Il manifesto di Giannino è buono per un Paese normale, non per l’Italia

di FABRIZIO DAL COL

Premetto che non ho nulla in contrario a condividere i contenuti del manifesto proposto dall’economista Oscar Giannino. Se gli Italiani vivessero in un paese normale, ovvero in un paese dove il primato spetta alla vera politica e non  alla sola rendita di potere, le ricette proposte dal manifesto  potrebbero essere il meglio per il futuro dell’ Italia. Ma come sappiamo l’Italia non è un paese normale e, considerati i sondaggi che vedono l’astenzione (nonostante la presenza dei 5 Stelle alle prossime elezioni) come il primo partito, anche gli italiani adesso hanno capito che l’Italia non è un paese normale e non staremo certo qui adesso a disquisirne i perché. L’idea del manifesto non è da ritenersi certamente nuova, ma i suoi contenuti oltre ad essere nuovi sono anche forti e, proprio perché sono chiari e condivisibili ai più, difficilmente potrebbero tradursi in una linea politica condivisa da altri partiti e tanto meno utile alla costituzione di un nuovo partito liberale che intercettasse un consenso ancora da divenire. Cosa sarebbe costretto a fare questo nuovo partito se non le alleanze con i “reduci”  del passato per poter sperare nell’applicazione dei contenuti del manifesto? O potrebbe divenire invece un buon contenitore per i vecchi partiti che, grazie alle novità eccellenti e agli uomini nuovi di cui dispone, si presenterebbero alle elezioni e gabbare ancora una volta gli elettori?

Visto che sappiamo già oggi della necessità primaria di una nuova legge elettorale, a cui i vecchi partiti si stanno dedicando per dare un senso alla loro esistenza, dovremmo anche immaginare che non potrà essere una legge premiante per i nuovi partiti dato che i “volponi” della vecchia politica si preoccupano solo del consenso e dei parlamentari che verrebbero eletti nei rispettivi schieramenti. Infatti sta apparendo chiaro come sia per loro fondamentale intralciare la corsa di Grillo, sempre più convinto e determinato a correre alle elezioni da solo. E’ evidente poi che a detto partito, quello che dovrebbe scaturire dal manifesto di Giannino, debba corrispondere anche un leader e una classe dirigente che, dato il poco tempo a disposizione in vista delle elezioni del 2013, appare un’operazione di difficile realizzazione.

Nel manifesto c’è  l’Idea (più che giusta) di procedere a tappe spedite per realizzare immediatamente il Federalismo senza il quale i punti programmatici non potrebbero essere né condivisi né realizzati, è più di una idea anzi è una vera e propria ricetta se non addirittura l’unica ricetta possibile. Materia ostica e tardiva quella del federalismo, questo perché se per federalismo si intende quello fiscale, sussidiario, solidale, a geometria variabile, demaniale e chi più ne ha più ne metta, si intende anche che non è affatto federalismo, ma un bel pateracchio. Non esiste infatti nessun tipo di federalismo al mondo senza i due presupposti principali su cui si basa, ovvero la potestà impositiva e legislativa. Personalmente reputo questo obbiettivo irraggiungibile con l’aggravante di essere anche tardivo e poco adatto in questa fase politica a risolvere i guai del bel paese. L’Italia non è un paese federale e per diventarlo (ammesso che qualcuno riesca nel disegno) ha la necessità fondamentale di riscrivere la sua costituzione, il che significherebbe scontrarsi con una parte del paese oggi forse più propenso alla propria Indipendenza che al federalismo.

Data la personale stima che nutro da molto tempo verso Oscar Giannino, mi spiacerebbe molto se volesse valutare attentamente gli aspetti sopra citati in quanto, con la decisione di costituire un partito o una lista elettorale liberal, rischia di prestare il fianco ai soliti noti pronti a tutto pur di non finire estinti.

Infine, non si costruisce un palazzo sulle macerie. Prima bisogna sgombrare il campo e, solo dopo si potrà pensare a una edificazione che risponda alle esigenze dei futuri abitanti. Una casa nuova, con una nuova architettura, con tutti i nuovi requisiti necessari, potrebbe soddisfare chi decidesse di abitarla anche se ciò dovesse comportare qualche sacrificio.

