Il messaggio che viene dal Lingotto: più rivoluzione per tutti

di LUIGI PANDOLFI

Rivoluzione. Il termine più usato nella due giorni del Lingotto, agli Stati generali della Lega Nord. C’è quella di Zaia, quella di Maroni, quella di Passera, quella di Squinzi, ecc.  Più rivoluzione per tutti, verrebbe da dire.

Cerchiamo di capire allora di che si tratta, di quale rivoluzione  hanno parlato i protagonisti del nuovo corso del Carroccio, incoraggiati, si fa per dire, dal gotha dell’industria e della finanza di casa nostra.

Il governatore del Veneto, per esempio, ha dichiarato che il regionalismo è fortemente in crisi e che il Veneto è pronto alla rivoluzione, che nel caso di specie significherebbe secessione. D’altronde mentre Maroni si ostina a gridare “Prima il nord!”, Zaia preferisce urlare con tutta la voce che ha in gola “Prima il Veneto!”. Ne è così convinto Luca Zaia che recentemente ha anche chiesto all’avvocatura regionale se mai fosse possibile un referendum consultivo per far esprimere il popolo sull’opzione secessionista. Com’è noto l’avvocatura ha risposto picche, com’era prevedibile e doveroso, ma Zaia avrà pensato di aver fatto comunque bella figura con la sua gente.

“Prima giornata degli Stati generali del Nord, comincia la nostra rivoluzione”, ha affermato invece il neo segretario, con un twitt prima dell’inizio dei lavori della convention. Studiando cosa è accaduto a Torino si ha però l’impressione che il film scritto da Maroni, insieme agli ospiti del Lingotto, sia molto diverso, al di là degli slogan, delle dichiarazioni ad effetto, della richiesta di improbabili pareri legali.

Osserviamo prima la scena, poi andiamo al contenuto del cosiddetto “Manifesto per il Nord”. È il momento di Passera, superministro del governo Monti, co-alfiere delle politiche rigoriste tanto vituperate dalla delegazione “romana” del Carroccio. Fa una concessione galante sul federalismo “di cui c’è bisogno” per onorare la platea e gli organizzatori: applausi. Poi dice che le amministrazioni non virtuose andrebbero commissariate ( Dal governo centrale, ovviamente): di nuovo applausi. Conclude  che bisogna  ”supportare le imprese, senza distinguere Nord e Sud Italia”, anche perché ”Sarebbe pericoloso  un allargamento della performance tra le varie parti del Paese”: esame superato. A pieni voti. Tant’è che il nuovo segretario della Lega può finalmente dire: “Siamo in grado di distinguere chi all’interno dell’esecutivo sa assumere impegni per lo sviluppo e chi ha altre preoccupazioni”. Amen. E la rivoluzione? Boh, forse se ne parla nel “Manifesto”, il cui titolo è proprio “La rivoluzione parte dal nord”. Andiamo a vedere.

L’aspetto più rilevante, di peso, di questo “Manifesto”, che emerge coordinando più punti, dovrebbe essere quello della costituzione di un’Euroregione del nord, con propri contratti di lavoro, un proprio welfare, un proprio sistema pensionistico. Non la chiamano più Padania, ma siamo fermi lì, anche perché  della “mitica” Padania la nuova creatura ha gli stessi difetti: la sua evanescenza e, di conseguenza, la sua irrealizzabilità. Quale sarebbe il perimetro di questa Euroregione? Quali territori ne farebbero parte? Chi ne deciderebbe i confini? E in base a quali criteri? E poi: attraverso quale meccanismo andrebbe a costituirsi? Fuffa, evidentemente. Ma Maroni è stato chiaro: “Se Roma non concede la dobbiamo costringere”. Vabbé, in quanto a minacce Bossi era stato decisamente più audace ai sui tempi! La verità è che della inconsistenza di siffatta proposta è sicuramente convinto anche Maroni, e per questo l’ha fatta.

E meno male che dopo il termine rivoluzione quello più utilizzato per questa kermesse è stato “concretezza”. Se il profilo pragmatico della nuova Lega dovesse essere desunto dalla caratura di proposte come quella che stiamo esaminando, si farebbe davvero fatica a stabilire d’ora in avanti il confine tra l’aleatorio ed il concreto, in politica come nella vita in generale. A meno che la “concretezza” cui ha alluso Maroni si riferisca ad altro, a qualcosa di meno percettibile in prima battuta, che si vorrebbe nascondere dietro il paravento ideologico dell’ennesima sortita filo- padana. Mi riferisco, come già ho avuto modo di sostenere in un precedente articolo, al tentativo del neosegretario del Carroccio di accreditare il suo partito presso i salotti buoni della finanza e dell’industria del nord. Cosa in sé legittima, ci mancherebbe altro, purché la si rivendichi, senza ammantarla di finalità diverse.

D’altronde è stato Maroni a tradirsi su questo versante, quando ha detto che al Lingotto la Lega non sarebbe arrivata con un programma preconfezionato, ma avrebbe “ascoltato” gli ospiti allo scopo di dare ai loro suggerimenti ed alle loro istanze la giusta proiezione politica nel prossimo futuro.

