorrà avere la cittadinanza longobarda dovrà farne richiesta e sarà concessa, ovviamente, per ius sanguinis, non certo per ius soli.
    Chi farà richiesta di cittadinanza, se ottenuta, riceverà il passaporto e la possibilità di votare.
    Poi ci saranno le elezioni, si voterà tramite mail o sms, con osservatori internazionali a controllare sulla regolarità. Fatte le elezioni ci sarà la nomina del governo e del Presidente.
    Tanto per non perdere tempo, andare sul sicuro, usare regole funzionanti, collaudate, non criticabili, si adotterà la costituzione, le leggi e la tassazione svizzera, oltretutto già esistenti in francese, tedesco ed italiano.
    Fatto questo il lavoro del governo e del Presidente sarà di ottenere un riconoscimento internazionale, questa sarà la parte più difficile, occorrerà una persona carismatica, con buoni argomenti. La crisi ci sarà nel momento in cui il nuovo Stato, la Longobardia, che fino a quel momento sarà stato deriso, infamato, insultato, denigrato dal regime italiano secondo modalità già viste pretenderà di esercitare la sovranità.
    La sovranità si esercita principalmente in due modi: emettendo moneta e riscuotendo le tasse.
    Per la moneta si può adottare il franco svizzero, ha un tasso di cambio fisso con l’euro quindi non comporta problemi ed è una moneta esistente.
    Per le tasse è un po’ più difficile, sono quelle che tengono in vita l’espressione geografica denominata Italia ed è per quelle che non molleranno l’osso facilmente.
    A quel punto i longobardi dovranno scegliere: chi pagherà le tasse a Roma non potrà oppure troverà molto difficile avere in futuro la cittadinanza longobarda, questo andrà chiarito fin da subito. Chi le pagherà al governo Longobardo, la tassazione svizzera che verrà adottata è senz’altro più conveniente di quella romana e non avendo uffici e personale pubblico il governo longobardo si accontenterà di pochissimo all’inizio ovviamente sarà in regola e non dovrà versarle a Roma. I cittadini longobardi o futuri cittadini longobardi saranno davanti ad un bivio: togliere la bombola d’ossigeno che ancora alimenta il comatoso e moribondo governo coloniale italiano, le nostre tasse e guadagnarsi finalmente la libertà oppure rimanere schiavi e farsi spolpare vivi a suon di tasse, che saranno sempre crescenti.
    Nessuna violenza, nessun accordo con Roma, semplicemente la nostra strada.

    • liugi says:

      E’ una iniziativa interessante che può essere complementare ad altre azioni. Ho solo due dubbi. Innanzitutto, come conciliare un governo unico longobardo con l’idea di una confederazione? In secondo luogo, l’idea di un governo secessionista c’era già (il famoso Parlamento della Padania), e sappiamo bene come è finita. Mi pare tra l’altro che ci sia ancora un Serenissimo Governo da qualche parte.
      Assolutamente d’accordo, d’altro canto, sul cercare appoggio internazionale. Con tutti gli emigrati che abbiamo possiamo creare una rete di contatti in mezzo mondo.

      • pippogigi says:

        La Costituzione Svizzera che sarà adottata prevede una confederazione, addirittura sono i Cantoni a tassare e a versare una quota (mi pare il 15%-9 allo Stato centrale per la difesa, gli esteri, ecc quindi non esiste un problema di governo unico e confederazione ne più ne meno di come non esista in Svizzera.
        La Costituzione svizzera prevede diverse lingue, Italiano, francese, tedesco e romancio. Questo è l’unico punto da modificare prevedendo l’abolizione dell’italiano, sostituire il Romancio con il Ladino (sono lingue affini appartenenti al gruppo delle lingue retoromanze) ed aggiungere le altre già riconosciute ed esistenti, provenzale, francoprovenzale, piemontese, veneto, friulano, ecc
        Il parlamento della Padania fu abbastanza inutile, si riunivano e non succedeva un bel nulla, tutti a Roma a cercare poltrone per ottenere un misero federalismo mai arrivato.
        Un parlamento sovrano, benché in esilio all’inizio, votato con un governo ed un Presidente (benché in Svizzera tale ruolo sia assunto a rotazione) sarebbe tutt’altra pasta, legiferebbe, cercherà di imporsi internazionalmente e sul territorio longobardo, punterebbe all’indipendenza.
        Il concetto stesso di secessione insito nella Lega è stato il suo limite: la secessione si fa tra parti uguali che si riconoscono, l’Italia è invece una entità artificiale, come lo furono la Cecoslovacchia e la Jugoslavia, una mera espressione geografica, come Scandinavia o penisola Iberica. Non riconosciamo l’Italia e la consideriamo forza occupante e colonialista. Quindi non si deve chiedere nulla e non si deve trattare con l’Italia, la Longobardia appartiene al suo popolo e solo il suo popolo con libere e democratiche elezioni deve deciderne il futuro.

