Il ministro Pinotti: nessun problema, riapriamo le caserme per i clandestini. Ma non dovevano venderle le caserme?

di BRUNO DETASSIScaserma

C’era una volta la dismissione dei beni dello stato e dei loro immobili, soprattutto. Caserme comprese. Quanti servizi e quanti preventivi messi a bilancio dello stato per dire che nelle casse pubbliche sarebbero entrati miliardi dalle dismissioni.

Cosa sia stato dismesso ancora oggi non è dato sapere, si sa però che le caserme serviranno ad accogliere i migranti.

Ecco qua…

“C’e’ la massima apertura da parte della Difesa per dare risposte a questa emergenza, anche sulle caserme non immediatamente disponibili”. Lo ha detto il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, parlando con i cronisti a Torino sulla possibilità di usare le caserme per l’accoglienza dei profughi. Il ministro spiega di averne parlato anche con il sindaco di Torino, Piero Fassino, “gli ho fatto avere l’elenco delle caserme già disponibili e se ne vengono individuate delle altre ce lo dicano e vedremo. Siamo disponibili a ragionare su tutto”. Pinotti ha poi concluso “vorrei che fosse definitivamente sfatata l’idea che la Difesa si chiude a riccio e tiene tutto per sè”. Macchè, ministro, tutto alla patria straniera.

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5 Commenti

  1. luigi bandiera says:

    Ma come, invece di difendere i confini dagli invasori li accogliono..?

    Ma se li si chiama traditori per caso si offendono..??

    Viva non l’una e indivisibile, ma la multi invasa.
    Mi vergogno di aver la cittadinanza talibana.

  2. pierino says:

    si giusto riapriamo le caserme, e diamogli anche i fucili…

  3. Dan says:

    E pensare che certe caserme, messe in mano ad un bravo architetto (non un archistar) potrebbero essere recuperate e trasformate in ambienti lavorativi e commerciali di notevole pregio, ma no: meglio creare delle enclavi di clandestini piantate direttamente nel fianco della gente onesta…

