IL MINISTRO SVIZZERO: I CONFINI SI POSSONO CAMBIARE

di REDAZIONE

Il caso – A colloquio con Ueli Maurer, unico esponente del partito antieuropeista Udc nel governo di Berna e capo del dipartimento della Difesa

Dure accuse al governo italiano che non vuole trovare un’intesa sul trattato di doppia imposizione

«Annettere la Lombardia? Per noi non sarebbe un problema. Discorsi identici li stiamo facendo con Baden-Württemberg e Baviera». È tranquillo e sicuro, Ueli Maurer, direttore del dipartimento della Difesa di Berna, ovvero ministro della Difesa della Confederazione Elvetica.

Maurer è un personaggio di indubbio peso politico nello scenario svizzero, è l’unico esponente dell’Udc (il partito di maggioranza relativa nel Parlamento rossocrociato) nel governo federale e, proprio per questo, le sue parole acquistano un significato maggiore.

Indicano che a Berna, in questi mesi di crisi economica devastante, si è discusso (e a lungo) su strategie e scenari quasi fantascientifici, tali almeno da modificare radicalmente la mappa politica del Vecchio Continente.

In Ticino per una serie di incontri con i responsabili locali del suo partito – lo stesso della campagna Balaà i ratt contro i frontalieri italiani, per intenderci – ha accettato di fare due chiacchiere sullo stato dei rapporti tra la Confederazione e l’Italia e sui possibili mutamenti ed evoluzioni della situazione internazionale.

L’incontro è avvenuto nella sala conferenze della Scuola di Biasca grazie anche all’aiuto, come traduttore di Eros Mellini, segretario cantonale Udc in Ticino.

Trattandosi della persona responsabile della difesa dei confini elvetici, non si poteva non partire proprio da questo punto.

Negli ultimi due anni, in Lombardia (e non solo) si è parlato molto di un cambiamento dei confini. Il ritorno di fiamma della secessione leghista si è sposato con le ipotesi di creazione di una macroregione alpina nel cuore dell’Europa. «Kein problem, nessun problema», è stata la risposta di Maurer.

«Siamo più che disponibili a parlare di un’annessione della Lombardia alla Svizzera», ribadisce.

Più chiari di così non si potrebbe essere. Maurer prosegue citando l’importanza della nostra regione quale partner commerciale per la Svizzera.

«La Lombardia rappresenta il 90% dei nostri rapporti con l’Italia». Come dire che ai politici e agli imprenditori elvetici, del resto dell’Italia non gliene importa granché.

Arriva, poi, la seconda stilettata: «Preferiremmo avere relazioni con Milano, piuttosto che con Roma. O con Bruxelles», dice Maurer, mettendo sul tavolo dell’incontro quello che è un altro grande problema di Berna: i rapporti con l’Unione Europea, dalla quale la Confederazione è divisa da un fossato che sembra allargarsi ogni giorno che passa (peraltro, Maurer fa parte di una formazione politica dichiaratamente antieuropeista). Speravano molto, Maurer e i suoi colleghi ministri, nel nuovo governo di Mario Monti: confidavano che l’ex commissario Ue fosse in grado di portare un rasserenamento nei rapporti con l’Italia ma anche, e soprattutto, con la Commissione e il Parlamento Ue. Si sono trovati invece con un inasprimento dei controlli alle dogane e in tutti i contatti commerciali e finanziari, perfino con telecamere per riprendere chi passa la frontiera, i famosi fiscovelox. «Inaccettabile e incomprensibile», così Maurer definisce il comportamento delle istituzioni italiane. Il tutto aggravato da un atteggiamento attendista del premier italiano sull’ipotesi di nuova intesa sulla doppia imposizione. Monti ha, di fatto, subordinato ogni decisione alle direttive di Bruxelles. Una linea politica che Berna non gradisce per nulla.

Se la Lombardia diventasse il 27esimo Cantone della Confederazione, tutti questi problemi – frontalieri, ristorni, controlli doganali, mancanza di reciprocità, black list – sparirebbero. Maurer però mette le mani avanti: «È un’ipotesi irrealistica – ammette – Manca un modello, un esempio da seguire». Inoltre, il ministro di Berna sa benissimo che l’annessione sarebbe al rovescio, essendo la Lombardia molto più popolosa della Svizzera.

Il discorso si allarga poi anche ai due Laender meridionali della Germania. «Gli stessi problemi e gli stessi discorsi li abbiamo anche con Monaco e Stoccarda», afferma Maurer.

