Il ministro degli Esteri catalano: possono arrestarci tutti, ma voteremo!

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“E’ uno scandalo, una ferita alla democrazia inaccettabile. Di cosa ci accusano? Reato di tentata democrazia? Possono anche arrestarci tutti, noi voteremo per l’indipendenza”. A dirlo e’ Raul Romeva, “ministro” catalano degli Esteri, intervistato da Corriere della Sera, Messaggero e Fatto Quotidiano. “Il governo della Catalogna e’ stato oggetto di un’aggressione coordinata delle forze di polizia del ministero dell’interno del governo spagnolo con l’obiettivo di impedire ai catalani di esprimersi il primo ottobre, e con il proposito di sospendere l’attivita’ del governo eletto democraticamente lo scorso 27 settembre del 2015”, accusa Romeva. “Il governo spagnolo ha oltrepassato la linea rossa mettendo in discussione diritti e valori democratici”. “La Catalognaoggi non riconosce lo Stato di diritto spagnolo. Quello vigente e’ uno Stato di emergenza, con gli arresti e l’applicazione di fatto dell’articolo 155 della costituzione, che sospende l’autonomia, ma senza osservare le procedure stabilite dalla legge”, afferma Romeva. “Stiamo assistendo a una violazione flagrante delle leggi e dei diritti fondamentali, di riunione, di liberta’ di espressione, di parola, raccolti nella costituzione. In gioco non c’ e’ l’indipendenza della Catalogna, ma la democrazia in Spagna e in Europa”. “Il problema qui, oggi, in questo angolo della democratica Europa, si chiama ancora franchismo”, sostiene Romeva. “La Spagna e’ si’ una democrazia dal punto di vista formale, ma nei gangli profondi della societa’, dentro il Partido Popular che e’ al governo, ci sono i figli, i nipoti, i clienti della classe dirigente che comandava all’epoca della dittatura di Francisco Franco. I loro riflessi condizionati sono rimasti uguali”.

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