  4. G. da Brivio says:

    L’immigrazione, la noncuranza, i barconi, la Pinotti, Fassino……….
    L’Europa, messa alle strette dalle notizie provenienti dal Mediterraneo divenuto la tomba di migliaia di immigranti che via mare tentavano di arrivare sulle sue coste meridionali, pare si sia accordata con l’Italia sul da farsi, a parole. Detto per inciso, l’Italia, secondo Bruxelles, non ha mai inoltrato in forma ufficiale una richiesta di assistenza per la soluzione del problema immigrazione. Ciò è possibile, anzi probabile, poiché la sciattaggine è parte del nostro costume nazionale. Tuttavia, i burocrati di Bruxelles non la devono menare tanto: quando lo hanno ritenuto opportuno, e non dietro nostro invito, si sono occupati con sorprendente solerzia dei fatti di casa nostra , fosse anche solo per imporci il diametro della pizza o le dimensioni dei cetrioli. Come mai non si sono fatti sentire quando problemi ben più importanti si sono manifestati sulle nostre coste ? Ma veniamo al dunque: l’Europa comincia a parlarne. Dal presidente della commissione che si occuperà del fenomeno all’addetta agli affari esteri (Mogherini) è un susseguirsi di dichiarazioni di intenti e di appelli alla collaborazione. L’ultimo a svegliarsi è il primo a comandare, come si diceva sotto la naja. Improvvisamente è tutto chiaro: si è deciso che solo una visione olistica può condurre alla risoluzione del problema. I temi sui quali discutere vanno dalle migrazioni dovute al cambiamento del clima alla mancanza di infrastrutture, dall’istruzione insufficiente all’arretratezza dell’agricoltura, dall’ assenza di una assistenza sanitaria adeguata alle resistenze opposte dalle leggi tribali, dalla disoccupazione superiore al 50% all’assenza di apprezzabili forme di apprendistato, alla corruzione maggiore di quella italiana e via cantando senza toccare gli argomenti più caldi perché ci si potrebbe scottare. A ciò vanno aggiunti i programmi di assistenza agli emigranti in Africa, al loro accoglimento in Europa, al loro inserimento nell’ambito sociale e lavorativo etc etc. C’è un mare di cose da fare, e questo lo si sapeva. Ma l’elenco quasi infinito potrebbe essere limitato all’Africa e venire ridotto ad alcune voci essenziali che influenzano in sommo grado il sistema di vita e di sviluppo di quei popoli nonché il grado di vivibilità dell’esistenza in quel continente. Poiché queste poche voci sono quelle che riguardano da vicino gli autori non africani dello sfascio avvenuto negli ultimi decenni ed i loro tirapiedi ( leaders africani collusi con l’invasore), che nessuno sembra aver l’ardire di prendere di petto, la vicenda è destinata ad assumere i connotati di una farsa tragica e senza fine. Il proposito di distruggere sulle coste libiche la flotta dei mezzi da sbarco gestita dalla malavita e dai ribelli politici e religiosi ha del ridicolo: si ritiene che affondando o mettendo fuori uso quei mezzi di trasporto marittimo cessi il flusso di gente che lascia l’Africa. Si dimentica che i gestori della linea marittima incriminata hanno dimostrato di contare su informatori ed appoggi organizzati, di essere scaltri e capaci di ogni azione, anche omicida, pur di raggiungere il fine che si sono prefissi e si affretteranno a dislocare i loro mezzi in anfratti e porticcioli sconosciuti o tra i numerosi natanti che per diporto o mestiere sostano lungo le coste nordafricane, per poi ritornare alla carica quando le acque si saranno calmate. L’uso di mezzi offensivi militari e di servizi segreti da lungo operanti da quelle parti per indurre alla ragione i mariuoli non avranno successo, sia pure con il consenso di ciò che è rimasto del governo libico. E allora ? E allora si dovrebbe cominciare a ragionare, e alla svelta, senza tentennamenti di comodo. Quali sono le cause di quanto sta accadendo in Africa ? Sono i piani di espansione ed affermazione economico-politica degli attori principali operanti da tempo sullo scacchiere del continente nero. Ci sono i soliti esportatori di democrazia ed i loro alleati europei; ci sono i mediorientali, fino a poco fa acerrimi nemici divisi anche dalla religione diversa, che da quando hanno scoperto obiettivi comuni hanno trovato persino il modo di cooperare, non a fin di bene bensì allo scopo di eliminare il nemico comune, accusato di voler utilizzare l’energia nucleare per usi bellici (da notare che chi lancia tale accusa con maggior veemenza è proprio quel Paese che, volutamente ignorando le disposizioni dell’ONU, già dai primi anni sessanta aveva deciso di procurarsi l’energia nucleare, sulle potenzialità e l’uso della quale, sinora, nessuno ha mai indagato). Ci sono gli estremorientali che già negli anni sessanta costruirono una ferrovia in Zambia (grande produttore di rame) e gettarono i primi semi di conquista del territorio, attività ripresa dopo una pausa di un paio di decenni dovuta ai loro problemi interni. Attualmente condizionano le economie di un territorio più grande dell’Europa e lo fanno senza sparare un colpo. Si limitano a fornire le armi a quelli che non sono loro ostili e ad aiutare i vari governi neri con infrastrutture e gli usuali omaggi a chi decide in cambio di petrolio e materie prime. L’Unione europea, con il supporto di altri paesi, genuinamente o meno interessati alla sorte degli africani, dovrebbe parlare ed agire in modo inequivocabile, denunciando con chiarezza gli immensi danni morali, economici e di instabilità che la politica dissennata praticata da certe nazioni economicamente e militarmente potenti arrecano all’Africa, all’Europa ed al mondo intero. Lo statuto dell’ONU dovrebbe essere riveduto e corretto in considerazione della subalternità sinora dimostrata da quell’organizzazione ai membri più influenti (c’è chi da tempo si chiede se un tale carrozzone dai costi stratosferici e dalla bassa efficienza abbia motivo di esistere come entità garante dell’equità tra le nazioni che ne fanno parte). La situazione africana peggiorerà in modo inarrestabile se le diplomazie dei paesi che finora hanno sonnecchiato non si decideranno a svolgere un ruolo attivo e deciso nella definizione concordata della politica internazionale. Il pianeta, con tutti i suoi problemi geologici, climatici, di antropizzazione eccessiva etc etc offre uno scenario sufficientemente eloquente per indurre ad un ripensamento anche i più distratti e insensibili. L’Italia deve fare la sua parte assumendo un atteggiamento più consapevole ed una personalità simile a quella che avevano gli uomini di governo di settant’anni fa, abbandonando quell’aria da Pierino buono solo a fare giochi di prestigio e le sceneggiate al teatrino dell’intrallazzo in transatlantico. Qui bisogna crescere nel carattere, non solo economicamente. Vanno emarginati quegli individui squallidi la cui attenzione è volta unicamente al mantenimento di privilegi, vitalizi e diritti immeritatamente acquisiti e al concedersi or all’uno or all’altro dei partiti e correnti a mo’ di banderuola o prostituta. Più facile a dirsi che a farsi, certamente. Ma è altrettanto certo che più si va avanti nella direzione fin qui seguita, meno probabile sarà trovare una via d’uscita dalla situazione nella quale ci siamo cacciati lasciando alle ONLUS il compito di affrontare l’immane problematica che ci vede coinvolti nella politica internazionale. I milioni di disperati che da ogni dove tentano di venire in Europa attraverso l’Italia (non sapendo cosa li aspetta) sono tanti e sempre più vicini. Una volta entrati, o rientrati perché respinti alle frontiere del Nordeuropa, si appelleranno a leggi internazionali o alla Corte dell’Aia per ottenere ciò che, secondo la sinistra al caviale, devono avere a prescindere. Parlare di merito sarà illegale e fuori luogo. Alla maggioranza degli italiani non andrà più bene il ruolo di compassionevoli e la noncuranza farà posto agli alterchi, alle scaramucce e alle guerriglie con gli ospiti indesiderati. Ciò che seguirà è già stato visto altrove ed è temuto perché sarà l’odio a farla da padrone. Per la ragione il tempo sarà scaduto.

    • Dan says:

      Quello che serve qui da noi è semplicemente la reazione violenta dei cittadini italiani. Una cosa tale da spaventare questi invasori che così prenderanno i loro bei smartphone, telefoneranno giù e diranno ai famliari “non mandate più nessuno e fate posto che scappo indietro”.

      Adesso questi personaggi arrivano qui e si vedono serviti e riveriti in ogni modo possibile: come questo possa scoraggiare gli arrivi è un mistero.

      Se al posto degli hotel con piscina li mettessero tutti nelle tendopoli, se al posto della camera con tv e wifi gli fosse data una branda militare, se al posto del cibo su misura fosse la stessa sbobba per tutti (magari con aggiunte di carne di maiale in modo da scremare all’origine i veri affamati da tutti gli altri) e se dopo un certo periodo fossero avviati nelle campagne perchè anche quello costa (e poi è giusto ricordare che bengodi non esiste, che il benessere è frutto di sacrifici e anche a loro tocca contribuire se vogliono godere), sono sicuro che come per magia gli sbarchi finirebbero nel giro di un mese o poco più. Ma no ! Noi dobbiamo tutelare i diritti umani: di tutti quanti meno che dei nostri

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