Dimenticavo: vi siete accorti che nei dodici punti del “Manifesto” non c’è nemmeno un accenno al tema dell’immigrazione, uno dei cavalli di battaglia più proficui della propaganda leghista degli ultimi 10-15 anni? La spiegazione, a mio avviso, non sta solo nel fatto di voler correggere alcune spigolature xenofobe che hanno caratterizzato il profilo identitario del Carroccio negli ultimi anni, per imbellire il prodotto, insomma. No, c’è una ragione più “concreta”: al nord ci sono più di 5 milioni di immigrati regolari. Cosa fanno? Forse rubano, stuprano, ci fregano le case popolari? Macché, stanno nei cantieri, negli opifici, nelle stalle, mandando avanti quella che i leghisti amano definire la “locomotiva del nord”. Servono insomma all’industria ed all’economia del nord. Come tanti loro fratelli irregolari, spesso lavoratori in nero, sottopagati proprio per la loro condizione. E ci siamo capiti.

Rivoluzione. Tanti anni fa questo termine veniva usato con pudore anche negli ambienti più radicali della sinistra e della destra. Oggi tutti ce l’hanno sulla bocca.  Forse che Maroni,  Zaia e i leghisti erano diversi da tutti gli altri?


 

 

 

 

 

 

Print Friendly, PDF & Email

Related Posts

16 Comments

  1. Veritas says:

    La parola “rivoluzione”, proprio riferita a un totale cambiamento del paese, l’ho sentita pronunciare da certi giornalisti come Pietrangelo Buttafuoco, Feltri e Ferrari e altri di cui non ricordo il nome.
    Par proprio che tutti ne siano in attesa…..

  2. woland says:

    Analisi poco lucida, pretestuosa e aprioristicamente critica, a mio parere.
    In primo luogo, come già osservato da altri nei commenti precedenti, una realtà macroregionale del Nord, sia che venga denominata Padania, sia in altra maniera, godrebbe di una genesi già codificata dai testi dell’illustre prof.Miglio e da quelli di Gilberto Oneto, oltre che da riferimenti di altri intellettuali non necessariamente di area leghista. Il lodevole tentativo di Maroni è quello di affrancare la Lega da cliché folkloristico-identitari e pagliacciate prive di concretezza, che presterebbero il fianco a facili attacchi da parte della stampa centralista, con il risultato di screditare l’idea autonomista anche presso chi ne conserva dentro i germogli, pur non essendone del tutto convinto.
    In seconda battuta, un dialogo con gli imprenditori e le realtà produttive del territorio è decisivo per imporre la Lega come referente principale di quell’insieme di regioni contraddistinte da una matrice economico-culturale comune, ambizione che ha un orizzonte d’attesa ben più ampio rispetto a quello di un posto privilegiato in qualsivoglia salotto buono. Si tratta di costruire una leva concreta per far breccia nelle esigenze dei popoli del Nord in modo eterogeneo.
    I riferimenti a Zaia poi, sono stati mal interpretati. Il senso dell’agire del Governatore del Veneto corrobora un fatto inoppugnabile: dinanzi all’avvento, sempre più imminente, di un Leviatano dalle sgraziate forme europee, un’entità sovraregionale federata allo stato italiano diviene l’unico compromesso concretamente praticabile per evitare che i singoli aneliti indipendentisti di piccole regioni si infragano dinanzi all’eccessivo peso di richieste insoddisfabili, che Roma e l’Europa affosserebbero volentieri.
    La questione immigrazione, infine, è molto semplice. Si è sempre rimproverato alla Lega di battere il tamburo xenofobo per raccogliere voti facili, trascurando la sostanza autonomista. Ecco comparire nei 12 punti quella sostanza che in passato sembrava scomparsa, e che garantirà a un’entità macroregionale di gestire la questione dell’immigrazione secondo criteri di esigenza territoriale, senza discriminare nessuno.
    Senza contare, tra parentesi, che il 7 ottobre Maroni ha indetto una manifestazione a Venezia, e la scelta della data, anniversario della battaglia di Lepanto, rappresenta il tentativo, mai abbandonato, di puntellare le esigenze identitarie senza però scadere in xenofobia becera su cui la stampa ci andrebbe a nozze.

  3. Lucafly says:

    Nella convention del Lingotto il liquidatore della Lega Bobo
    Non ha voluto nemmeno un simbolo storico della lega ……ergo chi rinnega le origini ė un TRADITORE.
    Simboli che hanno permesso a questi loschi personaggi di arricchirsi ……

  4. Aquele Abraço says:

    Pandolfini s’è fissato su un paio di sostantivi (rivoluzione e concretezza) e su questi ha ricamato un articolo dando giudizi sommari e parziali.
    Complimenti per l’estro, ma chiaramente traspare il solito pregiudizio da radical chic che, tra l’altro, ha sempre fatto le fortune della Lega consolidandone la base.