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22 Comments

  1. renzone says:

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    Re: Un grandissimo

    Messaggio renzone Ieri a 17:52

    jorma ha scritto:Giannino ieri a Radio24!
    Giannino, boldrin, passera, de nicola e compagnia cantante, comprendendo Ichino Zanetti e il PLI…probabile che questo gruppone finisca così: la federazione liberale di Boldrin e Passera insieme, il Pli in un angolo da solo , Ali e Sc in una lista magari con i Radicali.
    Presi singolarmente son tutti soggetti interessanti , a cominciare proprio da Giannino (ho ascoltato spesso radio 24 anch’io condividendone quasi sempre le sue “versioni”) e Boldrin.
    Ma sono troppo umorali , primedonne, eccentrici segnati da diatribe persoali e peggio che peggio non in grado di elaborare una strategia valida per imprimere a quest’area la spinta che dovrebbe avere per bucare la gabina elettorale.
    Giannino aveva per le mani un attrezzo che poteva seguire le orme del m5s, anche se lui, pur preparatissimo (e tralasciando un attimo le note cazzate combinate) ha la stoffa dello show man ma non del leader.
    Come Renzi del resto, solo che Renzi ha dietro una struttura….qui invece c’è un guazzabuglio.
    E questo è un peccato direi mortale, soprattutto per il paese tutto, costretto a barcamenarsi in eterno con Forza Itaglia e i suoi complementari del PD.
    Ora il discorso è serio e coinvolge tutti quanti, perchè sarebbe un bene per tutti se questi stronzi riuscissero a darsi un ordine e ad unificare le forze per riuscire a FARE veramente qualcosa di sensato ed utile: è una carenza che riguarda l’ntero sistema politico marcio italiano e che ci coinvolge tutti.

  2. Jack Critico says:

    OSCAR GIANNINO ed i MASSIMALISMI di cui NON ABBIAMO BISOGNO.
    http://teleraccontano.blogspot.fr/2012/06/oscar-giannino-ed-i-massimalismi-di-cui.html

    Cosa farebbe fare un grosso passo avanti all’Italia piu’ del riconoscere che siamo tutto meno che “il centro del mondo”, in declino continuo da 30 anni e ritornare a discutere di sviluppo e strategie industriali mettendo da parte finalmente i soliti massimalismi? Nulla!
    Eppure sembra difficile. Sambra che non se ne possa fare a meno. Dalla Sinistra massimalista di antica memoria, alle ricette del Berlusconismo, al Federalismo panacea di tutti i mali ai piu’ recenti OscarGianninismi.

    Nulla di personale, ma prediamo appunto Giannino, un giornalista che quanto meno prova ad entrare nel merito e nel dettaglio tecnico dei temi che tratta, caso ormai raro fra tanti suoi colleghi. Sacrosanta è anche la sua battaglia contro gli sprechi ed i disservizi di uno Stato ingordo. Lo ascolto spesso e con interesse su Radio24, ma proprio non gli posso perdonare due cose.

    La prima. Se gli si puo’ dare atto di aver nettamente e pubblicamente condannato il pessimo governo Berlusconi, dicendosi deluso dell’inattuata “riforma liberale”, viene inevitabilmente da chiedersi: Di cosa e’ deluso?
    Non era chiaro dall’inizio? Che titoli aveva, infatti, il Cavaliere per avergli concesso la patente di “liberale”?
    Non dovrebbe essere proprio chi sufficientemente preparato ed avveduto a non doversi accontentare degli slogan?

    Questi nostri (ahinoi) “liberali all’amatriciana” hanno la grossa responsabilita’ di aver avallato politiche che di liberale avevan poco, uccidendo ogni residua possibilita’ di convertire il Paese al liberismo.
    Dove risulta che nei “paesi liberali” del pianeta non si tassano le successioni o le proprietà’ immobiliari?
    Non era forse meglio (e piu’ istruttivo) partire dalle tasse su lavoro ed imprese (a beneficio del PIL), quelle si DAVVERO molto piu’ alte che altrove?
    E dove sta scritto che i “paesi liberali” tollerino l’evasione fiscale e non controllino i contribuenti?
    I politici che sostenevano tutto ciò, si sa, più’ che mirare alla Rivoluzione Liberale, miravano al consenso!
    Ma invece a cosa miravano Giannino ed il resto dell’intellighenzia liberale, che in quanto tale aveva il DOVERE di negare facili patenti? Beh, magari non Giannino, ma alcuni ci han costruito su una bella carriera, indirizzando poi i loro lettori (o ascoltatori) in pasto al prossimo ciarlatano che ne chiederà’ il voto in cambio di un regalino (“vi tolgo l’IMU”).

    La Seconda riguarda i soliti massimalismi “liberisti, privatisti”…quando ce ne liberiamo? Il prima possibile, spero!
    Come tutti i massimalismi fan solo danni. La piantiamo di ragionare per slogan?
    I poveri ingenui elettori leghisti del nord ci han messo 20 anni per scoprire che la parola “Federalismo” non risolve nulla, soprattutto se vuol dire sostituire Roma Ladrona con “Milan làder”.

