Il Mattino di Napoli – “Via i busti di Cavour e Cialdini”: dibattito in consiglio comunale Napoli

cialdini-cavourrassegna stampa 

Rimuovere i busti di Camillo Benso conte di Cavour e del generale Enrico Cialdini dal salone centrale della Camera di Commercio di Napoli. Approderà venerdì 23 dicembre in Consiglio comunale di Napoli, nell’ultima seduta pre-natalizia, un ordine del giorno voluto dal consigliere di « Napoli Capitale» Andrea Santoro che intende invitare il sindaco Luigi de Magistris «a farsi promotore presso la Camera di Commercio affinché si possano rimuovere i due busti, anche alla luce del ruolo della Commissione Toponomastica preposta a sovrintendere a targhe e statue non solo negli spazi pubblici, ma anche negli spazi privati aperti al pubblico».

Proprio come nel caso del salone centrale del grande Palazzo della Borsa, realizzato a fine ‘800 pochi anni dopo l’Unità d’Italia. La «sala delle grida», così è chiamato il salone centrale che accoglie chi entra nella sede della Camera di Commercio di Napoli, è dominata dai busti di Cavour, primo presidente del Consiglio dell’Italia unita, e di Enrico Cialdini, generale prima dell’Esercito del Regno di Sardegna e poi del Regno d’Italia, protagonista della guerra al brigantaggio nel Sud Italia culminata nei massacri di Pontelandolfo e Casalduni.

«L’Unità d’Italia è un valore acquisito che nessuno mette in discussione – assicura Santoro – ma vorremmo si parlasse di come le regioni del Sud allora siano state penalizzate e, ancora oggi, se c’è un divario tra Nord e Sud, è soprattutto perché quel tipo di annessione penalizzò enormemente il Mezzogiorno».

E «se è vero che la storia è scritta dai vincitori – spiega all’Adnkronos – a distanza di tanti anni è ormai arrivato il momento di ripristinare un minimo di verità storica. Quello che fece il Regno sabaudo piemontese fu un’invasione militare del Regno delle Due Sicilie, e per giunta personaggi come Cialdini si macchiarono di veri e propri crimini verso le popolazioni, con paesi rasi al suolo e atrocità inenarrabili. È giusto parlare di questi fenomeni che sono accaduti e sono stati cancellati dalla storiografia ufficiale ed è giusto anche che ci siano segnali forti». Ecco perché «la rimozione dei busti di Cavour e Cialdini da un luogo così prestigioso sarebbe un segnale importante».
Magari ricollocandoli «in qualche museo dove si potrà raccontare la storia com’è realmente andata. Nessuno ne chiede la distruzione, ma lasciarli lì non è più consentito e tollerabile».

Già lo scorso 8 dicembre un gruppo di associazioni napoletane, riunite sotto la sigla «Gruppi di azione meridionale», hanno manifestato davanti alla sede della Camera di Commercio di Napoli per ottenere la rimozione «delle effigi monumentali dei massacratori delle popolazioni meridionali». Promotori dell’iniziativa Pietro Diodato, Sergio Angrisano e Carmine Ippolito, che hanno ottenuto dal consigliere comunale Santoro l’impegno a portare in Consiglio il documento presentato, per sottoporlo all’attenzione dell’aula in un apposito ordine del giorno.

Nella lettera presentata da Diodato, Angrisano e Ippolito al commissario straordinario della Camera di Commercio di Napoli, Girolamo Pettrone, e che «sarà poi inoltrata per conoscenza al Presidente della Repubblica, al ministro dei Beni culturali e al sindaco di Napoli», si ribadisce che «stando alle inconfutabili conclusioni della storiografia più accreditata, Cialdini, luogotenente generale del Re Vittorio Emanuele II, si è macchiato di efferati crimini di guerra e contro l’umanità in gravissimo danno delle popolazioni meridionali».

In particolare viene citato «l’inesorabile massacro degli abitanti di Pontelandolfo e Casalduni, avvenuto il 14 agosto 1861, all’esito del quale le due cittadine furono, per esplicito ordine di Cialdini, completamente raso al suolo». E se Cialdini fu «lo scrupoloso esecutore», allora «il Conte di Cavour, unitamente a Vittorio Emanuele II, fu senz’altro il mandante degli eccidi».

Alla luce di ciò si chiede «la rimozione delle effigi monumentali che campeggiano nel salone centrale della sede della Camera di Commercio di Napoli» in quanto «costituiscono permanente offesa alla memoria storica, alla dignità civile ed alla coscienza politica dei cittadini napoletani e delle popolazioni del Meridione d’Italia».

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5 Comments

  1. luigi bandiera says:

    E accettare un nome di una via del tipo: via unita’ d’italia.
    Si vede proprio da questi segnali che lo stato komunista italiano e’ l’OCCUPANTE..!!
    Servono lauree per capirla (tema del di’ no, l’avere o no la laurea per fare i ministri, o i disastri..?).
    Quanta IGNAVIA vi e’ nel trikolur…
    E il Natale..??
    Se la Serenissima aveva sempre in bocca SAN MARCO era perche’ era maomettana o cristiana..?
    Beh, oggi, tra i gender e i saraceni il PRESEPIO STA SPARENDO oltre a tante altre cosette molto importanti.
    Quindi..??
    Prima la politica con la carta piu’ bella del mondo, poi con il via alle ammucchiate e poi via appunto con la religione ed il gioco, deleterio per noi, l’e’ bel che fatto.
    Pero’ se non hai la laurea sei o scemo o scemo. Cioe’: non hai nessun diritto. Salvo che tu non faccia come i saraceni: arrivi qua e pretendi. MA DI TUTTO, facendo il matto quando va bene..!
    Altrimenti prendi un TIR e vai…
    Viva l’unita’ d’italìa.
    Ma la Babele non insegna proprio nulla..?
    Allegria e avanti lo stesso sebbene sotto a tutti…

  2. lombardi-cerri says:

    C’è sempre un ma ! La Gazzetta meridionale afferma :”……. l’unità d’Italia è un valore acquisito….”
    Diversamente i soldi per mantenere a ufo, il civilissimo Sud da che parte potrebbero arrivare ?

  3. Luciano Aguzzi says:

    Sono d’accordo. Sostengo da tempo che il cosiddetto Risorgimento non è stato un matrimonio d’amore, ma uno stupro violento. Ne sono poi nati figli, nipoti e bisnipoti. Se non possiamo più liberarci di avi criminali, perché il passato è passato, che si arrivi almeno a raccontare la verità, premessa per il riemergere culturale delle identità “italiche”, al plurale, e non dell’identità italiana al singolare.

  4. caterina says:

    E’ ora che si cominci a rispettare i vinti… le effigi di autori di massacri possono andare a finire in appositi cimiteri fuori mano… come a Budapest han fatto per I capi sanguinari dell’URSS, e si va a visitarli se si vuole… ma che almeno si tolgano dalla vista quotidiana… sarebbe un buon inizio per una pulizia anche della toponomastica…

  5. luigi bandiera says:

    Ohoooo….
    Ecco una buona notizia..!
    Non siamo sotto Pasqua ma certe PULIZIE VANNO FATTE..!!
    Complimenti ai cari paisa’ e cosi’ facendo date un segnale perche’ qua, di antitaliani del cosiddetto risorgimento, ce ne sono talmente tanti che nessuno prende l’iniziativa: non vogliono passar davanti a nessuno probabilmente.
    Auguri

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