    • erik says:

      sì interessante strada…ma direi che prima sia d’obbligo la consultazione popolare, per cui concentriamo tutte le forze sul progetto di I.V..

      • Consultazione popolare basata sulla residenza della regione italiana chiamata veneto? Ineccepibile… Infatti un Veneto emigrato o semplicemente abitante di altra regione ITALIANA, non sarebbe incluso… che progetto incredibilmente ben congegnato!

    • Se volevo vivere in Svizzera andavo in Svizzera… noi siamo un Popolo e necessitiamo di un ordinamento su misura per noi, finiamola di mettere gli altri su un piedistallo, Svizzera inclusa

      http://www.mlnv.org/main/archives/13028
      http://www.mlnv.org/main/costituente-e-costituzione

  22. NicoBS says:

    Peccato che in Scozia e Catalogna non andrà in galera nessuno ma si voterà perchè c’è il consenso popolare e con quello si fa TUTTO. Altro che galera.

  23. max says:

    Pronti alla galera?Mi scusi Migotto è lapalissiano che i cambiamenti quelli radicali non si fanno e mai si son fatti con le parole ma con atti violenti,se lei ne fosse a conoscenza ce li faccia avere tramite le pagine di questo giornale.
    L’occasione lo ripeto per la miliardesima volta l’abbiamo già persa nel 1994 quando forti di 190 parlamentari la Lega Nord non ha sfruttato visto il consenso per accelerare con decisione ad una riforma federale almeno quanto quella svizzera,senza tante seghe mentali da intellettuali della politica.Ovvio che il numero di parlamentari non poteva di per se cambiare le nostre vite o quelle delle regioni del nord ma poteva essere l’inizio,ed invece è stata la fine.
    Certo la violenza è l’unico modo per cambiare le cose o per non cambiarle vedi il sud,li non si preoccupano di andare in galera,qui si in tutti questi anni ha mai visto un sindaco della Lega andare in piazza e non so bruciare il libretto della rai,bruciare i bollettini della bonifica,no mandavano avanti le persone che poi si trovavano spiazzate quando lo Stato li pizzicava,e allora di cosa vogliamo parlare.

    • daniele quaglia says:

      quello successo nel ’94 e che si sta ripetendo oggi con il M5S è la prova che il sistema non è rinnovabile dal di dentro perchè la paga di un deputato non è una semplice paga perchè ha la forza di un atto di corruzione: dopo la prima paga cominciano i distinguo, i se….ed i ma!! ed i buoni propositi che prima c’erano, ora vanno a farsi friggere

  24. Federico says:

    Ma di cosa stiamo parlando? Non ci sono vie legali? E la Scozia? E la Catalogna? Ma cosa scrivete????
    E cosa parlare di galera, quando dal 2006 il codice penale è stato modificato e parlare e diffondere e propagandare tesi indipendentiste non è più reato?

    La via legale, pacifica e democratica verso la libertà della Serenissima individuata da Indipendenza Veneta è l’unica strada. Il resto sono fanfaronate o peggio.

    • Adriano Giuliano says:

      Proviamo tutti, ma intendo tutti, da Raixe Venete, a Veneto Stato ed altre associazioni ad appoggiare Indipendenza Veneta per il Referendum.
      Se non si farà niente ad ottobre con il referendum, allora dobbiamo unirci seriamente…………altrimenti sarà la fine.

    • un veneto says:

      si l’unica via ( gia bocciata in sardegna)…. capio te ghe domandi al to paron se te poi essare libaro… e dopo metemo che i teo assa fare sto referendun ( anca se a corte costitusionae ga xa dito de no) chi xè che votaria i residenti dea region veneto????? se te rispondi de si prima che rivi a data de sta consultasion i ne manda qua na valanga de stranieri che a te passi in minoransa e sto referendun no teo vinsarè mai!!! da ricordare che semo xa liberi e no ghemo da domandare gnente a nesun basta solo che a xente ciapa cosiensa dei so diriti 20 30 mia che disconose cossa polei farte… mandei qua l’esercito e te copie!!! pensaghe ben!! WSM!

    • un veneto says:

      si dai el 6 ottobre 2013 lo femo!!!!

    • Giorgio Fidenato says:

      La via di Indipendenza Veneta non porterà da nessuna parte. Siete degli illusi se credete che lo Stato italiano venga a patti con voi. Poi per rivendicare l’indipendenza, la separazione si può fare con la non violenza gandhiana: Questa è l’unica e vera strada da percorrere!!!