    Prendiamo per esempio la Germania. Questa non e’ quella solida e florida potenza economica perché’ ha sposato un qualche credo liberista assoluto.
    Certo ha fatto riforme, ridotto la spesa e tasse su lavoro ed imprese. I sindacati han condiviso gli sforzi nei momenti di crisi, ma hanno ottenuto cogestione ed altro (se prendiamo il settore dell’auto, nonostante le tante produzioni all’estero, in numero di auto prodotte in Germania non e’ mai diminuito, anzi).
    Ha persino privatizzato meno di noi e alcune aziende con partecipazione pubblica sono leader mondiali nel loro settore (da DB a Deutsche Post/DHL a Deutsche Telekom, etc…).

    Il segreto sta nella buona gestione (tanto pubblica quanto privata), legalita’, trasparenza, basso tasso di corruzione, istruzione e giusta dose di liberismo combinato anche a programmazione economica, quella che magari molti dei nostri “liberali all’amatriciana” bollerebbero come “dirigismo”, col solito stolto quanto presuntuoso sdegno . Mentre si tratta di un “sano dirigismo” che contraddistingue alcune delle economie di maggior successo oggi.

    Da noi invece, dove regnano cattiva gestione e corruzione, non funziona ne’ il pubblico ne’ il privato, ne’ il federale,
    ne’ il centrale, ne’ il liberalizzato ne’ il monopolio statale! I massimalismi, quelli si, funzionano sempre, ahinoi!

    La ricetta che invece dovrebbe ispirarci è un Sacro Rispetto per i Soldi del Contribuente che ovviamente nei Paesi avanzati si coniuga tanto nella lotta allo Stato sprecone e ingordo quanto alla corruzione (dura) e all’evasione fiscale (inflessibile) quanto ai fannulloni e al debito pubblico.

    PS: Scritto 2 mesi prima del’appello sui quotidiani, su un gigante Airbus A380 (della Lufthansa, purtroppo) in viaggio uno dei miei viaggi ormai semestrali verso il Giappone e poi la Cina.

  3. Veritas says:

    Tanto rumore per nulla… bèh, proprio per nulla no. ma si tratta solamente di un nuovo partito … romano.

  4. oppio 49 says:

    questo fa da battipista al ciuffo volante montezuma. anche mio nonno, che aveva fatto la seconda elementare, sarebbe stato capace di elencare i guai dell’itaglia e dire” bisogna fare così, bisogna fare cosò” ma, caro Giannino, parlare di italia senza menzionare chi paga e chi magna mi sembra intellettualmente disonesto. parafrasando un comico di Zelig che affermava “tutti gay con il culo degli altri” allo stesso modo, a chiacchere, sono diventati tutti federalisti e paladini del risparmio. ma te, Giannino, non è che hai fatto la Bocconi?

  5. claudio says:

    Ma si volevo fare solo una piccola precisasione riguardo la parola astenzione… Sará un errore di distrasione.

  6. granducato says:

    Se veramente l’articolista trova condivisibile il liberismo di cosa ha paura? Il fatto che molti (liberali a parole che allignano in tutti i partiti) non abbiano fatto nulla per contrastare la violenza dello Stato non è un buon motivo per rinunciare allo scopo. Io spero invece che un vero partito liberista nasca, solo in quel momento i vari assistiti italioti cominceranno a tremare. Non certo con il “socialismo municipale” propugnato da taluni, mera propagazione del socialismo statale. C’è finalmente qualcuno che urla in faccia agli statali: “basta tasse!”. Ciò mi basta per dargli il mio voto.

    • Fabrizio says:

      Magari su quel liberismo che c’è sulla carta ma che nei fatti, non si potrà mai applicare. In quanto al voto, bisognerà capire prima a chi andrebbe.

  7. gigi ragagnin says:

    astenzione ha a che vedere con attenzione e tenzione.
    anzi sono la stessa cosa.

  8. Dan says:

    Più che una legge elettorale ci servono dei tipi risoluti che a suon di bastonate e calci in culo rimettano in carreggiata questo paese

    • Fabrizio says:

      Qunidi, sarà sufficiente aspettare il rientro al lavoro dopo le vacanze ?

    • Ugo says:

      Giustissimo. C’é bisogno di qualcuno con le palle che dica le cose come stanno, ovvero che un Presidente della Repubblica deve soggiacere alle leggi per primo.
      Che un Presidente non ha il diritto di dire “lei non sa chi sono io”; io non sono intercettabile, non sono ascoltabile e compagnia briscola….
      Ci sono interessi che trascendono queste incomprensibili e inescusabili prese di posizione.
      Sovrano é il Parlamento, non un “Presidente Sovrano”.
      Che qualcuno gli ricordi la storia della decapitazione di re Carlo I° Stuart, condannato a morte nel 1649, dal Parlamento inglese. Una bella lezione di democrazia sempre attuale! E la gloriosa rivoluzione?

