Il mondo cambia con rapidità, solo lo Stato italiano frena il Nord!

MIGLIO 3di CHIARA BATTISTONI – Il mondo intorno a noi cambia con rapidità e agilità, mentre il nostro pachidermico apparato statale ci isola dagli altri ogni giorno di più e ci fa assomigliare a una democrazia autistica e gerontocratica.
Ci illudiamo di trovare il nuovo ricor-rendo a logiche e paradigmi di un tempo, dal dogma dell’unità nazionale a quello dell’uniformità. Tutti insieme per essere tutti uguali, perciò tutti meno responsabili, perché in attesa dell’intervento di mamma Stato, a cui chiedere aiuto per tutto, dalla casa, al lavoro, alla salute. Una caratteristica, questa, che pare essere quasi congenita se già nel 1975, sulCorriere della Sera, il 28 dicembre Gianfranco Miglio scriveva: « (…) credo davvero che sia ora di pensar meno all’Italia» (che è un’astrazione) e piuttosto invece agli “italiani”, che sono una realtà concreta. Del resto nelle buone famiglie di una volta, quando le cose andavano male, che cosa si faceva? Il genitore “responsabilizzava” i figli mandandoli a cercare individualmente quella fortuna che, stando tutti dentro casa, non avevano saputo o potuto trovare». (da Gianfranco Miglio: gli articoli – Quaderni Padani, n° 64-65, pag. 10). La via per conquistare responsabilità e consapevolezza è una sola: cercare individualmente la propria strada, riportare al centro delle scelte l’Uomo; traduciamo questo approccio in termini politici, applichiamolo al nostro Paese e scopriamo ancora una volta che la risposta è
una sola: Federalismo.
Il Federalismo, infatti, di-venta lo strumento di tradu-zione delle spinte, al tempo stesso locali e globali, che animano la nostra vita. Il mondo che viviamo è un mondo sempre più intercon-nesso (se non ne siete convin-ti osservate i ragazzi che si
muovono, con Internet, nel mondo virtuale del web tra chat, blog, forum e mail, superando confini geografici e linguistici, vivendo appieno la dimensione globale della nostra esi-stenza), in cui i confini diventano ogni giorno di più permeabili e plastici, pronti a essere plasmati e ridisegnati in funzione di nuove relazioni.

Riaffermare le specificità non significa costruire nuovi muri, tanto più là dove non esistono; non significa disaggregare ciò che oggi è unito. Significa innanzitutto valorizzare il cittadino, nella sua dimensione individuale e sociale, impegnato a costruire il futuro per sé e per gli altri. Significa valorizzare la libertà che si alimenta nel pluralismo; significa lasciare che creatività e razionalità trac-cino i confini di un mondo nuovo. Nel Federalismo cresce l’inedito; il Federa-lismo promuove l’innovazione politica. Il 10 luglio 1990, su Il Sole 24 Ore, ancora Gianfranco Miglio scriveva: «Dobbiamo convincerci che lo Stato, il “grande” Stato nazionale, dalle pre-cise frontiere – come azienda un tempo ottimale per soddisfare i bisogni degli
uomini – è superato: che al suo posto si affermerà sempre più (si sta già at-testando!) un tessuto, senza confini precosti-tuiti, di convenzioni e di relativa autorità – costruite in vista dei con-creti bisogni degli uomini – ed esteso dalla pluralità delle modeste aggregazioni naturali di base (gli Stati-Regione) fino alle intese con-dizionali per vaste aree (di carattere soprattutto economi-co)». (da Gianfranco Miglio: gli articoli -Quaderni Padani,n° 64-65, pag. 26)

Il mondo del futuro, quello che vedranno i nostri figli e i nostri nipoti, potrebbe es-sere un mondo di città stato e stati-regioni; il “profesùr” lo sosteneva già negli anni Novanta e oggi, a distanza di oltre 25 anni, Keni-chi Omahe lo ribadisce con determinazione. Tecnologia ed economia sono i motori primi di questa straordinaria rivoluzione che, silenziosamente ma con un’inattesa rapidità, si va diffondendo in tutto il globo, cambiando i nostri stili di vita. Pensate a cosa sta accadendo in questi anni nel settore delle tecnologie del “mobile”, cioè, per semplificare, quelle dei computer portatili e dei cellulari…

Se pensate che oggi già un quarto della popolazione mondiale ha almeno un telefono cellulare, significa che, ammesso siano confermate le previsioni, entro 20 anni potremmo avere più della metà dei popoli della Terra connessi attraverso i telefonini: che valore avranno allora i confini geo-politici così come li conosciamo oggi, per cui i nostri antenati si sono battuti e hanno perso la vita? Ancora una volta Gianfranco Miglio, con ampio anticipo, ci dava una risposta per
certi versi profetica. Nel 1993, in un articolo pubblicato dalla rivista Limes, scriveva: «(…) non ha più senso parlare di confini. L’idea di confine è uno degli ammennicoli dello Stato nazionale. Nasce e muore con lo Stato moderno. Essa
sorge nel pieno dell’età moderna, giac-ché nel medioevo non esistevano fron-tiere in senso proprio. Il sistema vassalli-co-feudale era costruito come le scatole cinesi. È solo con l’affermazione del con-cetto di confine che si impone lo Stato
moderno, nella sua accezione di struttu-ra omogenea e coerente. (…) Oggi sui rapporti politici, pubblici prevalgono quelli economici, privati. Liberiamoci una volta per tutte dall’idea di confine. Recuperiamo invece la nozione di encla-ve. Io vedo un’Europa futura simile a quella del Sei-Settecento, senza quella continuità e contiguità territoriale che è la nostra dannazione. Una stessa comu-nità etnico-culturale può vivere in terri-tori diversi, anche lontani, come prima della Rivoluzione Francese. Ciò che era possibile allora è ancora più facile ades-so, dato che possiamo comunicare senza trasferirci». (da Gianfranco Miglio: gli articoli – Quaderni Padani, n° 64-65, pag. 52)

