Il ministro Fedeli e l’obbligo scolastico a 18 anni. Il sogno sociale cosmico per aumentare i docenti

SCUOLA PUBBLICA

di SERGIO BIANCHINILa apparentemente coraggiosa dichiarazione del ministro Fedeli secondo cui “ I sindacati? Devono imparare che la scuola non serve a creare posti di lavoro, ma a formare i giovani” mi ha indotto ad esaminare accuratamente tutte le ulteriori dichiarazioni della sua intervista al sussidiario.

“Erasmus per tutti ed in pochi anni una nuova classe dirigente italiana e mondiale (sic), skills (abilità) nuove per tutti,  docenti magnifici che salvano gli ultimi ed eliminano i neet (giovani passivi senza studio né lavoro), un’economia più umana e attenta ai problemi formativi, italianismo tradizionale di altissimo livello, formazione umanistica tradizionale ma anche sviluppo della cultura scientifica, miglioramento ed ampliamento dei contenuti nella necessaria revisione dei curricoli”.

Nell’ intervista del ministro Fedeli (che tra alcuni mesi probabilmente non ci sarà più) ci sono tutti i sapori classici dell’utopismo cosmico che da anni copre l’assoluta inefficienza della scuola italiana amministrata dal sindacato e protesa solo all’aumento del numero dei docenti e del gigantesco curricolo degli alunni.

E’ proprio un classico della doppiezza camaleontica della CGIL fare il sindacato- non sindacato cioè coprire di slogan e nobilissimi sogni sociali e politici generali la continua penetrazione a tutti i livelli nel governo del sistema scolastico e nella delegittimazione della normale catena di comando e gestione che dal ministero dovrebbe arrivare ai presidi ed occuparsi di un buon funzionamento delle scuole. In questa pratica sono davvero maestri.

Sulle cose invece di cui dovrebbe occuparsi con urgenza il ministro della pubblica istruzione vediamo ancora l’intervista al sussidiario:

Quando si riuscirà a gestire in modo ordinato l’assunzione in ruolo del personale docente? 

Il problema è drammatico perché abbiamo accumulato storicamente diversi modelli di ingresso. In prospettiva, ciò che darà un taglio netto al passato è il nuovo reclutamento. Chi vuole insegnare deve vincere un concorso, ha diritto ad una formazione ulteriore, è pagato per tre anni ma viene misurato sul campo. E un punto di svolta.

Quanto tempo ci vorrà per smaltire la varietà di modalità di ingresso nella scuola? 2-3 anni.

Sul problema del diploma in 4 anni e della riduzione delle ore di scuola annuali come in tutta europa ancora peggio, vaghezza, depistaggio e presentazione del sogno espansivo e cioè l’obbligo scolastico esteso fino a 18 anni per tutti, quindi la storica meta del tempopienismo che di nuovo non ha eguali in Europa:

Il diploma in 4 anni, di cui comincerà una sperimentazione molto prudente, potrebbe sancire una rivoluzione didattica. Che ruolo avrà il Miur? 

E’ prudente perché quando si coniugano qualità formativa e flessibilità organizzativa occorre procedere in modo attento, governato, monitorato. Sperimentiamo con cautela per verificare ulteriormente contenuti e tempi degli apprendimenti.

E il curriculum? Non crede che vada ridotto o per lo meno riscritto?

Si si può e si deve innovare anche aumentando i contenuti curricolari. Una rivisitazione complessiva dei cicli ha una sua logica. Dovremo pure arrivare all’obbligo fino a 18 anni, no?

 

 

Quindi la vera forza motrice del ministro è l’ampliamento sia del curricolo annuale che totale e dell’obbligo scolastico. Nessuna sconfessione, anzi rilancio del tempopienismo cioè della deleteria e costosissima filosofia che vuole i giovani tutti gestiti a tempo pieno dallo stato. Su questa filosofia, che ha portato la scuola italiana al primato mondiale di grandezza del curricolo, si sono uniti gli utopisti egualitaristi e i fautori dell’abnorme incremento dei posti statali. I primi, sono i nobili intellettuali sognatori, oggi sempre più isolati ed arrabiati, che vorrebbero in tal modo ridurre l’effetto, deleterio secondo loro, della famiglia. Famiglia che agendo sulle idee e sul livello di vita dei figli riproduce le diseguaglianze sociali.

I secondi sono tutti i sostenitori dello statalismo che genera sempre più posti pubblici incurante della spesa pubblica, in primo luogo la CGIL, vera maestra di metodo, con gli altri sindacati del pubblico impiego.

La forza gigantesca di questa coalizione domina il funzionamento dello stato da più di 40 anni e non mostra alcuna intenzione di cambiare rotta.

Il gioco di chi vola più in alto sopra la palude sembra il gioco preferito dall’intellettualità scolastica che appare sorda ad ogni argomentazione razionale, ad ogni bilancio sincero dei risultati raggiunti e dei fallimenti, ad un esame dello stato reale del sistema.

Forse solo il crollo della finanza pubblica in continuo crescente deficit potrà mettere fine all’incoscienza sempre più al potere.

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