      • liugi says:

        La resistenza non violenta sarebbe l’ideale e sarebbe interessante sviluppare anche questo punto. Cosa proporresti?

        • eridanio says:

          Giorgio non propone Giorgio fa.
          Se tutti i datori di lavoro lombardoveneti facessero quello che FA Giorgio saremmo indipendenti da parecchio.

          Questo è un esempio operativo che andrebbe integrato con versamento anche degli altri tibuti non soggetti alla disciplina del sostituto d’imposta ad un ente di garanzia che abbia la forza di sottrarsi ad azioni cautelari della magistratura della relitta Italia.

          tempo 60 giorni ed un po’ di trambusto ci cambierebbe la realtà sotto i piedi.

          • Giorgio Fidenato says:

            Se la Lega, quando aveva potere, avesse contrattato non il federalismo fiscale, ma l’abolizione del sostituto d’imposta, l’Italia oggi non esisterebbe più. Cosa che abbiamo detto a Stucchi quando era ministro del lavoro Maroni. Ma loro (i lecchisti) si sono guardati bene dal fare una riforma del genere!!!!!!

      • San Marco says:

        Non mi risulta che Indipendenza Veneta voglia trattare con Roma,il riconoscimento di nuovo Stato lo chiederà all’ONU dopo l’esito del referendum se positivo,la UE tramite Barroso,si è chiamata fuori dalla faccenda dicendo in buona sostanza,fatti vostri.
        L’Italia ha firmato trattati internazionali su questo tema, e su questo fà perno il percorso di IV,il referendum non possono impedirlo o non riconoscerlo,tenere presente che i Veneti così come i Sardi,sono gli unici riconosciuti come popolo con la loro cultura e specificità dalle stessa legge italiana.
        In prigione ci si và se si usa la violenza,dobbiamo ringraziare i Turchi e la UE se dal 2006 possiamo parlare liberamente di indipendenza senza finire in galera.
        Resta il fatto che anche in Veneto ormai cè un sacco di gente che vive di Stato Italiano e/o viene dal sud,l’esito del referendum non sarebbe per nulla scontato.

        • Dan says:

          Mi chiedo sempre cosa avrebbe da guadarci la UE da una nostra indipendenza.
          Ci considerano già loro proprietà a prescindere dalla bandiera ?

        • fabio ghidotti says:

          scusa, quando mai l’italia ha riconosciuto “il popolo veneto”? La famosa sentenza che ha sdoganato il famoso art. 2 dello Statuto, quello bocciato da Bossi già nel ’98 (e la maggior parte dei cospiratori padanisti di oggi non se ne era neanche accorta), ha salomonicamente (o farisaicamente, decidete voi) deciso che l’espressione era da intendersi come “popolazione” veneta (termine geografico che definisce gli abitanti di un territorio. Punto.).

          • caterina says:

            penso che proprio questo punto, il riferimento ad una regione, sia l’elemento di base per il percorso che Indipendenza Veneta ha messo in campo…perciò seguendolo nessuno andrà in galera, pìuttosto dobbiamo, partendo dalla pressione attraverso i sindaci che sono l’espressione più vicina alla popolazione, arrivare al referendum.
            Se vincerà il sì perchè il 50 per cento della popolazione veneta avente diritto di voto si è espressa, sarà tutta un’altra storia!!!
            e finiamola di parlare oggi di “confederazione” non si sa di che…perchè per confederarsi bisogna essere sovrani nel proprio territorio, non nel club della briscola… e comunque da posizioni pari..
            e anche se pensiamo che i movimenti indipendentisti che nascono intorno a delle iniziative individuali potranno un giorno confluire in un’azione comune, bisogna comunque che qualcuno d’imperio sia capace di prendere le redini del comando, come nel Veneto è riuscito a fare Indipendenza Veneta che alla testa per nostra fortuna ha persone competenti, determinate e, per usare un eufemismo, con gli attributi giusti…

            • MIGOTTO SANDRO says:

              Amabile Sig.ra Ferro, millantare che Indipendenza Veneto, il suo Partito, abbia preso le redini del comando in Veneto mi fa pensare che lei viva in un mondo virtuale.

              Le rammento che il suo Partito alle ultime elezioni politiche tenute in febbraio ha preso lo zero virgola qualcosa.

              Il tempo degli incantatori di serpenti e’ finito.
              E oggi sono particolarmente buono.