Il Federalismo, quello vero, presuppone una base di aggregazione di carattere culturale, fatta dal comune sentire, da abitudini di vita e di comportamento
condivise; per il Federalismo, come ricorda il “profesùr” , esistono solo piccole identità etniche, culturali; tutto il resto è scelta arbitraria e ormai in crisi. Ricordiamoci che piccolo è libero, piccolo è efficiente, piccolo è globale. Se vogliamo salvarci, conosciamo la strada. Il Federalismo ci aspetta.

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2 Comments

  1. FIL DE FER says:

    E che dire del fatto che invece di valorizzare le varie realtà nelle varie regioni si è da sempre cercato di annullare, cancellare, svilire, dimenticare…….etc….le peculiarità dei vari territori della penisola????????
    La parola unità……mi sta antipatica, mi sa tanto di comunismo becero quello che voleva tenere uniti tanti popoli e fargli vestire una casacca uguale per tutti, salvo poi vedere i capi o ideologi vivere da nababbi con tanto di dacia personale e privilegi infiniti.
    L’italia, La jugoslavia, l’europa, la Ex URSS e altri ancora….tutti esempi di fallimenti annunciati e poi divenuti realtà. Quelli che ancora non si sono concretizzati e solo questione di tempo.
    Non si può togliere la libertà all’uomo, togliergli la propria storia e quelli dei propri avi. E’ nella diversità il bello ed il buono del mondo. Non si deve dimenticare.
    Viviamo ormai in un era storica in cui pochi uomini al potere vogliono toglierci questa libertà e lo stanno facendo spudoratamente e senza remore. A noi impedire che ciò accada.
    W San Marco sempre !!!!

  2. giancarlo says:

    Ricordo che quando andavo all’estero per lavoro, in qualsiasi paese andassi……..quando ritornavo in italia per almeno una settimana ero preso da una specie di depressione da cambiamento.
    Mi spiego meglio. Specie quando andavo nel Nord Europa, Danimarca, Olanda, Germania, ma anche Francia o Inghilterra o Norvegia etc..etc.. al ritorno non potevo non vedere e sentire la differenza tra questi paesi e l’italia.
    Loro ben ordinati, puliti, organizzati con sistemi di trasporto eficentissimi e velocissimi. In italia tutto era diverso, più lento, più sporco, meno organizzato e via dicendo. Non si poteva non vedere e sentire la differenza.
    Oggi è ancora peggio. In particolare per quanto riguarda innovazione, ricerca, università etc.. insomma lo sappiamo tutti, tranne i politici i quali sembra vivano in una sorta di limbo mediatico in cui si dicono belle, bellissime parole e sembra tutto risolvibile e fattibile, ma poi ci scontriamo con la burocrazia e la voglia di non cambiare se possibile.
    Da questo punto di vista devo dire che l’europa, ma mia non amata europa, questa europa gli riconosco almeno la funzione che svolge nei confrnti dell’italia cioè quella di pungono permanente e costante.
    Se così non fosse chiassa dove ci avrebbero già portato i nostri politici ” nostrani”.
    Il mondo oggi è avanti di almeno 25 anni rispetto a noi. Un abisso se consideriamo che il mondo d’oggi viaggia velocissimo e noi arranchiamo per non dire che siamo quasi fermi.
    A questo punto risolvere tutti i nodi venuti al pettine dopo decenni di lassismo e di degrado della classe politici è cosa ardua. Il divario è impressionante, salvo qualche stella che brilla qua e là nel paese, ma non sufficiente per salvarci dal DEFAULT. Siamo occupati militarmente da uno stuolo di burocrati e dirigenti statali con i propri al seguito che soffoca l’intero paese basta vedere i famosi del cartellino e rispettivi dirigenti che non controllavano perché loro stessi facevano di peggio………è il degrado morale ed etico di almeno un terzo della forza paese, specie di quella statale che non conosce vergogna e limiti.
    Alla fine se non si agisce immediatamente e si trasforma questo paese in un paese federale…sarà la fine annunciata ma non quella che il popolo crede ancora di scansare.
    Qui da oggi in poi non si scansa più nulla, anzi il rischio dello schianto è sempre più visibile e concreto.
    WSM
    p.s. per chi mi giudica un pessimista nato, gli dico che mi sono trasformato da ottimista in realista.
    Non posso non vedere, non sentire e non parlare o scrivere….Capito mi hai ?

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