A conferma del fatto che l’anomalia svizzera, il dorato isolamento nel cuore dell’Europa, potrebbe non reggere i venti di una crisi senza precedenti.

di Franco Cavalleri

FONTE ORIGINALE: http://www.corrierecomo.it/index.php?option=com_content&view=article&id=37446:il-ministro-svizzero-cambiare-i-confini-non-e-un-tabu&catid=14:prima-pagina

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20 Comments

  1. Jaxx says:

    Panzanate. Maurer non ha mai detto queste cose.

  2. Roberto Porcù says:

    Si muore per fame e si muore per indigestione. Per il bene degli svizzeri ed il faro di civiltà che rappresenta la Confederazione in Europa, spero che essi si astengano da un simile boccone avvelenato. Diverso sarebbe con la Valtellina ed una parte del Varesotto che già erano Svizzera, Napoleone se ne impossessò a mano armata e dopo il congresso di Vienna, anziché tornare Svizzera divennero Lombardoveneto sotto la corona Asburgica.
    Ancora a quasi due secoli, le popolazioni si avvicinano culturalmente.

  3. fabio ghidotti says:

    senza entrare veramente nel merito della questione, invito la “redazione” che firma questo articolo (stavolta non potete parlare di responsabilità di un singolo) a non fare della fantapolitica.
    Maurer può dire quello che vuole, magari per farsi un po’ di pubblicità all’estero. Ma sa benissimo che dai tempi di Marignano la Svizzera non accetta adesioni di territori stranieri che non siano indipendenti o la cui cessione non sia stata concordata con lo Stato di provenienza. Per questo motivo era naufragata, per es.,nell’ultimo dopoguerra, l’ipotesi di una secessione della Vald’Aosta dall’ Italia e di una sua successiva adesione alla Svizzera.
    Ma questo sito parla ancora di politica o è diventato solo una palestra per frustrati e sognatori?

  4. Enrico says:

    Che bella notizia, finalmente un pò di speranza.
    Son contento per i lumbard e spero ardentemente che alle chiacchere seguano i fatti.
    Anche se la cosa mi sembra alquanto complicata da realizzare, penso che la volontà sia la leva indispensabile per relaizzare l’impossibile …. tutto dipende di lumbard.

  5. sciadurel says:

    … speriamo che nasca un movimento di annessione alla Svizzera almeno di Varese, Como e Sondrio, perchè qui ormai è notte fonda

  6. Maciknight says:

    Se non si fossero divisi gli svizzeri durante la battaglia di Melegnano nel 1515 (dove subirono una cruenta sconfitta ad opera dei francesi e veneziani) a quest’ora la Lombardia, e non solo, apparterrebbe alla Svizzera, come del resto la Valtellina appertenne per secoli ai Grigioni fino all’arrivo di Napoleone. Quindi parlare di tornare alla Madrepatria solo riferendosi agli aspetti geografici è erroneo, come ad esempio è erroneo riferirsi all’Italia come fosse solo una penisola, in realtà geograficamente le aree sono ben cinque … Quindi suggerirei di studiare la storia e possibilmente fare riferimento solo a questa prima di esprimersi sui diritti, prospettive, ipotesi, teorie, ecc..

  7. Alberto Pento says:

    Date a Cesare, il romano, quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio!

    La storia insegna che a Cesare furono date 23 pugnalate.

    Altrettanto si può fare con Roma e co lo stato italiano.

    Noi non siamo figli di romani, tanto meno di quei romani che assassinarono Gesù Cristo.

  8. Bacchus says:

    Questa provocazione risale a quasi due anni fa e fu proposta da Dominique Baettig, consigliere nazionale giurassiano pure nelle file UDC: era rivolta alle zone confinanti con la Svizzera, il Voralberg, l’Alto Adige, la Savoia e il Baden-Württemberg; non comprendeva tutta la Lombardia, ma solo le province di Como e Varese nonché la Valtellina, che però è un discorso a parte. Due giornali di Como e Varese avevano indetto un sondaggio tra i propri lettori, i quali si sono espressi nella misura del 70-80% per l’adesione. Il Consiglio federale svizzero aveva smorzato l’entusiasmo iniziale classificando l’idea come un atto politico ostile nei confronti degli Stati confinanti, che nuocerebbe gravemente alle realazioni bilaterali. Parlando apertamente, il recente allarme per il propagarsi dei tentacoli mafiosi nelle aziende delle province lombarde, è un sintomo di come un’ipotetica integrazione sia impossibile.

    • Mauro Cella says:

      Mi ha tolto le parole di bocca!
      Se però queste sparate della UDC sono rinote, è anche noto che l’insofferenza popolare nei confronti della UE in Svizzera è ai massimi storici e la politica deve tenerne conto.

