Il manifesto delle donne malate di tumore e i primari campani pagati per non lavorare. Facciamo pagare a loro le cure

tumore napolidi CASSANDRA – Il 6 febbraio scorso, sulle cronache di tutti i giornali, appariva una notizia agghiacciante sulla sanità napoletana in particolare. L’esistenza di reparti ospedalieri sulla carta, con equipe però pagate di tutto punto, dai primari agli aiuti a tutto il resto…. Duplicazioni, raddoppi… per un servizio inesistente. Una vasta operazione della Guardia di Finanza, che sotto riportiamo per non dimenticare, spiegava il danno erariale: 523 incarichi di primari e 1915 indennità di dirigenza in eccedenza. 

Ma un’altra notizia ha tenuto banco, e cioè il manifesto promosso dall’ordine dei medici di Napoli in cui una donna malata di tumore spiega di non avere diritto di cura e di dover sperare di nascere in Norvegia per avere accesso ad una cura adeguata.

Infine, l’appello dei medici contro i tagli ai trasferimenti da Roma. Non un cenno, peccato, alla sanità campana commissariata per malasanità da quegli stessi dirigenti, spesso medici, che hanno fatto un cattivo, pessimo servizio alla collettività.

Massima solidarietà alle donne, prioritaria è la salute, i cittadini non devono pagare per le colpe degli amministratori. Ma la questione non può non essere affrontata solo denunciando gli effetti della malasanità, spacciata magari come responsabilità di Roma e del governo egoista che non trasferisce fondi per le cure. C’è una voce, che si chiama responsabilità di spesa, che viene regolarmente disattesa.

E ora rileggiamoci lo spaccato di cronaca, le corsie vuote, i reparti fantasma, pagati con i soldi che avrebbero dovuto curare l’oncologia e le cure alle donne e ai cittadini malati di cancro.

Noi, fossimo stati i pazienti, saremmo andati a batter cassa anche sotto casa dei primari, iscritti all’ordine dei medici, per chiedere conto delle cure mancate. Con i 16 milioni contestati dalla magistratura, sai quanti vite si potevano salvare?

campaniaLa Guardia di Finanza di Napoli sta notificando numerosi provvedimenti giudiziari emessi dalla Corte dei Conti di Napoli a dirigenti delle aziende sanitarie, ospedaliere ed universitarie campane per danno erariale. Dovevano controllare, tutti hanno controllato ma se non era per  la guardia di Finanza, a tutti andava bene che in un ospedale con un posto letto di nefrologia vi fossero un primario, un viceprimario e tutto lo staff al seguito. Ed è uno dei tanti esempi che orami non ci scandalizzano più.
Le indagini hanno permesso di riscontrare somme indebitamente spese a carico del bilancio della Regione Campania pari a circa 16 milioni di euro in ragione dell’assegnazione di incarichi di primario e vice primario negli ospedali campani in esubero rispetto a quanto imposto dal governo in tema di “spending review”.

Tra il 2014 e il 2015 sono stati retribuiti 523 incarichi di primari e pagate 1915 indennità di dirigenza in eccedenza rispetto alla dotazione organica prevista. C’è anche questo dietro i 49 provvedimenti giudiziari – 29 inviti a dedurre e 20 ordini autoritativi – emessi dalla Corte dei Conti di Napoli nei confronti di dirigenti delle aziende sanitarie, ospedaliere ed universitarie per danno erariale. Secondo quanto accertato dalle indagini condotte dalla Guardia di Finanza, nonostante il decreto commissariale emesso dalla Regione Campania nel 2014, nei limiti dei parametri definiti dall’intesa Stato-Regioni, in tutte le strutture della Campania – ne esce indenne l’Asl Napoli 1 – non si è mai provveduto all’esigenza di contenimento della spesa generando un disavanzo per le casse della Regione pari a 16 milioni di euro.

Richieste cautelari finalizzate ad interrompere, immediatamente, il pagamento degli incarichi individuati così da impedire un ulteriore dispendi di risorse: ben 2 milioni di euro al mese. Ha chiesto anche questo la Corte dei Conti di Napoli per mettere fine a sprechi e ad un danno erariale che, in ragione dell’assegnazione di incarichi di primario e di vice primario negli ospedali campani in esubero rispetto a quanto imposto dal Governo in tema di spending review, ha determinato un danno erariale di circa 16milioni di euro. In merito a questo punto la sezione giurisdizionale della Corte dei Conti ma è probabile che la Regione Campania – è stato notificato tutto al governatore Vincenzo De Luca – intervenga prima.

All’ospedale di Nola c’è un primario e uno staff nonostante sia previsto un solo posto letto mentre all’ospedale Cardarelli di Napoli ci sono cinque reparti di medicina – con cinque primari – tre di chirurgia e due di ortopedia: reparti fotocopia. E se alla Federico II ci sono tre reparti di neurochirugia, all’Asl di Avellino risultano 28 dirigenti in più mentre all’Asl Salerno ad essere in eccedenza sono trenta unità operative complesse, il ‘primo posto’, quanto a sprechi spetta all’Asl Napoli 3 Sud – area di Torre del Greco – con ben 132 primari e 254 vice in più. C’è tutto questo dietro i provvedimenti giudiziari notificati  dalla Corte dei Conti di Napoli e dietro le indagini condotte dal comando provinciale della Guardia di Finanza di Napoli, diretto dal generale Gianluigi D’Alfonso, con l’ausilio del gruppo di Torre Annunziata, diretto dal colonnello Carmine Virno, e dal reparto di Nola diretto dal capitano Luca Modestino Gelormino. In barba a quanto previsto, e cioè che ci dovrebbe essere un primario ogni 17,5 posti letto, in Campania avveniva tutt’altro. Duplicazioni e in alcuni casi triplicazioni di reparti, anche in strutture che registrano sofferenza di personale.

 

 

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One Comment

  1. Giancarlo says:

    Non si è ancora capito che se il potere è del Popolo, il Popolo deve farsi valere protestando e organizzandosi in comitati di salute pubblica.
    Se lo stato è inefficiente e con esso i dipendenti pubblici la gente che non fa nulla si merita quello che ha.
    Dispiace dire questo, ma è la verità.
    WSM

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