      E poi come si fa a costruire sulle macerie?
      C’é ancora qualche cosa di non marcio in questa scalcagnata penisola?
      Il pesce puzza sempre dalla testa.

  9. Giorgio says:

    E’ giustissimo. Non si può costruire sopra le vecchie macerie e rifiuti(leggi politici) di ogni ordine e grado a cominciare dalla più alta carica dello stato che si para le
    natiche sbandierando che non lo fa per la sua persona ma per preservare l’istituzione della presidenza, belle parole.
    Ma la politica tutta e dico tutta è al disopra delle leggi?
    Se cosi’ fosse e temo di avere ragione e’ necessario togliere
    la famosa frase che campeggia dentro i tribunali”LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI” Purtroppo la vedo come una cosa di difficilissima attuazione almeno nell’immediato futuro. Ma come dice Bennato “Non farti cadere le braccia”. Giorgio.

  10. Mercanzin Marco says:

    Al di la’ delle questioni ambientali della politica italiota ove il manifesto di Giannino si inserisce, io ritengo che proprio il manifesto in se e Giannino con le sue teorie, non possono essere la soluzione, in quanto distolgono l’attenzione dai veri problemi.
    Infatti, dov’era Giannino quando ci fottevano per farci entrare nell’Euro ?
    Il manifesto ritiene che sia necessario uscir dall’euro e tornare alla sovranità monetaria?
    Il genio col baffo a manubrio ha capito che la crisi e’ causata non dal debito pubblico, ma dal casino generato dalle esposizioni bancarie e quindi private, fatte diventare pubbliche con operazioni criminali?
    Giannino condivide che e’ necessario dividere le banche commerciali da quelle finanziarie?
    Giannino ha mai detto che il Veneto o le altre regioni del nord hanno diritto di autodeterminarsi?
    Giannino ha mai detto che nel 98 ,per esempio, avevamo lo stesso debito pubblico di adesso, il triplo di inflazione, e un disavanzo primario consistente, ma avevamo la tripla A e venivamo portati come esempio di manifattura industriale ? Cosa e’ cambiato da allora? Forse che non possiamo più gestire liberamente la moneta?
    L’Italia e da distruggere, ma di sicuro l’omino di Confindustria (radio24) non pensa neanche lontanamente di parlare dei veri motivi della crisi, anche perché dovrebbe spararsi sulle palle, magari criticando chi gli da’ da mangiare……..

    • luca says:

      Aaah quindi la soluzione a tutti i problemi starebbe nello svalutare, inflazionare e altri simili trucchetti da mentalità mediterranea giusto? Ma tenere i conti in ordine senza ricorrere a stratagemmi che alla lunga affossano l’economia no eh?

      • Fabrizio says:

        Credo che intendesse l’aver socializzato le perdite delle banche private e fatte pagare ai cittafini attraverso il debito pubblico.

        • luca says:

          Cosa che in Italia NON è avvenuta (è invece avvenuta ad esempio in Irlanda, anche se poi il debito pubblico è stato ristrutturato e quindi i detentori di titoli irlandesi hanno ricevuto indietro un centesimo per ogni 1000 euro investiti in titoli irlandesi…). Comunque quando qualcuno parla di “tornare alla sovranità monetaria” in genere intende proprio stampare moneta a tutto spiano in stile Zimbabwe (o Italia anni ’70).

          • Fabrizio says:

            Mah!, sarei già contento di sapere con quali fondi le banche italiane riescono a guadagnare il differenziale di 6 punti avendo la garanzia del deposito presso la BCE e sul quale ci ricava 1 punto a non utilizzarlo.

          • Mercanzin Marco says:

            Mi scusi, ma secondo lei chi ha garantito gli euro presi dalle banche italiane all’1% dalla BCE se non lo stato italiano? E crede che questa esposizione non conti in termini di spread? Riguardo all’ Irlanda il suo debito era del 40% del PIL , quindi anche qui il problema non era il debito pubblico. Riguardo allo Zimbabwe , e’ meglio che cambi esempio, esso infatti non e’ la seconda manifattura europea o la quinta mondiale. E avere sovranità monetaria significa solo modulare il valore della moneta alla realtà dell’ e onomia di un paese.

  11. claudio says:

    La parola astensione si scrive con la “s” non con la “z”.

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