      Se le annessioni sono fantapolitica il “martellamento” nei confronti di chi lavora colla Svizzera (in modo legale ed alla luce del sole) è innegabile. Io stesso un mese fa sono stato fermato e perquisito a lungo in dogana (per assurdo al rientro… quasi che ci sia qualcuno che vuole portare i soldi in Italia). Se ai controlli doganali sono abituato, non ho mai visto una simile ostinazione nel frugare tra i miei effetti personali. Alla fine ho chiesto al finanziere cosa cercava esattamente (Armi? Droga? Lingotti d’oro?) e mi ha risposto chiaramente “assegni e carte di credito svizzere”.
      Al che ho scosso il capo… nessuno mi ha controllato il portafoglio, che è dove il 90% di noi tiene i suddetti pezzi di carta. Per dovere dico che non avevo con me alcunché di illegale: solo la mia carta di credito italiana (che ho esibito subito come un fesso) e 200€ in contanti che Mario Monti, non il governo elvetico, mi ha graziosamente lasciato nel portafogli.

      Dubito che questo accanimento sia mirato effettivamente alla scoperta di crimini fiscali. Gli “individui sospetti” sono ben noti alle dogane e chi ha esperienza in vari traffici sa come evadere i controlli. Qui la volontà è solo di fare paura e di manifestare il disappunto nei confronti di chi valica i patri confini, magari anche solo per fare benzina.

      • Bacchus says:

        L’UDC è forse l’unico partito svizzero che tiene conto dell’insofferenza degli svizzeri verso l’Ue, assieme alla Lega dei Ticinesi. Per tutti gli altri partiti la Svizzera avrebbe già dovuto essere membro dell’Ue da un pezzo, cominciando nel 1992 ad aderire allo Spazio economico europeo: ci sono state nel frattempo 7 votazioni a riguardo dell’Europa e dal Ticino, il cantone che ha più da rimetterci in questa prospettiva, sono arrivati 7 volte NO! Come ha descritto lei, è l’Italia in guerra con la Svizzera, è stato Tremonti a piazzare i Fiscovelox alle frontiere per intimorire gli italiani a varcare il confine. Nonostante i controlli arriva ca. 1 miliard di euro al mese nei forzieri delle banche con sede in Ticino: ne hanno colpa gli svizzeri oppure c’è qualcuno che non ha più fiducia di ciò che accade oltreramina? Io sarei ben contento che chiudessero completamente le frontiere, ci sarebbero quasi 55’000 frontalieri in meno a lavorare in Ticino: e sono balle che l’economia ticinese si fermerebbe, almeno in 20’000 hanno portato via il lavoro a chi vive e paga le tasse in Ticino! Nel 2011 sono stati creati 3’000 nuovi posti di lavoro, i frontalieri sono aumentati quasi del doppio…

  9. Cesare says:

    E’ vero, i confini si possono modificare. Quando sarà il momento il Ticino tornerà a far parte della Madrepatria.

    • Lucafly says:

      BRAVO CESARE E VERO QUELLO CHE DICI COSI ALMENO ANCHE A SUD DEL PO TORNERANNO TERRE DEL NORD AFRICA…..
      PRIMA DI APREIR BOCCA COLLEGARE IL CERVELLO,CHE IN QUESTO CASO è ASSENTE.

      • Cesare says:

        Il tuo cervello è assente? Spero che torni presto in sede!
        La Cisalpina è delimitata dalle Alpi, dall’Appenino e dal mare, che il Cantone del Ticino ne faccia parte è indubitabile. Prima o poi dovrà ricongiungersi alla Madrepatria.
        L’ammirazione che spesso qui si legge per la Svizzera, pur essendo legittima, è a mio parere, totalmente immotivata. Sarebbe importante (prendendo certo spunto da ciò che di positivo c’è all’estero) concentrarsi sulla nostra tradizione nazionale, e tentare di immaginare il nostro futuro Stato. Piuttosto che desiderare di diventare ospiti in casa altrui.
        Oltre alla geografia studia il galateo: scrivere in maiuscolo equivale ad urlare.

        • Lucafly says:

          per i sordi bisogna urlare o se preferisci per gli ottusi
          comunque vedi tu.
          cosa intendi per Madrepatria….. tradizione nazionale… e futuro stato ?????

        • sciadurel says:

          studiala tu la geografia (e anche un po’ di storia), quale madrepatria dei ticinesi? l’itaglia? ma non far ridere i polli … geograficamente l’itaglia non esite perchè è una penisola con annesso una parte di continente e storicamente il Canton Ticino ha fatto parte dell’Insubria, della Longobardia, del DUCATO DI MILANO e della Svizzera dal 1848

          by by fascistun !

        • Elveticman says:

          Ti dico che se dici a un Ticinese che il Ticino è italiana o che deve essere Italiana si offenderebbero, credimi.

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