  5. caterina says:

    Il risultato positivo della convention al Lingotto è constatare che una rottura c’è con il ventennio precedente: i protagonisti cercano di far tesoro dell’esperienza, ciascuno a modo suo e tutto è ancora possibile.
    Il tempo però stringe: crisi in corso, elezioni a breve, necessità di cambiare in ogni ambito.
    Per l’indipendenza non basta il coraggio..stando con Don Ferrante: viene la rivoluzione e non ho niente da mettermi.
    Però, nel frattempo, il discorso delle “macroregioni” per ora non è da scartare… un approccio per gradi verso la meta?
    Non è da scartare la rinuncia di 30 miliardi in cambio di una riduzione di tasse.
    Non è da scartare che cento imprenditori si siano incontrati un una sede e per iniziativa che anche un anno fa era impensabile.
    Nessuno deve rinunciare a nulla, se veramente si tiene,
    perchè tutto è possibile in futuro, e potrebbe anche essere non molto lontano

  6. Dan says:

    Chiu pilu pe tutti no ? Emminkia !

  7. Gian says:

    cito”

    “”anche perché della “mitica” Padania la nuova creatura ha gli stessi difetti: la sua evanescenza e, di conseguenza, la sua irrealizzabilità. Quale sarebbe il perimetro di questa Euroregione? Quali territori ne farebbero parte? Chi ne deciderebbe i confini? E in base a quali criteri?””

    mamma mia, ma sei fermo all’abc: quali confini? la linea massa senigallia! con quali criteri? culturale – linguistico!
    scusa, ma hai mai letto un articolo di Oneto? che noia dover sempre ripetere le stesse cose…

    • Luigi Pandolfi says:

      Gentile Gian,
      la invidio per le sue certezze.
      Comunque un caro saluto,
      Luigi Pandolfi

      • Gian says:

        Forse mi sono espresso male e con un po’ di irruenza e spero di non esserle sembrato offensivo. Tornando sull’argomento in effetti per me è una certezza come dice lei, una certezza corroborata da anni di studio sulla questione ed è proprio perchè da anni sono impegnato nella riscoperta identitaria che considero come l’abc la definizione del confine della Padania e il criterio per individuarlo. Certo si può non essere d’accordo sul concetto di Padania o sul suo confine, si può contestare il dato, ma il dato esiste. Il problema semmai è che la dirigenza leghista ha prima proposto la Padania e poi ha latitato nel dare contenuti a questo concetto, contenuti che pure esistono e sono notevoli. Non puoi pretendere che la gente prenda per buono un nome, in questo caso Padania, ma il discorso vale per ogni entità, se poi non spieghi cos’è, non lo fai conoscere e capire, insomma se non ci metti i contenuti, specie dopo decenni di italico lavaggio del cervello. Ed è per questo che ho grande ammirazione per Oneto, perchè bene o male da solo ha fatto conoscere i contenuti. Nel mio piccolo anch’io cerco di fare la mia parte, di far conosce un po’ cos’è la Padania.

        Un caro saluto anche a lei.

    • piero says:

      Si, il problema è però che la Lega di queste cose non parla più (cioè degli aspetti culturali, linguistici e identitari)

  8. Alejandro says:

    Questa Lega 2.0 è una cagata pazzesca…… Rivogliamo Bossi

  9. Dan says:

    Questo ci meritiamo. Continuiamo a parlare e a non agire. Per forza che poi si elevano questi elementi

  10. grano armando says:

    Con la vostra sicumera, cari conducatori, avete allontanato tanta brava gente che è stufa di commentare e sentirsi dare dell’ignorante o sbeffeggiare per la ‘pochezza’ dei commenti, restate con la vostra creme intelletuale alla Veritas…….Auguri. La solitudione è una cosa mostruosa…

  11. Don Ferrante says:

    Ci sarà la rivoluzione,
    nemmeno un cannone però tuonerà !
    Ci sarà la rivoluzione,
    l’amore alla fine vedrai vincerà
    e basteranno pochi anni,
    oppure poche ore,
    per fare un mondo migliore,
    un mondo dove tutti saranno perdonati
    chi ha vinto e chi ha perduto
    vedrai si abbraccerà !

    Così profetizzava Gianni Pettenati a Sanremo nel 1967 .

    Poi venne il ’68 !

    Maroni invece,meglio della Caselli, ha cantato a Passera:

    Nessuno mi può giudicare, nemmeno tu
    (la verità ti fa male, lo so)
    Lo so che ho sbagliato una volta e non sbaglio più
    (la verità ti fa male, lo so)
    Dovresti pensare a me
    e stare più attento a te
    C’è già tanta gente che
    ce la su con me, chi lo sa perché?

    Se ho sbagliato un giorno ora capisco che
    l’ho pagata cara la verità,
    io ti chiedo scusa, e sai perché?
    Sta di casa qui la felicità.
    Molto, molto più di prima io t’amerò
    in confronto all’altro sei meglio tu
    e d’ora in avanti prometto che
    quel che ho fatto un dì non farò mai più !

    Faranno il ’69 ?

Leave a Comment