              • caterina says:

                che c’entrano le elezioni? sono state, ma forse Lei non ha votato in Veneto, l’espediente pensando di avere accesso facile ai media che generalmente costa parecchio, e nessuno ambiva a conquistare uno straccio di poltrona… comunque anche senza un minuto di pubblicità perchè i media solo dei soliti e delle liste legate ai grossi partiti nazionali si sono occupate, in certi comuni si sono raggiunti anche risultati a due cifre e questo non è poco…il che vuol dire che chi aveva conosciuto dell’esistenza di questo movimento e non aveva comunque l’obbligo morale di sostenere qualche suo amico o benefattore, l’appeal ha funzionato… come del resto continua a funzionare laddove i pochi mettendoci tutto il loro impegno si prodigano a diffondere la prospettiva che per i veneti si apre…
                se poi ci sono detrattori o disfattisti, bèh ci sono sempre stati e purtroppo è un ostacolo che si aggiunge a quelli che già conosciamo da parte del sistema…

      • Dan says:

        Ricordiamoci sempre che la non violenza gandhiana aveva alle spalle centinaia di migliaia di indiani pronti a cacciare fuori il machete.
        Più che non violenza era un vero e proprio ultimatum.

      • erik says:

        Premetto che nn sono nè socio nè collaboratore di I.V.. Ma vorrei farti presente che nel programma non c’è nessuna intenzione di scendere a patti con lo stato italiano. Informati un’attimo di più prima di sentenziare.

        In secondo luogo puoi chiamarci illusi o sognatori a seconda della simpatia, ma di sicuro noi ci crediamo e stiamo facendo qualcosa di concreto, a diffrenza tua che ti limiti a sparare merda dietro uno schermo sugli altri movimenti che operano a favore del TUO popolo (se sei Veneto).

        Queste rivalità sono veramente incomprensibili. Perchè denigrare gli altri movimenti con lo stesso fine?? Vuoi l’indipendenza o la carega??

        E per non violenza cosa intendi? Il “non far ‘na tega”??

        • Dan says:

          Infatti la predisposizione è scendere a patti con la UE che si diverte a far girare la carota.
          Indipendenza dallo stato italiano non vuol dire diventare feudo della UE

    • Tito Livio says:

      Vie legali? quali quelle di IV? ma certo…

    • La Catalogna non sarà mai indipendente con le cagate legali che sta inanellando, la Scozia non ha nemmeno il nostro ordinamento giuridico, quindi studiate prima di sparare corbellerie. Indipendenza Veneta è la copia made in rotary (o lion’s, non mi ricordo chi è dietro a VS e chi a IV) della Lega, con addirittura in mezzo gli avvocati, una casta nella casta, difficile fare peggio. Riprendo il buon Migotto che ha espresso egregiamente il mio stesso pensiero

      “Partiti che si dichiarano Indipendentisti e si propongono per una qualsiasi tornata elettorale. Così servono solo a creare una nuova casta in sostituzione di altre… Non si puo’ combattere lo Stato con leggi dello Stato, ci batteranno sempre per esperienza, per l’utilizzo disinvolto delle medesime, con una Costituzione che viene calpestata ogni qualvolta lede gli interessi della Casta. Chiedere con il cappello in mano se il Veneto e la Lombardia – i treni, i foraggiatori dell’Italia – possano (sempre chiedendo per piacere) godere dei frutti del loro lavoro liberamente a Roma e’ pura follia o peggio malafede. Auguroni vi direi, se non fosse che chi vota questi Partiti legittima il Sistema Italia, ovvero mi e’ nemico quanto uno che vota SEL, PD, PDL o altro. Inoltre, e non è secondario, mi viene ribrezzo a pensare che la nuova Repubblica Veneta debba avere una classe dirigente formata da politici che sono stati parte integrante della Casta, e quindi contro il mio Popolo (Ministri dell’Interno, Parlamentari, Consiglieri ed Assessori Regionali – gente che dovrebbe rispondere del proprio operato se mai arriveremo all’indipendenza)”

      Eccome se risponderanno…

  25. Diego Tagliabue says:

    Cruda realtà, ma anche unica via possibile.

    I rischi sono noti: basta vedere la reazione die Fallitaglia alle azioni di Georg Klotz e Luis Amplatz (Fallitaglia ingaggiò un sicario, per eliminarli).

    • secessionista realista says:

      Ma che c’entra, c’era la guerra fredda e l’Austria era uno stato non allineato considerato vicino all’unione sovietica, quindi al massimo sono stati i servizi segreti atlantici a condurre la guerra contro i separatisti sudtirolesi che erano finanziati e addestrati da Mosca come i curdi, i baschi e gli irlandesi

      • Sandi Stark says:

        “Separatisti südtirolesi finanziati ed addestrati da Mosca”? Pregasi dimostrare l’affermazione con qualche elemento concreto e non con deduzioni ed elucubrazioni. Oppure ritenersi diffamatore del patriottismo südtirolese.

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